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martedì 19 Ottobre 2021

Per la prima volta Telegram censura un canale italiano contro il Green Pass

«Questo canale non può essere visualizzato perché ha violato i Termini di Servizio di Telegram», questo messaggio accoglie ora chi cerca di entrare nel canale Telegram “Basta Dittatura” che contava oltre 40.000 iscritti ed era uno dei più radicali nella galassia dei canali “no green pass” italiani. In alcuni messaggi il portale di messaggistica così giustifica la decisione di fronte alle proteste degli utenti: «il canale incitava alla violenza, questo è un fatto. E voi immaginate l’Italia come se fosse una dittatura illegittima, cosa che sicuramente non è». Si tratta del primo canale in lingua italiana bannato da Telegram, fino ad oggi considerata del tutto al riparo dalla censura dei contenuti.

Il fondatore di Telegram, Pavel Durov, ha motivato la decisione in prima persona, ammettendo che segue l’ingiunzione in merito della Procura di Torino. Questo il suo comunicato: «Questo canale e la relativa chat di gruppo incitavano alla violenza contro i medici che eseguono le vaccinazioni. Abbiamo avvertito gli amministratori di questi canali prima di fermare la violazione, ma non hanno agito. Inoltre, il procuratore di Torino ha confermato che il canale è pericoloso e deve essere chiuso […] A differenza della maggior parte delle altre piattaforme, Telegram permette agli utenti di esprimere ragionevoli dubbi e preoccupazioni riguardo alla vaccinazione obbligatoria. Quello che non permetteremo mai, tuttavia, sono gli appelli pubblici alla violenza, che sono stati limitati su Telegram dal 2015».

La decisione della piattaforma russa (ma con sede legale a Dubai) ha generato come prevedibile una ondata di protesta con molti utenti, migrati sul canale parallelo “Basta Dittatura – proteste“, che fanno notare come la piattaforma continui ad ospitare chat illegali di ogni tipo, come quelle dell’opposizione bielorussa che diffondono elementi per identificare e colpire le forze dell’ordine, oppure chat di compravendita di beni illegali (dalla droga alla prostituzione, passando per i green pass falsi).

Resta ora da inquadrare la mossa di Telegram: prefigura un cambio nella politica di tutela totale della libertà di informazione fino ad oggi garantita? Di certo stride con la policy dell’azienda che ancora specifica: “Se criticare il governo è illegale nel tuo paese non ti preoccupare, Telegram non farà parte di questa censura”, e ancora “Grazie alla nostra struttura possiamo assicurare che nessun governo può ostacolare la privacy e la libertà di espressione dei nostri utenti”.

Telegram è da tempo sotto attacco giudiziario. Nelle scorse settimane le autorità tedesche hanno avviato un procedimento contro l’app di messaggistica Telegram, accusandola di non rispettare le leggi che impongono ai social media di controllare le azioni dei propri utenti e di vietare le chat con contenuti illegali. E mosse affini sono state intraprese in diversi paesi europei. A prescindere dai contenuti pubblicati dal canale “Basta Dittatura” e quindi dal caso specifico emerge ora una domanda: in base a quali algoritmi e punti fermi la chat intende distinguere i canali che promuovo “proteste legittime” da quelli che “promuovono la violenza”? Il criterio sarà quello specificato di distinguere quelle contro i governi catalogati come “dittatura illegittima” da quelli contro i governi classificati democratici? Se così fosse il rischio di una china verso l’arbitrio e verso condotte censorie analoghe a quelle applicate dagli altri social è quanto mai reale.

 

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