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Stallo per i nuovi colloqui tra USA e Iran – Continuano gli sfollamenti forzati in Libano


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.



Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha dichiarato che l’Agenzia sarebbe “pronta ad agire” nel caso in cui dovesse rivelarsi necessario rilasciare ulteriori riserve petrolifere nel mercato. Birol ha ribadito che la guerra ha causato la peggiore crisi energetica globale di sempre e ha affermato che oltre 80 impianti petroliferi e del gas, tra cui impianti di produzione, terminali e raffinerie, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


“Le parole di Trump nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Così la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha condannato le critiche del presidente statunitense Trump al pontefice Leone XIV; Trump ha detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferraro per discutere delle dichiarazioni del ministro Tajani in merito ai bombardamenti in Libano, definiti “inaccettabili”. A dare la notizia è l’agenzia di stampa Ansa, menzionando fonti anonime.


Il Comando Centrale degli USA ha diramato una nota in cui spiega come funzionerà l’imposizione del blocco navale nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico, scattato alle 16 di oggi. La nota è stata ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha reso noto che il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera.

“Qualsiasi nave che entri o esca dall’area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura”, si legge nella nota citata da Reuters. “Il blocco non impedirà il transito di navi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”. Il blocco “comprende l’intera costa iraniana, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, porti e terminal petroliferi”.


La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che, dall’inizio del conflitto, “la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa in cui la presidente dell’esecutivo comunitario ha condannato timidamente gli attacchi israeliani in Libano, affermando che essi “rischiano di fare deragliare il processo” di pace.


Dopo il fallimento dei colloqui di pace tra USA e Iran e l’annuncio di Trump sul blocco dei porti iraniani, il prezzo del gas è cresciuto notevolmente sui mercati internazionali. Sulla piazza TTF di Amsterdam i contratti future sul mese di maggio hanno registrato dei rialzi fino al 10%, arrivando a 48 euro al MWh. Si prospettano ulteriori rincari in Europa.


Papa Leone XIV ha dichiarato all’emittente NBC di non aver “alcun timore dell’amministrazione Trump” e aggiunto che “non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui lui potrebbe intenderla, ma credo nel messaggio del Vangelo, come operatore di pace”. Nelle scorse ore Trump aveva detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Le forze armate iraniane hanno dichiarato al quotidiano locale IRIB che il blocco USA dei porti è un atto “illegale” e che di conseguenza i porti del Golfo Arabico e del Mare di Oman saranno aperti “per tutti o per nessuno”. “L’esercizio della sovranità della Repubblica isrlamica dell’Iran nelle acque territoriali del nostro Paese è un diritto naturale della nazione iraniana” hanno dichiarato. “L’imposizione criminale da parte degli Stati Uniti di restrizioni alla circolazione delle navi nelle acque internazionali è un atto illegale e equivale a pirateria”.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.



Dal lancio dell’attacco israelo-statunitense sull’Iran, e dall’entrata in guerra della milizia libanese Hezbollah, Israele ha ucciso 2.124 persone nel Paese dei Cedri, di cui almeno 35 solo oggi. Il bilancio è stato fornito dalle autorità libanesi, che hanno specificato che 168 delle vittime risultano bambini e altri 88 operatori sanitari.


In una intervista al New York Post, il presidente USA Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere di qui ai prossimi due giorni, ma che non è ancora noto se avranno sede in Pakistan: “Abbiamo in mente un altro luogo”, ha detto Trump. “Si stanno muovendo delle cose ma non credo che sarà lì che faremo il nostro prossimo incontro”, ha aggiunto, riferendosi al Pakistan.


Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente degli USA Donald Trump ha affermato di essere “scioccato” dalla premier italiana Giorgia Meloni, criticando la sua presa di posizione a sostegno del Papa; Trump aveva dichiarato che Prevost non sarebbe stato nominato Pontefice senza il sostegno della Casa Bianca, e Meloni ha giudicato le critiche del presidente USA al Papa “inaccettabili”: “È lei che è inaccettabile”, ha detto Trump “perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”. “Giorgia Meloni non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso Paese. L’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.


La Francia e il Regno Unito terranno venerdì una video conferenza per discutere del ripristino della “libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. L’incontro virtuale sarà aperto a tutti i Paesi intenzionati a partecipare a questa “missione puramente difensiva” nello stretto.


L’agenzia libanese NNA ha riportato un primo bilancio parziale degli attacchi sferrati in mattinata da Israele, a poche ore dall’inizio dei colloqui diplomatici. Una famiglia di 3 persone è stata uccisa a causa di un bombardamento su Adloun, nel distretto di Sidone. Si registrano diversi feriti nel Libano meridionale e una decina di case distrutte.


La Cina, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha dichiarato che il blocco USA sullo stretto di Hormuz e quindi sui porti iraniani è «pericoloso e irresponsabile». Contestualmente, stando ai dati di tracciamento marittimo, la petroliera cinese Rich Starry ha sfidato il blocco navale americano, trovandosi ora sulla rotta di uscita dal Golfo dopo aver attraversato Hormuz.

«Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo stretto», ha dichiarato Jiakun. Quest’ultimo ha risposto anche alle minacce di Donald Trump, affermando che in caso di nuovi dazi Pechino «adotterà sicuramente contromisure risolute».



Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha dichiarato che l’Agenzia sarebbe “pronta ad agire” nel caso in cui dovesse rivelarsi necessario rilasciare ulteriori riserve petrolifere nel mercato. Birol ha ribadito che la guerra ha causato la peggiore crisi energetica globale di sempre e ha affermato che oltre 80 impianti petroliferi e del gas, tra cui impianti di produzione, terminali e raffinerie, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


“Le parole di Trump nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Così la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha condannato le critiche del presidente statunitense Trump al pontefice Leone XIV; Trump ha detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferraro per discutere delle dichiarazioni del ministro Tajani in merito ai bombardamenti in Libano, definiti “inaccettabili”. A dare la notizia è l’agenzia di stampa Ansa, menzionando fonti anonime.


Il Comando Centrale degli USA ha diramato una nota in cui spiega come funzionerà l’imposizione del blocco navale nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico, scattato alle 16 di oggi. La nota è stata ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha reso noto che il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera.

“Qualsiasi nave che entri o esca dall’area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura”, si legge nella nota citata da Reuters. “Il blocco non impedirà il transito di navi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”. Il blocco “comprende l’intera costa iraniana, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, porti e terminal petroliferi”.


La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che, dall’inizio del conflitto, “la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa in cui la presidente dell’esecutivo comunitario ha condannato timidamente gli attacchi israeliani in Libano, affermando che essi “rischiano di fare deragliare il processo” di pace.


Dopo il fallimento dei colloqui di pace tra USA e Iran e l’annuncio di Trump sul blocco dei porti iraniani, il prezzo del gas è cresciuto notevolmente sui mercati internazionali. Sulla piazza TTF di Amsterdam i contratti future sul mese di maggio hanno registrato dei rialzi fino al 10%, arrivando a 48 euro al MWh. Si prospettano ulteriori rincari in Europa.


Papa Leone XIV ha dichiarato all’emittente NBC di non aver “alcun timore dell’amministrazione Trump” e aggiunto che “non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui lui potrebbe intenderla, ma credo nel messaggio del Vangelo, come operatore di pace”. Nelle scorse ore Trump aveva detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Le forze armate iraniane hanno dichiarato al quotidiano locale IRIB che il blocco USA dei porti è un atto “illegale” e che di conseguenza i porti del Golfo Arabico e del Mare di Oman saranno aperti “per tutti o per nessuno”. “L’esercizio della sovranità della Repubblica isrlamica dell’Iran nelle acque territoriali del nostro Paese è un diritto naturale della nazione iraniana” hanno dichiarato. “L’imposizione criminale da parte degli Stati Uniti di restrizioni alla circolazione delle navi nelle acque internazionali è un atto illegale e equivale a pirateria”.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.



Una delegazione pakistana guidata dal capo di stato maggiore Asim Munir e dal ministro dell’Interno Mohsin Naqvi è atterrata a Teheran per portare un nuovo messaggio da Washington e discutere l’apertura di un secondo round di colloqui. L’iniziativa arriva mentre Trump afferma che un accordo sarebbe sempre più vicino, sullo sfondo del cessate il fuoco che scadrà il prossimo 22 aprile.


L’UNIFIL, la missione dell’ONU in Libano guidata dall’Italia, continua a segnalare violazioni da parte di Israele. In un post sul social X, la missione scrive che “ieri pomeriggio, un convoglio di routine che trasportava militari e civili delle forze di pace, insieme a personale essenziale, da Beirut al quartier generale dell’UNIFIL, è stato fermato dal personale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a pochi chilometri dalla sua destinazione a Naqoura”.

I veicoli dell’ONU sono stati autorizzati a proseguire, ma quelli degli appaltatori locali sono stati rispediti a Beirut “nonostante il convoglio fosse stato previamente autorizzato”, inclusi i contractor locali. UNIFIL ha denunciato che “non si tratta di un incidente isolato”; il fermo di ieri si inserisce in un contesto di costanti tentativi di bloccare le missioni di supporto umanitario da parte di Israele, con posti di blocco e revoche di autorizzazioni.


Secondo una indiscrezione del Washington Post, che cita fonti interne al Pentagono, gli USA invieranno migliaia di soldati aggiuntivi in Asia Occidentale nei prossimi giorni. Le forze in arrivo nella regione includerebbero circa 6.000 soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e diverse navi da guerra di scorta; altri 4.200 soldati, appartenenti al “Boxer Amphibious Ready Group” e alla task force dei Marines “11th Marine Expeditionary Unit”, dovrebbero arrivare verso la fine del mese.


I blocchi alla navigazione nello stretto di Hormuz hanno fatto impennare le esportazioni di petrolio della Norvegia, primo produttore europeo dopo la Russia. A marzo, la Norvegia ha guadagnato 6 miliardi di dollari dall’export di greggio, +67,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

Nel frattempo, in un’intervista a Sky News, Trump ha detto che “un accordo con l’Iran entro fine aprile è più che possibile”.


Secondo Bloomberg [31], il Pakistan ricorrerà a due ore di interruzione di corrente al giorno con l’obiettivo di contenere i costi energetici, aumentati a seguito della guerra in Asia Occidentale.


Nuovi bombardamenti israeliani hanno colpito il Libano meridionale, dove continua l’invasione terrestre. Il tutto poche ore dopo la conclusione del primo round negoziale a Washington. 

Nel frattempo, Hezbollah ha confermato di aver lanciato diversi missili sul Nord di Israele, prendendo di mira i centri di Metula, Kfar Giladi e Kiryat Shmona.  



Dal lancio dell’attacco israelo-statunitense sull’Iran, e dall’entrata in guerra della milizia libanese Hezbollah, Israele ha ucciso 2.124 persone nel Paese dei Cedri, di cui almeno 35 solo oggi. Il bilancio è stato fornito dalle autorità libanesi, che hanno specificato che 168 delle vittime risultano bambini e altri 88 operatori sanitari.


In una intervista al New York Post, il presidente USA Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere di qui ai prossimi due giorni, ma che non è ancora noto se avranno sede in Pakistan: “Abbiamo in mente un altro luogo”, ha detto Trump. “Si stanno muovendo delle cose ma non credo che sarà lì che faremo il nostro prossimo incontro”, ha aggiunto, riferendosi al Pakistan.


Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente degli USA Donald Trump ha affermato di essere “scioccato” dalla premier italiana Giorgia Meloni, criticando la sua presa di posizione a sostegno del Papa; Trump aveva dichiarato che Prevost non sarebbe stato nominato Pontefice senza il sostegno della Casa Bianca, e Meloni ha giudicato le critiche del presidente USA al Papa “inaccettabili”: “È lei che è inaccettabile”, ha detto Trump “perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”. “Giorgia Meloni non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso Paese. L’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.


La Francia e il Regno Unito terranno venerdì una video conferenza per discutere del ripristino della “libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. L’incontro virtuale sarà aperto a tutti i Paesi intenzionati a partecipare a questa “missione puramente difensiva” nello stretto.


L’agenzia libanese NNA ha riportato un primo bilancio parziale degli attacchi sferrati in mattinata da Israele, a poche ore dall’inizio dei colloqui diplomatici. Una famiglia di 3 persone è stata uccisa a causa di un bombardamento su Adloun, nel distretto di Sidone. Si registrano diversi feriti nel Libano meridionale e una decina di case distrutte.


La Cina, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha dichiarato che il blocco USA sullo stretto di Hormuz e quindi sui porti iraniani è «pericoloso e irresponsabile». Contestualmente, stando ai dati di tracciamento marittimo, la petroliera cinese Rich Starry ha sfidato il blocco navale americano, trovandosi ora sulla rotta di uscita dal Golfo dopo aver attraversato Hormuz.

«Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo stretto», ha dichiarato Jiakun. Quest’ultimo ha risposto anche alle minacce di Donald Trump, affermando che in caso di nuovi dazi Pechino «adotterà sicuramente contromisure risolute».



Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha dichiarato che l’Agenzia sarebbe “pronta ad agire” nel caso in cui dovesse rivelarsi necessario rilasciare ulteriori riserve petrolifere nel mercato. Birol ha ribadito che la guerra ha causato la peggiore crisi energetica globale di sempre e ha affermato che oltre 80 impianti petroliferi e del gas, tra cui impianti di produzione, terminali e raffinerie, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


“Le parole di Trump nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Così la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha condannato le critiche del presidente statunitense Trump al pontefice Leone XIV; Trump ha detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferraro per discutere delle dichiarazioni del ministro Tajani in merito ai bombardamenti in Libano, definiti “inaccettabili”. A dare la notizia è l’agenzia di stampa Ansa, menzionando fonti anonime.


Il Comando Centrale degli USA ha diramato una nota in cui spiega come funzionerà l’imposizione del blocco navale nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico, scattato alle 16 di oggi. La nota è stata ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha reso noto che il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera.

“Qualsiasi nave che entri o esca dall’area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura”, si legge nella nota citata da Reuters. “Il blocco non impedirà il transito di navi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”. Il blocco “comprende l’intera costa iraniana, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, porti e terminal petroliferi”.


La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che, dall’inizio del conflitto, “la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa in cui la presidente dell’esecutivo comunitario ha condannato timidamente gli attacchi israeliani in Libano, affermando che essi “rischiano di fare deragliare il processo” di pace.


Dopo il fallimento dei colloqui di pace tra USA e Iran e l’annuncio di Trump sul blocco dei porti iraniani, il prezzo del gas è cresciuto notevolmente sui mercati internazionali. Sulla piazza TTF di Amsterdam i contratti future sul mese di maggio hanno registrato dei rialzi fino al 10%, arrivando a 48 euro al MWh. Si prospettano ulteriori rincari in Europa.


Papa Leone XIV ha dichiarato all’emittente NBC di non aver “alcun timore dell’amministrazione Trump” e aggiunto che “non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui lui potrebbe intenderla, ma credo nel messaggio del Vangelo, come operatore di pace”. Nelle scorse ore Trump aveva detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Le forze armate iraniane hanno dichiarato al quotidiano locale IRIB che il blocco USA dei porti è un atto “illegale” e che di conseguenza i porti del Golfo Arabico e del Mare di Oman saranno aperti “per tutti o per nessuno”. “L’esercizio della sovranità della Repubblica isrlamica dell’Iran nelle acque territoriali del nostro Paese è un diritto naturale della nazione iraniana” hanno dichiarato. “L’imposizione criminale da parte degli Stati Uniti di restrizioni alla circolazione delle navi nelle acque internazionali è un atto illegale e equivale a pirateria”.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.



Il primo ministro israeliano Netanyahu ha confermato che Israele ha accettato di implementare un cessate il fuoco in Libano, ma ha affermato che Israele rimarrà nelle aree a sud del Libano e ha chiesto il disarmo del movimento Hezbollah. Hezbollah, di contro, ha sempre rimarcato la sua disponibilità a interrompere gli attacchi in caso di tregua estesa a tutto il Paese.


L’esercito statunitense ha dichiarato che oltre 10.000 soldati americani sono stati dispiegati per implementare il blocco navale degli USA sui porti iraniani. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, nei primi tre giorni dell’operazione militare, 14 navi avrebbero invertito la rotta anziché affrontare il blocco; la marina USA tuttavia non avrebbe ancora abbordato alcuna petroliera né sparato alcun colpo.


Trump ha pubblicato una risposta al post di annuncio del cessate il fuoco in Libano in cui invita il presidente libanese Aoun e il premier israeliano Netanyahu alla Casa Bianca per svolgere colloqui di pace.

Ancora nessuna traccia di una risposta di Hezbollah all’annuncio di tregua.


Il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato [36] un cessate il fuoco tra Israele e Libano. Da quanto comunica il presidente USA, la tregua durerà 10 giorni e inizierà alle 23 di oggi.

“Ho appena avuto un’eccellente conversazione con il rispettatissimo Presidente Joseph Aoun del Libano e con il Primo Ministro Bibi Netanyahu di Israele. Questi due leader hanno concordato che, al fine di raggiungere la pace tra i loro Paesi, inizieranno formalmente un cessate il fuoco di 10 giorni alle 17:00 EST (ndr. le 23 italiane)”, si legge in un post di Trump sul social Truth. “Martedì, i due Paesi si sono incontrati per la prima volta in 34 anni qui a Washington, D.C., con il nostro stimato Segretario di Stato, Marco Rubio. Ho incaricato il Vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Rubio, insieme al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Dan Razin’ Caine, di lavorare con Israele e Libano per raggiungere una pace duratura. È stato un onore per me risolvere 9 guerre in tutto il mondo, e questa sarà la mia decima, quindi facciamolo!”.


Il Segretario del dipartimento del Tesoro USA, Scott Bessent ha annunciato alla stampa che gli Stati Uniti non intendono prorogare le esenzioni alle sanzioni al petrolio russo: “Non rinnoveremo la licenza generale relativa al petrolio russo”, ha affermato Bessent. L’annuncio arriva dopo che gli USA hanno rilasciato concessioni a diversi Paesi per acquistare gli idrocarburi russi con lo scopo di fare fronte alla crisi energetica globale, in un momento in cui risulta in discussione l’ipotesi di prorogare le esenzioni all’acquisto di gas e petrolio moscoviti.


Secondo fonti riportate dai media internazionali, il presidente libanese Joseph Aoun si sarebbe rifiutato di parlare con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. A dare la notizia sono le agenzie di stampa internazionali Reuters [37] e Associated Press [38] che citano in totale quattro anonimi funzionari governativi (rispettivamente tre e uno). Se dovesse venire confermata, la notizia smentirebbe le dichiarazioni di Trump, che aveva affermato che oggi si sarebbe tenuto un incontro tra i due leader.


Secondo una indiscrezione apparsa sull’agenzia di stampa internazionale Reuters, che menziona una fonte iraniana, Teheran starebbe valutando di consentire la riapertura della navigazione attraverso lo stretto di Hormuz da lato omanita. La concessione si inserisce nell’ambito delle proposte nei negoziati con gli USA nel caso in cui si dovesse raggiungere un accordo.


Sullo sfondo di trattative ancora in stallo, il Capo della Difesa del Pakistan, Maresciallo di Campo Assim Muneer, ha incontrato il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qhalibaf – membro della squadra negoziale della Repubblica Islamica – per cercare una mediazione per la fine della guerra. Una delegazione pakistana è arrivata ieri a Teheran per tenere colloqui con i mediatori iraniani; agli incontri  di ieri avrebbe partecipato anche il ministro degli Interni di Islamabad.


NetBlocks ha registrato come anche oggi, per il 48° giorno di fila, prosegua il blocco della linea internet in tutto l’Iran. L’impatto economico, sostiene NetBlocks, si aggira attorno agli 1,8 miliardi di dollari e si va ad aggiungere ai danni ai diritti umani per la popolazione.


Un funzionario israeliano ha confermato [42] alla CNN che oggi il primo ministro Netanyahu avrà un colloquio con il presidente libanese Joseph Aoun, confermando quanto anticipato da Trump in un post sul suo social Truth. Se la notizia fosse ufficialmente confermata, si tratterebbe dei primi colloqui di questo genere in decenni tra i due Paesi. Nel frattempo, proseguono senza sosta gli attacchi israeliani nel sud del Libano, con l’IDF che ha emanato un avviso di evacuazione urgente per la popolazione a sud del fiume Litani.



Una delegazione pakistana guidata dal capo di stato maggiore Asim Munir e dal ministro dell’Interno Mohsin Naqvi è atterrata a Teheran per portare un nuovo messaggio da Washington e discutere l’apertura di un secondo round di colloqui. L’iniziativa arriva mentre Trump afferma che un accordo sarebbe sempre più vicino, sullo sfondo del cessate il fuoco che scadrà il prossimo 22 aprile.


L’UNIFIL, la missione dell’ONU in Libano guidata dall’Italia, continua a segnalare violazioni da parte di Israele. In un post sul social X, la missione scrive che “ieri pomeriggio, un convoglio di routine che trasportava militari e civili delle forze di pace, insieme a personale essenziale, da Beirut al quartier generale dell’UNIFIL, è stato fermato dal personale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a pochi chilometri dalla sua destinazione a Naqoura”.

I veicoli dell’ONU sono stati autorizzati a proseguire, ma quelli degli appaltatori locali sono stati rispediti a Beirut “nonostante il convoglio fosse stato previamente autorizzato”, inclusi i contractor locali. UNIFIL ha denunciato che “non si tratta di un incidente isolato”; il fermo di ieri si inserisce in un contesto di costanti tentativi di bloccare le missioni di supporto umanitario da parte di Israele, con posti di blocco e revoche di autorizzazioni.


Secondo una indiscrezione del Washington Post, che cita fonti interne al Pentagono, gli USA invieranno migliaia di soldati aggiuntivi in Asia Occidentale nei prossimi giorni. Le forze in arrivo nella regione includerebbero circa 6.000 soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e diverse navi da guerra di scorta; altri 4.200 soldati, appartenenti al “Boxer Amphibious Ready Group” e alla task force dei Marines “11th Marine Expeditionary Unit”, dovrebbero arrivare verso la fine del mese.


I blocchi alla navigazione nello stretto di Hormuz hanno fatto impennare le esportazioni di petrolio della Norvegia, primo produttore europeo dopo la Russia. A marzo, la Norvegia ha guadagnato 6 miliardi di dollari dall’export di greggio, +67,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

Nel frattempo, in un’intervista a Sky News, Trump ha detto che “un accordo con l’Iran entro fine aprile è più che possibile”.


Secondo Bloomberg [31], il Pakistan ricorrerà a due ore di interruzione di corrente al giorno con l’obiettivo di contenere i costi energetici, aumentati a seguito della guerra in Asia Occidentale.


Nuovi bombardamenti israeliani hanno colpito il Libano meridionale, dove continua l’invasione terrestre. Il tutto poche ore dopo la conclusione del primo round negoziale a Washington. 

Nel frattempo, Hezbollah ha confermato di aver lanciato diversi missili sul Nord di Israele, prendendo di mira i centri di Metula, Kfar Giladi e Kiryat Shmona.  



Dal lancio dell’attacco israelo-statunitense sull’Iran, e dall’entrata in guerra della milizia libanese Hezbollah, Israele ha ucciso 2.124 persone nel Paese dei Cedri, di cui almeno 35 solo oggi. Il bilancio è stato fornito dalle autorità libanesi, che hanno specificato che 168 delle vittime risultano bambini e altri 88 operatori sanitari.


In una intervista al New York Post, il presidente USA Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere di qui ai prossimi due giorni, ma che non è ancora noto se avranno sede in Pakistan: “Abbiamo in mente un altro luogo”, ha detto Trump. “Si stanno muovendo delle cose ma non credo che sarà lì che faremo il nostro prossimo incontro”, ha aggiunto, riferendosi al Pakistan.


Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente degli USA Donald Trump ha affermato di essere “scioccato” dalla premier italiana Giorgia Meloni, criticando la sua presa di posizione a sostegno del Papa; Trump aveva dichiarato che Prevost non sarebbe stato nominato Pontefice senza il sostegno della Casa Bianca, e Meloni ha giudicato le critiche del presidente USA al Papa “inaccettabili”: “È lei che è inaccettabile”, ha detto Trump “perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”. “Giorgia Meloni non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso Paese. L’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.


La Francia e il Regno Unito terranno venerdì una video conferenza per discutere del ripristino della “libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. L’incontro virtuale sarà aperto a tutti i Paesi intenzionati a partecipare a questa “missione puramente difensiva” nello stretto.


L’agenzia libanese NNA ha riportato un primo bilancio parziale degli attacchi sferrati in mattinata da Israele, a poche ore dall’inizio dei colloqui diplomatici. Una famiglia di 3 persone è stata uccisa a causa di un bombardamento su Adloun, nel distretto di Sidone. Si registrano diversi feriti nel Libano meridionale e una decina di case distrutte.


La Cina, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha dichiarato che il blocco USA sullo stretto di Hormuz e quindi sui porti iraniani è «pericoloso e irresponsabile». Contestualmente, stando ai dati di tracciamento marittimo, la petroliera cinese Rich Starry ha sfidato il blocco navale americano, trovandosi ora sulla rotta di uscita dal Golfo dopo aver attraversato Hormuz.

«Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo stretto», ha dichiarato Jiakun. Quest’ultimo ha risposto anche alle minacce di Donald Trump, affermando che in caso di nuovi dazi Pechino «adotterà sicuramente contromisure risolute».



Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha dichiarato che l’Agenzia sarebbe “pronta ad agire” nel caso in cui dovesse rivelarsi necessario rilasciare ulteriori riserve petrolifere nel mercato. Birol ha ribadito che la guerra ha causato la peggiore crisi energetica globale di sempre e ha affermato che oltre 80 impianti petroliferi e del gas, tra cui impianti di produzione, terminali e raffinerie, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


“Le parole di Trump nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Così la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha condannato le critiche del presidente statunitense Trump al pontefice Leone XIV; Trump ha detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferraro per discutere delle dichiarazioni del ministro Tajani in merito ai bombardamenti in Libano, definiti “inaccettabili”. A dare la notizia è l’agenzia di stampa Ansa, menzionando fonti anonime.


Il Comando Centrale degli USA ha diramato una nota in cui spiega come funzionerà l’imposizione del blocco navale nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico, scattato alle 16 di oggi. La nota è stata ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha reso noto che il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera.

“Qualsiasi nave che entri o esca dall’area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura”, si legge nella nota citata da Reuters. “Il blocco non impedirà il transito di navi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”. Il blocco “comprende l’intera costa iraniana, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, porti e terminal petroliferi”.


La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che, dall’inizio del conflitto, “la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa in cui la presidente dell’esecutivo comunitario ha condannato timidamente gli attacchi israeliani in Libano, affermando che essi “rischiano di fare deragliare il processo” di pace.


Dopo il fallimento dei colloqui di pace tra USA e Iran e l’annuncio di Trump sul blocco dei porti iraniani, il prezzo del gas è cresciuto notevolmente sui mercati internazionali. Sulla piazza TTF di Amsterdam i contratti future sul mese di maggio hanno registrato dei rialzi fino al 10%, arrivando a 48 euro al MWh. Si prospettano ulteriori rincari in Europa.


Papa Leone XIV ha dichiarato all’emittente NBC di non aver “alcun timore dell’amministrazione Trump” e aggiunto che “non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui lui potrebbe intenderla, ma credo nel messaggio del Vangelo, come operatore di pace”. Nelle scorse ore Trump aveva detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Le forze armate iraniane hanno dichiarato al quotidiano locale IRIB che il blocco USA dei porti è un atto “illegale” e che di conseguenza i porti del Golfo Arabico e del Mare di Oman saranno aperti “per tutti o per nessuno”. “L’esercizio della sovranità della Repubblica isrlamica dell’Iran nelle acque territoriali del nostro Paese è un diritto naturale della nazione iraniana” hanno dichiarato. “L’imposizione criminale da parte degli Stati Uniti di restrizioni alla circolazione delle navi nelle acque internazionali è un atto illegale e equivale a pirateria”.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.



Non c’è ancora conferma ufficiale sull’invio di una delegazione iraniana ai negoziati di Islamabad, previsti per i prossimi giorni e annunciati dagli Stati Uniti. Le agenzie iraniane Fars e Tasnim riportano incertezze e scetticismo: Teheran non avrebbe preso una decisione definitiva e giudica le prospettive dei colloqui poco positive. Secondo fonti interne, l’Iran non intende partecipare finché gli Usa manterranno il blocco navale sui suoi porti, né prendere in considerazione ulteriori incontri. Anche l’emittente statale Irib segnala l’assenza di conferme ufficiali, mentre fonti citate dalla Cnn indicano un possibile arrivo della delegazione martedì.


Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato in una telefonata al New York Post che Steve Witkoff e Jared Kushner guideranno la delegazione statunitense diretta a Islamabad per una nuova tornata di negoziati volta a fermare la guerra con l’Iran. Confermata anche la partecipazione del vicepresidente James David Vance, presente anche nel precedente round. Trump ha lasciato aperta la possibilità di un suo viaggio successivo in caso di progressi. La telefonata si è conclusa bruscamente per impegni con alti ufficiali militari.


Secondo i dati del sito di tracciamento navale MarineTraffic, nello Stretto di Hormuz non risulterebbero al momento navi in transito. La BBC segnala che molte imbarcazioni risultano ancorate nel Golfo, soprattutto al largo di Oman ed Emirati Arabi Uniti. Dopo che due navi battenti bandiera indiana hanno riferito di essere state attaccate durante il passaggio, il traffico marittimo si sarebbe interrotto nelle prime ore di oggi, domenica 19 aprile. Una petroliera cinese e una nave gasiera indiana erano state avvistate in transito verso est, ma sarebbero state respinte, e da mezzanotte nessuna nave è entrata o uscita dal Golfo.


Le Forze di Difesa Israeliane stanno portando avanti la distruzione sistematica di diversi villaggi nel sud del Libano nonostante sia in vigore un cessate il fuoco. Secondo dichiarazioni di comandanti militari ad Haaretz, l’operazione includerebbe la demolizione di case civili, edifici pubblici e scuole nell’ambito di una strategia definita di “bonifica dell’area”. Decine di mezzi pesanti, tra cui escavatori gestiti da appaltatori privati retribuiti per numero di strutture abbattute, sono stati impiegati nelle ultime settimane. Alcuni operatori avrebbero già lavorato a Gaza, e in un villaggio sarebbero attivi circa 20 escavatori contemporaneamente.


Il generale Mohammed al-Atifi, ministro della Difesa del governo yemenita guidato dagli Houthi, ha dichiarato lo «stato di massima allerta» contro possibili aggressioni. Ha rivendicato l’efficacia dell’«asse della resistenza» contro Israele e Stati Uniti. A fine marzo, gli Houthi sono entrati nel conflitto legato all’Iran, lanciando missili e droni contro Israele. Il gruppo ha promesso di proseguire gli attacchi, puntando su obiettivi militari e minacciando anche il traffico marittimo nel Mar Rosso.



Una pattuglia dell’UNIFIL è stata presa di mira nel sud del Libano mentre era impegnata in attività di sminamento. Un soldato francese è morto e altri tre sono rimasti feriti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato Hezbollah dell’attacco; nel frattempo le Nazioni Unite hanno avviato un’indagine per fare luce sull’accaduto.

Il movimento libanese ha respinto le accuse.


Lo United States Central Command (CENTCOM) ha ribadito che le forze navali statunitensi stanno continuando il blocco marittimo nei confronti dei porti iraniani, nonostante ciò ha provocato la richiusura dello Stretto di Hormuz.


Il comando militare congiunto delle Guardie Rivoluzionarie ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che il controllo dello Stretto di Hormuz è «tornato al suo stato precedente» a causa del blocco imposto ai porti iraniani dagli Stati Uniti, che hanno «continuato ad commettere atti di pirateria e furto marittimo con il pretesto di un cosiddetto blocco». Lo Stretto di Hormuz è dunque ora «sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate», si legge nel comunicato, in cui si annuncia che la situazione rimarrà tale «fino a quando gli Stati Uniti non ripristineranno la piena libertà di navigazione per le navi che viaggiano dall’Iran verso le loro destinazioni e viceversa».



Si è concluso il vertice internazionale sullo Stretto di Hormuz. “L’Italia è pronta a fare la sua parte” ma “è chiaro che una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità” e previa “un’autorizzazione parlamentare”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine dell’incontro.

Pochi minuti prima le autorità iraniane avevano scelto di aprire lo stretto. Se la concessione dovesse reggere, i leader europei dovranno decidere se e come attuare questa “missione esclusivamente difensiva” promossa da Francia e Germania.

Al vertice l’Unione europea è stata rappresentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che si è detta pronta a rafforzare la missione Aspides [47]. Quest’ultima è già operativa da due anni nel Mar Rosso, “a difesa di un principio: la libertà e la sicurezza della navigazione”, come spiegato ai tempi dal capo della Farnesina Antonio Tajani.


“Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz è finita, ho ricevuto una chiamata dalla NATO che chiedeva se avremmo avuto bisogno di aiuto. HO DETTO CHE SI TENGANO LONTANI, A MENO CHE VOGLIANO SOLO CARICARE LE LORO NAVI DI PETROLIO. Sono stati inutili quando servivano, una Tigre di Carta!”. Lo ha dichiarato Trump su Truth.


L’Iran ha appena annunciato l’apertura dello stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali fino alla fine della tregua con gli USA.

