Una lettera di trenta righe inviata a studenti già diplomati e maggiorenni ha scatenato un’ispezione ministeriale al liceo classico “Francesco Vivona” di Roma, sollevando un acceso dibattito che ora approda anche in Parlamento. Il professor Massimo Sabbatini, dopo la maturità, aveva esortato i suoi ex alunni a non dimenticare i massacri nella Striscia di Gaza, ma l’Ufficio scolastico regionale del Lazio – organo periferico del Ministero dell’Istruzione e del Merito – ha avviato accertamenti che hanno portato alla convocazione di studenti e colleghi. La deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ha presentato un’interrogazione al ministro Giuseppe Valditara, definendo l’ispezione un atto che rischia di configurare «un clima di pressione o intimidazione» e chiedendo se «tali presupposti siano compatibili con i principi costituzionali della libertà di insegnamento».
Il 6 luglio, terminati gli esami di Stato e noti gli esiti, Massimo Sabbatini – docente di latino e greco al liceo Vivona dell’Eur, stimato collega e membro del Consiglio d’Istituto – si è seduto al pc e ha scritto una breve missiva ai suoi ormai ex studenti. Nel messaggio, oltre ai saluti e all’invito a ritrovarsi sui campi da tennis, il professore ha richiamato la lirica di Montale sulle stragi nazifasciste e un passo del Purgatorio dantesco, esortando i ragazzi a non dimenticare «lo sterminio di Gaza e i suoi responsabili». Il giorno successivo, un quotidiano romano ha pubblicato un articolo in cui si parlava di «messaggio-comizio» e di «faziosità», sollevando dubbi sull’opportunità del gesto. Nonostante la lettera fosse indirizzata a studenti che avevano già concluso il loro percorso scolastico e non erano più sotto l’autorità dell’istituto, l’Ufficio scolastico regionale per il Lazio ha deciso di avviare un’ispezione. Sono stati ascoltati prima alcuni studenti, poi altri docenti. Verrà convocato lo stesso Sabbatini, la cui audizione è prevista per il 28 luglio.
La reazione della comunità scolastica è stata immediata e compatta. I colleghi del Vivona hanno parlato di «un momento drammatico» per la scuola, mentre docenti di decine di altri istituti hanno espresso solidarietà, sottolineando che invitare i propri ex alunni, ormai maggiorenni e liberi cittadini, a non dimenticare Gaza è «un gesto di responsabilità politica e morale». I genitori si sono detti «sconcertati e increduli, indignati da un atto grave e odioso», mentre gli studenti hanno dichiarato di non voler fare i «delatori», condannando l’ispezione e le «politiche intimidatorie del governo». Su Change.org è stata lanciata [1] una petizione in difesa della «libertà di espressione, dentro e fuori le scuole», che ha già superato le 14mila adesioni. Il professor Sabbatini si è detto «commosso dalle manifestazioni di affetto e stima arrivate da decine di studenti, colleghi, associazioni, sindacati».
In Parlamento è stata presentata [2] sulla vicenda un’interrogazione dall’onorevole del M5S Stefania Ascari. La deputata ha evidenziato che «la lettera del docente, rivolta a studentesse e studenti ormai diplomati, conteneva esclusivamente una riflessione di carattere etico e civile, con richiami alla letteratura italiana e un invito a non rimanere indifferenti di fronte alla tragedia umanitaria che si consuma nella Striscia di Gaza, richiamando i valori della pace, dell’umanità e della responsabilità individuale». La deputata ricorda che «gli articoli 21, 33 e 34 della Costituzione tutelano la libertà di manifestazione del pensiero, la libertà di insegnamento e il diritto all’istruzione, principi che costituiscono il fondamento di una società democratica e che non possono essere compressi da iniziative suscettibili di generare intimidazione o autocensura», avvertendo che «il progressivo moltiplicarsi di episodi analoghi rischia di produrre un effetto intimidatorio sull’intera comunità scolastica, inducendo docenti e dirigenti a rinunciare ad affrontare temi di rilevanza storica, civile e internazionale per timore di conseguenze disciplinari o ispettive» .
L’interrogazione di Ascari non si limita infatti al caso romano, ma lo inquadra in un fenomeno più ampio. «Tale episodio – scrive la deputata – si inserisce in una serie di vicende che negli ultimi mesi hanno interessato numerosi istituti scolastici italiani», citando «il caso del Liceo “Marco Polo” di Firenze, quello del Liceo Scientifico “Augusto Righi” di Roma, nonché altri episodi nei quali docenti, dirigenti scolastici e studenti sono stati oggetto di campagne mediatiche, richieste ispettive o contestazioni per avere promosso iniziative di riflessione sui diritti umani, sul diritto internazionale, sulla guerra a Gaza o, più in generale, sul valore della pace». Come avevamo già raccontato su L’Indipendente, nell’ottobre del 2023 il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara aveva disposto [3] l’invio di ispettori in due istituti scolastici milanesi – l’Educandato statale Setti Carraro e il liceo Manzoni di Milano -, auspicando addirittura l’arresto degli studenti che manifestavano il loro sostegno alle azioni intraprese dalle sigle della resistenza palestinese con la “solita” giustificazione della lotta contro l’«antisemitismo». Nel dicembre del 2025, le ispezioni avevano investito [4] due scuole della Toscana che avevano svolto incontri formativi con la Relatrice ONU Francesca Albanese; poco dopo, era toccato [5] ad altri due istituti emiliani, rei di avere lasciato svolgere la presentazione di un libro in videoconferenza.