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venerdì 22 Ottobre 2021

Mai nemici in nome dello Stato

Non è più il momento di nascondersi, di pensare che le cose si possano aggiustare col passare del tempo. La soluzione viene dal nostro impegno, dalla forza e dalla determinazione che mettiamo in campo.

Non possiamo pensare che ci arrivi dall’alto o dal cielo: rischiamo di fare come la marchesa di cui parla Bernard de Fontenelle nei Trattenimenti sulla pluralità dei mondi (1751), la quale gongolava all’idea che in lontani corpi celesti, prima di tutti la luna, abitassero altre genti che magari venissero “a navigare su la superficie esteriore della nostra aria e che per curiosità di vederci ci pescassero di lassù come tanti pesci”. La marchesa replicava che avrebbe provato un gran gusto a finire nelle reti di quegli alieni “per aver piacere di vedere coloro che mi avesser pescato” (ed. D’Anna 2002, p.59). In pieno Ancien Régime c’era chi sperava in mondi lontani invece di affrontare governi illiberali e di provare a cambiare una società bloccata in comparti sociali invalicabili.

Dobbiamo prima di tutto essere fino in fondo quello che siamo. E soprattutto chi governa deve sentire questa vocazione.

Ci sono liberali, o sedicenti tali, al governo? E allora facciano i liberali. Si leggano Thoreau che in Disobbedienza civile (1848) scriveva così: “Sulla mia persona il governo ha i diritti che gli concedo e nulla più. L’evoluzione da monarchia assoluta a monarchia costituzionale, e dalla monarchia costituzionale alla democrazia, è verso il rispetto dell’individuo”. E Dario Antiseri aggiunge, seguendo Hume, che “la libertà non si perde tutta in una volta, e quel che vale per la libertà vale anche per la dignità e la giustizia… Il disobbediente civile nonviolento agisca subito, qui e ora” (ed. Corriere della Sera, 2010, p. 51 e p.13). Si leggano Popper, nell’intervista a G. Bosetti (Marsilio 1992): “La dittatura è immorale… perché solleva l’uomo dalla sua responsabilità… Vogliamo uno Stato il cui compito essenziale sia quello di rispettare e garantire i nostri diritti… Nessuno mi può costringere ad essere felice in un certo modo”.

Ci sono cristiani al governo? E allora si leggano Della tolleranza di Primo Mazzolari (La locusta 1964): “Grande è l’uomo che sopporta il confronto e si dispone a riconoscere il valore di chiunque, a far luce ove c’è appena un barlume, ad aiutare gli altri ad essere quello che devono essere: il granello una spiga, la stella una costellazione, il pensiero un poema, il palpito un’amicizia” (pp. 68-69).

Se poi pensano di essere di sinistra, ecco qualche parola di Luis Sepùlveda, un rivoluzionario che sapeva scriveva fiabe: “Nessuno può essere come l’ammiraglio Nelson, sguainare una spada e lanciarsi all’abbordaggio. Chiunque può tentare d’essere un uomo giusto, dire di no al potere, allo Stato, disobbedire per qualche ora, essere irriverente per qualche giorno, fino a che il gusto per per le piccole forme di trasgressione si trasformi in comportamento etico di fronte alla vita. L’eroe di oggi, in ultima analisi, non è un vincitore nato, è un incorreggibile resistente” (La Stampa, 4 nov. 2002).

Chiediamo insomma a chi ci governa di prendere decisioni degne di questi pensieri, decisioni che non producano divisioni incolmabili fra i propri amministrati e che non ci rendano nemici in nome dello Stato.

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

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