“Alla luce del cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il restante periodo del cessate il fuoco”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

“L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto è completamente aperto e pronto per il passaggio completo. Grazie!”, ha commentato il presidente USA Trump.


Si sta svolgendo ad Antalya, in Turchia, l’edizione annuale del Diplomacy Forum, un vertice regionale. C’è attesa per l’incontro — il terzo da marzo — tra i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Verrà discussa la tenuta del cessate il fuoco in Iran e gli sforzi successivi per il raggiungimento di un accordo duraturo nella regione.


Secondo il presidente iraniano Pezeshkian, Israele è stato “costretto a dichiarare un cessate il fuoco” a seguito di un intenso lavoro diplomatico. A tal proposito ha ringraziato il Pakistan per il ruolo ricoperto. Pezeshkian ha poi aggiunto che Israele non ha “alcun diritto di attaccare Hezbollah e altri fronti in Libano”.

Per quanto riguarda l’arma atomica, nodo cruciale dei negoziati con gli USA, Pezeshkian ha dichiarato che “l’Iran non ha mai cercato armi nucleari”.


Video diffusi da canali di informazione locali mostrano lunghe file di auto inondare le infrastrutture libanesi in direzione sud. Nonostante le richieste pervenute tanto dall’esercito quanto da esponenti di Hezbollah, diversi civili starebbero dirigendosi nelle proprie case nell’area meridionale del Paese. Ieri con l’annuncio del cessate il fuoco Israele ha affermato che non ha intenzione di ritirare le proprie truppe dal Libano.


Gli USA hanno rilasciato un comunicato [48]in cui elencano i punti salienti della tregua in Libano siglata tra Israele e governo centrale di Beirut. Il cessate il fuoco è entrato in vigore a partire dalle 23 (ora italiana) di ieri e durerà dieci giorni. «Questo periodo iniziale potrà essere prorogato di comune accordo tra Libano e Israele qualora si registrino progressi nei negoziati e il Libano dimostri concretamente la propria capacità di affermare la propria sovranità». Altri punti salienti dell’accordo sono:



Il primo ministro israeliano Netanyahu ha confermato che Israele ha accettato di implementare un cessate il fuoco in Libano, ma ha affermato che Israele rimarrà nelle aree a sud del Libano e ha chiesto il disarmo del movimento Hezbollah. Hezbollah, di contro, ha sempre rimarcato la sua disponibilità a interrompere gli attacchi in caso di tregua estesa a tutto il Paese.


L’esercito statunitense ha dichiarato che oltre 10.000 soldati americani sono stati dispiegati per implementare il blocco navale degli USA sui porti iraniani. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, nei primi tre giorni dell’operazione militare, 14 navi avrebbero invertito la rotta anziché affrontare il blocco; la marina USA tuttavia non avrebbe ancora abbordato alcuna petroliera né sparato alcun colpo.


Trump ha pubblicato una risposta al post di annuncio del cessate il fuoco in Libano in cui invita il presidente libanese Aoun e il premier israeliano Netanyahu alla Casa Bianca per svolgere colloqui di pace.

Ancora nessuna traccia di una risposta di Hezbollah all’annuncio di tregua.


Il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato [36] un cessate il fuoco tra Israele e Libano. Da quanto comunica il presidente USA, la tregua durerà 10 giorni e inizierà alle 23 di oggi.

“Ho appena avuto un’eccellente conversazione con il rispettatissimo Presidente Joseph Aoun del Libano e con il Primo Ministro Bibi Netanyahu di Israele. Questi due leader hanno concordato che, al fine di raggiungere la pace tra i loro Paesi, inizieranno formalmente un cessate il fuoco di 10 giorni alle 17:00 EST (ndr. le 23 italiane)”, si legge in un post di Trump sul social Truth. “Martedì, i due Paesi si sono incontrati per la prima volta in 34 anni qui a Washington, D.C., con il nostro stimato Segretario di Stato, Marco Rubio. Ho incaricato il Vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Rubio, insieme al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Dan Razin’ Caine, di lavorare con Israele e Libano per raggiungere una pace duratura. È stato un onore per me risolvere 9 guerre in tutto il mondo, e questa sarà la mia decima, quindi facciamolo!”.


Il Segretario del dipartimento del Tesoro USA, Scott Bessent ha annunciato alla stampa che gli Stati Uniti non intendono prorogare le esenzioni alle sanzioni al petrolio russo: “Non rinnoveremo la licenza generale relativa al petrolio russo”, ha affermato Bessent. L’annuncio arriva dopo che gli USA hanno rilasciato concessioni a diversi Paesi per acquistare gli idrocarburi russi con lo scopo di fare fronte alla crisi energetica globale, in un momento in cui risulta in discussione l’ipotesi di prorogare le esenzioni all’acquisto di gas e petrolio moscoviti.


Secondo fonti riportate dai media internazionali, il presidente libanese Joseph Aoun si sarebbe rifiutato di parlare con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. A dare la notizia sono le agenzie di stampa internazionali Reuters [37] e Associated Press [38] che citano in totale quattro anonimi funzionari governativi (rispettivamente tre e uno). Se dovesse venire confermata, la notizia smentirebbe le dichiarazioni di Trump, che aveva affermato che oggi si sarebbe tenuto un incontro tra i due leader.


Secondo una indiscrezione apparsa sull’agenzia di stampa internazionale Reuters, che menziona una fonte iraniana, Teheran starebbe valutando di consentire la riapertura della navigazione attraverso lo stretto di Hormuz da lato omanita. La concessione si inserisce nell’ambito delle proposte nei negoziati con gli USA nel caso in cui si dovesse raggiungere un accordo.


Sullo sfondo di trattative ancora in stallo, il Capo della Difesa del Pakistan, Maresciallo di Campo Assim Muneer, ha incontrato il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qhalibaf – membro della squadra negoziale della Repubblica Islamica – per cercare una mediazione per la fine della guerra. Una delegazione pakistana è arrivata ieri a Teheran per tenere colloqui con i mediatori iraniani; agli incontri  di ieri avrebbe partecipato anche il ministro degli Interni di Islamabad.


NetBlocks ha registrato come anche oggi, per il 48° giorno di fila, prosegua il blocco della linea internet in tutto l’Iran. L’impatto economico, sostiene NetBlocks, si aggira attorno agli 1,8 miliardi di dollari e si va ad aggiungere ai danni ai diritti umani per la popolazione.


Un funzionario israeliano ha confermato [42] alla CNN che oggi il primo ministro Netanyahu avrà un colloquio con il presidente libanese Joseph Aoun, confermando quanto anticipato da Trump in un post sul suo social Truth. Se la notizia fosse ufficialmente confermata, si tratterebbe dei primi colloqui di questo genere in decenni tra i due Paesi. Nel frattempo, proseguono senza sosta gli attacchi israeliani nel sud del Libano, con l’IDF che ha emanato un avviso di evacuazione urgente per la popolazione a sud del fiume Litani.



Una delegazione pakistana guidata dal capo di stato maggiore Asim Munir e dal ministro dell’Interno Mohsin Naqvi è atterrata a Teheran per portare un nuovo messaggio da Washington e discutere l’apertura di un secondo round di colloqui. L’iniziativa arriva mentre Trump afferma che un accordo sarebbe sempre più vicino, sullo sfondo del cessate il fuoco che scadrà il prossimo 22 aprile.


L’UNIFIL, la missione dell’ONU in Libano guidata dall’Italia, continua a segnalare violazioni da parte di Israele. In un post sul social X, la missione scrive che “ieri pomeriggio, un convoglio di routine che trasportava militari e civili delle forze di pace, insieme a personale essenziale, da Beirut al quartier generale dell’UNIFIL, è stato fermato dal personale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a pochi chilometri dalla sua destinazione a Naqoura”.

I veicoli dell’ONU sono stati autorizzati a proseguire, ma quelli degli appaltatori locali sono stati rispediti a Beirut “nonostante il convoglio fosse stato previamente autorizzato”, inclusi i contractor locali. UNIFIL ha denunciato che “non si tratta di un incidente isolato”; il fermo di ieri si inserisce in un contesto di costanti tentativi di bloccare le missioni di supporto umanitario da parte di Israele, con posti di blocco e revoche di autorizzazioni.


Secondo una indiscrezione del Washington Post, che cita fonti interne al Pentagono, gli USA invieranno migliaia di soldati aggiuntivi in Asia Occidentale nei prossimi giorni. Le forze in arrivo nella regione includerebbero circa 6.000 soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e diverse navi da guerra di scorta; altri 4.200 soldati, appartenenti al “Boxer Amphibious Ready Group” e alla task force dei Marines “11th Marine Expeditionary Unit”, dovrebbero arrivare verso la fine del mese.


I blocchi alla navigazione nello stretto di Hormuz hanno fatto impennare le esportazioni di petrolio della Norvegia, primo produttore europeo dopo la Russia. A marzo, la Norvegia ha guadagnato 6 miliardi di dollari dall’export di greggio, +67,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

Nel frattempo, in un’intervista a Sky News, Trump ha detto che “un accordo con l’Iran entro fine aprile è più che possibile”.


Secondo Bloomberg [31], il Pakistan ricorrerà a due ore di interruzione di corrente al giorno con l’obiettivo di contenere i costi energetici, aumentati a seguito della guerra in Asia Occidentale.


Nuovi bombardamenti israeliani hanno colpito il Libano meridionale, dove continua l’invasione terrestre. Il tutto poche ore dopo la conclusione del primo round negoziale a Washington. 

Nel frattempo, Hezbollah ha confermato di aver lanciato diversi missili sul Nord di Israele, prendendo di mira i centri di Metula, Kfar Giladi e Kiryat Shmona.  



Dal lancio dell’attacco israelo-statunitense sull’Iran, e dall’entrata in guerra della milizia libanese Hezbollah, Israele ha ucciso 2.124 persone nel Paese dei Cedri, di cui almeno 35 solo oggi. Il bilancio è stato fornito dalle autorità libanesi, che hanno specificato che 168 delle vittime risultano bambini e altri 88 operatori sanitari.


In una intervista al New York Post, il presidente USA Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere di qui ai prossimi due giorni, ma che non è ancora noto se avranno sede in Pakistan: “Abbiamo in mente un altro luogo”, ha detto Trump. “Si stanno muovendo delle cose ma non credo che sarà lì che faremo il nostro prossimo incontro”, ha aggiunto, riferendosi al Pakistan.


Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente degli USA Donald Trump ha affermato di essere “scioccato” dalla premier italiana Giorgia Meloni, criticando la sua presa di posizione a sostegno del Papa; Trump aveva dichiarato che Prevost non sarebbe stato nominato Pontefice senza il sostegno della Casa Bianca, e Meloni ha giudicato le critiche del presidente USA al Papa “inaccettabili”: “È lei che è inaccettabile”, ha detto Trump “perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”. “Giorgia Meloni non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso Paese. L’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.


La Francia e il Regno Unito terranno venerdì una video conferenza per discutere del ripristino della “libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. L’incontro virtuale sarà aperto a tutti i Paesi intenzionati a partecipare a questa “missione puramente difensiva” nello stretto.


L’agenzia libanese NNA ha riportato un primo bilancio parziale degli attacchi sferrati in mattinata da Israele, a poche ore dall’inizio dei colloqui diplomatici. Una famiglia di 3 persone è stata uccisa a causa di un bombardamento su Adloun, nel distretto di Sidone. Si registrano diversi feriti nel Libano meridionale e una decina di case distrutte.


La Cina, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha dichiarato che il blocco USA sullo stretto di Hormuz e quindi sui porti iraniani è «pericoloso e irresponsabile». Contestualmente, stando ai dati di tracciamento marittimo, la petroliera cinese Rich Starry ha sfidato il blocco navale americano, trovandosi ora sulla rotta di uscita dal Golfo dopo aver attraversato Hormuz.

«Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo stretto», ha dichiarato Jiakun. Quest’ultimo ha risposto anche alle minacce di Donald Trump, affermando che in caso di nuovi dazi Pechino «adotterà sicuramente contromisure risolute».



Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha dichiarato che l’Agenzia sarebbe “pronta ad agire” nel caso in cui dovesse rivelarsi necessario rilasciare ulteriori riserve petrolifere nel mercato. Birol ha ribadito che la guerra ha causato la peggiore crisi energetica globale di sempre e ha affermato che oltre 80 impianti petroliferi e del gas, tra cui impianti di produzione, terminali e raffinerie, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


“Le parole di Trump nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Così la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha condannato le critiche del presidente statunitense Trump al pontefice Leone XIV; Trump ha detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferraro per discutere delle dichiarazioni del ministro Tajani in merito ai bombardamenti in Libano, definiti “inaccettabili”. A dare la notizia è l’agenzia di stampa Ansa, menzionando fonti anonime.


Il Comando Centrale degli USA ha diramato una nota in cui spiega come funzionerà l’imposizione del blocco navale nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico, scattato alle 16 di oggi. La nota è stata ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha reso noto che il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera.

“Qualsiasi nave che entri o esca dall’area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura”, si legge nella nota citata da Reuters. “Il blocco non impedirà il transito di navi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”. Il blocco “comprende l’intera costa iraniana, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, porti e terminal petroliferi”.


La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che, dall’inizio del conflitto, “la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa in cui la presidente dell’esecutivo comunitario ha condannato timidamente gli attacchi israeliani in Libano, affermando che essi “rischiano di fare deragliare il processo” di pace.


Dopo il fallimento dei colloqui di pace tra USA e Iran e l’annuncio di Trump sul blocco dei porti iraniani, il prezzo del gas è cresciuto notevolmente sui mercati internazionali. Sulla piazza TTF di Amsterdam i contratti future sul mese di maggio hanno registrato dei rialzi fino al 10%, arrivando a 48 euro al MWh. Si prospettano ulteriori rincari in Europa.


Papa Leone XIV ha dichiarato all’emittente NBC di non aver “alcun timore dell’amministrazione Trump” e aggiunto che “non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui lui potrebbe intenderla, ma credo nel messaggio del Vangelo, come operatore di pace”. Nelle scorse ore Trump aveva detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Le forze armate iraniane hanno dichiarato al quotidiano locale IRIB che il blocco USA dei porti è un atto “illegale” e che di conseguenza i porti del Golfo Arabico e del Mare di Oman saranno aperti “per tutti o per nessuno”. “L’esercizio della sovranità della Repubblica isrlamica dell’Iran nelle acque territoriali del nostro Paese è un diritto naturale della nazione iraniana” hanno dichiarato. “L’imposizione criminale da parte degli Stati Uniti di restrizioni alla circolazione delle navi nelle acque internazionali è un atto illegale e equivale a pirateria”.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.



Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco, le operazioni delle IDF nel sud del Paese non accennano infatti a fermarsi, con l’esercito che continua a portare avanti le operazioni di demolizione delle abitazioni in quella che ha definito “linea gialla”. Intanto, Washington ha spianato la strada per un nuovo confronto tra rappresentanti libanesi e israeliani, che anche questa volta vedrebbe escluso Hezbollah dai tavoli.


Il ministero dell’Economia austriaco ha annunciato che OMV, il maggiore produttore di petrolio del Paese, ha acquistato 56.000 tonnellate di petrolio greggio dalla riserva obbligatoria di emergenza per stabilizzare il mercato.


Il presidente degli USA Trump ha affermato in una intervista telefonica al quotidiano Bloomberg che ritiene “molto improbabile” una estensione della tregua con l’Iran, che scadrà nella sera di mercoledì. Trump ha aggiunto che anche JD Vance parteciperà agli incontri di Islamabad che inizieranno oggi. A tal proposito, l’emittente statunitense Fox News ha affermato che oggi verrà firmato un accordo a Islamabad, senza fornire ulteriori specifiche.


L’Autorità per l’aviazione civile del Qatar (QCAA) ha annunciato che le compagnie aeree straniere riprenderanno gradualmente i voli da e per l’aeroporto internazionale di Hamad. La decisione “fa seguito a una valutazione completa della situazione, condotta in coordinamento con tutti gli enti nazionali competenti, al fine di garantire i massimi livelli di prontezza ed efficienza operativa”, si legge in una nota diffusa dalla compagnia.


Islamabad si sta preparando per un ciclo di negoziati previsto per oggi, e da quanto riporta l’emittente Al Jazeera sarebbe pronta a ricevere delegazioni di ambo le parti; nonostante ciò, l’Iran non ha dato segnali di apertura per la ripresa dei dialoghi e – almeno per ora – continua a fare fede la dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri di questa mattina, il quale ha dichiarato che il Paese non ha intenzione di partecipare a questa nuova tornata di negoziati a causa delle violazioni del cessate il fuoco statunitensi.


Il gruppo di coordinamento per il petrolio si riunirà nel fine settimana, quando è previsto anche il vertice del Consiglio europeo. L’approvvigionamento di carburante resta una priorità, su cui l’UE prova a rassicurare: “abbiamo una capacità significativa di raffinazione del petrolio greggio e di produzione di carburante per aerei”, spiega un portavoce della Commissione.


L’agenzia Tasnim [51] riporta che due persone, accusate di lavorare per il mossad israeliano, sono state giustiziate questa mattina in Iran.


Il Ministero degli Esteri iraniano ha affermato che Teheran non ha in programma un nuovo ciclo di colloqui negoziali con gli Stati Uniti. Il portavoce del ministero ha poi denunciato violazioni del cessate il fuoco da parte degli USA sin dall’inizio della sua implementazione. «Gli Stati Uniti non stanno imparando la lezione e questo non porterà mai a buoni risultati», ha aggiunto.


Il Comando Centrale USA ha pubblicato un video dell’assalto condotto contro la nave iraniana Touska, accusata di aver tentato di forzare il blocco marino statunitense.



Non c’è ancora conferma ufficiale sull’invio di una delegazione iraniana ai negoziati di Islamabad, previsti per i prossimi giorni e annunciati dagli Stati Uniti. Le agenzie iraniane Fars e Tasnim riportano incertezze e scetticismo: Teheran non avrebbe preso una decisione definitiva e giudica le prospettive dei colloqui poco positive. Secondo fonti interne, l’Iran non intende partecipare finché gli Usa manterranno il blocco navale sui suoi porti, né prendere in considerazione ulteriori incontri. Anche l’emittente statale Irib segnala l’assenza di conferme ufficiali, mentre fonti citate dalla Cnn indicano un possibile arrivo della delegazione martedì.


Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato in una telefonata al New York Post che Steve Witkoff e Jared Kushner guideranno la delegazione statunitense diretta a Islamabad per una nuova tornata di negoziati volta a fermare la guerra con l’Iran. Confermata anche la partecipazione del vicepresidente James David Vance, presente anche nel precedente round. Trump ha lasciato aperta la possibilità di un suo viaggio successivo in caso di progressi. La telefonata si è conclusa bruscamente per impegni con alti ufficiali militari.


Secondo i dati del sito di tracciamento navale MarineTraffic, nello Stretto di Hormuz non risulterebbero al momento navi in transito. La BBC segnala che molte imbarcazioni risultano ancorate nel Golfo, soprattutto al largo di Oman ed Emirati Arabi Uniti. Dopo che due navi battenti bandiera indiana hanno riferito di essere state attaccate durante il passaggio, il traffico marittimo si sarebbe interrotto nelle prime ore di oggi, domenica 19 aprile. Una petroliera cinese e una nave gasiera indiana erano state avvistate in transito verso est, ma sarebbero state respinte, e da mezzanotte nessuna nave è entrata o uscita dal Golfo.


Le Forze di Difesa Israeliane stanno portando avanti la distruzione sistematica di diversi villaggi nel sud del Libano nonostante sia in vigore un cessate il fuoco. Secondo dichiarazioni di comandanti militari ad Haaretz, l’operazione includerebbe la demolizione di case civili, edifici pubblici e scuole nell’ambito di una strategia definita di “bonifica dell’area”. Decine di mezzi pesanti, tra cui escavatori gestiti da appaltatori privati retribuiti per numero di strutture abbattute, sono stati impiegati nelle ultime settimane. Alcuni operatori avrebbero già lavorato a Gaza, e in un villaggio sarebbero attivi circa 20 escavatori contemporaneamente.


Il generale Mohammed al-Atifi, ministro della Difesa del governo yemenita guidato dagli Houthi, ha dichiarato lo «stato di massima allerta» contro possibili aggressioni. Ha rivendicato l’efficacia dell’«asse della resistenza» contro Israele e Stati Uniti. A fine marzo, gli Houthi sono entrati nel conflitto legato all’Iran, lanciando missili e droni contro Israele. Il gruppo ha promesso di proseguire gli attacchi, puntando su obiettivi militari e minacciando anche il traffico marittimo nel Mar Rosso.



Una pattuglia dell’UNIFIL è stata presa di mira nel sud del Libano mentre era impegnata in attività di sminamento. Un soldato francese è morto e altri tre sono rimasti feriti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato Hezbollah dell’attacco; nel frattempo le Nazioni Unite hanno avviato un’indagine per fare luce sull’accaduto.

Il movimento libanese ha respinto le accuse.


Lo United States Central Command (CENTCOM) ha ribadito che le forze navali statunitensi stanno continuando il blocco marittimo nei confronti dei porti iraniani, nonostante ciò ha provocato la richiusura dello Stretto di Hormuz.


Il comando militare congiunto delle Guardie Rivoluzionarie ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che il controllo dello Stretto di Hormuz è «tornato al suo stato precedente» a causa del blocco imposto ai porti iraniani dagli Stati Uniti, che hanno «continuato ad commettere atti di pirateria e furto marittimo con il pretesto di un cosiddetto blocco». Lo Stretto di Hormuz è dunque ora «sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate», si legge nel comunicato, in cui si annuncia che la situazione rimarrà tale «fino a quando gli Stati Uniti non ripristineranno la piena libertà di navigazione per le navi che viaggiano dall’Iran verso le loro destinazioni e viceversa».



Si è concluso il vertice internazionale sullo Stretto di Hormuz. “L’Italia è pronta a fare la sua parte” ma “è chiaro che una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità” e previa “un’autorizzazione parlamentare”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine dell’incontro.

Pochi minuti prima le autorità iraniane avevano scelto di aprire lo stretto. Se la concessione dovesse reggere, i leader europei dovranno decidere se e come attuare questa “missione esclusivamente difensiva” promossa da Francia e Germania.

Al vertice l’Unione europea è stata rappresentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che si è detta pronta a rafforzare la missione Aspides [47]. Quest’ultima è già operativa da due anni nel Mar Rosso, “a difesa di un principio: la libertà e la sicurezza della navigazione”, come spiegato ai tempi dal capo della Farnesina Antonio Tajani.


“Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz è finita, ho ricevuto una chiamata dalla NATO che chiedeva se avremmo avuto bisogno di aiuto. HO DETTO CHE SI TENGANO LONTANI, A MENO CHE VOGLIANO SOLO CARICARE LE LORO NAVI DI PETROLIO. Sono stati inutili quando servivano, una Tigre di Carta!”. Lo ha dichiarato Trump su Truth.


L’Iran ha appena annunciato l’apertura dello stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali fino alla fine della tregua con gli USA.

“Alla luce del cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il restante periodo del cessate il fuoco”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

“L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto è completamente aperto e pronto per il passaggio completo. Grazie!”, ha commentato il presidente USA Trump.


Si sta svolgendo ad Antalya, in Turchia, l’edizione annuale del Diplomacy Forum, un vertice regionale. C’è attesa per l’incontro — il terzo da marzo — tra i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Verrà discussa la tenuta del cessate il fuoco in Iran e gli sforzi successivi per il raggiungimento di un accordo duraturo nella regione.


Secondo il presidente iraniano Pezeshkian, Israele è stato “costretto a dichiarare un cessate il fuoco” a seguito di un intenso lavoro diplomatico. A tal proposito ha ringraziato il Pakistan per il ruolo ricoperto. Pezeshkian ha poi aggiunto che Israele non ha “alcun diritto di attaccare Hezbollah e altri fronti in Libano”.

Per quanto riguarda l’arma atomica, nodo cruciale dei negoziati con gli USA, Pezeshkian ha dichiarato che “l’Iran non ha mai cercato armi nucleari”.


Video diffusi da canali di informazione locali mostrano lunghe file di auto inondare le infrastrutture libanesi in direzione sud. Nonostante le richieste pervenute tanto dall’esercito quanto da esponenti di Hezbollah, diversi civili starebbero dirigendosi nelle proprie case nell’area meridionale del Paese. Ieri con l’annuncio del cessate il fuoco Israele ha affermato che non ha intenzione di ritirare le proprie truppe dal Libano.


Gli USA hanno rilasciato un comunicato [48]in cui elencano i punti salienti della tregua in Libano siglata tra Israele e governo centrale di Beirut. Il cessate il fuoco è entrato in vigore a partire dalle 23 (ora italiana) di ieri e durerà dieci giorni. «Questo periodo iniziale potrà essere prorogato di comune accordo tra Libano e Israele qualora si registrino progressi nei negoziati e il Libano dimostri concretamente la propria capacità di affermare la propria sovranità». Altri punti salienti dell’accordo sono:



Il primo ministro israeliano Netanyahu ha confermato che Israele ha accettato di implementare un cessate il fuoco in Libano, ma ha affermato che Israele rimarrà nelle aree a sud del Libano e ha chiesto il disarmo del movimento Hezbollah. Hezbollah, di contro, ha sempre rimarcato la sua disponibilità a interrompere gli attacchi in caso di tregua estesa a tutto il Paese.


L’esercito statunitense ha dichiarato che oltre 10.000 soldati americani sono stati dispiegati per implementare il blocco navale degli USA sui porti iraniani. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, nei primi tre giorni dell’operazione militare, 14 navi avrebbero invertito la rotta anziché affrontare il blocco; la marina USA tuttavia non avrebbe ancora abbordato alcuna petroliera né sparato alcun colpo.


Trump ha pubblicato una risposta al post di annuncio del cessate il fuoco in Libano in cui invita il presidente libanese Aoun e il premier israeliano Netanyahu alla Casa Bianca per svolgere colloqui di pace.

Ancora nessuna traccia di una risposta di Hezbollah all’annuncio di tregua.


Il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato [36] un cessate il fuoco tra Israele e Libano. Da quanto comunica il presidente USA, la tregua durerà 10 giorni e inizierà alle 23 di oggi.

“Ho appena avuto un’eccellente conversazione con il rispettatissimo Presidente Joseph Aoun del Libano e con il Primo Ministro Bibi Netanyahu di Israele. Questi due leader hanno concordato che, al fine di raggiungere la pace tra i loro Paesi, inizieranno formalmente un cessate il fuoco di 10 giorni alle 17:00 EST (ndr. le 23 italiane)”, si legge in un post di Trump sul social Truth. “Martedì, i due Paesi si sono incontrati per la prima volta in 34 anni qui a Washington, D.C., con il nostro stimato Segretario di Stato, Marco Rubio. Ho incaricato il Vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Rubio, insieme al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Dan Razin’ Caine, di lavorare con Israele e Libano per raggiungere una pace duratura. È stato un onore per me risolvere 9 guerre in tutto il mondo, e questa sarà la mia decima, quindi facciamolo!”.


Il Segretario del dipartimento del Tesoro USA, Scott Bessent ha annunciato alla stampa che gli Stati Uniti non intendono prorogare le esenzioni alle sanzioni al petrolio russo: “Non rinnoveremo la licenza generale relativa al petrolio russo”, ha affermato Bessent. L’annuncio arriva dopo che gli USA hanno rilasciato concessioni a diversi Paesi per acquistare gli idrocarburi russi con lo scopo di fare fronte alla crisi energetica globale, in un momento in cui risulta in discussione l’ipotesi di prorogare le esenzioni all’acquisto di gas e petrolio moscoviti.


Secondo fonti riportate dai media internazionali, il presidente libanese Joseph Aoun si sarebbe rifiutato di parlare con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. A dare la notizia sono le agenzie di stampa internazionali Reuters [37] e Associated Press [38] che citano in totale quattro anonimi funzionari governativi (rispettivamente tre e uno). Se dovesse venire confermata, la notizia smentirebbe le dichiarazioni di Trump, che aveva affermato che oggi si sarebbe tenuto un incontro tra i due leader.


Secondo una indiscrezione apparsa sull’agenzia di stampa internazionale Reuters, che menziona una fonte iraniana, Teheran starebbe valutando di consentire la riapertura della navigazione attraverso lo stretto di Hormuz da lato omanita. La concessione si inserisce nell’ambito delle proposte nei negoziati con gli USA nel caso in cui si dovesse raggiungere un accordo.


Sullo sfondo di trattative ancora in stallo, il Capo della Difesa del Pakistan, Maresciallo di Campo Assim Muneer, ha incontrato il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qhalibaf – membro della squadra negoziale della Repubblica Islamica – per cercare una mediazione per la fine della guerra. Una delegazione pakistana è arrivata ieri a Teheran per tenere colloqui con i mediatori iraniani; agli incontri  di ieri avrebbe partecipato anche il ministro degli Interni di Islamabad.


NetBlocks ha registrato come anche oggi, per il 48° giorno di fila, prosegua il blocco della linea internet in tutto l’Iran. L’impatto economico, sostiene NetBlocks, si aggira attorno agli 1,8 miliardi di dollari e si va ad aggiungere ai danni ai diritti umani per la popolazione.


Un funzionario israeliano ha confermato [42] alla CNN che oggi il primo ministro Netanyahu avrà un colloquio con il presidente libanese Joseph Aoun, confermando quanto anticipato da Trump in un post sul suo social Truth. Se la notizia fosse ufficialmente confermata, si tratterebbe dei primi colloqui di questo genere in decenni tra i due Paesi. Nel frattempo, proseguono senza sosta gli attacchi israeliani nel sud del Libano, con l’IDF che ha emanato un avviso di evacuazione urgente per la popolazione a sud del fiume Litani.



Una delegazione pakistana guidata dal capo di stato maggiore Asim Munir e dal ministro dell’Interno Mohsin Naqvi è atterrata a Teheran per portare un nuovo messaggio da Washington e discutere l’apertura di un secondo round di colloqui. L’iniziativa arriva mentre Trump afferma che un accordo sarebbe sempre più vicino, sullo sfondo del cessate il fuoco che scadrà il prossimo 22 aprile.


L’UNIFIL, la missione dell’ONU in Libano guidata dall’Italia, continua a segnalare violazioni da parte di Israele. In un post sul social X, la missione scrive che “ieri pomeriggio, un convoglio di routine che trasportava militari e civili delle forze di pace, insieme a personale essenziale, da Beirut al quartier generale dell’UNIFIL, è stato fermato dal personale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a pochi chilometri dalla sua destinazione a Naqoura”.

I veicoli dell’ONU sono stati autorizzati a proseguire, ma quelli degli appaltatori locali sono stati rispediti a Beirut “nonostante il convoglio fosse stato previamente autorizzato”, inclusi i contractor locali. UNIFIL ha denunciato che “non si tratta di un incidente isolato”; il fermo di ieri si inserisce in un contesto di costanti tentativi di bloccare le missioni di supporto umanitario da parte di Israele, con posti di blocco e revoche di autorizzazioni.


Secondo una indiscrezione del Washington Post, che cita fonti interne al Pentagono, gli USA invieranno migliaia di soldati aggiuntivi in Asia Occidentale nei prossimi giorni. Le forze in arrivo nella regione includerebbero circa 6.000 soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e diverse navi da guerra di scorta; altri 4.200 soldati, appartenenti al “Boxer Amphibious Ready Group” e alla task force dei Marines “11th Marine Expeditionary Unit”, dovrebbero arrivare verso la fine del mese.


I blocchi alla navigazione nello stretto di Hormuz hanno fatto impennare le esportazioni di petrolio della Norvegia, primo produttore europeo dopo la Russia. A marzo, la Norvegia ha guadagnato 6 miliardi di dollari dall’export di greggio, +67,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

Nel frattempo, in un’intervista a Sky News, Trump ha detto che “un accordo con l’Iran entro fine aprile è più che possibile”.


Secondo Bloomberg [31], il Pakistan ricorrerà a due ore di interruzione di corrente al giorno con l’obiettivo di contenere i costi energetici, aumentati a seguito della guerra in Asia Occidentale.


Nuovi bombardamenti israeliani hanno colpito il Libano meridionale, dove continua l’invasione terrestre. Il tutto poche ore dopo la conclusione del primo round negoziale a Washington. 

Nel frattempo, Hezbollah ha confermato di aver lanciato diversi missili sul Nord di Israele, prendendo di mira i centri di Metula, Kfar Giladi e Kiryat Shmona.  



Dal lancio dell’attacco israelo-statunitense sull’Iran, e dall’entrata in guerra della milizia libanese Hezbollah, Israele ha ucciso 2.124 persone nel Paese dei Cedri, di cui almeno 35 solo oggi. Il bilancio è stato fornito dalle autorità libanesi, che hanno specificato che 168 delle vittime risultano bambini e altri 88 operatori sanitari.


In una intervista al New York Post, il presidente USA Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere di qui ai prossimi due giorni, ma che non è ancora noto se avranno sede in Pakistan: “Abbiamo in mente un altro luogo”, ha detto Trump. “Si stanno muovendo delle cose ma non credo che sarà lì che faremo il nostro prossimo incontro”, ha aggiunto, riferendosi al Pakistan.


Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente degli USA Donald Trump ha affermato di essere “scioccato” dalla premier italiana Giorgia Meloni, criticando la sua presa di posizione a sostegno del Papa; Trump aveva dichiarato che Prevost non sarebbe stato nominato Pontefice senza il sostegno della Casa Bianca, e Meloni ha giudicato le critiche del presidente USA al Papa “inaccettabili”: “È lei che è inaccettabile”, ha detto Trump “perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”. “Giorgia Meloni non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso Paese. L’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.


