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Torino, sorveglianza speciale per due giovani “colpevoli” di aver manifestato per Gaza

Si è svolta al tribunale di Torino la prima udienza sulla richiesta di sorveglianza speciale avanzata dalla questura contro Sara e Stefano, due giovani attivisti che nei mesi scorsi hanno partecipato alle manifestazioni per la Palestina. Nelle prossime settimane i giudici decideranno se dare seguito o meno alla richiesta della polizia. A Torino, come nel resto d’Italia, da strumento previsto dal Codice Antimafia per combattere la criminalità organizzata, la sorveglianza speciale si è trasformata nel grimaldello della repressione del movimento pro-Pal. Il provvedimento, che scatta sulla base di una presunta pericolosità sociale anche senza condanne definitive, introduce pesanti limitazioni personali. Diverse sigle del panorama torinese hanno firmato un comunicato congiunto, in cui attaccano la questura per «la prassi di silenziare qualsiasi voce decisa a parlare e scendere in piazza a difesa di quei popoli che ancora oggi stanno vivendo il genocidio, lo sterminio e la devastazione».

«Stefano e Sara, due giovani che da sempre hanno partecipato alle mobilitazioni per la Palestina, oggi si ritrovano con la richiesta di una sorveglianza speciale per il solo motivo di aver partecipato a cortei, manifestazioni e presidi». Con queste parole, Torino per Gaza, Intifada Studentesca, Collettivo Universitario Autonomo (CUA), Mamme in Piazza (MIP) e la Rete Libere di Lottare hanno manifestato solidarietà ai due ragazzi, alla vigilia della prima udienza presso il tribunale di Torino. Ne seguiranno altre, fino alla decisione dei giudici, chiamati a scegliere se applicare o meno uno strumento previsto dal Codice Antimafia, ma sempre più destinato [1] a reprimere il dissenso in giro per l’Italia. Stefano e Sara, militanti del centro sociale Askatasuna, hanno scontato un periodo di arresti domiciliari e a giugno sono stati condannati in primo grado per aver preso parte a manifestazioni degenerate in scontri con la polizia. I comportamenti contestati appaiono di entità ridotta: si parla di imbrattamenti e alterchi durante i cortei. La Procura di Torino considera i due ragazzi soggetti socialmente pericolosi e pertanto ha chiesto la sorveglianza speciale a loro carico, una misura che si traduce in restrizioni severe: dall’obbligo di rientro notturno all’impossibilità di spostarsi dal proprio comune senza autorizzazione.

«Non sono quindi — scrivono [2] le sigle torinesi nel comunicato congiunto — gli assassini di guerra ad essere richiamati all’ordine, non sono i soldati israeliani che, nonostante abbiano ucciso migliaia e migliaia di palestinesi, oggi sono ben accolti [3] in Italia a fare le loro vacanze. Non sono nemmeno i politici israeliani che viaggiano [4] indisturbati sopra lo spazio aereo italiano. Non sono le industrie militari che dal sette ottobre ad oggi hanno triplicato i loro profitti [5] perché la guerra fa guadagnare. Su questi soggetti, nessuna posizione di condanna, nessuna dichiarazione. Quella che invece persegue il nostro governo è una guerra a chi il Paese lo vuole libero e giusto per tutti». Le richieste di sorveglianza speciale, che in passato hanno colpito figure storiche del movimento No TAV, si affiancano alle centinaia di provvedimenti, tra sanzioni e misure cautelari, che si sono abbattuti sul movimento italiano di solidarietà alla Palestina, specialmente [6] a Torino, trasformata in un vero e proprio laboratorio della repressione.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.