lunedì 26 Febbraio 2024

Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari: qualcosa si muove, ma l’Italia è assente

A New York, presso la sede delle Nazioni Unite, è andato in scena per una durata di 5 giorni il secondo incontri degli Stati parte del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari, primo trattato internazionale legalmente vincolante per la completa proibizione delle armi nucleari. Il meeting, tenutosi dal 27 novembre al 1º dicembre, ha visto riuniti allo stesso tavolo non soltanto i Paesi che hanno già sottoscritto il Trattato – adottato da una conferenza delle Nazioni Unite nel 2017 ed entrato in vigore nel gennaio 2021 – ma anche molti Stati osservatori, numerose organizzazioni umanitarie e un’equipe di scienziati esperti di nucleare. I lavori sono stati aperti dal delegato del Messico, in qualità di presidente, che ha sottolineato l’importanza dell’incontro in un contesto geopolitico carico di tensioni, in cui i rischi di una catastrofe nucleari sono sempre più concreti e in aumento, specie a causa della modernizzazione degli arsenali. Tra i grandi assenti alla Conferenza, però, c’è il governo italiano.

In prima battuta è stato letto un messaggio inviato dal Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, che ha spiegato come il TPAN rappresenti un importante strumento per imprimere un impulso al disarmo nucleare mondiale, superando le difficoltà del Trattato di Non Proliferazione (TNP), entrato in vigore nel 1970. Occorre infatti ricordare che il TPAN vieta espressamente agli Stati che vi aderiscono di “sviluppare, testare, produrre, acquisire, detenere, immagazzinare, utilizzare o minacciare di utilizzare armi nucleari” ed è nato sotto l’egida dell’ONU, nella cornice di un processo in cui tutti i Paesi hanno potuto contribuire in un’ottica paritaria alla sua elaborazione e formulazione. Il TNP, al contrario, fu il risultato dell’iniziativa delle sole potenze nucleari di allora, in particolare USA e URSS, che avevano l’obiettivo di impedire che molti altri Stati potessero utilizzare il nucleare: da allora, infatti, il numero degli arsenali di USA e URSS non fece che lievitare. Lo stesso giorno, la rappresentanza permanente della Croce Rossa presso l’ONU ha evidenziato che nella campagna di abolizione delle armi nucleari occorra includere qualsiasi tipologia delle stesse, comprese quelle tattiche, poiché ogni esplosione nucleare è foriera di conseguenze deleterie sulle persone e sull’ambiente.

Diverse le idee e gli approcci presentati nel corso della conferenza dai Paesi partecipanti. Cuba, per esempio, ha proposto di coinvolgere anche l’UNESCO per valutare i danni materiali ed immateriali delle catastrofi atomiche e discutere gli aspetti etici del loro uso e stoccaggio, criticando aspramente le ultime dichiarazioni di Israele su possibili attacchi atomici all’Iran o alla Palestina. La Repubblica Democratica del Congo ha proposto di dirottare le energie e gli investimenti pianificati per il mantenimento e l’ammodernamento degli attuali arsenali alla battaglia contro i cambiamenti climatici e alla prevenzione di future pandemie. Tra i Paesi osservatori, la Germania ha dichiarato di guardare con interesse agli articoli del TPAN, sottolineando però che la Russia, avendo sospeso il trattato “new start” e quello di non proliferazione, stia ostacolando la possibilità di adesione al trattato. Sa questo punto di vista, Berlino auspica che la Cina possa svolgere il ruolo di mediatrice. Ad allinearsi a questa visione sono state anche Norvegia, Svizzera e Belgio. Nel frattempo, il delegato del Brasile ha annunciato che il presidente Lula sta proponendo al congresso di ratificare il trattato il prima possibile, mentre il delegato dell’Indonesia, nel corso del suo intervento, ha annunciato l’avvenuta ratificazione del trattato.

Nonostante l’importanza delle tematiche trattate, il governo italiano ha deciso di non partecipare alla Conferenza. L’esecutivo ha affermato di “condividere con gli Stati parti del Trattato l’obiettivo di un mondo libero dalle armi nucleari” e di apprezzare “il ruolo svolto dai Parlamenti e dalla società civile per il raggiungimento di questo obiettivo”, nonostante ciò non ha inviato delegati. Per questo motivo, una delegazione della campagna “Italia, ripensaci” promossa da Rete Italiana Pace Disarmo e Senzatomica, accompagnata dall’On. Laura Boldrini in rappresentanza del Parlamento italiano, ha voluto incontrare il Rappresentante permanente italiano presso le Nazioni Unite, l’Ambasciatore Maurizio Massari. A quest’ultimo la delegazione ha riportato – anche a livello diplomatico – le motivazioni per cui era stata espressamente richiesta una presenza dell’Italia come osservatore ai lavori della Conferenza. Prendendo parte al dibattito, Senzatomica ha dichiarato che l’adesione al trattato da parte dei Paesi membri dell’Alleanza Atlantica deve avvenire attraverso la volontà della cittadinanza, senza che vi sia alcun veto da parte della Nato stessa o di altri organismi internazionali.

Un discorso simile vale per gli Stati Uniti: sebbene il governo Usa continui ad opporsi al trattato, 12 membri del Congresso hanno finora chiesto esplicitamente all’Amministrazione Biden di firmarlo e altri 42 hanno chiesto all’Amministrazione di assumere gli obiettivi e le disposizioni in esso presenti. Jim McGovern, membro della Camera dei Rappresentanti per lo Stato del Massachusetts (Partito Democratico), ha presenziato alle Nazioni Unite per rappresentare, nell’ambito della Conferenza, i membri del Congresso. Il deputato si è unito ad altri funzionari eletti, provenienti da molti Paesi del mondo, che chiedono ai loro governi di firmare il trattato.

[di Stefano Baudino]

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