Raccontano che ci sia parecchio nervosismo negli uffici della procura di Siena, in questi giorni. La notizia rimbalzata da Roma, ossia la riapertura del caso di David Rossi con l’ipotesi di omicidio, è destinata a ribaltare non solo i verdetti giudiziari fin qui acquisiti, ma probabilmente anche diversi equilibri che in città sono misurati da sempre col bilancino dei pesi contrapposti. Il lavoro compiuto fino adesso dalla Commissione parlamentare guidata dal presidente Gianluca Vinci è stato ineccepibile. Le perizie dei Ris e del medico legale, unitamente al materiale acquisito con le audizioni, hanno convinto (ma sarebbe forse più giusto dire costretto) i magistrati senesi ad aprire un nuovo fascicolo di indagine per far luce sulla morte del responsabile della Comunicazione del Monte dei Paschi di Siena. La Commissione d’inchiesta bis sulla morte di Rossi si è insediata due anni fa, il 5 marzo 2024, periodo durante il quale ha proceduto a tutto vapore i propri lavori, tenendo complessivamente 42 riunioni plenarie e ascoltando 33 persone, tra familiari di Rossi, avvocati ed ex legali della famiglia, consulenti, parlamentari, giornalisti, dipendenti attuali ed ex di Mps, Comune e Fondazione Palazzo Te di Mantova. Proprio in questi giorni cade l’anniversario (6 marzo 2013) di quella caduta nel vuoto da una finestra alle spalle di Rocca Salimbeni, sancta sanctorum della banca che all’epoca era senza dubbio il primo istituto di credito italiano. All’indomani dell’apertura di un nuovo dossier da parte degli inquirenti, la Commissione ha approvato all’unanimità la relazione, che sarà presentata pubblicamente all’Archivio di Stato, a Palazzo Piccolomini, proprio nel giorno che ricorda quella tragica sera.
[1]Doppia archiviazione
Con la relazione si esclude in modo definitivo che Rossi si sia tolto la vita, sotto pressioni e minacce di cui si è ipotizzato a lungo: è stato un omicidio, cosa che la Procura fino adesso ha sempre rifiutato di accettare come ipotesi investigativa, come dimostrano le due archiviazioni delle altrettante inchieste. Al centro di dubbi e polemiche per le tante perplessità che ha lasciato da sempre, almeno in qualcuno, la strana, stranissima morte [2] di Rossi, i magistrati toscani decisero addirittura di pubblicare sul sito della procura l’ordinanza di archiviazione del fascicolo disposta dal Gip. Gli elementi e gli indizi per valutare, invece, la scena di un crimine nel quale l’uomo è stato vittima di un’aggressione di persone diverse, invece, c’erano fin da subito. Come evidenziano, ad esempio, le ferite e le escoriazioni riscontrate sul suo corpo dopo la morte, e che sono incompatibili con atti autolesionistici di un suicida, secondo gli esperti scientifici dei carabinieri e il medico legale Robbi Manghi, che insieme al tenente Adolfo Gregori ha firmato le consulenze tecniche disposte dalla Commissione. In particolare, a destare sospetti e indurre gli esperti a escludere il suicidio, si sono ferite sul volto di Rossi che non si spiegano, se non la forte pressione che qualcuno ha esercitato sulla sua testa per premerla contro i supporti di legno della finestra del suo ufficio. La conclusione a cui sono pervenuti Ris e medico legale è che qualcuno abbia letteralmente sollevato e sospeso nel vuoto Rossi, tenendolo per le braccia, prima di lasciarlo cadere nel vuoto dove è precipitato. Secondo la perizia stesa dal medico legale, Robbi Manghi, «le lesioni sulla fronte e sulla palpebra sono effetto di un urto contro un oggetto acuminato, non piatto, tagliente come il sistema di ancoraggio del filo antivolatili. Le ecchimosi dell’area della tempia e della parte sotto zigomatica sono compatibili con un oggetto di evento contusivo, un colpo o una manata, dovuto a un trauma di una terza persona o al fatto che la parte del corpo sia stata appoggiata con violenza su una parte piana come la barra metallica anticaduta». In buona sostanza, secondo le risultanze delle perizie acquisite dalla Procura, Rossi è stato picchiato e sospeso nel vuoto, prima di essere lasciato cadere. Gli ignoti che sono entrati nel suo ufficio, secondo la ricostruzione della Commissione, lo hanno affrontato e presumibilmente minacciato, prima di spingerlo prima contro la finestra, per poi sollevarlo e sospenderlo nel vuoto. Le lesioni al viso, secondo i tecnici che hanno collaborato con la Commissione, «confermano, ancora una volta, che il corpo di David Rossi racconta che quelle lesioni non sono conseguenza di un suicidio, non sono in nessun modo riconducibili a una precipitazione».
