lunedì 23 Maggio 2022

Torino: misure cautelari per 11 studenti dopo le proteste contro l’alternanza scuola-lavoro

Nella mattinata di ieri la Digos di Torino ha eseguito 11 misure cautelari nei confronti di altrettanti giovani per le proteste che hanno avuto luogo lo scorso 18 febbraio di fronte alla sede di Unione Industriale in via Vela, a Torino. Tre di loro sono finiti in carcere, quattro ai domiciliari e quattro hanno obbligo di firma. I reati contestati sono lesioni aggravate, resistenza e violenza: i giovani avrebbero infatti tirato uova di vernice contro l’edificio e cercato di fare irruzione nella sede di Unione Industriali, ma sarebbero stati fermati da un cordone di carabinieri in tenuta antisommossa. Tra coloro che sono finiti ai domiciliari vi sarebbe anche una ragazza la cui unica colpa sarebbe stata quella di parlare al megafono. La protesta si inserisce nel più ampio contesto di movimenti studenteschi che hanno avuto luogo quest’anno contro i malfunziomenti del sistema scolastico dopo due anni di pandemia, e intensificatisi dopo la morte di due studenti, Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci, durante l’alternanza scuola-lavoro.

Solamente un paio di settimane prima dei fatti contestati, il 28 gennaio, la polizia aveva caricato senza alcun motivo i gruppi di studenti (la maggior parte dei quali minorenni) che si erano trovati in piazza Arbarello per protestare contro la morte dei compagni e il sistema di alternanza scuola-lavoro, il cosiddetto PCTO. In quell’occasione numerosi tra i giovani erano stati portati in ospedale per i traumi subiti, ma ad oggi non risulta sia stato aperto alcun fascicolo per indagare sulla condotta degli agenti.

A partire dall’autunno 2021 sono state numerose le manifestazioni studentesche svoltesi in tutta Italia: gli studenti, categoria ampiamente trascurata dalle politiche pandemiche, hanno dato vita a una ricca stagione di contestazioni per cercare di far arrivare la propria voce al sistema scolastico e alle istituzioni. Le manifestazioni si sono intensificate in seguito alle morti violente di Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci, entrambe avvenute nell’ambito dell’alternanza scuola lavoro. Si tratta dei due casi più eclatanti perché finiti in tragedia, ma sono numerosi gli episodi di gravi incidenti avvenuti durante le ore di PCTO ai danni degli studenti. Nel caso di Parelli, morto il 21 gennaio dopo essere stato colpito da una putrella in metallo, la procura di Udine ha aperto un’indagine per omicidio colposo nei confronti del datore di lavoro. Il conducente del furgone sul quale Giuseppe Lenoci ha perso la vita, invece, è indagato per omicidio stradale.

«Cercare di criminalizzare gli studenti significa non capire niente della mobilitazione che è avvenuta e della sua importanza: sono morti due studenti quest’anno, durante l’alternanza scuola lavoro» mi spiega Cecilia, studentessa di Torino. «Ne è nato un movimento enorme, abbiamo occupato quasi tutte le scuole di Torino e sì, eravamo molto arrabbiati durante i cortei. La prima manifestazione, in piazza Arbarello, si è svolta con due ore di manganellate contro di noi da parte della polizia e alla fine di tutto l’unica risposta che otteniamo continua ad essere altra repressione. Non si cerca il vero colpevole della situazione, ma si continuano a criminalizzare gli studenti». Una delle studentesse arrestate ieri mattina, secondo quanto riportato da Cecilia, sarebbe finita ai domiciliari solamente per aver preso parola con il megafono, episodio che, se confermato, richiamerebbe in maniera allarmante la vicenda della No Tav Dana Lauriola, che ha dovuto scontare due anni di carcere e “riabilitazione” per il medesimo motivo.

«Per i fatti del 28 gennaio alcuni di noi si sono ritrovati con dita rotte, braccia rotte, prognosi di più di 30 giorni e nessuno ha cercato di capire cosa fosse successo o di fare qualcosa se non di dire che gli studenti sono violenti. Ci caricano per due ore ed è ancora colpa nostra?». Nei prossimi giorni gli studenti metteranno in campo diverse iniziative di solidarietà per i compagni arrestati. «Ci stiamo già attivando: non rimarranno sicuramente da soli» afferma Cecilia.

[di Valeria Casolaro]

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6 Commenti

  1. Xché vi stupite? Li educano fin da giovani…
    E non mi riferisco tanto alle f.d.o. che eseguono ordini e fra i quali non mancano certo gli esaltati, è risaputo, ma a coloro che li mandano a caricare ragazzi che osano protestare, e che poi mettono questi ragazzi sotto custodia cautelare o altro provvedimento.
    Del resto questo è un paese dove non si può scendere in piazza se disturbi lo struscio nelle vie dello shopping, vi ricordate ai tempi delle manifestazioni no vax, ci stupiamo?
    Ho partecipato alla presentazione dell’ultimo libro di Gracis a Torino: un presente ha chiesto se Matteo non ha paura delle ritorsioni per quello che dice e scrive… beh, il contenuto di questo articolo ci fa capire che se non ti allinei, paura devi averne: non solo avrai la vita difficile xché “non omologato”, ma addirittura potresti finire pestato o in carcere se oserai contraddire il sistema.
    Prepariamoci.

  2. Già in stazione del treno, che di solito non è luogo di manifestazione, vieni accolto con gente in borghese intenta a filmarti per “ordine pubblico e sicurezza”. Alla manifestazioni poi, come ad esempio l’ultima del Primo Maggio, videocamere e divise in numero sconsiderato, parte del clima repressivo e intimidatorio che deve passare. Sconforto e rabbia.

  3. Ma in Italia c’è la democrazia no? Così ha detto a Gracis, Cruciani durante una puntata della Zanzara, con il consueto susseguirsi di insulti vomitati del compare Parenzo. In Italia c’è una oligarchia di fatto, nulla di quello che è successo a Torino verrà mai svelato, memori degli eventi successi al G8 di Genova di vent’anni fa. In Italia c’è la tirannide che riabilita chi dissente attraverso il carcere. In Italia c’è la corruzione, che permette di far guadagnare chi è stato responsabile del disastro del Ponte Morandi. In Italia c’è la meritocrazia, che premia chi ossequiamene prescrive Tachipirina e Vigile Attesa. In Italia e sarebbe meglio dire nella Colonia Statunitense, un presidente frutto di accordi di palazzo, va a omaggiare gli Usa offrendo prostrazione e fedeltà. In questa Italia, violentata da due anni di psicodramma volteggia funesta la decadenza di un futuro d’oblio.

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