La Francia e il Regno Unito terranno venerdì una video conferenza per discutere del ripristino della “libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. L’incontro virtuale sarà aperto a tutti i Paesi intenzionati a partecipare a questa “missione puramente difensiva” nello stretto.


L’agenzia libanese NNA ha riportato un primo bilancio parziale degli attacchi sferrati in mattinata da Israele, a poche ore dall’inizio dei colloqui diplomatici. Una famiglia di 3 persone è stata uccisa a causa di un bombardamento su Adloun, nel distretto di Sidone. Si registrano diversi feriti nel Libano meridionale e una decina di case distrutte.


La Cina, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha dichiarato che il blocco USA sullo stretto di Hormuz e quindi sui porti iraniani è «pericoloso e irresponsabile». Contestualmente, stando ai dati di tracciamento marittimo, la petroliera cinese Rich Starry ha sfidato il blocco navale americano, trovandosi ora sulla rotta di uscita dal Golfo dopo aver attraversato Hormuz.

«Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo stretto», ha dichiarato Jiakun. Quest’ultimo ha risposto anche alle minacce di Donald Trump, affermando che in caso di nuovi dazi Pechino «adotterà sicuramente contromisure risolute».



Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha dichiarato che l’Agenzia sarebbe “pronta ad agire” nel caso in cui dovesse rivelarsi necessario rilasciare ulteriori riserve petrolifere nel mercato. Birol ha ribadito che la guerra ha causato la peggiore crisi energetica globale di sempre e ha affermato che oltre 80 impianti petroliferi e del gas, tra cui impianti di produzione, terminali e raffinerie, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


“Le parole di Trump nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Così la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha condannato le critiche del presidente statunitense Trump al pontefice Leone XIV; Trump ha detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferraro per discutere delle dichiarazioni del ministro Tajani in merito ai bombardamenti in Libano, definiti “inaccettabili”. A dare la notizia è l’agenzia di stampa Ansa, menzionando fonti anonime.


Il Comando Centrale degli USA ha diramato una nota in cui spiega come funzionerà l’imposizione del blocco navale nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico, scattato alle 16 di oggi. La nota è stata ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha reso noto che il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera.

“Qualsiasi nave che entri o esca dall’area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura”, si legge nella nota citata da Reuters. “Il blocco non impedirà il transito di navi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”. Il blocco “comprende l’intera costa iraniana, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, porti e terminal petroliferi”.


La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che, dall’inizio del conflitto, “la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa in cui la presidente dell’esecutivo comunitario ha condannato timidamente gli attacchi israeliani in Libano, affermando che essi “rischiano di fare deragliare il processo” di pace.


Dopo il fallimento dei colloqui di pace tra USA e Iran e l’annuncio di Trump sul blocco dei porti iraniani, il prezzo del gas è cresciuto notevolmente sui mercati internazionali. Sulla piazza TTF di Amsterdam i contratti future sul mese di maggio hanno registrato dei rialzi fino al 10%, arrivando a 48 euro al MWh. Si prospettano ulteriori rincari in Europa.


Papa Leone XIV ha dichiarato all’emittente NBC di non aver “alcun timore dell’amministrazione Trump” e aggiunto che “non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui lui potrebbe intenderla, ma credo nel messaggio del Vangelo, come operatore di pace”. Nelle scorse ore Trump aveva detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Le forze armate iraniane hanno dichiarato al quotidiano locale IRIB che il blocco USA dei porti è un atto “illegale” e che di conseguenza i porti del Golfo Arabico e del Mare di Oman saranno aperti “per tutti o per nessuno”. “L’esercizio della sovranità della Repubblica isrlamica dell’Iran nelle acque territoriali del nostro Paese è un diritto naturale della nazione iraniana” hanno dichiarato. “L’imposizione criminale da parte degli Stati Uniti di restrizioni alla circolazione delle navi nelle acque internazionali è un atto illegale e equivale a pirateria”.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.



Nella notte, Trump “Considerato il grave stato di frammentazione del governo iraniano, cosa peraltro non inaspettata, e su richiesta del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere l’attacco all’Iran fino a quando i suoi leader e rappresentanti non presenteranno una proposta unitaria”. Così il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato la proroga del cessate il fuoco con l’Iran, che sarebbe dovuto scadere alle 1.50 di mercoledì 22 aprile. “Ho pertanto ordinato alle nostre forze armate di proseguire il blocco e, per il resto, di rimanere pronte e operative, estendendo di conseguenza il cessate il fuoco fino a quando la loro proposta non sarà presentata e le discussioni non saranno concluse, in un modo o nell’altro”. Ancora in bilico, invece, lo svolgimento dei colloqui, organizzati per domani a Islamabad.


L’ipotesi di colloqui tra USA e Iran rimane ancora in bilico. I media iraniani riportano una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri, che ha affermato che il Paese non ha ancora preso una decisione sull’invio di funzionari al possibile incontro a Islamabad, previsto domani; la Repubblica Islamica contesta la contraddittorietà delle dichiarazioni statunitensi in merito all’invio della propria delegazione in Pakistan. Intanto, la CNN riporta che Trump avrebbe sospeso temporaneamente il viaggio di Vance a Islamabad, attendendo conferme iraniane.


I Paesi dell’UE hanno concordato di estendere le sanzioni contro l’Iran per includere i responsabili del blocco dello Stretto di Hormuz. A dare la notizia a margine del Consiglio Esteri dell’UE è l’Alta Rappresentante Kaja Kallas. Kallas ha aggiunto di aver chiesto ai ministri degli esteri di rafforzare la missione navale dell’UE Aspides, attiva nel Mar Rosso contro il gruppo yemenita Ansar Allah, meglio noto con il nome di Houthi.


Nella notte, le forze statunitensi hanno abbordato la M/T Tifani, nave inserita nella lista delle sanzioni internazionali all’Iran. Gli USA sostengono che la nave verrebbe utilizzata per commerciare petrolio verso l’Asia.


Iran Air ha annunciato da domani il ripristino dei voli interni, dopo cinquanta giorni di stop. Stando all’agenzia Tasnim, il primo volo sarà Teheran-Mashhad.

Nel frattempo, in Europa il commissario all’Energia Dan Jorgensen mette i cittadini in guardia da “un’estate difficile” a causa dell’incertezza sui mercati energetici.


Oggi è previsto l’incontro dei ministri degli Esteri dell’UE. Sul tavolo c’è anche la richiesta avanzata da Spagna, Slovenia e Irlanda di sospendere l’accordo di cooperazione con Israele. Servirà l’unanimità dei 27 Paesi membri. Pochi giorni fa la petizione nata dal basso con l’obiettivo di sospendere l’intesa commerciale tra UE e Israele ha raggiunto [59] il milione di firme, obbligando la Commissione a considerare la richiesta.



Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco, le operazioni delle IDF nel sud del Paese non accennano infatti a fermarsi, con l’esercito che continua a portare avanti le operazioni di demolizione delle abitazioni in quella che ha definito “linea gialla”. Intanto, Washington ha spianato la strada per un nuovo confronto tra rappresentanti libanesi e israeliani, che anche questa volta vedrebbe escluso Hezbollah dai tavoli.


Il ministero dell’Economia austriaco ha annunciato che OMV, il maggiore produttore di petrolio del Paese, ha acquistato 56.000 tonnellate di petrolio greggio dalla riserva obbligatoria di emergenza per stabilizzare il mercato.


Il presidente degli USA Trump ha affermato in una intervista telefonica al quotidiano Bloomberg che ritiene “molto improbabile” una estensione della tregua con l’Iran, che scadrà nella sera di mercoledì. Trump ha aggiunto che anche JD Vance parteciperà agli incontri di Islamabad che inizieranno oggi. A tal proposito, l’emittente statunitense Fox News ha affermato che oggi verrà firmato un accordo a Islamabad, senza fornire ulteriori specifiche.


L’Autorità per l’aviazione civile del Qatar (QCAA) ha annunciato che le compagnie aeree straniere riprenderanno gradualmente i voli da e per l’aeroporto internazionale di Hamad. La decisione “fa seguito a una valutazione completa della situazione, condotta in coordinamento con tutti gli enti nazionali competenti, al fine di garantire i massimi livelli di prontezza ed efficienza operativa”, si legge in una nota diffusa dalla compagnia.


Islamabad si sta preparando per un ciclo di negoziati previsto per oggi, e da quanto riporta l’emittente Al Jazeera sarebbe pronta a ricevere delegazioni di ambo le parti; nonostante ciò, l’Iran non ha dato segnali di apertura per la ripresa dei dialoghi e – almeno per ora – continua a fare fede la dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri di questa mattina, il quale ha dichiarato che il Paese non ha intenzione di partecipare a questa nuova tornata di negoziati a causa delle violazioni del cessate il fuoco statunitensi.


Il gruppo di coordinamento per il petrolio si riunirà nel fine settimana, quando è previsto anche il vertice del Consiglio europeo. L’approvvigionamento di carburante resta una priorità, su cui l’UE prova a rassicurare: “abbiamo una capacità significativa di raffinazione del petrolio greggio e di produzione di carburante per aerei”, spiega un portavoce della Commissione.


L’agenzia Tasnim [51] riporta che due persone, accusate di lavorare per il mossad israeliano, sono state giustiziate questa mattina in Iran.


Il Ministero degli Esteri iraniano ha affermato che Teheran non ha in programma un nuovo ciclo di colloqui negoziali con gli Stati Uniti. Il portavoce del ministero ha poi denunciato violazioni del cessate il fuoco da parte degli USA sin dall’inizio della sua implementazione. «Gli Stati Uniti non stanno imparando la lezione e questo non porterà mai a buoni risultati», ha aggiunto.


Il Comando Centrale USA ha pubblicato un video dell’assalto condotto contro la nave iraniana Touska, accusata di aver tentato di forzare il blocco marino statunitense.



Non c’è ancora conferma ufficiale sull’invio di una delegazione iraniana ai negoziati di Islamabad, previsti per i prossimi giorni e annunciati dagli Stati Uniti. Le agenzie iraniane Fars e Tasnim riportano incertezze e scetticismo: Teheran non avrebbe preso una decisione definitiva e giudica le prospettive dei colloqui poco positive. Secondo fonti interne, l’Iran non intende partecipare finché gli Usa manterranno il blocco navale sui suoi porti, né prendere in considerazione ulteriori incontri. Anche l’emittente statale Irib segnala l’assenza di conferme ufficiali, mentre fonti citate dalla Cnn indicano un possibile arrivo della delegazione martedì.


Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato in una telefonata al New York Post che Steve Witkoff e Jared Kushner guideranno la delegazione statunitense diretta a Islamabad per una nuova tornata di negoziati volta a fermare la guerra con l’Iran. Confermata anche la partecipazione del vicepresidente James David Vance, presente anche nel precedente round. Trump ha lasciato aperta la possibilità di un suo viaggio successivo in caso di progressi. La telefonata si è conclusa bruscamente per impegni con alti ufficiali militari.


Secondo i dati del sito di tracciamento navale MarineTraffic, nello Stretto di Hormuz non risulterebbero al momento navi in transito. La BBC segnala che molte imbarcazioni risultano ancorate nel Golfo, soprattutto al largo di Oman ed Emirati Arabi Uniti. Dopo che due navi battenti bandiera indiana hanno riferito di essere state attaccate durante il passaggio, il traffico marittimo si sarebbe interrotto nelle prime ore di oggi, domenica 19 aprile. Una petroliera cinese e una nave gasiera indiana erano state avvistate in transito verso est, ma sarebbero state respinte, e da mezzanotte nessuna nave è entrata o uscita dal Golfo.


Le Forze di Difesa Israeliane stanno portando avanti la distruzione sistematica di diversi villaggi nel sud del Libano nonostante sia in vigore un cessate il fuoco. Secondo dichiarazioni di comandanti militari ad Haaretz, l’operazione includerebbe la demolizione di case civili, edifici pubblici e scuole nell’ambito di una strategia definita di “bonifica dell’area”. Decine di mezzi pesanti, tra cui escavatori gestiti da appaltatori privati retribuiti per numero di strutture abbattute, sono stati impiegati nelle ultime settimane. Alcuni operatori avrebbero già lavorato a Gaza, e in un villaggio sarebbero attivi circa 20 escavatori contemporaneamente.


Il generale Mohammed al-Atifi, ministro della Difesa del governo yemenita guidato dagli Houthi, ha dichiarato lo «stato di massima allerta» contro possibili aggressioni. Ha rivendicato l’efficacia dell’«asse della resistenza» contro Israele e Stati Uniti. A fine marzo, gli Houthi sono entrati nel conflitto legato all’Iran, lanciando missili e droni contro Israele. Il gruppo ha promesso di proseguire gli attacchi, puntando su obiettivi militari e minacciando anche il traffico marittimo nel Mar Rosso.



Una pattuglia dell’UNIFIL è stata presa di mira nel sud del Libano mentre era impegnata in attività di sminamento. Un soldato francese è morto e altri tre sono rimasti feriti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato Hezbollah dell’attacco; nel frattempo le Nazioni Unite hanno avviato un’indagine per fare luce sull’accaduto.

Il movimento libanese ha respinto le accuse.


Lo United States Central Command (CENTCOM) ha ribadito che le forze navali statunitensi stanno continuando il blocco marittimo nei confronti dei porti iraniani, nonostante ciò ha provocato la richiusura dello Stretto di Hormuz.


Il comando militare congiunto delle Guardie Rivoluzionarie ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che il controllo dello Stretto di Hormuz è «tornato al suo stato precedente» a causa del blocco imposto ai porti iraniani dagli Stati Uniti, che hanno «continuato ad commettere atti di pirateria e furto marittimo con il pretesto di un cosiddetto blocco». Lo Stretto di Hormuz è dunque ora «sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate», si legge nel comunicato, in cui si annuncia che la situazione rimarrà tale «fino a quando gli Stati Uniti non ripristineranno la piena libertà di navigazione per le navi che viaggiano dall’Iran verso le loro destinazioni e viceversa».



Si è concluso il vertice internazionale sullo Stretto di Hormuz. “L’Italia è pronta a fare la sua parte” ma “è chiaro che una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità” e previa “un’autorizzazione parlamentare”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine dell’incontro.

Pochi minuti prima le autorità iraniane avevano scelto di aprire lo stretto. Se la concessione dovesse reggere, i leader europei dovranno decidere se e come attuare questa “missione esclusivamente difensiva” promossa da Francia e Germania.

Al vertice l’Unione europea è stata rappresentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che si è detta pronta a rafforzare la missione Aspides [47]. Quest’ultima è già operativa da due anni nel Mar Rosso, “a difesa di un principio: la libertà e la sicurezza della navigazione”, come spiegato ai tempi dal capo della Farnesina Antonio Tajani.


“Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz è finita, ho ricevuto una chiamata dalla NATO che chiedeva se avremmo avuto bisogno di aiuto. HO DETTO CHE SI TENGANO LONTANI, A MENO CHE VOGLIANO SOLO CARICARE LE LORO NAVI DI PETROLIO. Sono stati inutili quando servivano, una Tigre di Carta!”. Lo ha dichiarato Trump su Truth.


L’Iran ha appena annunciato l’apertura dello stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali fino alla fine della tregua con gli USA.

“Alla luce del cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il restante periodo del cessate il fuoco”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

“L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto è completamente aperto e pronto per il passaggio completo. Grazie!”, ha commentato il presidente USA Trump.


Si sta svolgendo ad Antalya, in Turchia, l’edizione annuale del Diplomacy Forum, un vertice regionale. C’è attesa per l’incontro — il terzo da marzo — tra i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Verrà discussa la tenuta del cessate il fuoco in Iran e gli sforzi successivi per il raggiungimento di un accordo duraturo nella regione.


Secondo il presidente iraniano Pezeshkian, Israele è stato “costretto a dichiarare un cessate il fuoco” a seguito di un intenso lavoro diplomatico. A tal proposito ha ringraziato il Pakistan per il ruolo ricoperto. Pezeshkian ha poi aggiunto che Israele non ha “alcun diritto di attaccare Hezbollah e altri fronti in Libano”.

Per quanto riguarda l’arma atomica, nodo cruciale dei negoziati con gli USA, Pezeshkian ha dichiarato che “l’Iran non ha mai cercato armi nucleari”.


Video diffusi da canali di informazione locali mostrano lunghe file di auto inondare le infrastrutture libanesi in direzione sud. Nonostante le richieste pervenute tanto dall’esercito quanto da esponenti di Hezbollah, diversi civili starebbero dirigendosi nelle proprie case nell’area meridionale del Paese. Ieri con l’annuncio del cessate il fuoco Israele ha affermato che non ha intenzione di ritirare le proprie truppe dal Libano.


Gli USA hanno rilasciato un comunicato [48]in cui elencano i punti salienti della tregua in Libano siglata tra Israele e governo centrale di Beirut. Il cessate il fuoco è entrato in vigore a partire dalle 23 (ora italiana) di ieri e durerà dieci giorni. «Questo periodo iniziale potrà essere prorogato di comune accordo tra Libano e Israele qualora si registrino progressi nei negoziati e il Libano dimostri concretamente la propria capacità di affermare la propria sovranità». Altri punti salienti dell’accordo sono:



Il primo ministro israeliano Netanyahu ha confermato che Israele ha accettato di implementare un cessate il fuoco in Libano, ma ha affermato che Israele rimarrà nelle aree a sud del Libano e ha chiesto il disarmo del movimento Hezbollah. Hezbollah, di contro, ha sempre rimarcato la sua disponibilità a interrompere gli attacchi in caso di tregua estesa a tutto il Paese.


L’esercito statunitense ha dichiarato che oltre 10.000 soldati americani sono stati dispiegati per implementare il blocco navale degli USA sui porti iraniani. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, nei primi tre giorni dell’operazione militare, 14 navi avrebbero invertito la rotta anziché affrontare il blocco; la marina USA tuttavia non avrebbe ancora abbordato alcuna petroliera né sparato alcun colpo.


Trump ha pubblicato una risposta al post di annuncio del cessate il fuoco in Libano in cui invita il presidente libanese Aoun e il premier israeliano Netanyahu alla Casa Bianca per svolgere colloqui di pace.

Ancora nessuna traccia di una risposta di Hezbollah all’annuncio di tregua.


Il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato [36] un cessate il fuoco tra Israele e Libano. Da quanto comunica il presidente USA, la tregua durerà 10 giorni e inizierà alle 23 di oggi.

“Ho appena avuto un’eccellente conversazione con il rispettatissimo Presidente Joseph Aoun del Libano e con il Primo Ministro Bibi Netanyahu di Israele. Questi due leader hanno concordato che, al fine di raggiungere la pace tra i loro Paesi, inizieranno formalmente un cessate il fuoco di 10 giorni alle 17:00 EST (ndr. le 23 italiane)”, si legge in un post di Trump sul social Truth. “Martedì, i due Paesi si sono incontrati per la prima volta in 34 anni qui a Washington, D.C., con il nostro stimato Segretario di Stato, Marco Rubio. Ho incaricato il Vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Rubio, insieme al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Dan Razin’ Caine, di lavorare con Israele e Libano per raggiungere una pace duratura. È stato un onore per me risolvere 9 guerre in tutto il mondo, e questa sarà la mia decima, quindi facciamolo!”.


Il Segretario del dipartimento del Tesoro USA, Scott Bessent ha annunciato alla stampa che gli Stati Uniti non intendono prorogare le esenzioni alle sanzioni al petrolio russo: “Non rinnoveremo la licenza generale relativa al petrolio russo”, ha affermato Bessent. L’annuncio arriva dopo che gli USA hanno rilasciato concessioni a diversi Paesi per acquistare gli idrocarburi russi con lo scopo di fare fronte alla crisi energetica globale, in un momento in cui risulta in discussione l’ipotesi di prorogare le esenzioni all’acquisto di gas e petrolio moscoviti.


Secondo fonti riportate dai media internazionali, il presidente libanese Joseph Aoun si sarebbe rifiutato di parlare con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. A dare la notizia sono le agenzie di stampa internazionali Reuters [37] e Associated Press [38] che citano in totale quattro anonimi funzionari governativi (rispettivamente tre e uno). Se dovesse venire confermata, la notizia smentirebbe le dichiarazioni di Trump, che aveva affermato che oggi si sarebbe tenuto un incontro tra i due leader.


Secondo una indiscrezione apparsa sull’agenzia di stampa internazionale Reuters, che menziona una fonte iraniana, Teheran starebbe valutando di consentire la riapertura della navigazione attraverso lo stretto di Hormuz da lato omanita. La concessione si inserisce nell’ambito delle proposte nei negoziati con gli USA nel caso in cui si dovesse raggiungere un accordo.


Sullo sfondo di trattative ancora in stallo, il Capo della Difesa del Pakistan, Maresciallo di Campo Assim Muneer, ha incontrato il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qhalibaf – membro della squadra negoziale della Repubblica Islamica – per cercare una mediazione per la fine della guerra. Una delegazione pakistana è arrivata ieri a Teheran per tenere colloqui con i mediatori iraniani; agli incontri  di ieri avrebbe partecipato anche il ministro degli Interni di Islamabad.


NetBlocks ha registrato come anche oggi, per il 48° giorno di fila, prosegua il blocco della linea internet in tutto l’Iran. L’impatto economico, sostiene NetBlocks, si aggira attorno agli 1,8 miliardi di dollari e si va ad aggiungere ai danni ai diritti umani per la popolazione.


Un funzionario israeliano ha confermato [42] alla CNN che oggi il primo ministro Netanyahu avrà un colloquio con il presidente libanese Joseph Aoun, confermando quanto anticipato da Trump in un post sul suo social Truth. Se la notizia fosse ufficialmente confermata, si tratterebbe dei primi colloqui di questo genere in decenni tra i due Paesi. Nel frattempo, proseguono senza sosta gli attacchi israeliani nel sud del Libano, con l’IDF che ha emanato un avviso di evacuazione urgente per la popolazione a sud del fiume Litani.



Una delegazione pakistana guidata dal capo di stato maggiore Asim Munir e dal ministro dell’Interno Mohsin Naqvi è atterrata a Teheran per portare un nuovo messaggio da Washington e discutere l’apertura di un secondo round di colloqui. L’iniziativa arriva mentre Trump afferma che un accordo sarebbe sempre più vicino, sullo sfondo del cessate il fuoco che scadrà il prossimo 22 aprile.


L’UNIFIL, la missione dell’ONU in Libano guidata dall’Italia, continua a segnalare violazioni da parte di Israele. In un post sul social X, la missione scrive che “ieri pomeriggio, un convoglio di routine che trasportava militari e civili delle forze di pace, insieme a personale essenziale, da Beirut al quartier generale dell’UNIFIL, è stato fermato dal personale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a pochi chilometri dalla sua destinazione a Naqoura”.

I veicoli dell’ONU sono stati autorizzati a proseguire, ma quelli degli appaltatori locali sono stati rispediti a Beirut “nonostante il convoglio fosse stato previamente autorizzato”, inclusi i contractor locali. UNIFIL ha denunciato che “non si tratta di un incidente isolato”; il fermo di ieri si inserisce in un contesto di costanti tentativi di bloccare le missioni di supporto umanitario da parte di Israele, con posti di blocco e revoche di autorizzazioni.


Secondo una indiscrezione del Washington Post, che cita fonti interne al Pentagono, gli USA invieranno migliaia di soldati aggiuntivi in Asia Occidentale nei prossimi giorni. Le forze in arrivo nella regione includerebbero circa 6.000 soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e diverse navi da guerra di scorta; altri 4.200 soldati, appartenenti al “Boxer Amphibious Ready Group” e alla task force dei Marines “11th Marine Expeditionary Unit”, dovrebbero arrivare verso la fine del mese.


I blocchi alla navigazione nello stretto di Hormuz hanno fatto impennare le esportazioni di petrolio della Norvegia, primo produttore europeo dopo la Russia. A marzo, la Norvegia ha guadagnato 6 miliardi di dollari dall’export di greggio, +67,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

Nel frattempo, in un’intervista a Sky News, Trump ha detto che “un accordo con l’Iran entro fine aprile è più che possibile”.


Secondo Bloomberg [31], il Pakistan ricorrerà a due ore di interruzione di corrente al giorno con l’obiettivo di contenere i costi energetici, aumentati a seguito della guerra in Asia Occidentale.


Nuovi bombardamenti israeliani hanno colpito il Libano meridionale, dove continua l’invasione terrestre. Il tutto poche ore dopo la conclusione del primo round negoziale a Washington. 

Nel frattempo, Hezbollah ha confermato di aver lanciato diversi missili sul Nord di Israele, prendendo di mira i centri di Metula, Kfar Giladi e Kiryat Shmona.  



Dal lancio dell’attacco israelo-statunitense sull’Iran, e dall’entrata in guerra della milizia libanese Hezbollah, Israele ha ucciso 2.124 persone nel Paese dei Cedri, di cui almeno 35 solo oggi. Il bilancio è stato fornito dalle autorità libanesi, che hanno specificato che 168 delle vittime risultano bambini e altri 88 operatori sanitari.


In una intervista al New York Post, il presidente USA Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere di qui ai prossimi due giorni, ma che non è ancora noto se avranno sede in Pakistan: “Abbiamo in mente un altro luogo”, ha detto Trump. “Si stanno muovendo delle cose ma non credo che sarà lì che faremo il nostro prossimo incontro”, ha aggiunto, riferendosi al Pakistan.


Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente degli USA Donald Trump ha affermato di essere “scioccato” dalla premier italiana Giorgia Meloni, criticando la sua presa di posizione a sostegno del Papa; Trump aveva dichiarato che Prevost non sarebbe stato nominato Pontefice senza il sostegno della Casa Bianca, e Meloni ha giudicato le critiche del presidente USA al Papa “inaccettabili”: “È lei che è inaccettabile”, ha detto Trump “perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”. “Giorgia Meloni non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso Paese. L’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.


La Francia e il Regno Unito terranno venerdì una video conferenza per discutere del ripristino della “libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. L’incontro virtuale sarà aperto a tutti i Paesi intenzionati a partecipare a questa “missione puramente difensiva” nello stretto.


L’agenzia libanese NNA ha riportato un primo bilancio parziale degli attacchi sferrati in mattinata da Israele, a poche ore dall’inizio dei colloqui diplomatici. Una famiglia di 3 persone è stata uccisa a causa di un bombardamento su Adloun, nel distretto di Sidone. Si registrano diversi feriti nel Libano meridionale e una decina di case distrutte.


La Cina, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha dichiarato che il blocco USA sullo stretto di Hormuz e quindi sui porti iraniani è «pericoloso e irresponsabile». Contestualmente, stando ai dati di tracciamento marittimo, la petroliera cinese Rich Starry ha sfidato il blocco navale americano, trovandosi ora sulla rotta di uscita dal Golfo dopo aver attraversato Hormuz.

«Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo stretto», ha dichiarato Jiakun. Quest’ultimo ha risposto anche alle minacce di Donald Trump, affermando che in caso di nuovi dazi Pechino «adotterà sicuramente contromisure risolute».



Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha dichiarato che l’Agenzia sarebbe “pronta ad agire” nel caso in cui dovesse rivelarsi necessario rilasciare ulteriori riserve petrolifere nel mercato. Birol ha ribadito che la guerra ha causato la peggiore crisi energetica globale di sempre e ha affermato che oltre 80 impianti petroliferi e del gas, tra cui impianti di produzione, terminali e raffinerie, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


“Le parole di Trump nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Così la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha condannato le critiche del presidente statunitense Trump al pontefice Leone XIV; Trump ha detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferraro per discutere delle dichiarazioni del ministro Tajani in merito ai bombardamenti in Libano, definiti “inaccettabili”. A dare la notizia è l’agenzia di stampa Ansa, menzionando fonti anonime.


Il Comando Centrale degli USA ha diramato una nota in cui spiega come funzionerà l’imposizione del blocco navale nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico, scattato alle 16 di oggi. La nota è stata ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha reso noto che il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera.

“Qualsiasi nave che entri o esca dall’area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura”, si legge nella nota citata da Reuters. “Il blocco non impedirà il transito di navi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”. Il blocco “comprende l’intera costa iraniana, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, porti e terminal petroliferi”.


La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che, dall’inizio del conflitto, “la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa in cui la presidente dell’esecutivo comunitario ha condannato timidamente gli attacchi israeliani in Libano, affermando che essi “rischiano di fare deragliare il processo” di pace.


Dopo il fallimento dei colloqui di pace tra USA e Iran e l’annuncio di Trump sul blocco dei porti iraniani, il prezzo del gas è cresciuto notevolmente sui mercati internazionali. Sulla piazza TTF di Amsterdam i contratti future sul mese di maggio hanno registrato dei rialzi fino al 10%, arrivando a 48 euro al MWh. Si prospettano ulteriori rincari in Europa.


Papa Leone XIV ha dichiarato all’emittente NBC di non aver “alcun timore dell’amministrazione Trump” e aggiunto che “non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui lui potrebbe intenderla, ma credo nel messaggio del Vangelo, come operatore di pace”. Nelle scorse ore Trump aveva detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Le forze armate iraniane hanno dichiarato al quotidiano locale IRIB che il blocco USA dei porti è un atto “illegale” e che di conseguenza i porti del Golfo Arabico e del Mare di Oman saranno aperti “per tutti o per nessuno”. “L’esercizio della sovranità della Repubblica isrlamica dell’Iran nelle acque territoriali del nostro Paese è un diritto naturale della nazione iraniana” hanno dichiarato. “L’imposizione criminale da parte degli Stati Uniti di restrizioni alla circolazione delle navi nelle acque internazionali è un atto illegale e equivale a pirateria”.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.



I media di Stato iraniani riportano una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, riguardo alla estensione della tregua con gli USA; L’Iran, precisano i medesimi media, non ha fornito risposte dirette alla proposta di estensione del cessate il fuoco: “La Repubblica Islamica dell’Iran, monitorando attentamente gli sviluppi sul campo e in ambito politico, adotta le misure necessarie per proteggere gli interessi e la sicurezza nazionale dell’Iran, e le forze armate sono pienamente vigili e pronte a una difesa totale e decisa dell’integrità dell’Iran contro qualsiasi minaccia e atto di ostilità”, si legge nel comunicato.


L’esercito israeliano ha riferito di aver arrestato una quarantina di coloni che avevano superato il confine con la Siria e si stavano addentrando nel Paese. I soggetti sono stati consegnati alla polizia israeliana. “L’IDF condanna fermamente l’incidente e sottolinea che si tratta di un evento grave che costituisce un reato penale che mette in pericolo i cittadini e le forze dell’IDF” ha scritto l’esercito.


Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la morte di un secondo soldato francese parte del contingente UNIFIL attaccato la scorsa settimana. L’attacco si era verificato lo scorso sabato nella zona di Ghandouriyeh a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, ed è stato attribuito a Hezbollah, che tuttavia ha affermato di non essere legato all’incidente. Il soldato era stato rimpatriato per ricevere cure.


L’ufficio del presidente libanese Joseph Aoun ha rilasciato un comunicato in cui annuncia che sono in corso dialoghi per l’estensione del cessate il fuoco in Libano. Washington, intanto, sta preparandosi a ricevere rappresentanti israeliani e libanesi per una seconda di colloqui, che si dovrebbe tenere domani presso il Dipartimento di Stato. Agli incontri, come nella prima occasione, non saranno presenti rappresentanti di Hezbollah. Continuano infatti gli scontri tra Israele e il gruppo libanese, mentre l’esercito di Tel Aviv rimane stazionato nel sud del Paese.


I pasdaran hanno annunciato di aver attaccato e sequestrato due navi, che avrebbero tentato di attraversare lo stretto di Hormuz senza autorizzazione. Si tratta della MSC-Francesca e della Epaminondas, trasferite nelle acque territoriali iraniane.


Il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto, è intervenuto alla Camera sulla possibilità di dispiegare una forza europea nello Stretto di Hormuz. “Anche in Mar Rosso e nell’Oceano Indiano siamo all’interno di una coalizione e siamo lì come Europa, ma mi preme dire che ad oggi, in entrambe le operazioni, ci sono solo navi italiane”. Il riferimento è alle missioni Aspides, nel Mar Rosso, e Atlanta, nell’Oceano Indiano. 



Nella notte, Trump “Considerato il grave stato di frammentazione del governo iraniano, cosa peraltro non inaspettata, e su richiesta del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere l’attacco all’Iran fino a quando i suoi leader e rappresentanti non presenteranno una proposta unitaria”. Così il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato la proroga del cessate il fuoco con l’Iran, che sarebbe dovuto scadere alle 1.50 di mercoledì 22 aprile. “Ho pertanto ordinato alle nostre forze armate di proseguire il blocco e, per il resto, di rimanere pronte e operative, estendendo di conseguenza il cessate il fuoco fino a quando la loro proposta non sarà presentata e le discussioni non saranno concluse, in un modo o nell’altro”. Ancora in bilico, invece, lo svolgimento dei colloqui, organizzati per domani a Islamabad.


L’ipotesi di colloqui tra USA e Iran rimane ancora in bilico. I media iraniani riportano una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri, che ha affermato che il Paese non ha ancora preso una decisione sull’invio di funzionari al possibile incontro a Islamabad, previsto domani; la Repubblica Islamica contesta la contraddittorietà delle dichiarazioni statunitensi in merito all’invio della propria delegazione in Pakistan. Intanto, la CNN riporta che Trump avrebbe sospeso temporaneamente il viaggio di Vance a Islamabad, attendendo conferme iraniane.


