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Sardegna, la repressione colpisce il movimento contro la speculazione energetica: 8 indagati

La repressione si abbatte sulla Rivolta degli Ulivi, il movimento sardo che nel 2024 si era opposto [1] alla speculazione energetica, mettendo su il presidio di Selargius. Alle porte di Cagliari, centinaia di persone occuparono un terreno che stava per essere espropriato a vantaggio di Terna Spa, per effettuare i lavori del Thyrrenian Link, il cavo che dovrebbe trasportare l’energia elettrica prodotta sull’isola verso il continente. Il 20 novembre 2024, alle prime luci dell’alba, il presidio venne sgomberato [2] da un ingente schieramento di forze dell’ordine dopo oltre 4 mesi di attività e cura del territorio, fornendo carta bianca a Terna. Oggi, a un anno e mezzo di distanza, gli otto attivisti presenti al momento dello sgombero sono stati raggiunti da un avviso di conclusione delle indagini preliminari e accusati dei reati di invasione di terreni, danneggiamento e violenza privata.

Nel caldo di luglio la notizia dell’esproprio coattivo ai danni di Gianluca Melis fece ben presto il giro dell’hinterland cagliaritano. Ai primi sradicamenti degli ulivi presenti nelle campagne di Selargius, ad opera di Terna Spa, la cittadinanza insorse, dando vita a un presidio permanente. L’obiettivo era fermare i lavori, ripiantando gli ulivi estirpati con un gesto pregno di autodeterminazione e volontà di decidere sul proprio territorio, già colpito da una devastazione ambientale imposta dall’alto. La Sardegna paga da anni, infatti, la presenza di basi e poligoni [3] di tiro, l’organizzazione di esercitazioni [4] militari e per ultima la speculazione energetica. «La transizione energetica deve essere ecologica e giusta. Vogliamo dare il nostro contributo per la difesa del pianeta ma lo vogliamo fare in una posizione di parità, non ci sono cittadini e territori di categoria inferiore», chiedono [5] i comitati schieratisi a difesa del territorio.

Per Selargius lo Stato italiano, di concerto con Terna Spa, aveva altri piani: nei terreni di Gianluca Melis doveva passare l’ultimo tratto del Tyrrhenian Link. Quest’ultimo, secondo manifestanti e attivisti, permetterà alle multinazionali di fossile e rinnovabile di installare un numero enorme di impianti, costituendo un preludio alla devastazione del territorio sardo. L’opera, che entrerà in funzione nel 2028, serve infatti a dimostrare che l’energia producibile nell’isola possa effettivamente essere trasportata verso il continente.

Per fare fronte all’esproprio, Melis ha presentato ricorso, le cui procedure sono ancora attive, come confermato a L’Indipendente da Giulia Lai, avvocata degli otto presidianti indagati. «Riteniamo le accuse mosse dalla Procura totalmente infondate. In primo luogo perché su quei terreni Terna ha semplicemente il possesso ma non ne è proprietaria. La procedura espropriativa non si è ancora conclusa», commenta Giulia Lai. «Appare quindi assurdo che sia stata contestata l’invasione di terreni, danneggiamento e violenza privata».

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.