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Il Parlamento europeo ha approvato le nuove regole sul rimpatrio dei migranti

«Rimandiamoli indietro». Con questo coro intonato dai banchi dell’estrema destra, il Parlamento europeo ha salutato l’approvazione del nuovo regolamento sui rimpatri. Con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni, la Camera di Strasburgo ha visto [1] compattarsi la destra europea: dai popolari ai conservatori, passando per l’AFD tedesca. Rinsaldata anche l’asse coi liberali, dal momento che la maggioranza di Renew ha sostenuto il regolamento che introdurrà nuove regole in materia di rimpatri. Chi viene raggiunto da un ordine di espulsione dovrà collaborare con le autorità, pena una detenzione fino a 30 mesi. La nuova intesa europea — approvata pochi giorni dopo il via libera al Patto sulla migrazione e l’asilo — premia anche il modello Albania messo in piedi dal governo Meloni, potenziando l’esternalizzazione delle frontiere.

«Oggi l’Italia ha ottenuto un grande successo in Europa. Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo regolamento europeo sui rimpatri, un provvedimento storico frutto soprattutto del lavoro del governo italiano che ci consente di rimpatriare velocemente chi non ha titolo a stare nell’Unione europea», ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) — a cui aderisce Fratelli d’Italia — ha votato [1] compatto a favore, così come hanno fatto i Patrioti per l’Europa e il Partito Popolare Europeo (PPE), che riuniscono rispettivamente la Lega e Forza Italia. A favore anche l’Europa delle Nazioni Sovrane, guidata dall’AFD tedesco, e buona parte di Renew, che riunisce i liberali europei. «Se con il Patto [2] sulla migrazione e l’asilo abbiamo messo al sicuro l’ingresso principale dell’Europa, ora abbiamo protetto anche la porta sul retro», ha dichiarato Malik Azmani, eurodeputato di Renew e relatore del regolamento che supera di fatto la direttiva del 2008 sui rimpatri.

Partendo dalla premessa che a essere effettivamente eseguito è un rimpatrio [3] su cinque, le istituzioni europee hanno messo a punto una stretta verso le persone sprovviste di permesso di soggiorno. È stato introdotto un discriminante per i migranti raggiunti da un ordine di rimpatrio: la cooperazione con le autorità. «Gli Stati membri — si legge [4] sul sito del Parlamento europeo — potranno imporre l’obbligo di presentarsi regolarmente alle autorità competenti o di risiedere in un luogo designato. In alternativa al trattenimento, potranno essere previste misure quali una garanzia finanziaria o il monitoraggio elettronico». Nei casi di «mancata cooperazione, rischio di fuga o rischio per la sicurezza», le autorità amministrative o giudiziarie potranno disporre una detenzione fino a 24 mesi, prorogabili a 30, in attesa dell’espulsione. Un periodo generalmente comminato, a livello penale, per reati di furto, truffa o lesioni personali.

Relativamente ai migranti sprovvisti di regolare permesso di soggiorno il luogo della detenzione non sarà il carcere ma il centro per il rimpatrio (CPR). A tal proposito il regolamento eleva a modello il centro costruito [5] in Albania dal governo Meloni, prevedendo la possibilità di trasferire i migranti in centri situati al di fuori dei confini europei, in Paesi terzi disposti ad accoglierli. Si configura così l’ennesimo tassello dell’esternalizzazione delle frontiere portata avanti da anni dall’Unione europea attraverso accordi in giro per il Mediterraneo, dalla Libia alla Tunisia, passando per la Turchia.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.