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In Italia il dissesto idrogeologico ha fatto 19 miliardi di danni in 10 anni

Mentre alcune regioni del Meridione sono investite da eventi climatici eccezionali ed è stato ufficialmente richiesto [1] lo stato di emergenza per Abruzzo, Molise e Puglia, è uscito un rapporto di Greenpeace in cui si attesta come, nel nostro Paese, il conto del dissesto idrogeologico continui a crescere in maniera esponenziale. Nell’ultimo decennio il fenomeno ha assunto dimensioni macroscopiche: come attestato dall’organizzazione ambientalista, infatti, tra il 2015 e il 2024 frane e alluvioni hanno causato oltre 19 miliardi di euro di danni. Greenpeace evidenzia che i governi che si sono succeduti nel tempo hanno trasferito alle Regioni, per risanare il territorio, poco più di 3 miliardi di euro, che hanno coperto appena il 17% dei dei danni causati.

La cifra messa nero su bianco da Greenpeace, che ha studiato ed elaborato i dati del Dipartimento della Protezione Civile, fotografa [2] la vulnerabilità del Paese davanti a eventi meteo estremi sempre più frequenti e intensi e che rende evidente come il dissesto non sia più soltanto un’emergenza ambientale, ma anche economica e sociale. Il report copre un periodo che parte dal 2015, cioè dagli anni successivi all’Accordo di Parigi sul clima, e si protrae fino al 2024, attestando come l’impatto economico degli eventi estremi in Italia “pesi” in media due miliardi di euro all’anno, con picchi che hanno colpito soprattutto alcune aree del Paese. A guidare la classifica delle regioni più colpite in termini economici è l’Emilia-Romagna (2,5 miliardi di danni registrati, 13,5% del totale), cui seguono Campania (10,3%) e Veneto (10,2%); subito dietro, Abruzzo e Sicilia. Ad aver subito il maggior numero degli eventi meteo estremi è invece la Lombardia, con Emilia-Romagna, Sicilia, Piemonte e Veneto a completare le prime cinque posizioni. Complessivamente, gli eventi conteggiati nel registro nazionale della Protezione Civile che hanno portato a una dichiarazione dello stato di emergenza sono 139.

Il confronto tra danni subiti e risorse effettivamente stanziate è uno dei fattori più critici tra quelli tracciati dal dossier. Dalle statistiche emerge infatti che le risorse stanziate per far fronte alle emergenze ammontano in totale a circa 3,1 miliardi di euro. I fondi stanziati dall’esecutivo coprono il 18% dei danni in Lombardia; vengono poi l’Emilia-Romagna (17%), il Piemonte (16%) e la Sicilia alla pari con il Veneto (15%). La Campania, che si trova al secondo posto in classifica per il valore dei danni subiti, ha una percentuale di copertura assai bassa, pari al 7%. A tali stanziamenti, sempre tra il 2015 e il 2024, si possono sommare 960 milioni di euro destinati per alluvioni ed eventi meteo che derivano dal Fondo Europeo di Solidarietà, arrivando a soli 4 miliardi euro investiti tra fondi nazionali ed europei.

Come dimostrano i dati del quarto Rapporto ISPRA, presentato nel luglio dell’anno scorso, i pericoli legati al dissesto idrogeologico investono [3] l’intero territorio italiano. Il report ha infatti rilevato come il 94,5% dei comuni dello Stivale (7.463 su 7.904) sia a rischio per frane, alluvioni, valanghe ed erosione costiera: nello specifico, le aree ad alta pericolosità interessano 1,28 milioni di abitanti per il rischio frane e 6,8 milioni per il rischio alluvioni, per un totale di oltre 5,7 milioni di persone che vivono in zone a pericolosità medio-alta. Sul fronte della prevenzione, Greenpeace segnala che nell’ultimo decennio sono stati investiti 10,5 miliardi di euro in progetti di difesa del suolo e contrasto al dissesto idrogeologico, con circa 13 mila interventi avviati nel medesimo arco temporale. Resta però il problema dei tempi: la realizzazione delle opere è spesso lenta, con una media di 4,6 anni per intervento, con ritardi che in alcune regioni superano addirittura i cinque o sei anni. Il risultato è che la prevenzione cresce, ma non abbastanza rapidamente da tenere il passo con l’emergenza.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.