La faccia premuta contro la finestra
Si è quindi ribaltato tutto, a cominciare dall’esito dei lavori della prima Commissione parlamentare (all’epoca presieduta da Pierantonio Zanettin) che quattro anni fa, nel 2022, ha commissionato e presentato una super-perizia che escludeva tutto quello che non fosse un’ipotesi di suicidio. Secondo i periti ingaggiati per l’approfondimento, Rossi si era praticamente arrampicato contro il muro, dove aver scavalcato la finestra, reggendosi ad una barra di metallo esterna e puntando piedi e ginocchia, fino al momento in cui si sarebbe lasciato cadere nel vuoto. L’ipotesi, completamente smentita dalle nuove e ultime perizie, non ha mai però spiegato diversi altri punti oscuri della vicenda, a cominciare dal fatto che l’orologio da polso di Rossi è piombato sul selciato, poco lontano dal corpo, diversi minuti dopo che lo stesso era precipitato. Le ferite rinvenute sul polso della vittima, hanno spiegato i consulenti della Commissione Vinci, sono compatibili con l’azione di chi, tenendolo per i polsi, ha premuto o sfregato lo stesso orologio contro la sua pelle, lasciando segni e causando la rottura dello stesso. Ma anche le nove ferite rinvenute, tra viso e corpo, parte delle quali riferite dai periti attuali, fino adesso erano rimaste senza spiegazione. Così come il fatto che Rossi sia rimasto circa 22 minuti steso al suolo, agonizzante, senza che nessuno abbia visto o sentito nulla. Eppure, nei filmati delle telecamere puntate sul vicolo dove è precipitato, si vedono ad un certo punto alcune persone che si avvicinano al corpo riverso al suolo, guardano, e poi si allontanano. Anche con l’ipotesi di omicidio volontario che spazza ogni dubbio, la vicenda resta comunque molto cupa e ancora piena di punti di domanda. A cominciare, naturalmente, dall’identità dei responsabili. «Adesso vogliamo sapere chi lo ha ucciso», ha detto la famiglia che in questi anni non è mai stata convinta dall’andamento delle indagini e dalla parola suicidio con cui era stata archiviata la morte del loro caro. Chi può aver ucciso Rossi, e perché? Il movente del delitto su cui dovranno indagare i magistrati senesi apre scenari impensabili, considerando che l’azione è avvenuta all’interno della sede centrale, il cuore dirigenziale e operativo di Mps. Anche se la banca ha sempre detto che a quell’ora, dopo le 20 di sera, gli uffici erano vuoti e non c’era nessuno, una telecamera ha smentito la versione, dimostrando che non era così. Proprio nell’ufficio di Rossi, peraltro, con la perquisizione effettuata dagli inquirenti poco dopo il suo volo dalla finestra, si è innescata una delicata vicenda giudiziaria che ha avuto per protagonisti tre magistrati della Procura, impegnati nelle indagini a vario titolo e tutti e tre poi iscritti nel registro degli indagati da parte dei colleghi di Genova per “falso ideologico e omissione sul sopralluogo”. In quanto, essendo arrivati sul posto prima della polizia giudiziaria e quindi prima che venissero effettuati i rilievi tecnico-scientifici, avrebbero spostato oggetti e mobili, come a cercare o occultare qualcosa, e senza darne conto nel verbale di sopralluogo, da qui l’accusa di “falso in atto pubblico fedifacente”. Una serie di eventi, appunto, che hanno contribuito ad aumentare il clima di dubbi e sospetti su questa torbida vicenda e che ora dovranno essere sviscerati fino in fondo, con l’apertura di un nuovo fascicolo e la caccia agli assassini di David Rossi, gli ignoti che si sono introdotti dentro così come ai motivi del suo omicidio. Qualcuno, però, ha fatto notare che l’iscrizione di queste notizie da parte della Procura è avvenuta su un modello 45, un registro riservato ad atti non costituenti notizia di reato. Una scelta, l’ennesima, che desta già diverse perplessità.