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Zelensky fa fuori un altro primo ministro: nuovo rimpasto di governo a Kiev

Con l’avvicinarsi dell’inverno, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sta preparando un nuovo rimpasto di governo per «cambiare la strategia politica» del Paese. L’annuncio è arrivato ieri, domenica 12 luglio, accompagnato dalle dimissioni della prima ministra Yulia Svyrydenko, che devono ancora essere approvate dal Parlamento di Kiev. Non è ancora noto chi sostituirà la premier uscente, né sono state chiarite le ragioni profonde che hanno spinto Zelensky a disporre l’ennesimo rinnovamento dell’esecutivo dall’inizio della guerra. Dalle parole del presidente sembra tuttavia che a essere coinvolti saranno diversi uffici chiave dell’amministrazione, incluse alcune cariche militari. L’obiettivo dichiarato è rafforzare i dialoghi con gli USA, accelerare l’adesione all’UE e rilanciare i progetti di produzione di droni e sistemi difensivi con gli alleati.

«L’Ucraina sta cambiando la sua strategia politica». Inizia così il comunicato [1] pubblicato su X da Volodymyr Zelensky, in cui il presidente annuncia le dimissioni di Svyrydenko e l’imminente rimpasto di governo. Con la prima ministra, a cadere sarà l’intero esecutivo che, secondo Zelensky, dovrebbe essere riformato in diversi settori chiave. In primo luogo verranno riassegnati gli uffici che si occupano della diplomazia del Paese: «A ciascuna area prioritaria della politica estera verrà affidata una persona specifica con una solida esperienza, in grado di attuare quanto concordato a livello di leadership e quanto auspicato dal popolo ucraino», scrive il presidente. Le priorità in ambito di politica estera riguardano i rapporti con gli USA e gli «accordi sulle licenze per la produzione dei sistemi Patriot», il progetto europeo antibalistico e il processo di adesione all’UE, recentemente avviato [2] da Bruxelles.

Nel Vecchio Continente un ruolo importante è giocato anche dai rapporti con i Paesi confinanti, in primo luogo Ungheria e Polonia. Con Budapest, Zelensky intende collocarsi nella scia della nuova stagione di collaborazione inaugurata dalla sconfitta elettorale di Viktor Orbán e dall’ascesa al potere di Péter Magyar [3], più vicino alle posizioni comunitarie e allo stesso presidente ucraino. Con la Polonia, la situazione è più complessa: da fine giugno tra i due Paesi sono in corso frizioni diplomatiche a causa della decisione di Zelensky di intitolare una divisione militare all’Esercito insurrezionale ucraino (UPA), la milizia nazionalista attiva tra gli anni ’40 e ’50 ricordata in Polonia per i massacri compiuti tra luglio e agosto del 1943 nell’oblast settentrionale di Luts’k, dove furono uccisi decine di migliaia di civili polacchi. La scelta del presidente ha provocato lo sdegno di Varsavia, uno dei principali alleati di Kiev negli ultimi anni, causando uno strappo che non è ancora stato ricucito.

A venire rinnovati saranno anche i rappresentanti della politica interna. «Ci sono nuove sfide e nuovi compiti», scrive Zelensky. «Tutte le attività nelle regioni di prima linea e di confine dell’Ucraina, quotidianamente sotto attacco russo, devono essere significativamente rafforzate». La «priorità assoluta» è prepararsi all’inverno, stagione dell’anno in cui la Russia tende a guadagnare un vantaggio strategico: un obiettivo che, secondo il presidente, dovrà essere raggiunto accelerando la fornitura di materiale bellico e la trasformazione delle aziende statali per migliorare efficienza e produzione. «Anche gli accordi dell’Ucraina con i suoi partner per la ripresa richiedono un’attenzione specifica e mirata», aggiunge Zelensky. «Di conseguenza, in Ucraina inizieranno i cambiamenti di personale per garantire l’attuazione della strategia politica aggiornata». Ci saranno, a tal proposito, anche cambiamenti ai vertici delle forze dell’ordine, che in Ucraina includono strutture con ruolo militare e di sicurezza nazionale.

Da quando è iniziata la guerra con la Russia, non è la prima volta che Zelensky annuncia un rimpasto di governo. L’ultimo è avvenuto un anno fa, nello stesso periodo estivo, quando Denys Shmyhal, premier dal marzo 2020, lasciò spazio alla stessa Svyrydenko per spostarsi alla Difesa. Quel rinnovamento era stato preceduto da un ulteriore riassetto [4] implementato a singhiozzo nel corso del 2024 e culminato nelle dimissioni in blocco di diversi ministri nel settembre dello stesso anno, e da ulteriori cambi avvenuti nel 2023.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.