Durante la notte fra il 13 e il 14 giugno un ex peschereccio partito dalla Libia con a bordo tra i 400 e i 700 migranti è naufragato al largo (poco meno di 100 chilometri) del Peloponneso, una regione della Grecia meridionale. I numeri diffusi dalle autorità greche dicono che, ad oggi, hanno perso la vita almeno 79 persone, e che ne sono state soccorse poco più di 100. Cifre che, seppur ancora incerte e imprecise – e che con molta probabilità si aggraveranno – raccontano già di una delle peggiori catastrofi in mare degli ultimi dieci anni: è improbabile, infatti, che siano ritrovati altri superstiti oltre a quelli già portati in salvo. La dinamica dei fatti ricorda fin troppo da vicino quanto avvenuto [1] al largo delle coste calabresi lo scorso febbraio, aprendo nuovamente all’ipotesi che il ritardo nei soccorsi da parte delle autorità preposte abbia contribuito in maniera decisiva al consumarsi della tragedia.
Secondo le prime stime, a bordo dell’imbarcazione diretta in Italia c’erano tra le 400 – numeri [2] dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) – e le 700 persone – come invece riferito dalle prime testimonianze dei superstiti. È pur vero che in casi come questo è difficile fare la conta, sia dei morti che dei vivi, per diversi motivi. Per quanto riguarda i primi, va considerato che il naufragio ha avuto luogo in una delle zone dove le acque del Mediterraneo raggiungono grandi profondità. Non sono stati d’aiuto poi i forti venti delle ultime ore, che hanno impedito alle ricerche di proseguire in maniera rapida. Per i secondi, invece, quantificare le persone che salgono a bordo di una nave così grande – e a più piani – è piuttosto complicato perfino per i migranti stessi che vi sono dentro. In base alle informazioni riportate [3] da alcuni giornali nazionali, pare che il peschereccio trasportasse soprattutto uomini, di età compresa fra i 16 e i 50 anni, provenienti da Afghanistan, Palestina, Pakistan, Egitto, e Siria. Ma i testimoni raccontano [4] anche di donne e almeno un centinaio di bambini nascosti nella stiva, per proteggersi dalle cattive condizioni meteorologiche.
[5]Il rimpallo di responsabilità
Non ci sono comunicazioni chiare neppure sulla dinamica dell’incidente. Pare che la barca abbia cominciato a riscontrare problemi al motore, e che per questo molte persone si siano spostate sul ponte. Ma, a causa dell’eccessivo peso riversato da un lato solo, con molta probabilità l’imbarcazione ha perso rapidamente stabilità e si è ribaltata, andando completamente a fondo nel giro di quindici minuti. Ancora più incerti, per via dell’incongruenza delle informazioni riferite dalle diverse fonti, sono però i passaggi e i tentativi di soccorso che hanno preceduto il naufragio.
Frontex, agenzia a cui è affidato il funzionamento del sistema di controllo e gestione delle frontiere esterne dell’UE, ha spiegato con una nota [6] di aver avvistato l’ex peschereccio, tramite un suo aereo, martedì mattina, intorno alle 9.47, e che ha “immediatamente informato le autorità greche e italiane competenti”.
We are deeply moved by the tragic events that are unfolding off the coast of Greece. The search & rescue operation coordinated by Greek authorities is ongoing.
Frontex surveillance aircraft detected the boat on Tuesday, 13 June at 09:47 and immediately informed the competent…
— Frontex (@Frontex) June 14, 2023 [7]
Alarm Phone, una ONG che nel 2014 ha attivato un centralino telefonico che i rifugiati in balìa del mare possono contattare in qualsiasi momento, dice che [8] i migranti a bordo dell’imbarcazione hanno chiesto di essere soccorsi già il 13 mattina – riferendo tra l’altro di non avere più né acqua né cibo.
There are so many open questions regarding yesterday's mass shipwreck off #Pylos [9]!
We need an independent investigation into the in/actions of the Greek forces & #Frontex [10].
We demand that the search for the missing continues & that, before burial, DNA is taken of all bodies found.— Alarm Phone (@alarm_phone) June 15, 2023 [11]
Dichiarazione confermata dalla guardia costiera italiana, il cui Centro di coordinamento ha effettivamente ricevuto un’email che segnalava la “presenza di un barcone in difficoltà, con a bordo circa 750 migranti”, senza però che fosse indicata la sua posizione esatta. Un’informazione che la Centrale operativa è riuscita a recuperare chiamando il numero di un telefono satellitare presente a bordo. Secondo i racconti, è a questo punto che la guardia costiera italiana localizza i migranti e si accorge che questi navigano all’interno dell’area di competenza greca, a circa 60 miglia nautiche dalla costa del Paese. Perciò avvisa le autorità nazionali.
