«Non so se lo sapete, ma oggi abbiamo posto fine alla guerra con l’Iran». Così Trump ha annunciato per l’ennesima volta – la trentanovesima in meno di quattro mesi – di essere vicino a strappare un accordo all’Iran, aggiungendo che un’eventuale ratifica potrebbe arrivare nel fine settimana. Le parole del presidente sono arrivate nella serata di ieri, 11 giugno, qualche ora dopo che aveva minacciato di bombardare tutto il Paese. Le autorità iraniane hanno mantenuto l’approccio conservativo che le ha contraddistinte nel corso del conflitto, smentendo che la firma di un accordo sarebbe imminente, ma confermando che i dialoghi tra le parti sarebbero in corso; nella notte i negoziati sarebbero continuati e sono iniziate a trapelare le prime informazioni su un eventuale accordo, che ruoterebbe attorno a un’estensione del cessate il fuoco di due mesi che posticiperebbe i negoziati sui punti cruciali a un secondo momento. Nonostante gli apparenti segnali di distensione, insomma, le tensioni non sono ancora risolte.
Le dichiarazioni di Trump sono arrivate dopo la seconda [1] nottata consecutiva di fuoco incrociato [2] tra USA e Iran. Nel pomeriggio, dopo i combattimenti, Trump ha minacciato [3] di bombardare il Paese e di colpire l’isola di Kharg, la principale infrastruttura petrolifera iraniana, affermando che gli USA avrebbero strappato a Teheran quest’ultima e altri punti strategici, assumendo «il controllo totale dei mercati del petrolio e del gas» iraniani, «proprio come abbiamo fatto con il Venezuela». Dopo i tentativi di intimidazione, il dietrofront [4]: «Considerato che le discussioni con la Repubblica Islamica dell’Iran sono state portate ai massimi livelli della leadership iraniana e approvate, ho annullato gli attacchi e i bombardamenti contro l’Iran previsti per questa sera». Trump è tornato sulla questione qualche ora dopo, affermando davanti ai giornalisti che le autorità iraniane, Guida Suprema compresa, avrebbero «accettato di non dotarsi mai di armi nucleari, cosa su cui abbiamo insistito; questo era l’obiettivo principale. Rappresentava il 95% dell’accordo»; Trump ha aggiunto che la firma di un accordo sarebbe arrivata presto – «forse nel fine settimana» – e che il blocco navale statunitense in entrata e in uscita dai porti iraniani continuerà fino a quando «questa transazione non sarà finalizzata».
Dopo qualche ora, l’Iran ha risposto alle dichiarazioni di Trump, smentendo che il raggiungimento di un accordo sia vicino. «Per noi, la situazione dei negoziati era chiara fin dall’inizio, tanto che gran parte del testo era già stata finalizzata in passato, ma gli americani continuavano a cambiare le loro posizioni», ha dichiarato [5] Ismail Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano. Il diplomatico ha definito le dichiarazioni di Trump «speculazioni», affermando che nulla è stato ancora concordato e che «l’Iran non ha raggiunto una conclusione definitiva sull’accordo». Baqaei ha affermato che i negoziati «sono stati influenzati dalla violazione del cessate il fuoco da parte del nemico», aggiungendo tuttavia che «i mediatori sono ancora attivi». Più tardi, in serata, il corrispondente dell’emittente qatariota Al Jazeera [6] a Teheran ha riportato che una proposta di cessate il fuoco sarebbe «in fase di valutazione» da parte dei massimi leader del Paese e che potrebbe sfociare in una firma, aggiungendo tuttavia che i tempi di un’eventuale ratifica restano incerti. Ci sono, insomma, timidi segnali di apertura.
Nella notte le speculazioni sul possibile raggiungimento di un accordo sono andate avanti incessantemente. Il sito di informazione Axios [7] ha confermato che ci sarebbero stati segnali di distensione tra le parti, riportando che mercoledì sera sarebbe stato raggiunto un accordo preliminare e che un eventuale memorandum verrebbe firmato a Ginevra nel fine settimana; la delegazione statunitense sarebbe guidata dal vicepresidente degli USA Vance. La medesima piattaforma ha poi pubblicato [8] il contenuto dell’accordo che starebbe venendo discusso, spiegando che esso estenderebbe il cessate il fuoco per 60 giorni, includendo anche il Libano; in questo periodo si terrebbero i negoziati sul nucleare. L’accordo prevedrebbe inoltre la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz senza i pedaggi inizialmente richiesti dall’Iran, con un ritorno ai volumi di traffico prebellici entro 30 giorni; gli USA, in cambio, solleverebbero il loro blocco marittimo sui porti iraniani e concederebbero una revoca temporanea di 60 giorni delle sanzioni sul commercio di petrolio; il testo dell’accordo tuttavia non specificherebbe le tempistiche di implementazione di quest’ultima misura. Infine, gli USA avrebbero concesso lo sblocco di fondi congelati iraniani; anche in questo caso, non sono noti i tempi con cui tale provvedimento entrerebbe in effetto.