I Paesi dell’UE hanno concordato di estendere le sanzioni contro l’Iran per includere i responsabili del blocco dello Stretto di Hormuz. A dare la notizia a margine del Consiglio Esteri dell’UE è l’Alta Rappresentante Kaja Kallas. Kallas ha aggiunto di aver chiesto ai ministri degli esteri di rafforzare la missione navale dell’UE Aspides, attiva nel Mar Rosso contro il gruppo yemenita Ansar Allah, meglio noto con il nome di Houthi.


Nella notte, le forze statunitensi hanno abbordato la M/T Tifani, nave inserita nella lista delle sanzioni internazionali all’Iran. Gli USA sostengono che la nave verrebbe utilizzata per commerciare petrolio verso l’Asia.


Iran Air ha annunciato da domani il ripristino dei voli interni, dopo cinquanta giorni di stop. Stando all’agenzia Tasnim, il primo volo sarà Teheran-Mashhad.

Nel frattempo, in Europa il commissario all’Energia Dan Jorgensen mette i cittadini in guardia da “un’estate difficile” a causa dell’incertezza sui mercati energetici.


Oggi è previsto l’incontro dei ministri degli Esteri dell’UE. Sul tavolo c’è anche la richiesta avanzata da Spagna, Slovenia e Irlanda di sospendere l’accordo di cooperazione con Israele. Servirà l’unanimità dei 27 Paesi membri. Pochi giorni fa la petizione nata dal basso con l’obiettivo di sospendere l’intesa commerciale tra UE e Israele ha raggiunto [59] il milione di firme, obbligando la Commissione a considerare la richiesta.



Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco, le operazioni delle IDF nel sud del Paese non accennano infatti a fermarsi, con l’esercito che continua a portare avanti le operazioni di demolizione delle abitazioni in quella che ha definito “linea gialla”. Intanto, Washington ha spianato la strada per un nuovo confronto tra rappresentanti libanesi e israeliani, che anche questa volta vedrebbe escluso Hezbollah dai tavoli.


Il ministero dell’Economia austriaco ha annunciato che OMV, il maggiore produttore di petrolio del Paese, ha acquistato 56.000 tonnellate di petrolio greggio dalla riserva obbligatoria di emergenza per stabilizzare il mercato.


Il presidente degli USA Trump ha affermato in una intervista telefonica al quotidiano Bloomberg che ritiene “molto improbabile” una estensione della tregua con l’Iran, che scadrà nella sera di mercoledì. Trump ha aggiunto che anche JD Vance parteciperà agli incontri di Islamabad che inizieranno oggi. A tal proposito, l’emittente statunitense Fox News ha affermato che oggi verrà firmato un accordo a Islamabad, senza fornire ulteriori specifiche.


L’Autorità per l’aviazione civile del Qatar (QCAA) ha annunciato che le compagnie aeree straniere riprenderanno gradualmente i voli da e per l’aeroporto internazionale di Hamad. La decisione “fa seguito a una valutazione completa della situazione, condotta in coordinamento con tutti gli enti nazionali competenti, al fine di garantire i massimi livelli di prontezza ed efficienza operativa”, si legge in una nota diffusa dalla compagnia.


Islamabad si sta preparando per un ciclo di negoziati previsto per oggi, e da quanto riporta l’emittente Al Jazeera sarebbe pronta a ricevere delegazioni di ambo le parti; nonostante ciò, l’Iran non ha dato segnali di apertura per la ripresa dei dialoghi e – almeno per ora – continua a fare fede la dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri di questa mattina, il quale ha dichiarato che il Paese non ha intenzione di partecipare a questa nuova tornata di negoziati a causa delle violazioni del cessate il fuoco statunitensi.


Il gruppo di coordinamento per il petrolio si riunirà nel fine settimana, quando è previsto anche il vertice del Consiglio europeo. L’approvvigionamento di carburante resta una priorità, su cui l’UE prova a rassicurare: “abbiamo una capacità significativa di raffinazione del petrolio greggio e di produzione di carburante per aerei”, spiega un portavoce della Commissione.


L’agenzia Tasnim [51] riporta che due persone, accusate di lavorare per il mossad israeliano, sono state giustiziate questa mattina in Iran.


Il Ministero degli Esteri iraniano ha affermato che Teheran non ha in programma un nuovo ciclo di colloqui negoziali con gli Stati Uniti. Il portavoce del ministero ha poi denunciato violazioni del cessate il fuoco da parte degli USA sin dall’inizio della sua implementazione. «Gli Stati Uniti non stanno imparando la lezione e questo non porterà mai a buoni risultati», ha aggiunto.


Il Comando Centrale USA ha pubblicato un video dell’assalto condotto contro la nave iraniana Touska, accusata di aver tentato di forzare il blocco marino statunitense.



Non c’è ancora conferma ufficiale sull’invio di una delegazione iraniana ai negoziati di Islamabad, previsti per i prossimi giorni e annunciati dagli Stati Uniti. Le agenzie iraniane Fars e Tasnim riportano incertezze e scetticismo: Teheran non avrebbe preso una decisione definitiva e giudica le prospettive dei colloqui poco positive. Secondo fonti interne, l’Iran non intende partecipare finché gli Usa manterranno il blocco navale sui suoi porti, né prendere in considerazione ulteriori incontri. Anche l’emittente statale Irib segnala l’assenza di conferme ufficiali, mentre fonti citate dalla Cnn indicano un possibile arrivo della delegazione martedì.


Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato in una telefonata al New York Post che Steve Witkoff e Jared Kushner guideranno la delegazione statunitense diretta a Islamabad per una nuova tornata di negoziati volta a fermare la guerra con l’Iran. Confermata anche la partecipazione del vicepresidente James David Vance, presente anche nel precedente round. Trump ha lasciato aperta la possibilità di un suo viaggio successivo in caso di progressi. La telefonata si è conclusa bruscamente per impegni con alti ufficiali militari.


Secondo i dati del sito di tracciamento navale MarineTraffic, nello Stretto di Hormuz non risulterebbero al momento navi in transito. La BBC segnala che molte imbarcazioni risultano ancorate nel Golfo, soprattutto al largo di Oman ed Emirati Arabi Uniti. Dopo che due navi battenti bandiera indiana hanno riferito di essere state attaccate durante il passaggio, il traffico marittimo si sarebbe interrotto nelle prime ore di oggi, domenica 19 aprile. Una petroliera cinese e una nave gasiera indiana erano state avvistate in transito verso est, ma sarebbero state respinte, e da mezzanotte nessuna nave è entrata o uscita dal Golfo.


Le Forze di Difesa Israeliane stanno portando avanti la distruzione sistematica di diversi villaggi nel sud del Libano nonostante sia in vigore un cessate il fuoco. Secondo dichiarazioni di comandanti militari ad Haaretz, l’operazione includerebbe la demolizione di case civili, edifici pubblici e scuole nell’ambito di una strategia definita di “bonifica dell’area”. Decine di mezzi pesanti, tra cui escavatori gestiti da appaltatori privati retribuiti per numero di strutture abbattute, sono stati impiegati nelle ultime settimane. Alcuni operatori avrebbero già lavorato a Gaza, e in un villaggio sarebbero attivi circa 20 escavatori contemporaneamente.


Il generale Mohammed al-Atifi, ministro della Difesa del governo yemenita guidato dagli Houthi, ha dichiarato lo «stato di massima allerta» contro possibili aggressioni. Ha rivendicato l’efficacia dell’«asse della resistenza» contro Israele e Stati Uniti. A fine marzo, gli Houthi sono entrati nel conflitto legato all’Iran, lanciando missili e droni contro Israele. Il gruppo ha promesso di proseguire gli attacchi, puntando su obiettivi militari e minacciando anche il traffico marittimo nel Mar Rosso.



Una pattuglia dell’UNIFIL è stata presa di mira nel sud del Libano mentre era impegnata in attività di sminamento. Un soldato francese è morto e altri tre sono rimasti feriti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato Hezbollah dell’attacco; nel frattempo le Nazioni Unite hanno avviato un’indagine per fare luce sull’accaduto.

Il movimento libanese ha respinto le accuse.


Lo United States Central Command (CENTCOM) ha ribadito che le forze navali statunitensi stanno continuando il blocco marittimo nei confronti dei porti iraniani, nonostante ciò ha provocato la richiusura dello Stretto di Hormuz.


Il comando militare congiunto delle Guardie Rivoluzionarie ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che il controllo dello Stretto di Hormuz è «tornato al suo stato precedente» a causa del blocco imposto ai porti iraniani dagli Stati Uniti, che hanno «continuato ad commettere atti di pirateria e furto marittimo con il pretesto di un cosiddetto blocco». Lo Stretto di Hormuz è dunque ora «sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate», si legge nel comunicato, in cui si annuncia che la situazione rimarrà tale «fino a quando gli Stati Uniti non ripristineranno la piena libertà di navigazione per le navi che viaggiano dall’Iran verso le loro destinazioni e viceversa».



Si è concluso il vertice internazionale sullo Stretto di Hormuz. “L’Italia è pronta a fare la sua parte” ma “è chiaro che una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità” e previa “un’autorizzazione parlamentare”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine dell’incontro.

Pochi minuti prima le autorità iraniane avevano scelto di aprire lo stretto. Se la concessione dovesse reggere, i leader europei dovranno decidere se e come attuare questa “missione esclusivamente difensiva” promossa da Francia e Germania.

Al vertice l’Unione europea è stata rappresentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che si è detta pronta a rafforzare la missione Aspides [47]. Quest’ultima è già operativa da due anni nel Mar Rosso, “a difesa di un principio: la libertà e la sicurezza della navigazione”, come spiegato ai tempi dal capo della Farnesina Antonio Tajani.


“Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz è finita, ho ricevuto una chiamata dalla NATO che chiedeva se avremmo avuto bisogno di aiuto. HO DETTO CHE SI TENGANO LONTANI, A MENO CHE VOGLIANO SOLO CARICARE LE LORO NAVI DI PETROLIO. Sono stati inutili quando servivano, una Tigre di Carta!”. Lo ha dichiarato Trump su Truth.


L’Iran ha appena annunciato l’apertura dello stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali fino alla fine della tregua con gli USA.

“Alla luce del cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il restante periodo del cessate il fuoco”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

“L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto è completamente aperto e pronto per il passaggio completo. Grazie!”, ha commentato il presidente USA Trump.


Si sta svolgendo ad Antalya, in Turchia, l’edizione annuale del Diplomacy Forum, un vertice regionale. C’è attesa per l’incontro — il terzo da marzo — tra i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Verrà discussa la tenuta del cessate il fuoco in Iran e gli sforzi successivi per il raggiungimento di un accordo duraturo nella regione.


Secondo il presidente iraniano Pezeshkian, Israele è stato “costretto a dichiarare un cessate il fuoco” a seguito di un intenso lavoro diplomatico. A tal proposito ha ringraziato il Pakistan per il ruolo ricoperto. Pezeshkian ha poi aggiunto che Israele non ha “alcun diritto di attaccare Hezbollah e altri fronti in Libano”.

Per quanto riguarda l’arma atomica, nodo cruciale dei negoziati con gli USA, Pezeshkian ha dichiarato che “l’Iran non ha mai cercato armi nucleari”.


Video diffusi da canali di informazione locali mostrano lunghe file di auto inondare le infrastrutture libanesi in direzione sud. Nonostante le richieste pervenute tanto dall’esercito quanto da esponenti di Hezbollah, diversi civili starebbero dirigendosi nelle proprie case nell’area meridionale del Paese. Ieri con l’annuncio del cessate il fuoco Israele ha affermato che non ha intenzione di ritirare le proprie truppe dal Libano.


Gli USA hanno rilasciato un comunicato [48]in cui elencano i punti salienti della tregua in Libano siglata tra Israele e governo centrale di Beirut. Il cessate il fuoco è entrato in vigore a partire dalle 23 (ora italiana) di ieri e durerà dieci giorni. «Questo periodo iniziale potrà essere prorogato di comune accordo tra Libano e Israele qualora si registrino progressi nei negoziati e il Libano dimostri concretamente la propria capacità di affermare la propria sovranità». Altri punti salienti dell’accordo sono:



Il primo ministro israeliano Netanyahu ha confermato che Israele ha accettato di implementare un cessate il fuoco in Libano, ma ha affermato che Israele rimarrà nelle aree a sud del Libano e ha chiesto il disarmo del movimento Hezbollah. Hezbollah, di contro, ha sempre rimarcato la sua disponibilità a interrompere gli attacchi in caso di tregua estesa a tutto il Paese.


L’esercito statunitense ha dichiarato che oltre 10.000 soldati americani sono stati dispiegati per implementare il blocco navale degli USA sui porti iraniani. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, nei primi tre giorni dell’operazione militare, 14 navi avrebbero invertito la rotta anziché affrontare il blocco; la marina USA tuttavia non avrebbe ancora abbordato alcuna petroliera né sparato alcun colpo.


Trump ha pubblicato una risposta al post di annuncio del cessate il fuoco in Libano in cui invita il presidente libanese Aoun e il premier israeliano Netanyahu alla Casa Bianca per svolgere colloqui di pace.

Ancora nessuna traccia di una risposta di Hezbollah all’annuncio di tregua.


Il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato [36] un cessate il fuoco tra Israele e Libano. Da quanto comunica il presidente USA, la tregua durerà 10 giorni e inizierà alle 23 di oggi.

“Ho appena avuto un’eccellente conversazione con il rispettatissimo Presidente Joseph Aoun del Libano e con il Primo Ministro Bibi Netanyahu di Israele. Questi due leader hanno concordato che, al fine di raggiungere la pace tra i loro Paesi, inizieranno formalmente un cessate il fuoco di 10 giorni alle 17:00 EST (ndr. le 23 italiane)”, si legge in un post di Trump sul social Truth. “Martedì, i due Paesi si sono incontrati per la prima volta in 34 anni qui a Washington, D.C., con il nostro stimato Segretario di Stato, Marco Rubio. Ho incaricato il Vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Rubio, insieme al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Dan Razin’ Caine, di lavorare con Israele e Libano per raggiungere una pace duratura. È stato un onore per me risolvere 9 guerre in tutto il mondo, e questa sarà la mia decima, quindi facciamolo!”.


Il Segretario del dipartimento del Tesoro USA, Scott Bessent ha annunciato alla stampa che gli Stati Uniti non intendono prorogare le esenzioni alle sanzioni al petrolio russo: “Non rinnoveremo la licenza generale relativa al petrolio russo”, ha affermato Bessent. L’annuncio arriva dopo che gli USA hanno rilasciato concessioni a diversi Paesi per acquistare gli idrocarburi russi con lo scopo di fare fronte alla crisi energetica globale, in un momento in cui risulta in discussione l’ipotesi di prorogare le esenzioni all’acquisto di gas e petrolio moscoviti.


Secondo fonti riportate dai media internazionali, il presidente libanese Joseph Aoun si sarebbe rifiutato di parlare con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. A dare la notizia sono le agenzie di stampa internazionali Reuters [37] e Associated Press [38] che citano in totale quattro anonimi funzionari governativi (rispettivamente tre e uno). Se dovesse venire confermata, la notizia smentirebbe le dichiarazioni di Trump, che aveva affermato che oggi si sarebbe tenuto un incontro tra i due leader.


Secondo una indiscrezione apparsa sull’agenzia di stampa internazionale Reuters, che menziona una fonte iraniana, Teheran starebbe valutando di consentire la riapertura della navigazione attraverso lo stretto di Hormuz da lato omanita. La concessione si inserisce nell’ambito delle proposte nei negoziati con gli USA nel caso in cui si dovesse raggiungere un accordo.


Sullo sfondo di trattative ancora in stallo, il Capo della Difesa del Pakistan, Maresciallo di Campo Assim Muneer, ha incontrato il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qhalibaf – membro della squadra negoziale della Repubblica Islamica – per cercare una mediazione per la fine della guerra. Una delegazione pakistana è arrivata ieri a Teheran per tenere colloqui con i mediatori iraniani; agli incontri  di ieri avrebbe partecipato anche il ministro degli Interni di Islamabad.


NetBlocks ha registrato come anche oggi, per il 48° giorno di fila, prosegua il blocco della linea internet in tutto l’Iran. L’impatto economico, sostiene NetBlocks, si aggira attorno agli 1,8 miliardi di dollari e si va ad aggiungere ai danni ai diritti umani per la popolazione.


Un funzionario israeliano ha confermato [42] alla CNN che oggi il primo ministro Netanyahu avrà un colloquio con il presidente libanese Joseph Aoun, confermando quanto anticipato da Trump in un post sul suo social Truth. Se la notizia fosse ufficialmente confermata, si tratterebbe dei primi colloqui di questo genere in decenni tra i due Paesi. Nel frattempo, proseguono senza sosta gli attacchi israeliani nel sud del Libano, con l’IDF che ha emanato un avviso di evacuazione urgente per la popolazione a sud del fiume Litani.



Una delegazione pakistana guidata dal capo di stato maggiore Asim Munir e dal ministro dell’Interno Mohsin Naqvi è atterrata a Teheran per portare un nuovo messaggio da Washington e discutere l’apertura di un secondo round di colloqui. L’iniziativa arriva mentre Trump afferma che un accordo sarebbe sempre più vicino, sullo sfondo del cessate il fuoco che scadrà il prossimo 22 aprile.


L’UNIFIL, la missione dell’ONU in Libano guidata dall’Italia, continua a segnalare violazioni da parte di Israele. In un post sul social X, la missione scrive che “ieri pomeriggio, un convoglio di routine che trasportava militari e civili delle forze di pace, insieme a personale essenziale, da Beirut al quartier generale dell’UNIFIL, è stato fermato dal personale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a pochi chilometri dalla sua destinazione a Naqoura”.

I veicoli dell’ONU sono stati autorizzati a proseguire, ma quelli degli appaltatori locali sono stati rispediti a Beirut “nonostante il convoglio fosse stato previamente autorizzato”, inclusi i contractor locali. UNIFIL ha denunciato che “non si tratta di un incidente isolato”; il fermo di ieri si inserisce in un contesto di costanti tentativi di bloccare le missioni di supporto umanitario da parte di Israele, con posti di blocco e revoche di autorizzazioni.


Secondo una indiscrezione del Washington Post, che cita fonti interne al Pentagono, gli USA invieranno migliaia di soldati aggiuntivi in Asia Occidentale nei prossimi giorni. Le forze in arrivo nella regione includerebbero circa 6.000 soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e diverse navi da guerra di scorta; altri 4.200 soldati, appartenenti al “Boxer Amphibious Ready Group” e alla task force dei Marines “11th Marine Expeditionary Unit”, dovrebbero arrivare verso la fine del mese.


I blocchi alla navigazione nello stretto di Hormuz hanno fatto impennare le esportazioni di petrolio della Norvegia, primo produttore europeo dopo la Russia. A marzo, la Norvegia ha guadagnato 6 miliardi di dollari dall’export di greggio, +67,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

Nel frattempo, in un’intervista a Sky News, Trump ha detto che “un accordo con l’Iran entro fine aprile è più che possibile”.


Secondo Bloomberg [31], il Pakistan ricorrerà a due ore di interruzione di corrente al giorno con l’obiettivo di contenere i costi energetici, aumentati a seguito della guerra in Asia Occidentale.


Nuovi bombardamenti israeliani hanno colpito il Libano meridionale, dove continua l’invasione terrestre. Il tutto poche ore dopo la conclusione del primo round negoziale a Washington. 

Nel frattempo, Hezbollah ha confermato di aver lanciato diversi missili sul Nord di Israele, prendendo di mira i centri di Metula, Kfar Giladi e Kiryat Shmona.  



Dal lancio dell’attacco israelo-statunitense sull’Iran, e dall’entrata in guerra della milizia libanese Hezbollah, Israele ha ucciso 2.124 persone nel Paese dei Cedri, di cui almeno 35 solo oggi. Il bilancio è stato fornito dalle autorità libanesi, che hanno specificato che 168 delle vittime risultano bambini e altri 88 operatori sanitari.


In una intervista al New York Post, il presidente USA Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere di qui ai prossimi due giorni, ma che non è ancora noto se avranno sede in Pakistan: “Abbiamo in mente un altro luogo”, ha detto Trump. “Si stanno muovendo delle cose ma non credo che sarà lì che faremo il nostro prossimo incontro”, ha aggiunto, riferendosi al Pakistan.


Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente degli USA Donald Trump ha affermato di essere “scioccato” dalla premier italiana Giorgia Meloni, criticando la sua presa di posizione a sostegno del Papa; Trump aveva dichiarato che Prevost non sarebbe stato nominato Pontefice senza il sostegno della Casa Bianca, e Meloni ha giudicato le critiche del presidente USA al Papa “inaccettabili”: “È lei che è inaccettabile”, ha detto Trump “perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”. “Giorgia Meloni non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso Paese. L’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.


La Francia e il Regno Unito terranno venerdì una video conferenza per discutere del ripristino della “libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. L’incontro virtuale sarà aperto a tutti i Paesi intenzionati a partecipare a questa “missione puramente difensiva” nello stretto.


L’agenzia libanese NNA ha riportato un primo bilancio parziale degli attacchi sferrati in mattinata da Israele, a poche ore dall’inizio dei colloqui diplomatici. Una famiglia di 3 persone è stata uccisa a causa di un bombardamento su Adloun, nel distretto di Sidone. Si registrano diversi feriti nel Libano meridionale e una decina di case distrutte.


La Cina, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha dichiarato che il blocco USA sullo stretto di Hormuz e quindi sui porti iraniani è «pericoloso e irresponsabile». Contestualmente, stando ai dati di tracciamento marittimo, la petroliera cinese Rich Starry ha sfidato il blocco navale americano, trovandosi ora sulla rotta di uscita dal Golfo dopo aver attraversato Hormuz.

«Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo stretto», ha dichiarato Jiakun. Quest’ultimo ha risposto anche alle minacce di Donald Trump, affermando che in caso di nuovi dazi Pechino «adotterà sicuramente contromisure risolute».



Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha dichiarato che l’Agenzia sarebbe “pronta ad agire” nel caso in cui dovesse rivelarsi necessario rilasciare ulteriori riserve petrolifere nel mercato. Birol ha ribadito che la guerra ha causato la peggiore crisi energetica globale di sempre e ha affermato che oltre 80 impianti petroliferi e del gas, tra cui impianti di produzione, terminali e raffinerie, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


“Le parole di Trump nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Così la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha condannato le critiche del presidente statunitense Trump al pontefice Leone XIV; Trump ha detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferraro per discutere delle dichiarazioni del ministro Tajani in merito ai bombardamenti in Libano, definiti “inaccettabili”. A dare la notizia è l’agenzia di stampa Ansa, menzionando fonti anonime.


Il Comando Centrale degli USA ha diramato una nota in cui spiega come funzionerà l’imposizione del blocco navale nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico, scattato alle 16 di oggi. La nota è stata ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha reso noto che il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera.

“Qualsiasi nave che entri o esca dall’area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura”, si legge nella nota citata da Reuters. “Il blocco non impedirà il transito di navi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”. Il blocco “comprende l’intera costa iraniana, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, porti e terminal petroliferi”.


La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che, dall’inizio del conflitto, “la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa in cui la presidente dell’esecutivo comunitario ha condannato timidamente gli attacchi israeliani in Libano, affermando che essi “rischiano di fare deragliare il processo” di pace.


Dopo il fallimento dei colloqui di pace tra USA e Iran e l’annuncio di Trump sul blocco dei porti iraniani, il prezzo del gas è cresciuto notevolmente sui mercati internazionali. Sulla piazza TTF di Amsterdam i contratti future sul mese di maggio hanno registrato dei rialzi fino al 10%, arrivando a 48 euro al MWh. Si prospettano ulteriori rincari in Europa.


Papa Leone XIV ha dichiarato all’emittente NBC di non aver “alcun timore dell’amministrazione Trump” e aggiunto che “non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui lui potrebbe intenderla, ma credo nel messaggio del Vangelo, come operatore di pace”. Nelle scorse ore Trump aveva detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Le forze armate iraniane hanno dichiarato al quotidiano locale IRIB che il blocco USA dei porti è un atto “illegale” e che di conseguenza i porti del Golfo Arabico e del Mare di Oman saranno aperti “per tutti o per nessuno”. “L’esercizio della sovranità della Repubblica isrlamica dell’Iran nelle acque territoriali del nostro Paese è un diritto naturale della nazione iraniana” hanno dichiarato. “L’imposizione criminale da parte degli Stati Uniti di restrizioni alla circolazione delle navi nelle acque internazionali è un atto illegale e equivale a pirateria”.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.



Momenti di confusione in Iran: diversi canali indipendenti e media arabi stanno riportando di una ipotetica attivazione delle difese aeree a Teheran, mentre nella capitale si sta svolgendo la quotidiana marcia serale di vicinanza al regime. Le versioni sulla vicenda sono discordanti: alcuni scrivono che le difese sarebbero impegnate in una operazione di intercettazione, mentre altre fonti riportano che sarebbe in corso una semplice esercitazione.


Trump ha reclamato il controllo totale dello Stretto di Hormuz da parte degli USA, e annunciato di avere ordinato alle proprie navi di sparare a qualsiasi imbarcazione si avvicini per minare l’area; il presidente ha inoltre affermato che le operazioni di sminamento sarebbero in corso, ma l’Iran non ha ancora commentato tali dichiarazioni.


Il secondo vicepresidente del parlamento iraniano, Hamidreza Haji-Babaei, ha dichiarato che l’Iran ha ricevuto i primi pagamenti sui pedaggi imposti alle navi che hanno attraversato lo stretto di Hormuz; gli introiti, ha dichiarato il funzionario, sono stati depositati presso la Banca Centrale dell’Iran.


Faith Birol, direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha dichiarato a Reuters che quella attuale rappresenta la peggiore minaccia alla sicurezza energetica di sempre. L’aumento dei prezzi e le misure attuate dai governi in alcuni casi causeranno, a suo parere, “una pressione al ribasso sulla domanda”. La guerra in Iran, sostiene Faith, ha inoltre avuto un impatto notevole, con la perdita di “13 milioni di barili di petrolio al giorno”.



I media di Stato iraniani riportano una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, riguardo alla estensione della tregua con gli USA; L’Iran, precisano i medesimi media, non ha fornito risposte dirette alla proposta di estensione del cessate il fuoco: “La Repubblica Islamica dell’Iran, monitorando attentamente gli sviluppi sul campo e in ambito politico, adotta le misure necessarie per proteggere gli interessi e la sicurezza nazionale dell’Iran, e le forze armate sono pienamente vigili e pronte a una difesa totale e decisa dell’integrità dell’Iran contro qualsiasi minaccia e atto di ostilità”, si legge nel comunicato.


L’esercito israeliano ha riferito di aver arrestato una quarantina di coloni che avevano superato il confine con la Siria e si stavano addentrando nel Paese. I soggetti sono stati consegnati alla polizia israeliana. “L’IDF condanna fermamente l’incidente e sottolinea che si tratta di un evento grave che costituisce un reato penale che mette in pericolo i cittadini e le forze dell’IDF” ha scritto l’esercito.


Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la morte di un secondo soldato francese parte del contingente UNIFIL attaccato la scorsa settimana. L’attacco si era verificato lo scorso sabato nella zona di Ghandouriyeh a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, ed è stato attribuito a Hezbollah, che tuttavia ha affermato di non essere legato all’incidente. Il soldato era stato rimpatriato per ricevere cure.


L’ufficio del presidente libanese Joseph Aoun ha rilasciato un comunicato in cui annuncia che sono in corso dialoghi per l’estensione del cessate il fuoco in Libano. Washington, intanto, sta preparandosi a ricevere rappresentanti israeliani e libanesi per una seconda di colloqui, che si dovrebbe tenere domani presso il Dipartimento di Stato. Agli incontri, come nella prima occasione, non saranno presenti rappresentanti di Hezbollah. Continuano infatti gli scontri tra Israele e il gruppo libanese, mentre l’esercito di Tel Aviv rimane stazionato nel sud del Paese.


I pasdaran hanno annunciato di aver attaccato e sequestrato due navi, che avrebbero tentato di attraversare lo stretto di Hormuz senza autorizzazione. Si tratta della MSC-Francesca e della Epaminondas, trasferite nelle acque territoriali iraniane.


Il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto, è intervenuto alla Camera sulla possibilità di dispiegare una forza europea nello Stretto di Hormuz. “Anche in Mar Rosso e nell’Oceano Indiano siamo all’interno di una coalizione e siamo lì come Europa, ma mi preme dire che ad oggi, in entrambe le operazioni, ci sono solo navi italiane”. Il riferimento è alle missioni Aspides, nel Mar Rosso, e Atlanta, nell’Oceano Indiano. 



Nella notte, Trump “Considerato il grave stato di frammentazione del governo iraniano, cosa peraltro non inaspettata, e su richiesta del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere l’attacco all’Iran fino a quando i suoi leader e rappresentanti non presenteranno una proposta unitaria”. Così il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato la proroga del cessate il fuoco con l’Iran, che sarebbe dovuto scadere alle 1.50 di mercoledì 22 aprile. “Ho pertanto ordinato alle nostre forze armate di proseguire il blocco e, per il resto, di rimanere pronte e operative, estendendo di conseguenza il cessate il fuoco fino a quando la loro proposta non sarà presentata e le discussioni non saranno concluse, in un modo o nell’altro”. Ancora in bilico, invece, lo svolgimento dei colloqui, organizzati per domani a Islamabad.


L’ipotesi di colloqui tra USA e Iran rimane ancora in bilico. I media iraniani riportano una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri, che ha affermato che il Paese non ha ancora preso una decisione sull’invio di funzionari al possibile incontro a Islamabad, previsto domani; la Repubblica Islamica contesta la contraddittorietà delle dichiarazioni statunitensi in merito all’invio della propria delegazione in Pakistan. Intanto, la CNN riporta che Trump avrebbe sospeso temporaneamente il viaggio di Vance a Islamabad, attendendo conferme iraniane.


I Paesi dell’UE hanno concordato di estendere le sanzioni contro l’Iran per includere i responsabili del blocco dello Stretto di Hormuz. A dare la notizia a margine del Consiglio Esteri dell’UE è l’Alta Rappresentante Kaja Kallas. Kallas ha aggiunto di aver chiesto ai ministri degli esteri di rafforzare la missione navale dell’UE Aspides, attiva nel Mar Rosso contro il gruppo yemenita Ansar Allah, meglio noto con il nome di Houthi.


Nella notte, le forze statunitensi hanno abbordato la M/T Tifani, nave inserita nella lista delle sanzioni internazionali all’Iran. Gli USA sostengono che la nave verrebbe utilizzata per commerciare petrolio verso l’Asia.


Iran Air ha annunciato da domani il ripristino dei voli interni, dopo cinquanta giorni di stop. Stando all’agenzia Tasnim, il primo volo sarà Teheran-Mashhad.

Nel frattempo, in Europa il commissario all’Energia Dan Jorgensen mette i cittadini in guardia da “un’estate difficile” a causa dell’incertezza sui mercati energetici.


Oggi è previsto l’incontro dei ministri degli Esteri dell’UE. Sul tavolo c’è anche la richiesta avanzata da Spagna, Slovenia e Irlanda di sospendere l’accordo di cooperazione con Israele. Servirà l’unanimità dei 27 Paesi membri. Pochi giorni fa la petizione nata dal basso con l’obiettivo di sospendere l’intesa commerciale tra UE e Israele ha raggiunto [59] il milione di firme, obbligando la Commissione a considerare la richiesta.



Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco, le operazioni delle IDF nel sud del Paese non accennano infatti a fermarsi, con l’esercito che continua a portare avanti le operazioni di demolizione delle abitazioni in quella che ha definito “linea gialla”. Intanto, Washington ha spianato la strada per un nuovo confronto tra rappresentanti libanesi e israeliani, che anche questa volta vedrebbe escluso Hezbollah dai tavoli.


Il ministero dell’Economia austriaco ha annunciato che OMV, il maggiore produttore di petrolio del Paese, ha acquistato 56.000 tonnellate di petrolio greggio dalla riserva obbligatoria di emergenza per stabilizzare il mercato.


Il presidente degli USA Trump ha affermato in una intervista telefonica al quotidiano Bloomberg che ritiene “molto improbabile” una estensione della tregua con l’Iran, che scadrà nella sera di mercoledì. Trump ha aggiunto che anche JD Vance parteciperà agli incontri di Islamabad che inizieranno oggi. A tal proposito, l’emittente statunitense Fox News ha affermato che oggi verrà firmato un accordo a Islamabad, senza fornire ulteriori specifiche.


L’Autorità per l’aviazione civile del Qatar (QCAA) ha annunciato che le compagnie aeree straniere riprenderanno gradualmente i voli da e per l’aeroporto internazionale di Hamad. La decisione “fa seguito a una valutazione completa della situazione, condotta in coordinamento con tutti gli enti nazionali competenti, al fine di garantire i massimi livelli di prontezza ed efficienza operativa”, si legge in una nota diffusa dalla compagnia.


Islamabad si sta preparando per un ciclo di negoziati previsto per oggi, e da quanto riporta l’emittente Al Jazeera sarebbe pronta a ricevere delegazioni di ambo le parti; nonostante ciò, l’Iran non ha dato segnali di apertura per la ripresa dei dialoghi e – almeno per ora – continua a fare fede la dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri di questa mattina, il quale ha dichiarato che il Paese non ha intenzione di partecipare a questa nuova tornata di negoziati a causa delle violazioni del cessate il fuoco statunitensi.