La guardia costiera greca conferma di aver ricevuto [12] attorno alle ore 11 di martedì mattina una segnalazione da parte della Centrale operativa di Roma sulla presenza di un’imbarcazione, individuata grazie alla chiamata di una attivista di una ONG. Intanto Alarm Phone dice che fra le 12 e le 15 i migranti hanno continuato a inviare richieste di aiuto, orario durante il quale le autorità greche riferiscono di aver avviato l’iter di verifica con un elicottero attorno al peschereccio. Quest’ultimo, stando alle loro ricostruzioni, non avrebbe avanzato alcuna richiesta di aiuto, se non, attorno alle 18.30 di acqua e cibo. Secondo fonti greche, insomma, tutto sarebbe filato liscio fino a notte fonda, quando tra l’1.30 e le 2 il peschereccio affonda. È solo a questo punto che cominciano le operazioni di soccorso.
Il non ruolo di Frontex
Un copione, quello riportato fino ad ora, a cui le autorità, in realtà, ci hanno abituato da tempo, e che spesso si concretizza in un rimpallo di responsabilità senza fine. Tutti elementi che non fanno altro che evidenziare, ogni volta, quanto la catena di soccorsi nel Mediterraneo sia estremamente traballante, a partire da chi dovrebbe occuparsi in prima linea di coordinare l’azione [13]: Frontex. Anche tenendo conto della pluralità di tutte le fonti fino ad ora riportate, a colpire è il fatto che l’agenzia non compaia mai in alcun racconto, se non il suo.
Un’assenza nelle operazioni che, se fosse confermata, non sorprenderebbe più di tanto. Negli anni il suo operato ha perso di credibilità per via di certe indagini che hanno mostrato alcuni suoi lati oscuri. L’organizzazione di difesa dei diritti umani Human Rights Watch ha dichiarato [14] in un rapporto che Frontex ha completamente fallito nel suo compito di proteggere i diritti fondamentali delle persone lungo i confini esterni dell’unione. Come riporta il documento, “anche in presenza di prove inconfutabili di violazioni di diritti umani”.
È chiaro, dunque, che modificare nel profondo il funzionamento dell’agenzia è una priorità impellente, considerato che Frontex sta diventando un’organizzazione sempre più rilevante nello scenario europeo, e che invece continua a macchiarsi di veri e propri crimini. Come questo: “L’Italia ha mentito sul suo ruolo in un naufragio che ha ucciso 94 persone – tra cui 35 bambini – e l’agenzia di frontiera dell’UE Frontex ha contribuito a insabbiare tutto”. Parole con cui si apre il comunicato [16] del collettivo di giornalisti dell’organizzazione no-profit Lighthouse Reports, antecedente alla pubblicazione del suo ultimo rapporto, incentrato sulle presunte responsabilità sottese alla tragedia di Cutro, avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, quando un’imbarcazione da diporto in legno, la Summer Love, naufragò vicino alla costa calabrese. Secondo la ricostruzione dei giornalisti, infatti, “l’imbarcazione sovraccarica era stata avvistata dall’agenzia di frontiera europea Frontex sei ore prima del naufragio, in difficoltà a causa del maltempo”, ma “Frontex e le autorità italiane si sono date la colpa a vicenda”.
I risultati del rapporto di Lighthouse Reports e dei suoi partner – redatto grazie a documenti inediti, testimonianze dirette, fonti confidenziali, immagini satellitari e modelli 3d – evidenzierebbero come sia le autorità italiane che Frontex fossero pienamente consapevoli del fatto che il mezzo mostrasse importanti segni di difficoltà quando fu avvistato per la prima volta (precisamente sei ore prima che si verificasse il naufragio). Nonostante questo, decisero di “non intervenire” e, successivamente, avrebbero provato a “nascondere quanto sapevano”. Il rischio è che le cose siano andate più o meno così anche in questo caso.
La rotta della morte: quella Mediterranea
Rivedere il ruolo di Frontex e di tutto il sistema di accoglienza diventa ancora più urgente se si tiene conto che quella Mediterranea si sta rivelando la rotta migratoria più mortale del mondo [17]. I soli morti nel Mediterraneo rappresentano la metà di tutti i morti o i dispersi lungo tutte le rotte migratorie del mondo. La stima, elaborata dal Missing Migrants Project dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) delle Nazioni Unite, è da considerare al ribasso, in quanto i dati riguardano solo le persone delle quali si è accertata la morte o la scomparsa. In molti casi, infatti, reperire dati certi è impossibile, proprio per via del fatto che le rotte sono irregolari. Non si può sempre e solo parlare di fatalità: il dato sui decessi lungo la rotta è un diretto riflesso delle politiche messe in atto dai governi, che tentano sempre più di scoraggiare le iniziative di salvataggio per non doversi far carico della gestione degli arrivi.
A puntare il dito contro gli Stati europei è lo stesso direttore dell’OIM, che ha lanciato un appello ai capi di governo affinché mettano in atto iniziative che permettano il salvataggio delle vite umane. D’altronde il Missing Migrants Project (MMP) parla chiaro: dei 55 mila migranti morti o scomparsi in tutto il mondo dal 2014, quasi la metà (oltre 26 mila) hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo.
Numeri che le tragedie in mare come quella di Cutro e del Peloponneso rimpolpano di giorno in giorno.
[di Gloria Ferrari]

