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Meloni al Vertice NATO con la mossa per rabbonire Trump: 18 miliardi di spese militari

Si apre con una nuova umiliazione della presidente del Consiglio italiana da parte del presidente USA il summit della NATO di Ankara. Dopo l’ennesimo meme [1] offensivo, Giorgia Meloni ha scelto di non commentare: le uniche, vaghe prese di posizione sono state accennate dal ministro degli Esteri Tajani («sono dichiarazioni che si commentano da sole») e da quello della Difesa Crosetto («le persone passano, i rapporti restano»). Il momento, d’altronde, è troppo delicato per agitare ulteriormente le acque: l’esito della due giorni di vertice dell’Alleanza Atlantica dipenderà infatti in larga parte dagli umori di Trump, che ha recentemente più volte minacciato di voler abbandonare la nave. Agli Stati membri verrà dunque chiesto conto dei programmi per raggiungere la soglia del 5%, imposta proprio dal tycoon, entro il 2035, obiettivo difficilmente raggiungibile dall’Italia. Così, negli scorsi giorni, Meloni ha elaborato un piano che dovrebbe essere presentato oggi: un aumento dello 0,55% entro due anni, per un valore stimato di circa 18 miliardi di euro.

Nella conferenza stampa di ieri, il segretario generale dell’Alleanza Mark Rutte ha ribadito che il punto dell’incontro di oggi e domani sarà proprio questo: che i Paesi presentino piani «chiari e credibili» per giungere alla soglia stabilita. Il problema è che, per il momento, gli aumenti millantati dal governo italiano sono solo proiezioni. Ad Ankara, Roma vanterà di aver raggiunto un 2,8% del PIL investito in difesa e sicurezza, con «un aumento dello 0,71% garantito soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul proprio territorio». Nei fatti però, per stare al passo con le pretese di Trump, ciò che è realmente cambiato [2] è stato il perimetro contabile entro il quale sono state conteggiate tali spese. A marzo di quest’anno, la NATO ha certificato il 2,01% per l’Italia, con una spesa nominale di oltre 45 miliardi di euro e un balzo di circa 14 miliardi rispetto al 2024. Un’impresa pressochè impossibile, che si spiega con la reclassificazione di una serie di voci di spesa sotto l’ombrello della difesa, per lo più indicate in maniera opaca – ma che comprendono, per esempio, i pagamenti pensionistici. A tutto ciò si aggiunge il fatto che, per il momento, non è ancora chiaro se l’Italia accederà o meno ai fondi [3] del SAFE, il prestito UE per il riarmo.

Così, per placare gli umori del presidente USA, ad Ankara oggi Meloni dovrebbe annunciare i nuovi investimenti italiani per i prossimi anni, che dovrebbero ammontare allo 0,55% del PIL e da investire tra il 2027 e il 2028. Un totale di 18 miliardi di euro circa: una spesa che dovrà essere giustificata in campagna elettorale di qui a pochi mesi e che rischia di essere alquanto impopolare, dal momento che, ad esempio, «la sanità pubblica è senza adeguati finanziamenti mentre 6 milioni di italiani non hanno accesso alle cure sanitarie pubbliche a causa delle lunghe liste d’attesa», come denunciato da Bonelli (AVS). Eppure, l’incertezza sulle intenzioni di Trump pesa. Solamente pochi giorni fa, il presidente USA aveva scritto [4] che sarebbe «ridicolo» per gli USA mantenere gli attuali rapporti con l’Alleanza, dal momento che i Paesi membri «non ci sono stati per noi» (nel contesto della guerra in Iran).

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.