venerdì 29 Agosto 2025

Gli USA hanno stanziato 45 miliardi di dollari per il sistema carcerario privato

Nel One Big Beautiful Bill Act (OBBBA), la legge di bilancio firmata da Trump che prevede ingenti investimenti nel settore della Difesa, oltre che nuovi progetti di estrattivismo e disboscamento, è previsto un investimento di ben 45 miliardi di dollari per la costruzione di centri privati di detenzione, anche dei migranti. Non è la prima volta che Trump elargisce generosi finanziamenti al settore: d’altronde, i colossi del settore delle carceri private (come CoreCivic e GEO Group) hanno contribuito alla campagna elettorale del presidente statunitense con importanti donazioni.

Come riportato dal National Immigration Law Center (NILC) e dal Brennan Center for Justice, la legge OBBBA ha stanziato 45 miliardi di dollari per il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) da destinare alla detenzione di adulti e famiglie migranti. Questo importo, disponibile fino al 2029, quadruplica il budget annuale di detenzione dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e mira a più che raddoppiare la capacità del sistema di detenzione, portandola da circa 40.000 a oltre 100.000 posti letto. Le fonti sottolineano che gran parte di questa espansione avverrà attraverso l’uso di strutture gestite da compagnie private, che già oggi detengono quasi il 90% degli individui sotto la custodia dell’ICE. Così, le compagnie carcerarie private sono destinate a guadagnare un mucchio di soldi da questa politica di Trump.

La generosità della legge di bilancio non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un quadro di legami e conflitti di interesse che risalgono al primo mandato di Trump. Le maggiori compagnie del settore, CoreCivic e GEO Group, sono noti donatori delle campagne elettorali e dei comitati di Trump. Come denunciato dal Project On Government Oversight (POGO), pochi giorni prima delle elezioni del 2024, un alto funzionario dell’ICE ha lasciato il suo incarico per assumere una posizione di rilievo in GEO Group. L’amministrazione ha già iniziato a stipulare contratti senza gara d’appalto con queste aziende, citando una “urgenza imperativa” per aumentare la capacità di detenzione. 

Queste pratiche, insieme ai finanziamenti diretti, dimostrano una chiara volontà politica di favorire compagnie come CoreCivic e GEO Group. E non è la prima volta che questo avviene. Un’inchiesta del The Guardian del 2017, basata sui dati dell’Institute for Policy Studies (IPS), ha calcolato che le riduzioni fiscali contenute nella legge di bilancio nell’anno dopo la sua elezione, in particolare l’abbassamento dell’imposta sul reddito delle società dal 35% al 21%, hanno garantito a queste due aziende un risparmio fiscale di circa 4,4 miliardi di dollari spalmati in dieci anni.

Le organizzazioni per i diritti umani, come la Robert F. Kennedy Human Rights, oltre a denunciare questo sistema carcerario privatizzato, hanno evidenziato i crescenti rischi finanziari per chi investe in queste aziende a causa di denunce di sotto-organico, negligenza medica e, soprattutto, abusi. Secondo Just Security, la legge di bilancio USA del 2025, concentrando una somma così ingente sulla detenzione, crea un complesso industriale della detenzione e deportazione che sarà difficile da smantellare negli anni a venire.

Il modello di business delle carceri private solleva questioni etiche e sociali profonde. In un mondo dove la detenzione diventa un prodotto, l’obiettivo non è più la sicurezza pubblica o la riabilitazione, ma il profitto. Un’analisi dell’American Civil Liberties Union (ACLU) sottolinea come le aziende private abbiano storicamente fatto pressioni per l’adozione di politiche punitive, come le leggi sul “three strikes“, che aumentano il numero di persone in carcere e garantiscono un flusso costante di entrate. ACLU sostiene che molti dei contratti con il governo contengono clausole che impongono un tasso di occupazione minimo, creando un incentivo perverso a mantenere le prigioni piene.

In questo modo, l’interesse economico delle compagnie si lega direttamente alla privazione della libertà dei cittadini, trasformando un servizio pubblico fondamentale in una macchina per fare soldi. Il sistema carcerario, che dovrebbe essere un mezzo di riabilitazione, diventa un fine a sé stante, con i costi sociali e umani che ricadono su tutti.

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Michele Manfrin

Laureato in Relazioni Internazionali e Sociologia, ha conseguito a Firenze il master Futuro Vegetale: piante, innovazione sociale e progetto. Consigliere e docente della ONG Wambli Gleska, che rappresenta ufficialmente in Italia e in Europa le tribù native americane Lakota Sicangu e Oglala.

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