Il gruppo di coordinamento per il petrolio si riunirà nel fine settimana, quando è previsto anche il vertice del Consiglio europeo. L’approvvigionamento di carburante resta una priorità, su cui l’UE prova a rassicurare: “abbiamo una capacità significativa di raffinazione del petrolio greggio e di produzione di carburante per aerei”, spiega un portavoce della Commissione.


L’agenzia Tasnim [51] riporta che due persone, accusate di lavorare per il mossad israeliano, sono state giustiziate questa mattina in Iran.


Il Ministero degli Esteri iraniano ha affermato che Teheran non ha in programma un nuovo ciclo di colloqui negoziali con gli Stati Uniti. Il portavoce del ministero ha poi denunciato violazioni del cessate il fuoco da parte degli USA sin dall’inizio della sua implementazione. «Gli Stati Uniti non stanno imparando la lezione e questo non porterà mai a buoni risultati», ha aggiunto.


Il Comando Centrale USA ha pubblicato un video dell’assalto condotto contro la nave iraniana Touska, accusata di aver tentato di forzare il blocco marino statunitense.



Non c’è ancora conferma ufficiale sull’invio di una delegazione iraniana ai negoziati di Islamabad, previsti per i prossimi giorni e annunciati dagli Stati Uniti. Le agenzie iraniane Fars e Tasnim riportano incertezze e scetticismo: Teheran non avrebbe preso una decisione definitiva e giudica le prospettive dei colloqui poco positive. Secondo fonti interne, l’Iran non intende partecipare finché gli Usa manterranno il blocco navale sui suoi porti, né prendere in considerazione ulteriori incontri. Anche l’emittente statale Irib segnala l’assenza di conferme ufficiali, mentre fonti citate dalla Cnn indicano un possibile arrivo della delegazione martedì.


Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato in una telefonata al New York Post che Steve Witkoff e Jared Kushner guideranno la delegazione statunitense diretta a Islamabad per una nuova tornata di negoziati volta a fermare la guerra con l’Iran. Confermata anche la partecipazione del vicepresidente James David Vance, presente anche nel precedente round. Trump ha lasciato aperta la possibilità di un suo viaggio successivo in caso di progressi. La telefonata si è conclusa bruscamente per impegni con alti ufficiali militari.


Secondo i dati del sito di tracciamento navale MarineTraffic, nello Stretto di Hormuz non risulterebbero al momento navi in transito. La BBC segnala che molte imbarcazioni risultano ancorate nel Golfo, soprattutto al largo di Oman ed Emirati Arabi Uniti. Dopo che due navi battenti bandiera indiana hanno riferito di essere state attaccate durante il passaggio, il traffico marittimo si sarebbe interrotto nelle prime ore di oggi, domenica 19 aprile. Una petroliera cinese e una nave gasiera indiana erano state avvistate in transito verso est, ma sarebbero state respinte, e da mezzanotte nessuna nave è entrata o uscita dal Golfo.


Le Forze di Difesa Israeliane stanno portando avanti la distruzione sistematica di diversi villaggi nel sud del Libano nonostante sia in vigore un cessate il fuoco. Secondo dichiarazioni di comandanti militari ad Haaretz, l’operazione includerebbe la demolizione di case civili, edifici pubblici e scuole nell’ambito di una strategia definita di “bonifica dell’area”. Decine di mezzi pesanti, tra cui escavatori gestiti da appaltatori privati retribuiti per numero di strutture abbattute, sono stati impiegati nelle ultime settimane. Alcuni operatori avrebbero già lavorato a Gaza, e in un villaggio sarebbero attivi circa 20 escavatori contemporaneamente.


Il generale Mohammed al-Atifi, ministro della Difesa del governo yemenita guidato dagli Houthi, ha dichiarato lo «stato di massima allerta» contro possibili aggressioni. Ha rivendicato l’efficacia dell’«asse della resistenza» contro Israele e Stati Uniti. A fine marzo, gli Houthi sono entrati nel conflitto legato all’Iran, lanciando missili e droni contro Israele. Il gruppo ha promesso di proseguire gli attacchi, puntando su obiettivi militari e minacciando anche il traffico marittimo nel Mar Rosso.



Una pattuglia dell’UNIFIL è stata presa di mira nel sud del Libano mentre era impegnata in attività di sminamento. Un soldato francese è morto e altri tre sono rimasti feriti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato Hezbollah dell’attacco; nel frattempo le Nazioni Unite hanno avviato un’indagine per fare luce sull’accaduto.

Il movimento libanese ha respinto le accuse.


Lo United States Central Command (CENTCOM) ha ribadito che le forze navali statunitensi stanno continuando il blocco marittimo nei confronti dei porti iraniani, nonostante ciò ha provocato la richiusura dello Stretto di Hormuz.


Il comando militare congiunto delle Guardie Rivoluzionarie ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che il controllo dello Stretto di Hormuz è «tornato al suo stato precedente» a causa del blocco imposto ai porti iraniani dagli Stati Uniti, che hanno «continuato ad commettere atti di pirateria e furto marittimo con il pretesto di un cosiddetto blocco». Lo Stretto di Hormuz è dunque ora «sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate», si legge nel comunicato, in cui si annuncia che la situazione rimarrà tale «fino a quando gli Stati Uniti non ripristineranno la piena libertà di navigazione per le navi che viaggiano dall’Iran verso le loro destinazioni e viceversa».



Si è concluso il vertice internazionale sullo Stretto di Hormuz. “L’Italia è pronta a fare la sua parte” ma “è chiaro che una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità” e previa “un’autorizzazione parlamentare”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine dell’incontro.

Pochi minuti prima le autorità iraniane avevano scelto di aprire lo stretto. Se la concessione dovesse reggere, i leader europei dovranno decidere se e come attuare questa “missione esclusivamente difensiva” promossa da Francia e Germania.

Al vertice l’Unione europea è stata rappresentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che si è detta pronta a rafforzare la missione Aspides [47]. Quest’ultima è già operativa da due anni nel Mar Rosso, “a difesa di un principio: la libertà e la sicurezza della navigazione”, come spiegato ai tempi dal capo della Farnesina Antonio Tajani.


“Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz è finita, ho ricevuto una chiamata dalla NATO che chiedeva se avremmo avuto bisogno di aiuto. HO DETTO CHE SI TENGANO LONTANI, A MENO CHE VOGLIANO SOLO CARICARE LE LORO NAVI DI PETROLIO. Sono stati inutili quando servivano, una Tigre di Carta!”. Lo ha dichiarato Trump su Truth.


L’Iran ha appena annunciato l’apertura dello stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali fino alla fine della tregua con gli USA.

“Alla luce del cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il restante periodo del cessate il fuoco”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

“L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto è completamente aperto e pronto per il passaggio completo. Grazie!”, ha commentato il presidente USA Trump.


Si sta svolgendo ad Antalya, in Turchia, l’edizione annuale del Diplomacy Forum, un vertice regionale. C’è attesa per l’incontro — il terzo da marzo — tra i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Verrà discussa la tenuta del cessate il fuoco in Iran e gli sforzi successivi per il raggiungimento di un accordo duraturo nella regione.


Secondo il presidente iraniano Pezeshkian, Israele è stato “costretto a dichiarare un cessate il fuoco” a seguito di un intenso lavoro diplomatico. A tal proposito ha ringraziato il Pakistan per il ruolo ricoperto. Pezeshkian ha poi aggiunto che Israele non ha “alcun diritto di attaccare Hezbollah e altri fronti in Libano”.

Per quanto riguarda l’arma atomica, nodo cruciale dei negoziati con gli USA, Pezeshkian ha dichiarato che “l’Iran non ha mai cercato armi nucleari”.


Video diffusi da canali di informazione locali mostrano lunghe file di auto inondare le infrastrutture libanesi in direzione sud. Nonostante le richieste pervenute tanto dall’esercito quanto da esponenti di Hezbollah, diversi civili starebbero dirigendosi nelle proprie case nell’area meridionale del Paese. Ieri con l’annuncio del cessate il fuoco Israele ha affermato che non ha intenzione di ritirare le proprie truppe dal Libano.


Gli USA hanno rilasciato un comunicato [48]in cui elencano i punti salienti della tregua in Libano siglata tra Israele e governo centrale di Beirut. Il cessate il fuoco è entrato in vigore a partire dalle 23 (ora italiana) di ieri e durerà dieci giorni. «Questo periodo iniziale potrà essere prorogato di comune accordo tra Libano e Israele qualora si registrino progressi nei negoziati e il Libano dimostri concretamente la propria capacità di affermare la propria sovranità». Altri punti salienti dell’accordo sono:



Il primo ministro israeliano Netanyahu ha confermato che Israele ha accettato di implementare un cessate il fuoco in Libano, ma ha affermato che Israele rimarrà nelle aree a sud del Libano e ha chiesto il disarmo del movimento Hezbollah. Hezbollah, di contro, ha sempre rimarcato la sua disponibilità a interrompere gli attacchi in caso di tregua estesa a tutto il Paese.


L’esercito statunitense ha dichiarato che oltre 10.000 soldati americani sono stati dispiegati per implementare il blocco navale degli USA sui porti iraniani. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, nei primi tre giorni dell’operazione militare, 14 navi avrebbero invertito la rotta anziché affrontare il blocco; la marina USA tuttavia non avrebbe ancora abbordato alcuna petroliera né sparato alcun colpo.


Trump ha pubblicato una risposta al post di annuncio del cessate il fuoco in Libano in cui invita il presidente libanese Aoun e il premier israeliano Netanyahu alla Casa Bianca per svolgere colloqui di pace.

Ancora nessuna traccia di una risposta di Hezbollah all’annuncio di tregua.


Il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato [36] un cessate il fuoco tra Israele e Libano. Da quanto comunica il presidente USA, la tregua durerà 10 giorni e inizierà alle 23 di oggi.

“Ho appena avuto un’eccellente conversazione con il rispettatissimo Presidente Joseph Aoun del Libano e con il Primo Ministro Bibi Netanyahu di Israele. Questi due leader hanno concordato che, al fine di raggiungere la pace tra i loro Paesi, inizieranno formalmente un cessate il fuoco di 10 giorni alle 17:00 EST (ndr. le 23 italiane)”, si legge in un post di Trump sul social Truth. “Martedì, i due Paesi si sono incontrati per la prima volta in 34 anni qui a Washington, D.C., con il nostro stimato Segretario di Stato, Marco Rubio. Ho incaricato il Vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Rubio, insieme al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Dan Razin’ Caine, di lavorare con Israele e Libano per raggiungere una pace duratura. È stato un onore per me risolvere 9 guerre in tutto il mondo, e questa sarà la mia decima, quindi facciamolo!”.


Il Segretario del dipartimento del Tesoro USA, Scott Bessent ha annunciato alla stampa che gli Stati Uniti non intendono prorogare le esenzioni alle sanzioni al petrolio russo: “Non rinnoveremo la licenza generale relativa al petrolio russo”, ha affermato Bessent. L’annuncio arriva dopo che gli USA hanno rilasciato concessioni a diversi Paesi per acquistare gli idrocarburi russi con lo scopo di fare fronte alla crisi energetica globale, in un momento in cui risulta in discussione l’ipotesi di prorogare le esenzioni all’acquisto di gas e petrolio moscoviti.


Secondo fonti riportate dai media internazionali, il presidente libanese Joseph Aoun si sarebbe rifiutato di parlare con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. A dare la notizia sono le agenzie di stampa internazionali Reuters [37] e Associated Press [38] che citano in totale quattro anonimi funzionari governativi (rispettivamente tre e uno). Se dovesse venire confermata, la notizia smentirebbe le dichiarazioni di Trump, che aveva affermato che oggi si sarebbe tenuto un incontro tra i due leader.


Secondo una indiscrezione apparsa sull’agenzia di stampa internazionale Reuters, che menziona una fonte iraniana, Teheran starebbe valutando di consentire la riapertura della navigazione attraverso lo stretto di Hormuz da lato omanita. La concessione si inserisce nell’ambito delle proposte nei negoziati con gli USA nel caso in cui si dovesse raggiungere un accordo.


Sullo sfondo di trattative ancora in stallo, il Capo della Difesa del Pakistan, Maresciallo di Campo Assim Muneer, ha incontrato il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qhalibaf – membro della squadra negoziale della Repubblica Islamica – per cercare una mediazione per la fine della guerra. Una delegazione pakistana è arrivata ieri a Teheran per tenere colloqui con i mediatori iraniani; agli incontri  di ieri avrebbe partecipato anche il ministro degli Interni di Islamabad.


NetBlocks ha registrato come anche oggi, per il 48° giorno di fila, prosegua il blocco della linea internet in tutto l’Iran. L’impatto economico, sostiene NetBlocks, si aggira attorno agli 1,8 miliardi di dollari e si va ad aggiungere ai danni ai diritti umani per la popolazione.


Un funzionario israeliano ha confermato [42] alla CNN che oggi il primo ministro Netanyahu avrà un colloquio con il presidente libanese Joseph Aoun, confermando quanto anticipato da Trump in un post sul suo social Truth. Se la notizia fosse ufficialmente confermata, si tratterebbe dei primi colloqui di questo genere in decenni tra i due Paesi. Nel frattempo, proseguono senza sosta gli attacchi israeliani nel sud del Libano, con l’IDF che ha emanato un avviso di evacuazione urgente per la popolazione a sud del fiume Litani.



Una delegazione pakistana guidata dal capo di stato maggiore Asim Munir e dal ministro dell’Interno Mohsin Naqvi è atterrata a Teheran per portare un nuovo messaggio da Washington e discutere l’apertura di un secondo round di colloqui. L’iniziativa arriva mentre Trump afferma che un accordo sarebbe sempre più vicino, sullo sfondo del cessate il fuoco che scadrà il prossimo 22 aprile.


L’UNIFIL, la missione dell’ONU in Libano guidata dall’Italia, continua a segnalare violazioni da parte di Israele. In un post sul social X, la missione scrive che “ieri pomeriggio, un convoglio di routine che trasportava militari e civili delle forze di pace, insieme a personale essenziale, da Beirut al quartier generale dell’UNIFIL, è stato fermato dal personale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a pochi chilometri dalla sua destinazione a Naqoura”.

I veicoli dell’ONU sono stati autorizzati a proseguire, ma quelli degli appaltatori locali sono stati rispediti a Beirut “nonostante il convoglio fosse stato previamente autorizzato”, inclusi i contractor locali. UNIFIL ha denunciato che “non si tratta di un incidente isolato”; il fermo di ieri si inserisce in un contesto di costanti tentativi di bloccare le missioni di supporto umanitario da parte di Israele, con posti di blocco e revoche di autorizzazioni.


Secondo una indiscrezione del Washington Post, che cita fonti interne al Pentagono, gli USA invieranno migliaia di soldati aggiuntivi in Asia Occidentale nei prossimi giorni. Le forze in arrivo nella regione includerebbero circa 6.000 soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e diverse navi da guerra di scorta; altri 4.200 soldati, appartenenti al “Boxer Amphibious Ready Group” e alla task force dei Marines “11th Marine Expeditionary Unit”, dovrebbero arrivare verso la fine del mese.


I blocchi alla navigazione nello stretto di Hormuz hanno fatto impennare le esportazioni di petrolio della Norvegia, primo produttore europeo dopo la Russia. A marzo, la Norvegia ha guadagnato 6 miliardi di dollari dall’export di greggio, +67,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

Nel frattempo, in un’intervista a Sky News, Trump ha detto che “un accordo con l’Iran entro fine aprile è più che possibile”.


Secondo Bloomberg [31], il Pakistan ricorrerà a due ore di interruzione di corrente al giorno con l’obiettivo di contenere i costi energetici, aumentati a seguito della guerra in Asia Occidentale.


Nuovi bombardamenti israeliani hanno colpito il Libano meridionale, dove continua l’invasione terrestre. Il tutto poche ore dopo la conclusione del primo round negoziale a Washington. 

Nel frattempo, Hezbollah ha confermato di aver lanciato diversi missili sul Nord di Israele, prendendo di mira i centri di Metula, Kfar Giladi e Kiryat Shmona.  



Dal lancio dell’attacco israelo-statunitense sull’Iran, e dall’entrata in guerra della milizia libanese Hezbollah, Israele ha ucciso 2.124 persone nel Paese dei Cedri, di cui almeno 35 solo oggi. Il bilancio è stato fornito dalle autorità libanesi, che hanno specificato che 168 delle vittime risultano bambini e altri 88 operatori sanitari.


In una intervista al New York Post, il presidente USA Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere di qui ai prossimi due giorni, ma che non è ancora noto se avranno sede in Pakistan: “Abbiamo in mente un altro luogo”, ha detto Trump. “Si stanno muovendo delle cose ma non credo che sarà lì che faremo il nostro prossimo incontro”, ha aggiunto, riferendosi al Pakistan.


Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente degli USA Donald Trump ha affermato di essere “scioccato” dalla premier italiana Giorgia Meloni, criticando la sua presa di posizione a sostegno del Papa; Trump aveva dichiarato che Prevost non sarebbe stato nominato Pontefice senza il sostegno della Casa Bianca, e Meloni ha giudicato le critiche del presidente USA al Papa “inaccettabili”: “È lei che è inaccettabile”, ha detto Trump “perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”. “Giorgia Meloni non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso Paese. L’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.


La Francia e il Regno Unito terranno venerdì una video conferenza per discutere del ripristino della “libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. L’incontro virtuale sarà aperto a tutti i Paesi intenzionati a partecipare a questa “missione puramente difensiva” nello stretto.


L’agenzia libanese NNA ha riportato un primo bilancio parziale degli attacchi sferrati in mattinata da Israele, a poche ore dall’inizio dei colloqui diplomatici. Una famiglia di 3 persone è stata uccisa a causa di un bombardamento su Adloun, nel distretto di Sidone. Si registrano diversi feriti nel Libano meridionale e una decina di case distrutte.


La Cina, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha dichiarato che il blocco USA sullo stretto di Hormuz e quindi sui porti iraniani è «pericoloso e irresponsabile». Contestualmente, stando ai dati di tracciamento marittimo, la petroliera cinese Rich Starry ha sfidato il blocco navale americano, trovandosi ora sulla rotta di uscita dal Golfo dopo aver attraversato Hormuz.

«Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo stretto», ha dichiarato Jiakun. Quest’ultimo ha risposto anche alle minacce di Donald Trump, affermando che in caso di nuovi dazi Pechino «adotterà sicuramente contromisure risolute».



Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha dichiarato che l’Agenzia sarebbe “pronta ad agire” nel caso in cui dovesse rivelarsi necessario rilasciare ulteriori riserve petrolifere nel mercato. Birol ha ribadito che la guerra ha causato la peggiore crisi energetica globale di sempre e ha affermato che oltre 80 impianti petroliferi e del gas, tra cui impianti di produzione, terminali e raffinerie, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


“Le parole di Trump nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Così la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha condannato le critiche del presidente statunitense Trump al pontefice Leone XIV; Trump ha detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferraro per discutere delle dichiarazioni del ministro Tajani in merito ai bombardamenti in Libano, definiti “inaccettabili”. A dare la notizia è l’agenzia di stampa Ansa, menzionando fonti anonime.


Il Comando Centrale degli USA ha diramato una nota in cui spiega come funzionerà l’imposizione del blocco navale nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico, scattato alle 16 di oggi. La nota è stata ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha reso noto che il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera.

“Qualsiasi nave che entri o esca dall’area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura”, si legge nella nota citata da Reuters. “Il blocco non impedirà il transito di navi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”. Il blocco “comprende l’intera costa iraniana, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, porti e terminal petroliferi”.


La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che, dall’inizio del conflitto, “la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa in cui la presidente dell’esecutivo comunitario ha condannato timidamente gli attacchi israeliani in Libano, affermando che essi “rischiano di fare deragliare il processo” di pace.


Dopo il fallimento dei colloqui di pace tra USA e Iran e l’annuncio di Trump sul blocco dei porti iraniani, il prezzo del gas è cresciuto notevolmente sui mercati internazionali. Sulla piazza TTF di Amsterdam i contratti future sul mese di maggio hanno registrato dei rialzi fino al 10%, arrivando a 48 euro al MWh. Si prospettano ulteriori rincari in Europa.


Papa Leone XIV ha dichiarato all’emittente NBC di non aver “alcun timore dell’amministrazione Trump” e aggiunto che “non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui lui potrebbe intenderla, ma credo nel messaggio del Vangelo, come operatore di pace”. Nelle scorse ore Trump aveva detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Le forze armate iraniane hanno dichiarato al quotidiano locale IRIB che il blocco USA dei porti è un atto “illegale” e che di conseguenza i porti del Golfo Arabico e del Mare di Oman saranno aperti “per tutti o per nessuno”. “L’esercizio della sovranità della Repubblica isrlamica dell’Iran nelle acque territoriali del nostro Paese è un diritto naturale della nazione iraniana” hanno dichiarato. “L’imposizione criminale da parte degli Stati Uniti di restrizioni alla circolazione delle navi nelle acque internazionali è un atto illegale e equivale a pirateria”.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.



Secondo la CNN, anche una delegazione statunitense starebbe raggiungendo Islamabad per un nuovo round negoziale con l’Iran. Ne farebbero parte l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, consigliere di Trump.


Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, ha confermato le ultime indiscrezioni, annunciando un viaggio in serata per Islamabad. Successivamente Araghchi visiterà anche Muscat e Mosca, con l’obiettivo di “coordinarci con i nostri partner su questioni bilaterali nonché sugli sviluppi regionali”.


Fonti del governo pakistano hanno confermato ad Al Jazeera [75]che esiste una “alta probabilità di una svolta” nei colloqui tra Stati Uniti e Iran. In serata dovrebbe arrivare a Islamabad una delegazione guidata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.


Una mail interna del Pentagono visionata dall’agenzia di stampa Reuters [76]delineerebbe le opzioni degli USA per punire gli alleati della NATO che non hanno supportato le operazioni statunitensi nella guerra all’Iran. Tra le indicazioni, la sospensione della Spagna dall’alleanza e la revisione della posizione statunitense sulla rivendicazione britannica delle Isole Falkland.


L’Iran riprenderà i voli tra Teheran e la città nord-orientale di Mashhad a partire da domani. A dare la notizia è l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim [77], specificando che il primo volo partirà domani alle 10. L’Iran ha iniziato a riaprire parzialmente il proprio spazio aereo e a riprendere le operazioni di volo il 18 aprile, attuando un piano graduale in quattro fasi per riavviare il settore dell’aviazione. Le prime operazioni sono iniziate nella parte orientale del Paese il 20 aprile.



Momenti di confusione in Iran: diversi canali indipendenti e media arabi stanno riportando di una ipotetica attivazione delle difese aeree a Teheran, mentre nella capitale si sta svolgendo la quotidiana marcia serale di vicinanza al regime. Le versioni sulla vicenda sono discordanti: alcuni scrivono che le difese sarebbero impegnate in una operazione di intercettazione, mentre altre fonti riportano che sarebbe in corso una semplice esercitazione.


Trump ha reclamato il controllo totale dello Stretto di Hormuz da parte degli USA, e annunciato di avere ordinato alle proprie navi di sparare a qualsiasi imbarcazione si avvicini per minare l’area; il presidente ha inoltre affermato che le operazioni di sminamento sarebbero in corso, ma l’Iran non ha ancora commentato tali dichiarazioni.


Il secondo vicepresidente del parlamento iraniano, Hamidreza Haji-Babaei, ha dichiarato che l’Iran ha ricevuto i primi pagamenti sui pedaggi imposti alle navi che hanno attraversato lo stretto di Hormuz; gli introiti, ha dichiarato il funzionario, sono stati depositati presso la Banca Centrale dell’Iran.


Faith Birol, direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha dichiarato a Reuters che quella attuale rappresenta la peggiore minaccia alla sicurezza energetica di sempre. L’aumento dei prezzi e le misure attuate dai governi in alcuni casi causeranno, a suo parere, “una pressione al ribasso sulla domanda”. La guerra in Iran, sostiene Faith, ha inoltre avuto un impatto notevole, con la perdita di “13 milioni di barili di petrolio al giorno”.



I media di Stato iraniani riportano una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, riguardo alla estensione della tregua con gli USA; L’Iran, precisano i medesimi media, non ha fornito risposte dirette alla proposta di estensione del cessate il fuoco: “La Repubblica Islamica dell’Iran, monitorando attentamente gli sviluppi sul campo e in ambito politico, adotta le misure necessarie per proteggere gli interessi e la sicurezza nazionale dell’Iran, e le forze armate sono pienamente vigili e pronte a una difesa totale e decisa dell’integrità dell’Iran contro qualsiasi minaccia e atto di ostilità”, si legge nel comunicato.


L’esercito israeliano ha riferito di aver arrestato una quarantina di coloni che avevano superato il confine con la Siria e si stavano addentrando nel Paese. I soggetti sono stati consegnati alla polizia israeliana. “L’IDF condanna fermamente l’incidente e sottolinea che si tratta di un evento grave che costituisce un reato penale che mette in pericolo i cittadini e le forze dell’IDF” ha scritto l’esercito.


Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la morte di un secondo soldato francese parte del contingente UNIFIL attaccato la scorsa settimana. L’attacco si era verificato lo scorso sabato nella zona di Ghandouriyeh a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, ed è stato attribuito a Hezbollah, che tuttavia ha affermato di non essere legato all’incidente. Il soldato era stato rimpatriato per ricevere cure.


L’ufficio del presidente libanese Joseph Aoun ha rilasciato un comunicato in cui annuncia che sono in corso dialoghi per l’estensione del cessate il fuoco in Libano. Washington, intanto, sta preparandosi a ricevere rappresentanti israeliani e libanesi per una seconda di colloqui, che si dovrebbe tenere domani presso il Dipartimento di Stato. Agli incontri, come nella prima occasione, non saranno presenti rappresentanti di Hezbollah. Continuano infatti gli scontri tra Israele e il gruppo libanese, mentre l’esercito di Tel Aviv rimane stazionato nel sud del Paese.


I pasdaran hanno annunciato di aver attaccato e sequestrato due navi, che avrebbero tentato di attraversare lo stretto di Hormuz senza autorizzazione. Si tratta della MSC-Francesca e della Epaminondas, trasferite nelle acque territoriali iraniane.


Il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto, è intervenuto alla Camera sulla possibilità di dispiegare una forza europea nello Stretto di Hormuz. “Anche in Mar Rosso e nell’Oceano Indiano siamo all’interno di una coalizione e siamo lì come Europa, ma mi preme dire che ad oggi, in entrambe le operazioni, ci sono solo navi italiane”. Il riferimento è alle missioni Aspides, nel Mar Rosso, e Atlanta, nell’Oceano Indiano. 



Nella notte, Trump “Considerato il grave stato di frammentazione del governo iraniano, cosa peraltro non inaspettata, e su richiesta del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere l’attacco all’Iran fino a quando i suoi leader e rappresentanti non presenteranno una proposta unitaria”. Così il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato la proroga del cessate il fuoco con l’Iran, che sarebbe dovuto scadere alle 1.50 di mercoledì 22 aprile. “Ho pertanto ordinato alle nostre forze armate di proseguire il blocco e, per il resto, di rimanere pronte e operative, estendendo di conseguenza il cessate il fuoco fino a quando la loro proposta non sarà presentata e le discussioni non saranno concluse, in un modo o nell’altro”. Ancora in bilico, invece, lo svolgimento dei colloqui, organizzati per domani a Islamabad.


L’ipotesi di colloqui tra USA e Iran rimane ancora in bilico. I media iraniani riportano una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri, che ha affermato che il Paese non ha ancora preso una decisione sull’invio di funzionari al possibile incontro a Islamabad, previsto domani; la Repubblica Islamica contesta la contraddittorietà delle dichiarazioni statunitensi in merito all’invio della propria delegazione in Pakistan. Intanto, la CNN riporta che Trump avrebbe sospeso temporaneamente il viaggio di Vance a Islamabad, attendendo conferme iraniane.


I Paesi dell’UE hanno concordato di estendere le sanzioni contro l’Iran per includere i responsabili del blocco dello Stretto di Hormuz. A dare la notizia a margine del Consiglio Esteri dell’UE è l’Alta Rappresentante Kaja Kallas. Kallas ha aggiunto di aver chiesto ai ministri degli esteri di rafforzare la missione navale dell’UE Aspides, attiva nel Mar Rosso contro il gruppo yemenita Ansar Allah, meglio noto con il nome di Houthi.


Nella notte, le forze statunitensi hanno abbordato la M/T Tifani, nave inserita nella lista delle sanzioni internazionali all’Iran. Gli USA sostengono che la nave verrebbe utilizzata per commerciare petrolio verso l’Asia.


Iran Air ha annunciato da domani il ripristino dei voli interni, dopo cinquanta giorni di stop. Stando all’agenzia Tasnim, il primo volo sarà Teheran-Mashhad.

Nel frattempo, in Europa il commissario all’Energia Dan Jorgensen mette i cittadini in guardia da “un’estate difficile” a causa dell’incertezza sui mercati energetici.


Oggi è previsto l’incontro dei ministri degli Esteri dell’UE. Sul tavolo c’è anche la richiesta avanzata da Spagna, Slovenia e Irlanda di sospendere l’accordo di cooperazione con Israele. Servirà l’unanimità dei 27 Paesi membri. Pochi giorni fa la petizione nata dal basso con l’obiettivo di sospendere l’intesa commerciale tra UE e Israele ha raggiunto [59] il milione di firme, obbligando la Commissione a considerare la richiesta.



Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco, le operazioni delle IDF nel sud del Paese non accennano infatti a fermarsi, con l’esercito che continua a portare avanti le operazioni di demolizione delle abitazioni in quella che ha definito “linea gialla”. Intanto, Washington ha spianato la strada per un nuovo confronto tra rappresentanti libanesi e israeliani, che anche questa volta vedrebbe escluso Hezbollah dai tavoli.


Il ministero dell’Economia austriaco ha annunciato che OMV, il maggiore produttore di petrolio del Paese, ha acquistato 56.000 tonnellate di petrolio greggio dalla riserva obbligatoria di emergenza per stabilizzare il mercato.


Il presidente degli USA Trump ha affermato in una intervista telefonica al quotidiano Bloomberg che ritiene “molto improbabile” una estensione della tregua con l’Iran, che scadrà nella sera di mercoledì. Trump ha aggiunto che anche JD Vance parteciperà agli incontri di Islamabad che inizieranno oggi. A tal proposito, l’emittente statunitense Fox News ha affermato che oggi verrà firmato un accordo a Islamabad, senza fornire ulteriori specifiche.


L’Autorità per l’aviazione civile del Qatar (QCAA) ha annunciato che le compagnie aeree straniere riprenderanno gradualmente i voli da e per l’aeroporto internazionale di Hamad. La decisione “fa seguito a una valutazione completa della situazione, condotta in coordinamento con tutti gli enti nazionali competenti, al fine di garantire i massimi livelli di prontezza ed efficienza operativa”, si legge in una nota diffusa dalla compagnia.


Islamabad si sta preparando per un ciclo di negoziati previsto per oggi, e da quanto riporta l’emittente Al Jazeera sarebbe pronta a ricevere delegazioni di ambo le parti; nonostante ciò, l’Iran non ha dato segnali di apertura per la ripresa dei dialoghi e – almeno per ora – continua a fare fede la dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri di questa mattina, il quale ha dichiarato che il Paese non ha intenzione di partecipare a questa nuova tornata di negoziati a causa delle violazioni del cessate il fuoco statunitensi.


Il gruppo di coordinamento per il petrolio si riunirà nel fine settimana, quando è previsto anche il vertice del Consiglio europeo. L’approvvigionamento di carburante resta una priorità, su cui l’UE prova a rassicurare: “abbiamo una capacità significativa di raffinazione del petrolio greggio e di produzione di carburante per aerei”, spiega un portavoce della Commissione.


L’agenzia Tasnim [51] riporta che due persone, accusate di lavorare per il mossad israeliano, sono state giustiziate questa mattina in Iran.


Il Ministero degli Esteri iraniano ha affermato che Teheran non ha in programma un nuovo ciclo di colloqui negoziali con gli Stati Uniti. Il portavoce del ministero ha poi denunciato violazioni del cessate il fuoco da parte degli USA sin dall’inizio della sua implementazione. «Gli Stati Uniti non stanno imparando la lezione e questo non porterà mai a buoni risultati», ha aggiunto.


Il Comando Centrale USA ha pubblicato un video dell’assalto condotto contro la nave iraniana Touska, accusata di aver tentato di forzare il blocco marino statunitense.



Non c’è ancora conferma ufficiale sull’invio di una delegazione iraniana ai negoziati di Islamabad, previsti per i prossimi giorni e annunciati dagli Stati Uniti. Le agenzie iraniane Fars e Tasnim riportano incertezze e scetticismo: Teheran non avrebbe preso una decisione definitiva e giudica le prospettive dei colloqui poco positive. Secondo fonti interne, l’Iran non intende partecipare finché gli Usa manterranno il blocco navale sui suoi porti, né prendere in considerazione ulteriori incontri. Anche l’emittente statale Irib segnala l’assenza di conferme ufficiali, mentre fonti citate dalla Cnn indicano un possibile arrivo della delegazione martedì.


Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato in una telefonata al New York Post che Steve Witkoff e Jared Kushner guideranno la delegazione statunitense diretta a Islamabad per una nuova tornata di negoziati volta a fermare la guerra con l’Iran. Confermata anche la partecipazione del vicepresidente James David Vance, presente anche nel precedente round. Trump ha lasciato aperta la possibilità di un suo viaggio successivo in caso di progressi. La telefonata si è conclusa bruscamente per impegni con alti ufficiali militari.


Secondo i dati del sito di tracciamento navale MarineTraffic, nello Stretto di Hormuz non risulterebbero al momento navi in transito. La BBC segnala che molte imbarcazioni risultano ancorate nel Golfo, soprattutto al largo di Oman ed Emirati Arabi Uniti. Dopo che due navi battenti bandiera indiana hanno riferito di essere state attaccate durante il passaggio, il traffico marittimo si sarebbe interrotto nelle prime ore di oggi, domenica 19 aprile. Una petroliera cinese e una nave gasiera indiana erano state avvistate in transito verso est, ma sarebbero state respinte, e da mezzanotte nessuna nave è entrata o uscita dal Golfo.


Le Forze di Difesa Israeliane stanno portando avanti la distruzione sistematica di diversi villaggi nel sud del Libano nonostante sia in vigore un cessate il fuoco. Secondo dichiarazioni di comandanti militari ad Haaretz, l’operazione includerebbe la demolizione di case civili, edifici pubblici e scuole nell’ambito di una strategia definita di “bonifica dell’area”. Decine di mezzi pesanti, tra cui escavatori gestiti da appaltatori privati retribuiti per numero di strutture abbattute, sono stati impiegati nelle ultime settimane. Alcuni operatori avrebbero già lavorato a Gaza, e in un villaggio sarebbero attivi circa 20 escavatori contemporaneamente.


Il generale Mohammed al-Atifi, ministro della Difesa del governo yemenita guidato dagli Houthi, ha dichiarato lo «stato di massima allerta» contro possibili aggressioni. Ha rivendicato l’efficacia dell’«asse della resistenza» contro Israele e Stati Uniti. A fine marzo, gli Houthi sono entrati nel conflitto legato all’Iran, lanciando missili e droni contro Israele. Il gruppo ha promesso di proseguire gli attacchi, puntando su obiettivi militari e minacciando anche il traffico marittimo nel Mar Rosso.



Una pattuglia dell’UNIFIL è stata presa di mira nel sud del Libano mentre era impegnata in attività di sminamento. Un soldato francese è morto e altri tre sono rimasti feriti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato Hezbollah dell’attacco; nel frattempo le Nazioni Unite hanno avviato un’indagine per fare luce sull’accaduto.

Il movimento libanese ha respinto le accuse.


Lo United States Central Command (CENTCOM) ha ribadito che le forze navali statunitensi stanno continuando il blocco marittimo nei confronti dei porti iraniani, nonostante ciò ha provocato la richiusura dello Stretto di Hormuz.


Il comando militare congiunto delle Guardie Rivoluzionarie ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che il controllo dello Stretto di Hormuz è «tornato al suo stato precedente» a causa del blocco imposto ai porti iraniani dagli Stati Uniti, che hanno «continuato ad commettere atti di pirateria e furto marittimo con il pretesto di un cosiddetto blocco». Lo Stretto di Hormuz è dunque ora «sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate», si legge nel comunicato, in cui si annuncia che la situazione rimarrà tale «fino a quando gli Stati Uniti non ripristineranno la piena libertà di navigazione per le navi che viaggiano dall’Iran verso le loro destinazioni e viceversa».



Si è concluso il vertice internazionale sullo Stretto di Hormuz. “L’Italia è pronta a fare la sua parte” ma “è chiaro che una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità” e previa “un’autorizzazione parlamentare”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine dell’incontro.

Pochi minuti prima le autorità iraniane avevano scelto di aprire lo stretto. Se la concessione dovesse reggere, i leader europei dovranno decidere se e come attuare questa “missione esclusivamente difensiva” promossa da Francia e Germania.

Al vertice l’Unione europea è stata rappresentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che si è detta pronta a rafforzare la missione Aspides [47]. Quest’ultima è già operativa da due anni nel Mar Rosso, “a difesa di un principio: la libertà e la sicurezza della navigazione”, come spiegato ai tempi dal capo della Farnesina Antonio Tajani.


“Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz è finita, ho ricevuto una chiamata dalla NATO che chiedeva se avremmo avuto bisogno di aiuto. HO DETTO CHE SI TENGANO LONTANI, A MENO CHE VOGLIANO SOLO CARICARE LE LORO NAVI DI PETROLIO. Sono stati inutili quando servivano, una Tigre di Carta!”. Lo ha dichiarato Trump su Truth.


L’Iran ha appena annunciato l’apertura dello stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali fino alla fine della tregua con gli USA.

“Alla luce del cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il restante periodo del cessate il fuoco”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

“L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto è completamente aperto e pronto per il passaggio completo. Grazie!”, ha commentato il presidente USA Trump.


Si sta svolgendo ad Antalya, in Turchia, l’edizione annuale del Diplomacy Forum, un vertice regionale. C’è attesa per l’incontro — il terzo da marzo — tra i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Verrà discussa la tenuta del cessate il fuoco in Iran e gli sforzi successivi per il raggiungimento di un accordo duraturo nella regione.


Secondo il presidente iraniano Pezeshkian, Israele è stato “costretto a dichiarare un cessate il fuoco” a seguito di un intenso lavoro diplomatico. A tal proposito ha ringraziato il Pakistan per il ruolo ricoperto. Pezeshkian ha poi aggiunto che Israele non ha “alcun diritto di attaccare Hezbollah e altri fronti in Libano”.

Per quanto riguarda l’arma atomica, nodo cruciale dei negoziati con gli USA, Pezeshkian ha dichiarato che “l’Iran non ha mai cercato armi nucleari”.


Video diffusi da canali di informazione locali mostrano lunghe file di auto inondare le infrastrutture libanesi in direzione sud. Nonostante le richieste pervenute tanto dall’esercito quanto da esponenti di Hezbollah, diversi civili starebbero dirigendosi nelle proprie case nell’area meridionale del Paese. Ieri con l’annuncio del cessate il fuoco Israele ha affermato che non ha intenzione di ritirare le proprie truppe dal Libano.


Gli USA hanno rilasciato un comunicato [48]in cui elencano i punti salienti della tregua in Libano siglata tra Israele e governo centrale di Beirut. Il cessate il fuoco è entrato in vigore a partire dalle 23 (ora italiana) di ieri e durerà dieci giorni. «Questo periodo iniziale potrà essere prorogato di comune accordo tra Libano e Israele qualora si registrino progressi nei negoziati e il Libano dimostri concretamente la propria capacità di affermare la propria sovranità». Altri punti salienti dell’accordo sono:



Il primo ministro israeliano Netanyahu ha confermato che Israele ha accettato di implementare un cessate il fuoco in Libano, ma ha affermato che Israele rimarrà nelle aree a sud del Libano e ha chiesto il disarmo del movimento Hezbollah. Hezbollah, di contro, ha sempre rimarcato la sua disponibilità a interrompere gli attacchi in caso di tregua estesa a tutto il Paese.


L’esercito statunitense ha dichiarato che oltre 10.000 soldati americani sono stati dispiegati per implementare il blocco navale degli USA sui porti iraniani. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, nei primi tre giorni dell’operazione militare, 14 navi avrebbero invertito la rotta anziché affrontare il blocco; la marina USA tuttavia non avrebbe ancora abbordato alcuna petroliera né sparato alcun colpo.


Trump ha pubblicato una risposta al post di annuncio del cessate il fuoco in Libano in cui invita il presidente libanese Aoun e il premier israeliano Netanyahu alla Casa Bianca per svolgere colloqui di pace.

Ancora nessuna traccia di una risposta di Hezbollah all’annuncio di tregua.


Il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato [36] un cessate il fuoco tra Israele e Libano. Da quanto comunica il presidente USA, la tregua durerà 10 giorni e inizierà alle 23 di oggi.

“Ho appena avuto un’eccellente conversazione con il rispettatissimo Presidente Joseph Aoun del Libano e con il Primo Ministro Bibi Netanyahu di Israele. Questi due leader hanno concordato che, al fine di raggiungere la pace tra i loro Paesi, inizieranno formalmente un cessate il fuoco di 10 giorni alle 17:00 EST (ndr. le 23 italiane)”, si legge in un post di Trump sul social Truth. “Martedì, i due Paesi si sono incontrati per la prima volta in 34 anni qui a Washington, D.C., con il nostro stimato Segretario di Stato, Marco Rubio. Ho incaricato il Vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Rubio, insieme al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Dan Razin’ Caine, di lavorare con Israele e Libano per raggiungere una pace duratura. È stato un onore per me risolvere 9 guerre in tutto il mondo, e questa sarà la mia decima, quindi facciamolo!”.


Il Segretario del dipartimento del Tesoro USA, Scott Bessent ha annunciato alla stampa che gli Stati Uniti non intendono prorogare le esenzioni alle sanzioni al petrolio russo: “Non rinnoveremo la licenza generale relativa al petrolio russo”, ha affermato Bessent. L’annuncio arriva dopo che gli USA hanno rilasciato concessioni a diversi Paesi per acquistare gli idrocarburi russi con lo scopo di fare fronte alla crisi energetica globale, in un momento in cui risulta in discussione l’ipotesi di prorogare le esenzioni all’acquisto di gas e petrolio moscoviti.


Secondo fonti riportate dai media internazionali, il presidente libanese Joseph Aoun si sarebbe rifiutato di parlare con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. A dare la notizia sono le agenzie di stampa internazionali Reuters [37] e Associated Press [38] che citano in totale quattro anonimi funzionari governativi (rispettivamente tre e uno). Se dovesse venire confermata, la notizia smentirebbe le dichiarazioni di Trump, che aveva affermato che oggi si sarebbe tenuto un incontro tra i due leader.


Secondo una indiscrezione apparsa sull’agenzia di stampa internazionale Reuters, che menziona una fonte iraniana, Teheran starebbe valutando di consentire la riapertura della navigazione attraverso lo stretto di Hormuz da lato omanita. La concessione si inserisce nell’ambito delle proposte nei negoziati con gli USA nel caso in cui si dovesse raggiungere un accordo.


Sullo sfondo di trattative ancora in stallo, il Capo della Difesa del Pakistan, Maresciallo di Campo Assim Muneer, ha incontrato il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qhalibaf – membro della squadra negoziale della Repubblica Islamica – per cercare una mediazione per la fine della guerra. Una delegazione pakistana è arrivata ieri a Teheran per tenere colloqui con i mediatori iraniani; agli incontri  di ieri avrebbe partecipato anche il ministro degli Interni di Islamabad.


NetBlocks ha registrato come anche oggi, per il 48° giorno di fila, prosegua il blocco della linea internet in tutto l’Iran. L’impatto economico, sostiene NetBlocks, si aggira attorno agli 1,8 miliardi di dollari e si va ad aggiungere ai danni ai diritti umani per la popolazione.


Un funzionario israeliano ha confermato [42] alla CNN che oggi il primo ministro Netanyahu avrà un colloquio con il presidente libanese Joseph Aoun, confermando quanto anticipato da Trump in un post sul suo social Truth. Se la notizia fosse ufficialmente confermata, si tratterebbe dei primi colloqui di questo genere in decenni tra i due Paesi. Nel frattempo, proseguono senza sosta gli attacchi israeliani nel sud del Libano, con l’IDF che ha emanato un avviso di evacuazione urgente per la popolazione a sud del fiume Litani.



Una delegazione pakistana guidata dal capo di stato maggiore Asim Munir e dal ministro dell’Interno Mohsin Naqvi è atterrata a Teheran per portare un nuovo messaggio da Washington e discutere l’apertura di un secondo round di colloqui. L’iniziativa arriva mentre Trump afferma che un accordo sarebbe sempre più vicino, sullo sfondo del cessate il fuoco che scadrà il prossimo 22 aprile.


L’UNIFIL, la missione dell’ONU in Libano guidata dall’Italia, continua a segnalare violazioni da parte di Israele. In un post sul social X, la missione scrive che “ieri pomeriggio, un convoglio di routine che trasportava militari e civili delle forze di pace, insieme a personale essenziale, da Beirut al quartier generale dell’UNIFIL, è stato fermato dal personale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a pochi chilometri dalla sua destinazione a Naqoura”.

I veicoli dell’ONU sono stati autorizzati a proseguire, ma quelli degli appaltatori locali sono stati rispediti a Beirut “nonostante il convoglio fosse stato previamente autorizzato”, inclusi i contractor locali. UNIFIL ha denunciato che “non si tratta di un incidente isolato”; il fermo di ieri si inserisce in un contesto di costanti tentativi di bloccare le missioni di supporto umanitario da parte di Israele, con posti di blocco e revoche di autorizzazioni.


Secondo una indiscrezione del Washington Post, che cita fonti interne al Pentagono, gli USA invieranno migliaia di soldati aggiuntivi in Asia Occidentale nei prossimi giorni. Le forze in arrivo nella regione includerebbero circa 6.000 soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e diverse navi da guerra di scorta; altri 4.200 soldati, appartenenti al “Boxer Amphibious Ready Group” e alla task force dei Marines “11th Marine Expeditionary Unit”, dovrebbero arrivare verso la fine del mese.


I blocchi alla navigazione nello stretto di Hormuz hanno fatto impennare le esportazioni di petrolio della Norvegia, primo produttore europeo dopo la Russia. A marzo, la Norvegia ha guadagnato 6 miliardi di dollari dall’export di greggio, +67,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

Nel frattempo, in un’intervista a Sky News, Trump ha detto che “un accordo con l’Iran entro fine aprile è più che possibile”.


Secondo Bloomberg [31], il Pakistan ricorrerà a due ore di interruzione di corrente al giorno con l’obiettivo di contenere i costi energetici, aumentati a seguito della guerra in Asia Occidentale.


Nuovi bombardamenti israeliani hanno colpito il Libano meridionale, dove continua l’invasione terrestre. Il tutto poche ore dopo la conclusione del primo round negoziale a Washington. 

Nel frattempo, Hezbollah ha confermato di aver lanciato diversi missili sul Nord di Israele, prendendo di mira i centri di Metula, Kfar Giladi e Kiryat Shmona.  



Dal lancio dell’attacco israelo-statunitense sull’Iran, e dall’entrata in guerra della milizia libanese Hezbollah, Israele ha ucciso 2.124 persone nel Paese dei Cedri, di cui almeno 35 solo oggi. Il bilancio è stato fornito dalle autorità libanesi, che hanno specificato che 168 delle vittime risultano bambini e altri 88 operatori sanitari.


In una intervista al New York Post, il presidente USA Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere di qui ai prossimi due giorni, ma che non è ancora noto se avranno sede in Pakistan: “Abbiamo in mente un altro luogo”, ha detto Trump. “Si stanno muovendo delle cose ma non credo che sarà lì che faremo il nostro prossimo incontro”, ha aggiunto, riferendosi al Pakistan.


Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente degli USA Donald Trump ha affermato di essere “scioccato” dalla premier italiana Giorgia Meloni, criticando la sua presa di posizione a sostegno del Papa; Trump aveva dichiarato che Prevost non sarebbe stato nominato Pontefice senza il sostegno della Casa Bianca, e Meloni ha giudicato le critiche del presidente USA al Papa “inaccettabili”: “È lei che è inaccettabile”, ha detto Trump “perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”. “Giorgia Meloni non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso Paese. L’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.


La Francia e il Regno Unito terranno venerdì una video conferenza per discutere del ripristino della “libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. L’incontro virtuale sarà aperto a tutti i Paesi intenzionati a partecipare a questa “missione puramente difensiva” nello stretto.


L’agenzia libanese NNA ha riportato un primo bilancio parziale degli attacchi sferrati in mattinata da Israele, a poche ore dall’inizio dei colloqui diplomatici. Una famiglia di 3 persone è stata uccisa a causa di un bombardamento su Adloun, nel distretto di Sidone. Si registrano diversi feriti nel Libano meridionale e una decina di case distrutte.


La Cina, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha dichiarato che il blocco USA sullo stretto di Hormuz e quindi sui porti iraniani è «pericoloso e irresponsabile». Contestualmente, stando ai dati di tracciamento marittimo, la petroliera cinese Rich Starry ha sfidato il blocco navale americano, trovandosi ora sulla rotta di uscita dal Golfo dopo aver attraversato Hormuz.

«Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo stretto», ha dichiarato Jiakun. Quest’ultimo ha risposto anche alle minacce di Donald Trump, affermando che in caso di nuovi dazi Pechino «adotterà sicuramente contromisure risolute».



Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha dichiarato che l’Agenzia sarebbe “pronta ad agire” nel caso in cui dovesse rivelarsi necessario rilasciare ulteriori riserve petrolifere nel mercato. Birol ha ribadito che la guerra ha causato la peggiore crisi energetica globale di sempre e ha affermato che oltre 80 impianti petroliferi e del gas, tra cui impianti di produzione, terminali e raffinerie, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


“Le parole di Trump nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Così la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha condannato le critiche del presidente statunitense Trump al pontefice Leone XIV; Trump ha detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferraro per discutere delle dichiarazioni del ministro Tajani in merito ai bombardamenti in Libano, definiti “inaccettabili”. A dare la notizia è l’agenzia di stampa Ansa, menzionando fonti anonime.


Il Comando Centrale degli USA ha diramato una nota in cui spiega come funzionerà l’imposizione del blocco navale nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico, scattato alle 16 di oggi. La nota è stata ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha reso noto che il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera.

“Qualsiasi nave che entri o esca dall’area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura”, si legge nella nota citata da Reuters. “Il blocco non impedirà il transito di navi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”. Il blocco “comprende l’intera costa iraniana, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, porti e terminal petroliferi”.


La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che, dall’inizio del conflitto, “la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa in cui la presidente dell’esecutivo comunitario ha condannato timidamente gli attacchi israeliani in Libano, affermando che essi “rischiano di fare deragliare il processo” di pace.


Dopo il fallimento dei colloqui di pace tra USA e Iran e l’annuncio di Trump sul blocco dei porti iraniani, il prezzo del gas è cresciuto notevolmente sui mercati internazionali. Sulla piazza TTF di Amsterdam i contratti future sul mese di maggio hanno registrato dei rialzi fino al 10%, arrivando a 48 euro al MWh. Si prospettano ulteriori rincari in Europa.


Papa Leone XIV ha dichiarato all’emittente NBC di non aver “alcun timore dell’amministrazione Trump” e aggiunto che “non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui lui potrebbe intenderla, ma credo nel messaggio del Vangelo, come operatore di pace”. Nelle scorse ore Trump aveva detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Le forze armate iraniane hanno dichiarato al quotidiano locale IRIB che il blocco USA dei porti è un atto “illegale” e che di conseguenza i porti del Golfo Arabico e del Mare di Oman saranno aperti “per tutti o per nessuno”. “L’esercizio della sovranità della Repubblica isrlamica dell’Iran nelle acque territoriali del nostro Paese è un diritto naturale della nazione iraniana” hanno dichiarato. “L’imposizione criminale da parte degli Stati Uniti di restrizioni alla circolazione delle navi nelle acque internazionali è un atto illegale e equivale a pirateria”.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.



Il presidente Donald Trump ha annullato il viaggio, imminente, della delegazione USA in Pakistan. Pochi minuti fa Araghchi aveva lasciato la capitale Islamabad.


Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha già lasciato Islamabad, capitale del Pakistan, prima dell’arrivo della delegazione statunitense. Il viaggio di Araghchi continua: nelle prossime 48 ore visiterà i partner regionali a Muscat e a Mosca. Non è chiaro se al termine del tour, il ministro degli Esteri iraniano tornerà in Pakistan per riprendere i colloqui con gli USA.


Nonostante il recente annuncio dell’estensione del cessate il fuoco in Libano, Israele continua a bombardare il sud del Paese. Il Ministero della Salute libanese ha riportato l’uccisione di 4 persone durante gli attacchi sulla città di Yahmor al-Shaqif. 


Sono 57 giorni, per l’esattezza, che in Iran è in vigore il blackout di internet imposto dal regime, iniziato lo scorso 28 febbraio all’indomani dell’attacco congiunto di USA e Israele. Lo riporta NetBlock, che scrive come il blocco “soffochi le voci degli iraniani, lasci amici e familiari scollegati e danneggi l’economia”.


Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha detto ai giornalisti che la Turchia potrebbe prendere parte alle operazioni di rimozione delle mine nello Stretto di Hormuz, dopo che USA e Iran sigleranno un accordo di pace. A compiere le operazioni potrebbe essere un team di esperti internazionale, alla quale il Paese prenderebbe parte “senza problemi”.



Secondo la CNN, anche una delegazione statunitense starebbe raggiungendo Islamabad per un nuovo round negoziale con l’Iran. Ne farebbero parte l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, consigliere di Trump.


Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, ha confermato le ultime indiscrezioni, annunciando un viaggio in serata per Islamabad. Successivamente Araghchi visiterà anche Muscat e Mosca, con l’obiettivo di “coordinarci con i nostri partner su questioni bilaterali nonché sugli sviluppi regionali”.


Fonti del governo pakistano hanno confermato ad Al Jazeera [75]che esiste una “alta probabilità di una svolta” nei colloqui tra Stati Uniti e Iran. In serata dovrebbe arrivare a Islamabad una delegazione guidata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.


Una mail interna del Pentagono visionata dall’agenzia di stampa Reuters [76]delineerebbe le opzioni degli USA per punire gli alleati della NATO che non hanno supportato le operazioni statunitensi nella guerra all’Iran. Tra le indicazioni, la sospensione della Spagna dall’alleanza e la revisione della posizione statunitense sulla rivendicazione britannica delle Isole Falkland.


L’Iran riprenderà i voli tra Teheran e la città nord-orientale di Mashhad a partire da domani. A dare la notizia è l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim [77], specificando che il primo volo partirà domani alle 10. L’Iran ha iniziato a riaprire parzialmente il proprio spazio aereo e a riprendere le operazioni di volo il 18 aprile, attuando un piano graduale in quattro fasi per riavviare il settore dell’aviazione. Le prime operazioni sono iniziate nella parte orientale del Paese il 20 aprile.



Momenti di confusione in Iran: diversi canali indipendenti e media arabi stanno riportando di una ipotetica attivazione delle difese aeree a Teheran, mentre nella capitale si sta svolgendo la quotidiana marcia serale di vicinanza al regime. Le versioni sulla vicenda sono discordanti: alcuni scrivono che le difese sarebbero impegnate in una operazione di intercettazione, mentre altre fonti riportano che sarebbe in corso una semplice esercitazione.


Trump ha reclamato il controllo totale dello Stretto di Hormuz da parte degli USA, e annunciato di avere ordinato alle proprie navi di sparare a qualsiasi imbarcazione si avvicini per minare l’area; il presidente ha inoltre affermato che le operazioni di sminamento sarebbero in corso, ma l’Iran non ha ancora commentato tali dichiarazioni.


Il secondo vicepresidente del parlamento iraniano, Hamidreza Haji-Babaei, ha dichiarato che l’Iran ha ricevuto i primi pagamenti sui pedaggi imposti alle navi che hanno attraversato lo stretto di Hormuz; gli introiti, ha dichiarato il funzionario, sono stati depositati presso la Banca Centrale dell’Iran.


Faith Birol, direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha dichiarato a Reuters che quella attuale rappresenta la peggiore minaccia alla sicurezza energetica di sempre. L’aumento dei prezzi e le misure attuate dai governi in alcuni casi causeranno, a suo parere, “una pressione al ribasso sulla domanda”. La guerra in Iran, sostiene Faith, ha inoltre avuto un impatto notevole, con la perdita di “13 milioni di barili di petrolio al giorno”.



I media di Stato iraniani riportano una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, riguardo alla estensione della tregua con gli USA; L’Iran, precisano i medesimi media, non ha fornito risposte dirette alla proposta di estensione del cessate il fuoco: “La Repubblica Islamica dell’Iran, monitorando attentamente gli sviluppi sul campo e in ambito politico, adotta le misure necessarie per proteggere gli interessi e la sicurezza nazionale dell’Iran, e le forze armate sono pienamente vigili e pronte a una difesa totale e decisa dell’integrità dell’Iran contro qualsiasi minaccia e atto di ostilità”, si legge nel comunicato.


L’esercito israeliano ha riferito di aver arrestato una quarantina di coloni che avevano superato il confine con la Siria e si stavano addentrando nel Paese. I soggetti sono stati consegnati alla polizia israeliana. “L’IDF condanna fermamente l’incidente e sottolinea che si tratta di un evento grave che costituisce un reato penale che mette in pericolo i cittadini e le forze dell’IDF” ha scritto l’esercito.


Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la morte di un secondo soldato francese parte del contingente UNIFIL attaccato la scorsa settimana. L’attacco si era verificato lo scorso sabato nella zona di Ghandouriyeh a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, ed è stato attribuito a Hezbollah, che tuttavia ha affermato di non essere legato all’incidente. Il soldato era stato rimpatriato per ricevere cure.


L’ufficio del presidente libanese Joseph Aoun ha rilasciato un comunicato in cui annuncia che sono in corso dialoghi per l’estensione del cessate il fuoco in Libano. Washington, intanto, sta preparandosi a ricevere rappresentanti israeliani e libanesi per una seconda di colloqui, che si dovrebbe tenere domani presso il Dipartimento di Stato. Agli incontri, come nella prima occasione, non saranno presenti rappresentanti di Hezbollah. Continuano infatti gli scontri tra Israele e il gruppo libanese, mentre l’esercito di Tel Aviv rimane stazionato nel sud del Paese.


I pasdaran hanno annunciato di aver attaccato e sequestrato due navi, che avrebbero tentato di attraversare lo stretto di Hormuz senza autorizzazione. Si tratta della MSC-Francesca e della Epaminondas, trasferite nelle acque territoriali iraniane.


Il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto, è intervenuto alla Camera sulla possibilità di dispiegare una forza europea nello Stretto di Hormuz. “Anche in Mar Rosso e nell’Oceano Indiano siamo all’interno di una coalizione e siamo lì come Europa, ma mi preme dire che ad oggi, in entrambe le operazioni, ci sono solo navi italiane”. Il riferimento è alle missioni Aspides, nel Mar Rosso, e Atlanta, nell’Oceano Indiano. 



Nella notte, Trump “Considerato il grave stato di frammentazione del governo iraniano, cosa peraltro non inaspettata, e su richiesta del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere l’attacco all’Iran fino a quando i suoi leader e rappresentanti non presenteranno una proposta unitaria”. Così il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato la proroga del cessate il fuoco con l’Iran, che sarebbe dovuto scadere alle 1.50 di mercoledì 22 aprile. “Ho pertanto ordinato alle nostre forze armate di proseguire il blocco e, per il resto, di rimanere pronte e operative, estendendo di conseguenza il cessate il fuoco fino a quando la loro proposta non sarà presentata e le discussioni non saranno concluse, in un modo o nell’altro”. Ancora in bilico, invece, lo svolgimento dei colloqui, organizzati per domani a Islamabad.


L’ipotesi di colloqui tra USA e Iran rimane ancora in bilico. I media iraniani riportano una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri, che ha affermato che il Paese non ha ancora preso una decisione sull’invio di funzionari al possibile incontro a Islamabad, previsto domani; la Repubblica Islamica contesta la contraddittorietà delle dichiarazioni statunitensi in merito all’invio della propria delegazione in Pakistan. Intanto, la CNN riporta che Trump avrebbe sospeso temporaneamente il viaggio di Vance a Islamabad, attendendo conferme iraniane.


I Paesi dell’UE hanno concordato di estendere le sanzioni contro l’Iran per includere i responsabili del blocco dello Stretto di Hormuz. A dare la notizia a margine del Consiglio Esteri dell’UE è l’Alta Rappresentante Kaja Kallas. Kallas ha aggiunto di aver chiesto ai ministri degli esteri di rafforzare la missione navale dell’UE Aspides, attiva nel Mar Rosso contro il gruppo yemenita Ansar Allah, meglio noto con il nome di Houthi.


Nella notte, le forze statunitensi hanno abbordato la M/T Tifani, nave inserita nella lista delle sanzioni internazionali all’Iran. Gli USA sostengono che la nave verrebbe utilizzata per commerciare petrolio verso l’Asia.


Iran Air ha annunciato da domani il ripristino dei voli interni, dopo cinquanta giorni di stop. Stando all’agenzia Tasnim, il primo volo sarà Teheran-Mashhad.

Nel frattempo, in Europa il commissario all’Energia Dan Jorgensen mette i cittadini in guardia da “un’estate difficile” a causa dell’incertezza sui mercati energetici.


Oggi è previsto l’incontro dei ministri degli Esteri dell’UE. Sul tavolo c’è anche la richiesta avanzata da Spagna, Slovenia e Irlanda di sospendere l’accordo di cooperazione con Israele. Servirà l’unanimità dei 27 Paesi membri. Pochi giorni fa la petizione nata dal basso con l’obiettivo di sospendere l’intesa commerciale tra UE e Israele ha raggiunto [59] il milione di firme, obbligando la Commissione a considerare la richiesta.



Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco, le operazioni delle IDF nel sud del Paese non accennano infatti a fermarsi, con l’esercito che continua a portare avanti le operazioni di demolizione delle abitazioni in quella che ha definito “linea gialla”. Intanto, Washington ha spianato la strada per un nuovo confronto tra rappresentanti libanesi e israeliani, che anche questa volta vedrebbe escluso Hezbollah dai tavoli.


Il ministero dell’Economia austriaco ha annunciato che OMV, il maggiore produttore di petrolio del Paese, ha acquistato 56.000 tonnellate di petrolio greggio dalla riserva obbligatoria di emergenza per stabilizzare il mercato.


Il presidente degli USA Trump ha affermato in una intervista telefonica al quotidiano Bloomberg che ritiene “molto improbabile” una estensione della tregua con l’Iran, che scadrà nella sera di mercoledì. Trump ha aggiunto che anche JD Vance parteciperà agli incontri di Islamabad che inizieranno oggi. A tal proposito, l’emittente statunitense Fox News ha affermato che oggi verrà firmato un accordo a Islamabad, senza fornire ulteriori specifiche.


L’Autorità per l’aviazione civile del Qatar (QCAA) ha annunciato che le compagnie aeree straniere riprenderanno gradualmente i voli da e per l’aeroporto internazionale di Hamad. La decisione “fa seguito a una valutazione completa della situazione, condotta in coordinamento con tutti gli enti nazionali competenti, al fine di garantire i massimi livelli di prontezza ed efficienza operativa”, si legge in una nota diffusa dalla compagnia.


Islamabad si sta preparando per un ciclo di negoziati previsto per oggi, e da quanto riporta l’emittente Al Jazeera sarebbe pronta a ricevere delegazioni di ambo le parti; nonostante ciò, l’Iran non ha dato segnali di apertura per la ripresa dei dialoghi e – almeno per ora – continua a fare fede la dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri di questa mattina, il quale ha dichiarato che il Paese non ha intenzione di partecipare a questa nuova tornata di negoziati a causa delle violazioni del cessate il fuoco statunitensi.


Il gruppo di coordinamento per il petrolio si riunirà nel fine settimana, quando è previsto anche il vertice del Consiglio europeo. L’approvvigionamento di carburante resta una priorità, su cui l’UE prova a rassicurare: “abbiamo una capacità significativa di raffinazione del petrolio greggio e di produzione di carburante per aerei”, spiega un portavoce della Commissione.


L’agenzia Tasnim [51] riporta che due persone, accusate di lavorare per il mossad israeliano, sono state giustiziate questa mattina in Iran.


Il Ministero degli Esteri iraniano ha affermato che Teheran non ha in programma un nuovo ciclo di colloqui negoziali con gli Stati Uniti. Il portavoce del ministero ha poi denunciato violazioni del cessate il fuoco da parte degli USA sin dall’inizio della sua implementazione. «Gli Stati Uniti non stanno imparando la lezione e questo non porterà mai a buoni risultati», ha aggiunto.


Il Comando Centrale USA ha pubblicato un video dell’assalto condotto contro la nave iraniana Touska, accusata di aver tentato di forzare il blocco marino statunitense.



Non c’è ancora conferma ufficiale sull’invio di una delegazione iraniana ai negoziati di Islamabad, previsti per i prossimi giorni e annunciati dagli Stati Uniti. Le agenzie iraniane Fars e Tasnim riportano incertezze e scetticismo: Teheran non avrebbe preso una decisione definitiva e giudica le prospettive dei colloqui poco positive. Secondo fonti interne, l’Iran non intende partecipare finché gli Usa manterranno il blocco navale sui suoi porti, né prendere in considerazione ulteriori incontri. Anche l’emittente statale Irib segnala l’assenza di conferme ufficiali, mentre fonti citate dalla Cnn indicano un possibile arrivo della delegazione martedì.


Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato in una telefonata al New York Post che Steve Witkoff e Jared Kushner guideranno la delegazione statunitense diretta a Islamabad per una nuova tornata di negoziati volta a fermare la guerra con l’Iran. Confermata anche la partecipazione del vicepresidente James David Vance, presente anche nel precedente round. Trump ha lasciato aperta la possibilità di un suo viaggio successivo in caso di progressi. La telefonata si è conclusa bruscamente per impegni con alti ufficiali militari.


Secondo i dati del sito di tracciamento navale MarineTraffic, nello Stretto di Hormuz non risulterebbero al momento navi in transito. La BBC segnala che molte imbarcazioni risultano ancorate nel Golfo, soprattutto al largo di Oman ed Emirati Arabi Uniti. Dopo che due navi battenti bandiera indiana hanno riferito di essere state attaccate durante il passaggio, il traffico marittimo si sarebbe interrotto nelle prime ore di oggi, domenica 19 aprile. Una petroliera cinese e una nave gasiera indiana erano state avvistate in transito verso est, ma sarebbero state respinte, e da mezzanotte nessuna nave è entrata o uscita dal Golfo.


Le Forze di Difesa Israeliane stanno portando avanti la distruzione sistematica di diversi villaggi nel sud del Libano nonostante sia in vigore un cessate il fuoco. Secondo dichiarazioni di comandanti militari ad Haaretz, l’operazione includerebbe la demolizione di case civili, edifici pubblici e scuole nell’ambito di una strategia definita di “bonifica dell’area”. Decine di mezzi pesanti, tra cui escavatori gestiti da appaltatori privati retribuiti per numero di strutture abbattute, sono stati impiegati nelle ultime settimane. Alcuni operatori avrebbero già lavorato a Gaza, e in un villaggio sarebbero attivi circa 20 escavatori contemporaneamente.


Il generale Mohammed al-Atifi, ministro della Difesa del governo yemenita guidato dagli Houthi, ha dichiarato lo «stato di massima allerta» contro possibili aggressioni. Ha rivendicato l’efficacia dell’«asse della resistenza» contro Israele e Stati Uniti. A fine marzo, gli Houthi sono entrati nel conflitto legato all’Iran, lanciando missili e droni contro Israele. Il gruppo ha promesso di proseguire gli attacchi, puntando su obiettivi militari e minacciando anche il traffico marittimo nel Mar Rosso.



Una pattuglia dell’UNIFIL è stata presa di mira nel sud del Libano mentre era impegnata in attività di sminamento. Un soldato francese è morto e altri tre sono rimasti feriti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato Hezbollah dell’attacco; nel frattempo le Nazioni Unite hanno avviato un’indagine per fare luce sull’accaduto.

Il movimento libanese ha respinto le accuse.


Lo United States Central Command (CENTCOM) ha ribadito che le forze navali statunitensi stanno continuando il blocco marittimo nei confronti dei porti iraniani, nonostante ciò ha provocato la richiusura dello Stretto di Hormuz.


Il comando militare congiunto delle Guardie Rivoluzionarie ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che il controllo dello Stretto di Hormuz è «tornato al suo stato precedente» a causa del blocco imposto ai porti iraniani dagli Stati Uniti, che hanno «continuato ad commettere atti di pirateria e furto marittimo con il pretesto di un cosiddetto blocco». Lo Stretto di Hormuz è dunque ora «sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate», si legge nel comunicato, in cui si annuncia che la situazione rimarrà tale «fino a quando gli Stati Uniti non ripristineranno la piena libertà di navigazione per le navi che viaggiano dall’Iran verso le loro destinazioni e viceversa».



Si è concluso il vertice internazionale sullo Stretto di Hormuz. “L’Italia è pronta a fare la sua parte” ma “è chiaro che una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità” e previa “un’autorizzazione parlamentare”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine dell’incontro.

Pochi minuti prima le autorità iraniane avevano scelto di aprire lo stretto. Se la concessione dovesse reggere, i leader europei dovranno decidere se e come attuare questa “missione esclusivamente difensiva” promossa da Francia e Germania.

Al vertice l’Unione europea è stata rappresentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che si è detta pronta a rafforzare la missione Aspides [47]. Quest’ultima è già operativa da due anni nel Mar Rosso, “a difesa di un principio: la libertà e la sicurezza della navigazione”, come spiegato ai tempi dal capo della Farnesina Antonio Tajani.


“Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz è finita, ho ricevuto una chiamata dalla NATO che chiedeva se avremmo avuto bisogno di aiuto. HO DETTO CHE SI TENGANO LONTANI, A MENO CHE VOGLIANO SOLO CARICARE LE LORO NAVI DI PETROLIO. Sono stati inutili quando servivano, una Tigre di Carta!”. Lo ha dichiarato Trump su Truth.


L’Iran ha appena annunciato l’apertura dello stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali fino alla fine della tregua con gli USA.

“Alla luce del cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il restante periodo del cessate il fuoco”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

“L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto è completamente aperto e pronto per il passaggio completo. Grazie!”, ha commentato il presidente USA Trump.


Si sta svolgendo ad Antalya, in Turchia, l’edizione annuale del Diplomacy Forum, un vertice regionale. C’è attesa per l’incontro — il terzo da marzo — tra i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Verrà discussa la tenuta del cessate il fuoco in Iran e gli sforzi successivi per il raggiungimento di un accordo duraturo nella regione.


Secondo il presidente iraniano Pezeshkian, Israele è stato “costretto a dichiarare un cessate il fuoco” a seguito di un intenso lavoro diplomatico. A tal proposito ha ringraziato il Pakistan per il ruolo ricoperto. Pezeshkian ha poi aggiunto che Israele non ha “alcun diritto di attaccare Hezbollah e altri fronti in Libano”.

Per quanto riguarda l’arma atomica, nodo cruciale dei negoziati con gli USA, Pezeshkian ha dichiarato che “l’Iran non ha mai cercato armi nucleari”.


Video diffusi da canali di informazione locali mostrano lunghe file di auto inondare le infrastrutture libanesi in direzione sud. Nonostante le richieste pervenute tanto dall’esercito quanto da esponenti di Hezbollah, diversi civili starebbero dirigendosi nelle proprie case nell’area meridionale del Paese. Ieri con l’annuncio del cessate il fuoco Israele ha affermato che non ha intenzione di ritirare le proprie truppe dal Libano.


Gli USA hanno rilasciato un comunicato [48]in cui elencano i punti salienti della tregua in Libano siglata tra Israele e governo centrale di Beirut. Il cessate il fuoco è entrato in vigore a partire dalle 23 (ora italiana) di ieri e durerà dieci giorni. «Questo periodo iniziale potrà essere prorogato di comune accordo tra Libano e Israele qualora si registrino progressi nei negoziati e il Libano dimostri concretamente la propria capacità di affermare la propria sovranità». Altri punti salienti dell’accordo sono:



Il primo ministro israeliano Netanyahu ha confermato che Israele ha accettato di implementare un cessate il fuoco in Libano, ma ha affermato che Israele rimarrà nelle aree a sud del Libano e ha chiesto il disarmo del movimento Hezbollah. Hezbollah, di contro, ha sempre rimarcato la sua disponibilità a interrompere gli attacchi in caso di tregua estesa a tutto il Paese.


L’esercito statunitense ha dichiarato che oltre 10.000 soldati americani sono stati dispiegati per implementare il blocco navale degli USA sui porti iraniani. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, nei primi tre giorni dell’operazione militare, 14 navi avrebbero invertito la rotta anziché affrontare il blocco; la marina USA tuttavia non avrebbe ancora abbordato alcuna petroliera né sparato alcun colpo.


Trump ha pubblicato una risposta al post di annuncio del cessate il fuoco in Libano in cui invita il presidente libanese Aoun e il premier israeliano Netanyahu alla Casa Bianca per svolgere colloqui di pace.

Ancora nessuna traccia di una risposta di Hezbollah all’annuncio di tregua.


Il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato [36] un cessate il fuoco tra Israele e Libano. Da quanto comunica il presidente USA, la tregua durerà 10 giorni e inizierà alle 23 di oggi.

“Ho appena avuto un’eccellente conversazione con il rispettatissimo Presidente Joseph Aoun del Libano e con il Primo Ministro Bibi Netanyahu di Israele. Questi due leader hanno concordato che, al fine di raggiungere la pace tra i loro Paesi, inizieranno formalmente un cessate il fuoco di 10 giorni alle 17:00 EST (ndr. le 23 italiane)”, si legge in un post di Trump sul social Truth. “Martedì, i due Paesi si sono incontrati per la prima volta in 34 anni qui a Washington, D.C., con il nostro stimato Segretario di Stato, Marco Rubio. Ho incaricato il Vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Rubio, insieme al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Dan Razin’ Caine, di lavorare con Israele e Libano per raggiungere una pace duratura. È stato un onore per me risolvere 9 guerre in tutto il mondo, e questa sarà la mia decima, quindi facciamolo!”.


Il Segretario del dipartimento del Tesoro USA, Scott Bessent ha annunciato alla stampa che gli Stati Uniti non intendono prorogare le esenzioni alle sanzioni al petrolio russo: “Non rinnoveremo la licenza generale relativa al petrolio russo”, ha affermato Bessent. L’annuncio arriva dopo che gli USA hanno rilasciato concessioni a diversi Paesi per acquistare gli idrocarburi russi con lo scopo di fare fronte alla crisi energetica globale, in un momento in cui risulta in discussione l’ipotesi di prorogare le esenzioni all’acquisto di gas e petrolio moscoviti.


Secondo fonti riportate dai media internazionali, il presidente libanese Joseph Aoun si sarebbe rifiutato di parlare con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. A dare la notizia sono le agenzie di stampa internazionali Reuters [37] e Associated Press [38] che citano in totale quattro anonimi funzionari governativi (rispettivamente tre e uno). Se dovesse venire confermata, la notizia smentirebbe le dichiarazioni di Trump, che aveva affermato che oggi si sarebbe tenuto un incontro tra i due leader.


Secondo una indiscrezione apparsa sull’agenzia di stampa internazionale Reuters, che menziona una fonte iraniana, Teheran starebbe valutando di consentire la riapertura della navigazione attraverso lo stretto di Hormuz da lato omanita. La concessione si inserisce nell’ambito delle proposte nei negoziati con gli USA nel caso in cui si dovesse raggiungere un accordo.


Sullo sfondo di trattative ancora in stallo, il Capo della Difesa del Pakistan, Maresciallo di Campo Assim Muneer, ha incontrato il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qhalibaf – membro della squadra negoziale della Repubblica Islamica – per cercare una mediazione per la fine della guerra. Una delegazione pakistana è arrivata ieri a Teheran per tenere colloqui con i mediatori iraniani; agli incontri  di ieri avrebbe partecipato anche il ministro degli Interni di Islamabad.


NetBlocks ha registrato come anche oggi, per il 48° giorno di fila, prosegua il blocco della linea internet in tutto l’Iran. L’impatto economico, sostiene NetBlocks, si aggira attorno agli 1,8 miliardi di dollari e si va ad aggiungere ai danni ai diritti umani per la popolazione.


Un funzionario israeliano ha confermato [42] alla CNN che oggi il primo ministro Netanyahu avrà un colloquio con il presidente libanese Joseph Aoun, confermando quanto anticipato da Trump in un post sul suo social Truth. Se la notizia fosse ufficialmente confermata, si tratterebbe dei primi colloqui di questo genere in decenni tra i due Paesi. Nel frattempo, proseguono senza sosta gli attacchi israeliani nel sud del Libano, con l’IDF che ha emanato un avviso di evacuazione urgente per la popolazione a sud del fiume Litani.



Una delegazione pakistana guidata dal capo di stato maggiore Asim Munir e dal ministro dell’Interno Mohsin Naqvi è atterrata a Teheran per portare un nuovo messaggio da Washington e discutere l’apertura di un secondo round di colloqui. L’iniziativa arriva mentre Trump afferma che un accordo sarebbe sempre più vicino, sullo sfondo del cessate il fuoco che scadrà il prossimo 22 aprile.


L’UNIFIL, la missione dell’ONU in Libano guidata dall’Italia, continua a segnalare violazioni da parte di Israele. In un post sul social X, la missione scrive che “ieri pomeriggio, un convoglio di routine che trasportava militari e civili delle forze di pace, insieme a personale essenziale, da Beirut al quartier generale dell’UNIFIL, è stato fermato dal personale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a pochi chilometri dalla sua destinazione a Naqoura”.

I veicoli dell’ONU sono stati autorizzati a proseguire, ma quelli degli appaltatori locali sono stati rispediti a Beirut “nonostante il convoglio fosse stato previamente autorizzato”, inclusi i contractor locali. UNIFIL ha denunciato che “non si tratta di un incidente isolato”; il fermo di ieri si inserisce in un contesto di costanti tentativi di bloccare le missioni di supporto umanitario da parte di Israele, con posti di blocco e revoche di autorizzazioni.


Secondo una indiscrezione del Washington Post, che cita fonti interne al Pentagono, gli USA invieranno migliaia di soldati aggiuntivi in Asia Occidentale nei prossimi giorni. Le forze in arrivo nella regione includerebbero circa 6.000 soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e diverse navi da guerra di scorta; altri 4.200 soldati, appartenenti al “Boxer Amphibious Ready Group” e alla task force dei Marines “11th Marine Expeditionary Unit”, dovrebbero arrivare verso la fine del mese.


I blocchi alla navigazione nello stretto di Hormuz hanno fatto impennare le esportazioni di petrolio della Norvegia, primo produttore europeo dopo la Russia. A marzo, la Norvegia ha guadagnato 6 miliardi di dollari dall’export di greggio, +67,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

Nel frattempo, in un’intervista a Sky News, Trump ha detto che “un accordo con l’Iran entro fine aprile è più che possibile”.


Secondo Bloomberg [31], il Pakistan ricorrerà a due ore di interruzione di corrente al giorno con l’obiettivo di contenere i costi energetici, aumentati a seguito della guerra in Asia Occidentale.


Nuovi bombardamenti israeliani hanno colpito il Libano meridionale, dove continua l’invasione terrestre. Il tutto poche ore dopo la conclusione del primo round negoziale a Washington. 

Nel frattempo, Hezbollah ha confermato di aver lanciato diversi missili sul Nord di Israele, prendendo di mira i centri di Metula, Kfar Giladi e Kiryat Shmona.  



Dal lancio dell’attacco israelo-statunitense sull’Iran, e dall’entrata in guerra della milizia libanese Hezbollah, Israele ha ucciso 2.124 persone nel Paese dei Cedri, di cui almeno 35 solo oggi. Il bilancio è stato fornito dalle autorità libanesi, che hanno specificato che 168 delle vittime risultano bambini e altri 88 operatori sanitari.


In una intervista al New York Post, il presidente USA Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere di qui ai prossimi due giorni, ma che non è ancora noto se avranno sede in Pakistan: “Abbiamo in mente un altro luogo”, ha detto Trump. “Si stanno muovendo delle cose ma non credo che sarà lì che faremo il nostro prossimo incontro”, ha aggiunto, riferendosi al Pakistan.


Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente degli USA Donald Trump ha affermato di essere “scioccato” dalla premier italiana Giorgia Meloni, criticando la sua presa di posizione a sostegno del Papa; Trump aveva dichiarato che Prevost non sarebbe stato nominato Pontefice senza il sostegno della Casa Bianca, e Meloni ha giudicato le critiche del presidente USA al Papa “inaccettabili”: “È lei che è inaccettabile”, ha detto Trump “perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”. “Giorgia Meloni non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso Paese. L’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.


La Francia e il Regno Unito terranno venerdì una video conferenza per discutere del ripristino della “libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. L’incontro virtuale sarà aperto a tutti i Paesi intenzionati a partecipare a questa “missione puramente difensiva” nello stretto.


L’agenzia libanese NNA ha riportato un primo bilancio parziale degli attacchi sferrati in mattinata da Israele, a poche ore dall’inizio dei colloqui diplomatici. Una famiglia di 3 persone è stata uccisa a causa di un bombardamento su Adloun, nel distretto di Sidone. Si registrano diversi feriti nel Libano meridionale e una decina di case distrutte.


La Cina, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha dichiarato che il blocco USA sullo stretto di Hormuz e quindi sui porti iraniani è «pericoloso e irresponsabile». Contestualmente, stando ai dati di tracciamento marittimo, la petroliera cinese Rich Starry ha sfidato il blocco navale americano, trovandosi ora sulla rotta di uscita dal Golfo dopo aver attraversato Hormuz.

«Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo stretto», ha dichiarato Jiakun. Quest’ultimo ha risposto anche alle minacce di Donald Trump, affermando che in caso di nuovi dazi Pechino «adotterà sicuramente contromisure risolute».



Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha dichiarato che l’Agenzia sarebbe “pronta ad agire” nel caso in cui dovesse rivelarsi necessario rilasciare ulteriori riserve petrolifere nel mercato. Birol ha ribadito che la guerra ha causato la peggiore crisi energetica globale di sempre e ha affermato che oltre 80 impianti petroliferi e del gas, tra cui impianti di produzione, terminali e raffinerie, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


“Le parole di Trump nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Così la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha condannato le critiche del presidente statunitense Trump al pontefice Leone XIV; Trump ha detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferraro per discutere delle dichiarazioni del ministro Tajani in merito ai bombardamenti in Libano, definiti “inaccettabili”. A dare la notizia è l’agenzia di stampa Ansa, menzionando fonti anonime.


Il Comando Centrale degli USA ha diramato una nota in cui spiega come funzionerà l’imposizione del blocco navale nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico, scattato alle 16 di oggi. La nota è stata ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha reso noto che il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera.

“Qualsiasi nave che entri o esca dall’area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura”, si legge nella nota citata da Reuters. “Il blocco non impedirà il transito di navi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”. Il blocco “comprende l’intera costa iraniana, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, porti e terminal petroliferi”.


La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che, dall’inizio del conflitto, “la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa in cui la presidente dell’esecutivo comunitario ha condannato timidamente gli attacchi israeliani in Libano, affermando che essi “rischiano di fare deragliare il processo” di pace.


Dopo il fallimento dei colloqui di pace tra USA e Iran e l’annuncio di Trump sul blocco dei porti iraniani, il prezzo del gas è cresciuto notevolmente sui mercati internazionali. Sulla piazza TTF di Amsterdam i contratti future sul mese di maggio hanno registrato dei rialzi fino al 10%, arrivando a 48 euro al MWh. Si prospettano ulteriori rincari in Europa.


Papa Leone XIV ha dichiarato all’emittente NBC di non aver “alcun timore dell’amministrazione Trump” e aggiunto che “non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui lui potrebbe intenderla, ma credo nel messaggio del Vangelo, come operatore di pace”. Nelle scorse ore Trump aveva detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Le forze armate iraniane hanno dichiarato al quotidiano locale IRIB che il blocco USA dei porti è un atto “illegale” e che di conseguenza i porti del Golfo Arabico e del Mare di Oman saranno aperti “per tutti o per nessuno”. “L’esercizio della sovranità della Repubblica isrlamica dell’Iran nelle acque territoriali del nostro Paese è un diritto naturale della nazione iraniana” hanno dichiarato. “L’imposizione criminale da parte degli Stati Uniti di restrizioni alla circolazione delle navi nelle acque internazionali è un atto illegale e equivale a pirateria”.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.


Dopo aver scatenato, lo scorso 28 febbraio, una nuova guerra contro l’Iran insieme all’alleato israeliano, gli USA hanno annunciato lo scorso 7 aprile una prima tregua di 15 giorni nei combattimenti con Teheran, volta a stabilire le condizioni di una pace definitiva. Nel frattempo Israele, non contento dell’accordo, sta tentando di sabotarlo lanciando [17] una fitta serie di attacchi contro il Libano, contro il quale sta conducendo la propria guerra per cercare di annettersi una parte del Paese. Nel giro di una sola giornata, oltre 250 civili sono stati uccisi dai bombardamenti di Tel Aviv. Le azioni israeliane hanno messo in bilico la tregua, con l’Iran che ha minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz se questi non finiranno.

I precedenti aggiornamenti sulla guerra sono disponibili qui [84].


Israele ha esteso i confini della “linea gialla”, con la quale nei giorni precedenti aveva [85] formalizzato l’invasione del Libano meridionale. Il nuovo fronte si estende per diversi chilometri a nord del fiume Litani. Quest’ultimo, secondo la visione di diversi esponenti del governo Netanyahu, dovrebbe diventare il nuovo confine tra Libano e Israele.


Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi starebbe tornando a Islamabad, sede dei negoziati con gli USA. Ne parla Al Jazeera, citando fonti statali iraniane. C’è attesa per la risposta statunitense.


Continuano [86] gli sfollamenti forzati in Libano. L’esercito israeliano ha emesso nuovi ordini di evacuazione per altri 7 villaggi situati nel Libano meridionale, a nord del fiume Litani. Continuano gli scontri con Hezbollah, che dichiara di aver colpito un gruppo di soldati israeliani stanziati nella città di Taybeh, all’interno della “linea gialla” con cui Tel Aviv ha formalizzato [85] l’invasione del Libano.



Il presidente Donald Trump ha annullato il viaggio, imminente, della delegazione USA in Pakistan. Pochi minuti fa Araghchi aveva lasciato la capitale Islamabad.


Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha già lasciato Islamabad, capitale del Pakistan, prima dell’arrivo della delegazione statunitense. Il viaggio di Araghchi continua: nelle prossime 48 ore visiterà i partner regionali a Muscat e a Mosca. Non è chiaro se al termine del tour, il ministro degli Esteri iraniano tornerà in Pakistan per riprendere i colloqui con gli USA.


Nonostante il recente annuncio dell’estensione del cessate il fuoco in Libano, Israele continua a bombardare il sud del Paese. Il Ministero della Salute libanese ha riportato l’uccisione di 4 persone durante gli attacchi sulla città di Yahmor al-Shaqif. 


Sono 57 giorni, per l’esattezza, che in Iran è in vigore il blackout di internet imposto dal regime, iniziato lo scorso 28 febbraio all’indomani dell’attacco congiunto di USA e Israele. Lo riporta NetBlock, che scrive come il blocco “soffochi le voci degli iraniani, lasci amici e familiari scollegati e danneggi l’economia”.


Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha detto ai giornalisti che la Turchia potrebbe prendere parte alle operazioni di rimozione delle mine nello Stretto di Hormuz, dopo che USA e Iran sigleranno un accordo di pace. A compiere le operazioni potrebbe essere un team di esperti internazionale, alla quale il Paese prenderebbe parte “senza problemi”.



Secondo la CNN, anche una delegazione statunitense starebbe raggiungendo Islamabad per un nuovo round negoziale con l’Iran. Ne farebbero parte l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, consigliere di Trump.


Il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, ha confermato le ultime indiscrezioni, annunciando un viaggio in serata per Islamabad. Successivamente Araghchi visiterà anche Muscat e Mosca, con l’obiettivo di “coordinarci con i nostri partner su questioni bilaterali nonché sugli sviluppi regionali”.


Fonti del governo pakistano hanno confermato ad Al Jazeera [75]che esiste una “alta probabilità di una svolta” nei colloqui tra Stati Uniti e Iran. In serata dovrebbe arrivare a Islamabad una delegazione guidata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.


Una mail interna del Pentagono visionata dall’agenzia di stampa Reuters [76]delineerebbe le opzioni degli USA per punire gli alleati della NATO che non hanno supportato le operazioni statunitensi nella guerra all’Iran. Tra le indicazioni, la sospensione della Spagna dall’alleanza e la revisione della posizione statunitense sulla rivendicazione britannica delle Isole Falkland.


L’Iran riprenderà i voli tra Teheran e la città nord-orientale di Mashhad a partire da domani. A dare la notizia è l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim [77], specificando che il primo volo partirà domani alle 10. L’Iran ha iniziato a riaprire parzialmente il proprio spazio aereo e a riprendere le operazioni di volo il 18 aprile, attuando un piano graduale in quattro fasi per riavviare il settore dell’aviazione. Le prime operazioni sono iniziate nella parte orientale del Paese il 20 aprile.



Momenti di confusione in Iran: diversi canali indipendenti e media arabi stanno riportando di una ipotetica attivazione delle difese aeree a Teheran, mentre nella capitale si sta svolgendo la quotidiana marcia serale di vicinanza al regime. Le versioni sulla vicenda sono discordanti: alcuni scrivono che le difese sarebbero impegnate in una operazione di intercettazione, mentre altre fonti riportano che sarebbe in corso una semplice esercitazione.


Trump ha reclamato il controllo totale dello Stretto di Hormuz da parte degli USA, e annunciato di avere ordinato alle proprie navi di sparare a qualsiasi imbarcazione si avvicini per minare l’area; il presidente ha inoltre affermato che le operazioni di sminamento sarebbero in corso, ma l’Iran non ha ancora commentato tali dichiarazioni.


Il secondo vicepresidente del parlamento iraniano, Hamidreza Haji-Babaei, ha dichiarato che l’Iran ha ricevuto i primi pagamenti sui pedaggi imposti alle navi che hanno attraversato lo stretto di Hormuz; gli introiti, ha dichiarato il funzionario, sono stati depositati presso la Banca Centrale dell’Iran.


Faith Birol, direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha dichiarato a Reuters che quella attuale rappresenta la peggiore minaccia alla sicurezza energetica di sempre. L’aumento dei prezzi e le misure attuate dai governi in alcuni casi causeranno, a suo parere, “una pressione al ribasso sulla domanda”. La guerra in Iran, sostiene Faith, ha inoltre avuto un impatto notevole, con la perdita di “13 milioni di barili di petrolio al giorno”.



I media di Stato iraniani riportano una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, riguardo alla estensione della tregua con gli USA; L’Iran, precisano i medesimi media, non ha fornito risposte dirette alla proposta di estensione del cessate il fuoco: “La Repubblica Islamica dell’Iran, monitorando attentamente gli sviluppi sul campo e in ambito politico, adotta le misure necessarie per proteggere gli interessi e la sicurezza nazionale dell’Iran, e le forze armate sono pienamente vigili e pronte a una difesa totale e decisa dell’integrità dell’Iran contro qualsiasi minaccia e atto di ostilità”, si legge nel comunicato.


L’esercito israeliano ha riferito di aver arrestato una quarantina di coloni che avevano superato il confine con la Siria e si stavano addentrando nel Paese. I soggetti sono stati consegnati alla polizia israeliana. “L’IDF condanna fermamente l’incidente e sottolinea che si tratta di un evento grave che costituisce un reato penale che mette in pericolo i cittadini e le forze dell’IDF” ha scritto l’esercito.


Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la morte di un secondo soldato francese parte del contingente UNIFIL attaccato la scorsa settimana. L’attacco si era verificato lo scorso sabato nella zona di Ghandouriyeh a Bint Jbeil, nel Libano meridionale, ed è stato attribuito a Hezbollah, che tuttavia ha affermato di non essere legato all’incidente. Il soldato era stato rimpatriato per ricevere cure.


L’ufficio del presidente libanese Joseph Aoun ha rilasciato un comunicato in cui annuncia che sono in corso dialoghi per l’estensione del cessate il fuoco in Libano. Washington, intanto, sta preparandosi a ricevere rappresentanti israeliani e libanesi per una seconda di colloqui, che si dovrebbe tenere domani presso il Dipartimento di Stato. Agli incontri, come nella prima occasione, non saranno presenti rappresentanti di Hezbollah. Continuano infatti gli scontri tra Israele e il gruppo libanese, mentre l’esercito di Tel Aviv rimane stazionato nel sud del Paese.


I pasdaran hanno annunciato di aver attaccato e sequestrato due navi, che avrebbero tentato di attraversare lo stretto di Hormuz senza autorizzazione. Si tratta della MSC-Francesca e della Epaminondas, trasferite nelle acque territoriali iraniane.


Il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto, è intervenuto alla Camera sulla possibilità di dispiegare una forza europea nello Stretto di Hormuz. “Anche in Mar Rosso e nell’Oceano Indiano siamo all’interno di una coalizione e siamo lì come Europa, ma mi preme dire che ad oggi, in entrambe le operazioni, ci sono solo navi italiane”. Il riferimento è alle missioni Aspides, nel Mar Rosso, e Atlanta, nell’Oceano Indiano. 



Nella notte, Trump “Considerato il grave stato di frammentazione del governo iraniano, cosa peraltro non inaspettata, e su richiesta del feldmaresciallo Asim Munir e del primo ministro Shehbaz Sharif del Pakistan, ci è stato chiesto di sospendere l’attacco all’Iran fino a quando i suoi leader e rappresentanti non presenteranno una proposta unitaria”. Così il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato la proroga del cessate il fuoco con l’Iran, che sarebbe dovuto scadere alle 1.50 di mercoledì 22 aprile. “Ho pertanto ordinato alle nostre forze armate di proseguire il blocco e, per il resto, di rimanere pronte e operative, estendendo di conseguenza il cessate il fuoco fino a quando la loro proposta non sarà presentata e le discussioni non saranno concluse, in un modo o nell’altro”. Ancora in bilico, invece, lo svolgimento dei colloqui, organizzati per domani a Islamabad.


L’ipotesi di colloqui tra USA e Iran rimane ancora in bilico. I media iraniani riportano una dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri, che ha affermato che il Paese non ha ancora preso una decisione sull’invio di funzionari al possibile incontro a Islamabad, previsto domani; la Repubblica Islamica contesta la contraddittorietà delle dichiarazioni statunitensi in merito all’invio della propria delegazione in Pakistan. Intanto, la CNN riporta che Trump avrebbe sospeso temporaneamente il viaggio di Vance a Islamabad, attendendo conferme iraniane.


I Paesi dell’UE hanno concordato di estendere le sanzioni contro l’Iran per includere i responsabili del blocco dello Stretto di Hormuz. A dare la notizia a margine del Consiglio Esteri dell’UE è l’Alta Rappresentante Kaja Kallas. Kallas ha aggiunto di aver chiesto ai ministri degli esteri di rafforzare la missione navale dell’UE Aspides, attiva nel Mar Rosso contro il gruppo yemenita Ansar Allah, meglio noto con il nome di Houthi.


Nella notte, le forze statunitensi hanno abbordato la M/T Tifani, nave inserita nella lista delle sanzioni internazionali all’Iran. Gli USA sostengono che la nave verrebbe utilizzata per commerciare petrolio verso l’Asia.


Iran Air ha annunciato da domani il ripristino dei voli interni, dopo cinquanta giorni di stop. Stando all’agenzia Tasnim, il primo volo sarà Teheran-Mashhad.

Nel frattempo, in Europa il commissario all’Energia Dan Jorgensen mette i cittadini in guardia da “un’estate difficile” a causa dell’incertezza sui mercati energetici.


Oggi è previsto l’incontro dei ministri degli Esteri dell’UE. Sul tavolo c’è anche la richiesta avanzata da Spagna, Slovenia e Irlanda di sospendere l’accordo di cooperazione con Israele. Servirà l’unanimità dei 27 Paesi membri. Pochi giorni fa la petizione nata dal basso con l’obiettivo di sospendere l’intesa commerciale tra UE e Israele ha raggiunto [59] il milione di firme, obbligando la Commissione a considerare la richiesta.



Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco, le operazioni delle IDF nel sud del Paese non accennano infatti a fermarsi, con l’esercito che continua a portare avanti le operazioni di demolizione delle abitazioni in quella che ha definito “linea gialla”. Intanto, Washington ha spianato la strada per un nuovo confronto tra rappresentanti libanesi e israeliani, che anche questa volta vedrebbe escluso Hezbollah dai tavoli.


Il ministero dell’Economia austriaco ha annunciato che OMV, il maggiore produttore di petrolio del Paese, ha acquistato 56.000 tonnellate di petrolio greggio dalla riserva obbligatoria di emergenza per stabilizzare il mercato.


Il presidente degli USA Trump ha affermato in una intervista telefonica al quotidiano Bloomberg che ritiene “molto improbabile” una estensione della tregua con l’Iran, che scadrà nella sera di mercoledì. Trump ha aggiunto che anche JD Vance parteciperà agli incontri di Islamabad che inizieranno oggi. A tal proposito, l’emittente statunitense Fox News ha affermato che oggi verrà firmato un accordo a Islamabad, senza fornire ulteriori specifiche.


L’Autorità per l’aviazione civile del Qatar (QCAA) ha annunciato che le compagnie aeree straniere riprenderanno gradualmente i voli da e per l’aeroporto internazionale di Hamad. La decisione “fa seguito a una valutazione completa della situazione, condotta in coordinamento con tutti gli enti nazionali competenti, al fine di garantire i massimi livelli di prontezza ed efficienza operativa”, si legge in una nota diffusa dalla compagnia.


Islamabad si sta preparando per un ciclo di negoziati previsto per oggi, e da quanto riporta l’emittente Al Jazeera sarebbe pronta a ricevere delegazioni di ambo le parti; nonostante ciò, l’Iran non ha dato segnali di apertura per la ripresa dei dialoghi e – almeno per ora – continua a fare fede la dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri di questa mattina, il quale ha dichiarato che il Paese non ha intenzione di partecipare a questa nuova tornata di negoziati a causa delle violazioni del cessate il fuoco statunitensi.


Il gruppo di coordinamento per il petrolio si riunirà nel fine settimana, quando è previsto anche il vertice del Consiglio europeo. L’approvvigionamento di carburante resta una priorità, su cui l’UE prova a rassicurare: “abbiamo una capacità significativa di raffinazione del petrolio greggio e di produzione di carburante per aerei”, spiega un portavoce della Commissione.


L’agenzia Tasnim [51] riporta che due persone, accusate di lavorare per il mossad israeliano, sono state giustiziate questa mattina in Iran.


Il Ministero degli Esteri iraniano ha affermato che Teheran non ha in programma un nuovo ciclo di colloqui negoziali con gli Stati Uniti. Il portavoce del ministero ha poi denunciato violazioni del cessate il fuoco da parte degli USA sin dall’inizio della sua implementazione. «Gli Stati Uniti non stanno imparando la lezione e questo non porterà mai a buoni risultati», ha aggiunto.


Il Comando Centrale USA ha pubblicato un video dell’assalto condotto contro la nave iraniana Touska, accusata di aver tentato di forzare il blocco marino statunitense.



Non c’è ancora conferma ufficiale sull’invio di una delegazione iraniana ai negoziati di Islamabad, previsti per i prossimi giorni e annunciati dagli Stati Uniti. Le agenzie iraniane Fars e Tasnim riportano incertezze e scetticismo: Teheran non avrebbe preso una decisione definitiva e giudica le prospettive dei colloqui poco positive. Secondo fonti interne, l’Iran non intende partecipare finché gli Usa manterranno il blocco navale sui suoi porti, né prendere in considerazione ulteriori incontri. Anche l’emittente statale Irib segnala l’assenza di conferme ufficiali, mentre fonti citate dalla Cnn indicano un possibile arrivo della delegazione martedì.


Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato in una telefonata al New York Post che Steve Witkoff e Jared Kushner guideranno la delegazione statunitense diretta a Islamabad per una nuova tornata di negoziati volta a fermare la guerra con l’Iran. Confermata anche la partecipazione del vicepresidente James David Vance, presente anche nel precedente round. Trump ha lasciato aperta la possibilità di un suo viaggio successivo in caso di progressi. La telefonata si è conclusa bruscamente per impegni con alti ufficiali militari.


Secondo i dati del sito di tracciamento navale MarineTraffic, nello Stretto di Hormuz non risulterebbero al momento navi in transito. La BBC segnala che molte imbarcazioni risultano ancorate nel Golfo, soprattutto al largo di Oman ed Emirati Arabi Uniti. Dopo che due navi battenti bandiera indiana hanno riferito di essere state attaccate durante il passaggio, il traffico marittimo si sarebbe interrotto nelle prime ore di oggi, domenica 19 aprile. Una petroliera cinese e una nave gasiera indiana erano state avvistate in transito verso est, ma sarebbero state respinte, e da mezzanotte nessuna nave è entrata o uscita dal Golfo.


Le Forze di Difesa Israeliane stanno portando avanti la distruzione sistematica di diversi villaggi nel sud del Libano nonostante sia in vigore un cessate il fuoco. Secondo dichiarazioni di comandanti militari ad Haaretz, l’operazione includerebbe la demolizione di case civili, edifici pubblici e scuole nell’ambito di una strategia definita di “bonifica dell’area”. Decine di mezzi pesanti, tra cui escavatori gestiti da appaltatori privati retribuiti per numero di strutture abbattute, sono stati impiegati nelle ultime settimane. Alcuni operatori avrebbero già lavorato a Gaza, e in un villaggio sarebbero attivi circa 20 escavatori contemporaneamente.


Il generale Mohammed al-Atifi, ministro della Difesa del governo yemenita guidato dagli Houthi, ha dichiarato lo «stato di massima allerta» contro possibili aggressioni. Ha rivendicato l’efficacia dell’«asse della resistenza» contro Israele e Stati Uniti. A fine marzo, gli Houthi sono entrati nel conflitto legato all’Iran, lanciando missili e droni contro Israele. Il gruppo ha promesso di proseguire gli attacchi, puntando su obiettivi militari e minacciando anche il traffico marittimo nel Mar Rosso.



Una pattuglia dell’UNIFIL è stata presa di mira nel sud del Libano mentre era impegnata in attività di sminamento. Un soldato francese è morto e altri tre sono rimasti feriti. Il presidente francese Emmanuel Macron ha accusato Hezbollah dell’attacco; nel frattempo le Nazioni Unite hanno avviato un’indagine per fare luce sull’accaduto.

Il movimento libanese ha respinto le accuse.


Lo United States Central Command (CENTCOM) ha ribadito che le forze navali statunitensi stanno continuando il blocco marittimo nei confronti dei porti iraniani, nonostante ciò ha provocato la richiusura dello Stretto di Hormuz.


Il comando militare congiunto delle Guardie Rivoluzionarie ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che il controllo dello Stretto di Hormuz è «tornato al suo stato precedente» a causa del blocco imposto ai porti iraniani dagli Stati Uniti, che hanno «continuato ad commettere atti di pirateria e furto marittimo con il pretesto di un cosiddetto blocco». Lo Stretto di Hormuz è dunque ora «sotto la stretta gestione e il controllo delle forze armate», si legge nel comunicato, in cui si annuncia che la situazione rimarrà tale «fino a quando gli Stati Uniti non ripristineranno la piena libertà di navigazione per le navi che viaggiano dall’Iran verso le loro destinazioni e viceversa».



Si è concluso il vertice internazionale sullo Stretto di Hormuz. “L’Italia è pronta a fare la sua parte” ma “è chiaro che una presenza navale internazionale a Hormuz può essere avviata soltanto quando vi sarà una cessazione delle ostilità” e previa “un’autorizzazione parlamentare”. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni a margine dell’incontro.

Pochi minuti prima le autorità iraniane avevano scelto di aprire lo stretto. Se la concessione dovesse reggere, i leader europei dovranno decidere se e come attuare questa “missione esclusivamente difensiva” promossa da Francia e Germania.

Al vertice l’Unione europea è stata rappresentata dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che si è detta pronta a rafforzare la missione Aspides [47]. Quest’ultima è già operativa da due anni nel Mar Rosso, “a difesa di un principio: la libertà e la sicurezza della navigazione”, come spiegato ai tempi dal capo della Farnesina Antonio Tajani.


“Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz è finita, ho ricevuto una chiamata dalla NATO che chiedeva se avremmo avuto bisogno di aiuto. HO DETTO CHE SI TENGANO LONTANI, A MENO CHE VOGLIANO SOLO CARICARE LE LORO NAVI DI PETROLIO. Sono stati inutili quando servivano, una Tigre di Carta!”. Lo ha dichiarato Trump su Truth.


L’Iran ha appena annunciato l’apertura dello stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali fino alla fine della tregua con gli USA.

“Alla luce del cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz è dichiarato completamente aperto per il restante periodo del cessate il fuoco”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

“L’Iran ha appena annunciato che lo Stretto è completamente aperto e pronto per il passaggio completo. Grazie!”, ha commentato il presidente USA Trump.


Si sta svolgendo ad Antalya, in Turchia, l’edizione annuale del Diplomacy Forum, un vertice regionale. C’è attesa per l’incontro — il terzo da marzo — tra i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan. Verrà discussa la tenuta del cessate il fuoco in Iran e gli sforzi successivi per il raggiungimento di un accordo duraturo nella regione.


Secondo il presidente iraniano Pezeshkian, Israele è stato “costretto a dichiarare un cessate il fuoco” a seguito di un intenso lavoro diplomatico. A tal proposito ha ringraziato il Pakistan per il ruolo ricoperto. Pezeshkian ha poi aggiunto che Israele non ha “alcun diritto di attaccare Hezbollah e altri fronti in Libano”.

Per quanto riguarda l’arma atomica, nodo cruciale dei negoziati con gli USA, Pezeshkian ha dichiarato che “l’Iran non ha mai cercato armi nucleari”.


Video diffusi da canali di informazione locali mostrano lunghe file di auto inondare le infrastrutture libanesi in direzione sud. Nonostante le richieste pervenute tanto dall’esercito quanto da esponenti di Hezbollah, diversi civili starebbero dirigendosi nelle proprie case nell’area meridionale del Paese. Ieri con l’annuncio del cessate il fuoco Israele ha affermato che non ha intenzione di ritirare le proprie truppe dal Libano.


Gli USA hanno rilasciato un comunicato [48]in cui elencano i punti salienti della tregua in Libano siglata tra Israele e governo centrale di Beirut. Il cessate il fuoco è entrato in vigore a partire dalle 23 (ora italiana) di ieri e durerà dieci giorni. «Questo periodo iniziale potrà essere prorogato di comune accordo tra Libano e Israele qualora si registrino progressi nei negoziati e il Libano dimostri concretamente la propria capacità di affermare la propria sovranità». Altri punti salienti dell’accordo sono:



Il primo ministro israeliano Netanyahu ha confermato che Israele ha accettato di implementare un cessate il fuoco in Libano, ma ha affermato che Israele rimarrà nelle aree a sud del Libano e ha chiesto il disarmo del movimento Hezbollah. Hezbollah, di contro, ha sempre rimarcato la sua disponibilità a interrompere gli attacchi in caso di tregua estesa a tutto il Paese.


L’esercito statunitense ha dichiarato che oltre 10.000 soldati americani sono stati dispiegati per implementare il blocco navale degli USA sui porti iraniani. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, nei primi tre giorni dell’operazione militare, 14 navi avrebbero invertito la rotta anziché affrontare il blocco; la marina USA tuttavia non avrebbe ancora abbordato alcuna petroliera né sparato alcun colpo.


Trump ha pubblicato una risposta al post di annuncio del cessate il fuoco in Libano in cui invita il presidente libanese Aoun e il premier israeliano Netanyahu alla Casa Bianca per svolgere colloqui di pace.

Ancora nessuna traccia di una risposta di Hezbollah all’annuncio di tregua.


Il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato [36] un cessate il fuoco tra Israele e Libano. Da quanto comunica il presidente USA, la tregua durerà 10 giorni e inizierà alle 23 di oggi.

“Ho appena avuto un’eccellente conversazione con il rispettatissimo Presidente Joseph Aoun del Libano e con il Primo Ministro Bibi Netanyahu di Israele. Questi due leader hanno concordato che, al fine di raggiungere la pace tra i loro Paesi, inizieranno formalmente un cessate il fuoco di 10 giorni alle 17:00 EST (ndr. le 23 italiane)”, si legge in un post di Trump sul social Truth. “Martedì, i due Paesi si sono incontrati per la prima volta in 34 anni qui a Washington, D.C., con il nostro stimato Segretario di Stato, Marco Rubio. Ho incaricato il Vicepresidente JD Vance e il Segretario di Stato Rubio, insieme al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Dan Razin’ Caine, di lavorare con Israele e Libano per raggiungere una pace duratura. È stato un onore per me risolvere 9 guerre in tutto il mondo, e questa sarà la mia decima, quindi facciamolo!”.


Il Segretario del dipartimento del Tesoro USA, Scott Bessent ha annunciato alla stampa che gli Stati Uniti non intendono prorogare le esenzioni alle sanzioni al petrolio russo: “Non rinnoveremo la licenza generale relativa al petrolio russo”, ha affermato Bessent. L’annuncio arriva dopo che gli USA hanno rilasciato concessioni a diversi Paesi per acquistare gli idrocarburi russi con lo scopo di fare fronte alla crisi energetica globale, in un momento in cui risulta in discussione l’ipotesi di prorogare le esenzioni all’acquisto di gas e petrolio moscoviti.


Secondo fonti riportate dai media internazionali, il presidente libanese Joseph Aoun si sarebbe rifiutato di parlare con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. A dare la notizia sono le agenzie di stampa internazionali Reuters [37] e Associated Press [38] che citano in totale quattro anonimi funzionari governativi (rispettivamente tre e uno). Se dovesse venire confermata, la notizia smentirebbe le dichiarazioni di Trump, che aveva affermato che oggi si sarebbe tenuto un incontro tra i due leader.


Secondo una indiscrezione apparsa sull’agenzia di stampa internazionale Reuters, che menziona una fonte iraniana, Teheran starebbe valutando di consentire la riapertura della navigazione attraverso lo stretto di Hormuz da lato omanita. La concessione si inserisce nell’ambito delle proposte nei negoziati con gli USA nel caso in cui si dovesse raggiungere un accordo.


Sullo sfondo di trattative ancora in stallo, il Capo della Difesa del Pakistan, Maresciallo di Campo Assim Muneer, ha incontrato il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Baqer Qhalibaf – membro della squadra negoziale della Repubblica Islamica – per cercare una mediazione per la fine della guerra. Una delegazione pakistana è arrivata ieri a Teheran per tenere colloqui con i mediatori iraniani; agli incontri  di ieri avrebbe partecipato anche il ministro degli Interni di Islamabad.


NetBlocks ha registrato come anche oggi, per il 48° giorno di fila, prosegua il blocco della linea internet in tutto l’Iran. L’impatto economico, sostiene NetBlocks, si aggira attorno agli 1,8 miliardi di dollari e si va ad aggiungere ai danni ai diritti umani per la popolazione.


Un funzionario israeliano ha confermato [42] alla CNN che oggi il primo ministro Netanyahu avrà un colloquio con il presidente libanese Joseph Aoun, confermando quanto anticipato da Trump in un post sul suo social Truth. Se la notizia fosse ufficialmente confermata, si tratterebbe dei primi colloqui di questo genere in decenni tra i due Paesi. Nel frattempo, proseguono senza sosta gli attacchi israeliani nel sud del Libano, con l’IDF che ha emanato un avviso di evacuazione urgente per la popolazione a sud del fiume Litani.



Una delegazione pakistana guidata dal capo di stato maggiore Asim Munir e dal ministro dell’Interno Mohsin Naqvi è atterrata a Teheran per portare un nuovo messaggio da Washington e discutere l’apertura di un secondo round di colloqui. L’iniziativa arriva mentre Trump afferma che un accordo sarebbe sempre più vicino, sullo sfondo del cessate il fuoco che scadrà il prossimo 22 aprile.


L’UNIFIL, la missione dell’ONU in Libano guidata dall’Italia, continua a segnalare violazioni da parte di Israele. In un post sul social X, la missione scrive che “ieri pomeriggio, un convoglio di routine che trasportava militari e civili delle forze di pace, insieme a personale essenziale, da Beirut al quartier generale dell’UNIFIL, è stato fermato dal personale delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a pochi chilometri dalla sua destinazione a Naqoura”.

I veicoli dell’ONU sono stati autorizzati a proseguire, ma quelli degli appaltatori locali sono stati rispediti a Beirut “nonostante il convoglio fosse stato previamente autorizzato”, inclusi i contractor locali. UNIFIL ha denunciato che “non si tratta di un incidente isolato”; il fermo di ieri si inserisce in un contesto di costanti tentativi di bloccare le missioni di supporto umanitario da parte di Israele, con posti di blocco e revoche di autorizzazioni.


Secondo una indiscrezione del Washington Post, che cita fonti interne al Pentagono, gli USA invieranno migliaia di soldati aggiuntivi in Asia Occidentale nei prossimi giorni. Le forze in arrivo nella regione includerebbero circa 6.000 soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush e diverse navi da guerra di scorta; altri 4.200 soldati, appartenenti al “Boxer Amphibious Ready Group” e alla task force dei Marines “11th Marine Expeditionary Unit”, dovrebbero arrivare verso la fine del mese.


I blocchi alla navigazione nello stretto di Hormuz hanno fatto impennare le esportazioni di petrolio della Norvegia, primo produttore europeo dopo la Russia. A marzo, la Norvegia ha guadagnato 6 miliardi di dollari dall’export di greggio, +67,9% rispetto allo stesso mese del 2025.

Nel frattempo, in un’intervista a Sky News, Trump ha detto che “un accordo con l’Iran entro fine aprile è più che possibile”.


Secondo Bloomberg [31], il Pakistan ricorrerà a due ore di interruzione di corrente al giorno con l’obiettivo di contenere i costi energetici, aumentati a seguito della guerra in Asia Occidentale.


Nuovi bombardamenti israeliani hanno colpito il Libano meridionale, dove continua l’invasione terrestre. Il tutto poche ore dopo la conclusione del primo round negoziale a Washington. 

Nel frattempo, Hezbollah ha confermato di aver lanciato diversi missili sul Nord di Israele, prendendo di mira i centri di Metula, Kfar Giladi e Kiryat Shmona.  



Dal lancio dell’attacco israelo-statunitense sull’Iran, e dall’entrata in guerra della milizia libanese Hezbollah, Israele ha ucciso 2.124 persone nel Paese dei Cedri, di cui almeno 35 solo oggi. Il bilancio è stato fornito dalle autorità libanesi, che hanno specificato che 168 delle vittime risultano bambini e altri 88 operatori sanitari.


In una intervista al New York Post, il presidente USA Trump ha affermato che i colloqui con l’Iran potrebbero riprendere di qui ai prossimi due giorni, ma che non è ancora noto se avranno sede in Pakistan: “Abbiamo in mente un altro luogo”, ha detto Trump. “Si stanno muovendo delle cose ma non credo che sarà lì che faremo il nostro prossimo incontro”, ha aggiunto, riferendosi al Pakistan.


Intervistato dal Corriere della Sera, il presidente degli USA Donald Trump ha affermato di essere “scioccato” dalla premier italiana Giorgia Meloni, criticando la sua presa di posizione a sostegno del Papa; Trump aveva dichiarato che Prevost non sarebbe stato nominato Pontefice senza il sostegno della Casa Bianca, e Meloni ha giudicato le critiche del presidente USA al Papa “inaccettabili”: “È lei che è inaccettabile”, ha detto Trump “perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”. “Giorgia Meloni non è più la stessa persona e l’Italia non sarà lo stesso Paese. L’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa”.


La Francia e il Regno Unito terranno venerdì una video conferenza per discutere del ripristino della “libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. L’incontro virtuale sarà aperto a tutti i Paesi intenzionati a partecipare a questa “missione puramente difensiva” nello stretto.


L’agenzia libanese NNA ha riportato un primo bilancio parziale degli attacchi sferrati in mattinata da Israele, a poche ore dall’inizio dei colloqui diplomatici. Una famiglia di 3 persone è stata uccisa a causa di un bombardamento su Adloun, nel distretto di Sidone. Si registrano diversi feriti nel Libano meridionale e una decina di case distrutte.


La Cina, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, ha dichiarato che il blocco USA sullo stretto di Hormuz e quindi sui porti iraniani è «pericoloso e irresponsabile». Contestualmente, stando ai dati di tracciamento marittimo, la petroliera cinese Rich Starry ha sfidato il blocco navale americano, trovandosi ora sulla rotta di uscita dal Golfo dopo aver attraversato Hormuz.

«Gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari e intrapreso un’azione di blocco mirata, che non farà altro che esacerbare le tensioni e minare il già fragile accordo di cessate il fuoco, mettendo ulteriormente a repentaglio la sicurezza del passaggio attraverso lo stretto», ha dichiarato Jiakun. Quest’ultimo ha risposto anche alle minacce di Donald Trump, affermando che in caso di nuovi dazi Pechino «adotterà sicuramente contromisure risolute».



Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Fatih Birol, ha dichiarato che l’Agenzia sarebbe “pronta ad agire” nel caso in cui dovesse rivelarsi necessario rilasciare ulteriori riserve petrolifere nel mercato. Birol ha ribadito che la guerra ha causato la peggiore crisi energetica globale di sempre e ha affermato che oltre 80 impianti petroliferi e del gas, tra cui impianti di produzione, terminali e raffinerie, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.


“Le parole di Trump nei confronti del Santo Padre sono inaccettabili. Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra”. Così la Prima Ministra italiana Giorgia Meloni ha condannato le critiche del presidente statunitense Trump al pontefice Leone XIV; Trump ha detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha convocato l’ambasciatore italiano in Israele, Luca Ferraro per discutere delle dichiarazioni del ministro Tajani in merito ai bombardamenti in Libano, definiti “inaccettabili”. A dare la notizia è l’agenzia di stampa Ansa, menzionando fonti anonime.


Il Comando Centrale degli USA ha diramato una nota in cui spiega come funzionerà l’imposizione del blocco navale nel Golfo dell’Oman e nel Mar Arabico, scattato alle 16 di oggi. La nota è stata ripresa dall’agenzia di stampa internazionale Reuters, che ha reso noto che il blocco si applicherà a tutto il traffico navale, indipendentemente dalla bandiera.

“Qualsiasi nave che entri o esca dall’area bloccata senza autorizzazione è soggetta a intercettazione, deviazione e cattura”, si legge nella nota citata da Reuters. “Il blocco non impedirà il transito di navi neutrali attraverso lo Stretto di Hormuz da o verso destinazioni non iraniane”. Il blocco “comprende l’intera costa iraniana, inclusi, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, porti e terminal petroliferi”.


La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che, dall’inizio del conflitto, “la nostra bolletta per le importazioni di combustibili fossili è aumentata di oltre 22 miliardi di euro”. L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa in cui la presidente dell’esecutivo comunitario ha condannato timidamente gli attacchi israeliani in Libano, affermando che essi “rischiano di fare deragliare il processo” di pace.


Dopo il fallimento dei colloqui di pace tra USA e Iran e l’annuncio di Trump sul blocco dei porti iraniani, il prezzo del gas è cresciuto notevolmente sui mercati internazionali. Sulla piazza TTF di Amsterdam i contratti future sul mese di maggio hanno registrato dei rialzi fino al 10%, arrivando a 48 euro al MWh. Si prospettano ulteriori rincari in Europa.


Papa Leone XIV ha dichiarato all’emittente NBC di non aver “alcun timore dell’amministrazione Trump” e aggiunto che “non siamo politici, non affrontiamo la politica estera con la stessa prospettiva con cui lui potrebbe intenderla, ma credo nel messaggio del Vangelo, come operatore di pace”. Nelle scorse ore Trump aveva detto che Papa Leone è stato eletto “solo perchè lui si trova alla Casa Bianca”.


Le forze armate iraniane hanno dichiarato al quotidiano locale IRIB che il blocco USA dei porti è un atto “illegale” e che di conseguenza i porti del Golfo Arabico e del Mare di Oman saranno aperti “per tutti o per nessuno”. “L’esercizio della sovranità della Repubblica isrlamica dell’Iran nelle acque territoriali del nostro Paese è un diritto naturale della nazione iraniana” hanno dichiarato. “L’imposizione criminale da parte degli Stati Uniti di restrizioni alla circolazione delle navi nelle acque internazionali è un atto illegale e equivale a pirateria”.



Nel corso di un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente USA Trump ha dichiarato che il Regno Unito e altri Paesi avrebbero inviato mezzi navali per sminare lo Stretto di Hormuz. L’Iran avrebbe infatti posizionato mine nello Stretto, per bloccare il transito delle navi. Non è ancora noto se l’operazione sia stata concordata con Londra o se quella di Trump sia solo una ipotesi.


In un post [15] sul proprio social Truth, Trump ha dichiarato di aver saputo, dopo essere stato a colloquio con il suo vice Vance, con l’inviato speciale Witkoff e con Jared Kushner, tutti e tre parte della delegazione che ha trattato con l’Iran, che Teheran “non è disposta a rinunciare alle sue ambizioni nucleari”. “Per molti versi, i punti concordati sono preferibili al proseguimento delle nostre operazioni militari fino alla loro conclusione – ha proseguito il presidente USA – ma tutti questi punti non contano nulla rispetto al fatto di consentire che l’energia nucleare finisca nelle mani di persone così instabili, difficili e imprevedibili”. Trump ha poi dichiarato che “l’Iran non avrà mai l’arma nucleare” e che questo è il punto più importante sul quale vi è stato disaccordo con la delegazione iraniana – per il resto, “l’incontro è andato bene” e “la maggior parte dei punti è stata concordata”.

Trump ha inoltre aggiunto che “con effetto immediato, la Marina degli Stati Uniti, la migliore al mondo, avvierà operazioni di BLOCCO di tutte le navi che tenteranno di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz” e che “a un certo punto arriveremo a una situazione in cui ‘TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A ENTRARE, TUTTI SARANNO AUTORIZZATI A USCIRE’, ma l’Iran non ha permesso che ciò accadesse limitandosi a dire: ‘Potrebbe esserci una mina là fuori da qualche parte’, di cui nessuno sa nulla tranne loro”. Il presidente ha riferito inoltre di aver “ordinato alla nostra Marina di cercare e intercettare ogni nave nelle acque internazionali che abbia pagato un pedaggio all’Iran. Nessuno che paghi un pedaggio illegale avrà un passaggio sicuro in alto mare”. Inizieremo anche a distruggere le mine che gli iraniani hanno posato nello Stretto”.


Abbas Masjedi Arani, capo dell’Organizzazione iraniana di medicina legale, ha dichiarato che sono 3.375 i morti dall’inizio della guerra scatenata contro l’Iran da USA e Israele. Nello specifico, sono stati uccisi 2.875 uomini e 500 donne.


Il portavoce del governo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che il Paese ha “la buona fede e la buona volontà necessarie” ma che le due guerre precedenti fanno sì che vi sia diffidenza nei confronti degli interlocutori statunitensi. “I miei colleghi nella delegazione iraniana hanno presentato iniziative costruttive, ma la controparte alla fine non è riuscita a guadagnare la fiducia della delegazione iraniana in questo round di negoziati” ha dichiarato, aggiungendo che “non ci fermeremo un istante dagli sforzi per consolidare i risultati dei quaranta giorni di difesa nazionale degli iraniani”.


Nella ultime ore sarebbero almeno 24 le persone uccise da Israele nel corso degli attacchi contro il Libano, che proseguono senza sosta e con intensità crescente da quando è stato annunciato il cessate il fuoco tra USA e Iran. Secondo Al Jazeera, che cita media locali, almeno sei persone sarebbero state uccise nel corso dei raid sulla città di Maaroub, mentre altre cinque sarebbero rimaste vittima degli attacchi sulla città di Qana. Altre 13 persone sarebbero state uccise stanotte nel corso degli attacchi contro la città di Tefahta. Bombardamenti sono stati inoltre registrati sulle città di Bazouriyeh, Qalila, Bafliyeh, Qlawiya, Kafra, Haris, Rachaf e Srebbine.

Di seguito un nostro articolo sulla questione:


Il vicepresidente USA JD Vance ha abbandonato i colloqui di pace con l’Iran in corso a Islamabad, dichiarando che la delegazione iraniana ha rinunciato ad accettare le condizioni di Washington. “Abbiamo avuto una serie di discussioni sostanziali con gli iraniani – ha dichiarato il vicepresidente USA in una comunicazione ufficiale – Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non abbiamo raggiunto un accordo – e penso sia una cattiva notizia per l’Iran molto più di quanto non lo sia per gli Stati Uniti d’America”.

Il portavoce della delegazione iraniana Esmaeil Baqaei, citato dai media iraniani, ha dichiarato che le parti hanno raggiunto un’intesa su varie questioni, ma con divergenze su alcuni punti – tra i quali, verosimilmente, la gestione del passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Ha aggiunto che trovare un accordo dopo un solo incontro sarebbe stato impensabile. Secondo [21] i media iraniani, le richieste statunitensi sarebbero state “eccessive”. Nel corso dei colloqui, durati all’incirca 24 ore, si sarebbero svolti in un clima “di sfiducia e sospetto”, motivo per il quale “non ci si aspettava che si raggiungesse un accordo”.


Con un post su Truth, il presidente USA Trump ha dichiarato che la marina statunitense sta avviando le operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz. Al momento non ci sono conferme da parte della autorità iraniane.


È in corso la prima fase indiretta dei colloqui tra Iran e Stati Uniti. Entrambe le delegazioni, presenti al Serena Hotel di Islamabad, stanno trasmettendo le proprie richieste ai mediatori pakistani. Soltanto in un secondo momento previsto in giornata si arriverà al colloquio diretto.


Mentre Islamabad accoglie i negoziati indiretti tra Iran e Stati Uniti, il Libano continua a essere bombardato da Israele. L’agenzia governativa NNA [1] riporta l’uccisione di 4 persone, tra cui un paramedico, nei recenti bombardamenti sulla città di Kfar Sir, nel distretto di Nabatieh. A pochi chilometri è stata colpita anche Toul, dove un bilancio parziale parla di tre morti e tre feriti.


Alla vigilia dei colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad, la tensione resta altissima. Donald Trump accusa Teheran di bloccare lo Stretto di Hormuz e minaccia nuovi raid militari, avvertendo: “Stiamo caricando le navi con armi e munizioni migliori di prima”. Il vicepresidente Vance afferma che Washington non accetterà tattiche dilatorie. L’Iran pone condizioni precise: cessate il fuoco in Libano e sblocco degli asset prima di avviare il negoziato. Le delegazioni, guidate da Vance per gli USA e dal presidente del Parlamento Ghalibaf per Teheran, sono già in Pakistan.


Il presidente del parlamento iraniano Bagher Ghalibaf ha chiesto un cessate il fuoco in Libano e il rilascio degli asset iraniani congelati prima dell’inizio dei tavoli negoziali con gli USA. Si tratta di due «misure concordate reciprocamente tra le parti», scrive Ghalibaf.

Nel frattempo il vicepresidente USA JD Vance, in volo verso Islamabad, ha avvertito l’Iran di «non prendere in giro» gli Stati Uniti. «Se vogliono giocare, sappiano che noi non ci staremo», ha detto il vice di Trump.


Con un post su X, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato l’espulsione della Spagna dal Centro di coordinamento-civile militare istituito per monitorare il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

«L’espulsione — dice Netanyahu — arriva dopo che la Spagna ha ripetutamente scelto di opporsi a Israele». L’organismo creato dagli Stati Uniti nel novembre scorso conta 14 Paesi, Italia compresa.


Secondo quanto risulta sul sito [4] Marine Traffic, non risulta migliorata la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il traffico è pressochè fermo. Una delle condizioni del cessate il fuoco era la riapertura al traffico navale attraverso lo Stretto, ma l’Iran ha minacciato di bloccarlo nuovamente se Israele non avesse fermato l’aggressione contro il Libano – anche questa condizione per la tregua.


Prima di lasciare il Qatar, dove si trova in visita, il premier britannico Keir Starmer ha dichiarato di aver discusso con Trump di un piano che prevede le “capacità militari” per ripristinare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz. Nel corso della telefonata, svoltasi ieri, i due leader avrebbero discusso della possibilità di mettere insieme una “coalizione di Paesi” valutando anche “capacità militari e aspetti logistici”. Ha anche aggiunto che da tempo il Regno Unito è “convinto sostenitore della NATO” e che sia necessario “fare di più” per mantenere l’alleanza.


Gli Emirati Arabi Uniti intendono rivedere le proprie relazioni internazionali e rafforzare il sistema economico e finanziario dopo i recenti attacchi iraniani. Lo ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere diplomatico senior del presidente, sottolineando che il Paese, forte della risposta all’attacco, analizzerà con attenzione alleanze e partner per capire di chi fidarsi. Parallelamente, avvierà una ristrutturazione volta ad aumentare la resilienza economica. Gargash ha evidenziato che una «revisione razionale delle priorità nazionali» rappresenta il percorso strategico degli Emirati verso il futuro.


Il petrolio ha registrato un modesto rialzo, arrivando a sfiorare [6] i 100 dollari al barile, a causa dell’imprevedibile andamento degli eventi in Medio Oriente. Il prezzo si è comunque tenuto molto al di sotto dei picchi degli scorsi giorni, quando si è arrivati a superare i 110 dollari a barile. Nella mattinata, i mercati azionari asiatici hanno registrato un leggero miglioramento, sulla scia dei rialzi di Wall Street.



«A seguito di ripetute richieste da parte del Libano, ho dato istruzioni per iniziare dei negoziati diretti il prima possibile. I colloqui si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull’instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano». Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Secondo NBC [10], dietro l’apertura di Netanyahu ci sarebbero le pressioni di Trump.


Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e Oman non hanno registrato alcun attacco iraniano per la prima volta dal 28 febbraio scorso.

Le prossime ore restano cruciali, con il cessate il fuoco in Libano fissato da Teheran come un punto necessario per la riuscita dei tavoli negoziali in programma domani.


Il ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos ha riferito le parole del presidente Joseph Aoun dopo una riunione di governo. Il Libano sta cercando di essere incluso nel cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, mantenendo contatti con gli alleati per favorire una tregua e la ripresa dei negoziati. Aoun ha ribadito che nessuno può trattare a nome dello Stato libanese. Il governo ha inoltre condannato tutte le operazioni militari israeliane sul territorio, comprese quelle contro gli sfollati, assicurando al contempo assistenza alla popolazione colpita e interventi per la rimozione delle macerie.


Nel quadro della fragile tregua di due settimane tra USA e Iran, il traffico nello Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto: solo quattro navi cargo hanno attraversato ieri il passaggio, contro una media di nove al giorno nei giorni precedenti. Non si registrano segnali di ripresa né code di imbarcazioni in attesa, segno della persistente incertezza. Teheran, tramite il viceministro Saeed Khatibzadeh, assicura la volontà di garantire la sicurezza del transito, ma subordina una piena riapertura alla fine delle ostilità. L’Iran ribadisce il rispetto del diritto internazionale, pur rivendicando un controllo condiviso dello Stretto con l’Oman.


Gli attacchi israeliani lanciati ieri in modo coordinato su Beirut e in varie aree del Libano hanno causato in tutto 203 vittime e più di mille feriti. Si tratta di un bilancio ufficiale ancora provvisorio, diramato dal ministro della Salute libanese Rakan Nasreddine. Il bilancio è stato aggiornato rispetto alle cifre fornite ieri, che parlavano di 182 persone decedute e 890 ferite.


“Siamo arrivati a un passo dal punto di non ritorno, ma ora ci troviamo di fronte a una fragile prospettiva di pace che deve essere perseguita con determinazione” ha dichiarato Giorgia Meloni, nel corso dell’informativa sull’azione del governo tenuta questa mattina in Parlamento. Per l’UE, ha sottolineato la presidente del Consiglio, è “fondamentale” che venga riaperto lo Stretto di Hormuz e che vi sia permessa la libera navigazione.


Il ministro degli Esteri spagnolo Jose Manuel Albares ha riferito ai giornalisti di aver dato istruzioni di riaprire l’ambasciata del proprio Paese a Teheran, chiusa lo scorso mese per via dei bombardamenti americani e israeliani. La decisione è stata presa a seguito della “nuova situazione”, che prevede l’inizio della tregua tra Iran e Stati Uniti.