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Tra proteste, militarizzazioni e sabotaggi, sono finite le Olimpiadi Invernali

Si sono concluse, accompagnate dal corteo di protesta della Rete Olimpiadi No Grazie [1], le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. L’evento, iniziato lo scorso 6 febbraio, è stato segnato per tutto il suo svolgimento da proteste e sabotaggi, in un contesto di militarizzazione dei centri urbani interessati e mancato raggiungimento delle aspettative di afflusso all’evento – con migliaia di biglietti rimasti invenduti e appartamenti sfitti, anche a causa dei prezzi estremamente elevati. Così, mentre la viabilità di Verona veniva modificata per via dello svolgersi della cerimonia di chiusura presso l’Arena, alcune centinaia di cittadini si sono ritrovati in piazza per ricordare «quanto rappresentano queste Olimpiadi», tra insostenibilità ambientale e spreco di risorse economiche.

Mentre all’arco della pace a Milano veniva spento il braciere olimpico, a Verona sfilavano artisti, atleti e bandiere. All’interno delle mura dell’Arena presenti diverse figure istituzionali, come la prima ministra Giorgia Meloni, che hanno assistito alla cerimonia di chiusura e al passaggio di consegne alla Francia, che ospiterà i prossimi giochi invernali. All’esterno, invece, un corteo formato da molteplici realtà attiviste: i manifestanti si sono ritrovati alle 15:30 presso Porta Palio, per poi muoversi verso Piazza Sacco e Vanzetti, davanti all’arsenale. Per l’occasione sono state schierate decine di agenti delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, che hanno blindato le strade accompagnati dalle camionette.

Le Olimpiadi sono iniziate lo scorso 6 febbraio [2], segnate da militarizzazione, prezzi alle stelle e biglietti invenduti. Nonostante le celebrazioni, non sono andate come sperato: all’inizio dell’evento, era prevista la vendita di 1,5 milioni di biglietti, ma ne erano stati strappati solo 1,2 milioni, di cui 300mila destinati agli sponsor; il mancato raggiungimento della soglia prevista ha costretto gli organizzatori a lanciare promozioni come il “compri 2 e paghi 1” e agevolazioni ai volontari. Il tema dell’invenduto è stato denunciato anche dall’Associazione italiana gestori affitti brevi, che al posto del boom turistico sperato si è ritrovata [3] il tasso di occupazione delle case peggiore degli ultimi 11 anni. Nei mesi, tra i proprietari c’è chi ha scommesso sulla buona riuscita dell’evento, arrivando [4] a chiedere fino a 180mila euro per due settimane a Milano. Presto, tuttavia, si è dovuto scontrare con la realtà; a gennaio la bolla speculativa è esplosa [5], con cali dei prezzi medi per gli affitti nelle località interessate pari al 30%.

«La manifestazione non è una protesta generica, ma un atto di accusa contro un modello che privatizza i profitti e socializza i costi, che distrugge territori in nome dell’evento, che riduce gli spazi democratici, che normalizza guerra e distruzione ambientale sotto la copertura dello sport», si legge in un comunicato della Rete Olimpiadi No Grazie. Quello del danno ai territori è stato sin da subito uno dei temi più criticati [6] alle opere in programma per le Olimpiadi Milano-Cortina. Il progetto simbolo di tali contestazioni è stato quello della pista da Bob di Cortina, per la quale sono stati tagliati oltre 20mila m2 di bosco e 500 larici secolari, assieme a un altro migliaio di piante. In generale, la costruzione delle opere è stata corredata da scandali [7], sprechi [8] e malagestione: numerose opere non hanno visto la luce in tempo [9] per l’inizio dell’evento, e più di una volta la Fondazione si è trovata costretta a chiedere prestiti [10] aggiuntivi alle regioni; l’ultima volta, a poco più di una settimana dall’inaugurazione.

L’altro volto delle Olimpiadi sono state proprio le proteste [11]. Oltre ai danni ambientali e sociali ai territori coinvolti, i vari cortei che hanno sfilato contro l’evento hanno criticato la partecipazione di Israele [12] alla kermesse sportiva. La risposta della politica è stata quella di militarizzare le principali città coinvolte, specie in coincidenza con lo svolgimento degli eventi, così come successo ieri a Verona; la prima ministra Meloni [13], invece, ha rilasciato accese dichiarazioni contro i dimostranti affermando che chi manifestasse contro le Olimpiadi fosse contro l’Italia.

In questi giorni, infine, si sono moltiplicati gli episodi di sabotaggio [14] nelle ferrovie, contro cui il governo ha schierato l’antiterrorismo. Il primo episodio risale al 7 febbraio, quando è stato incendiato un tratto della linea Ancona-Rimini: «Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo spettacolo delle Olimpiadi, in questo caso quelle invernali Milano Cortina ’26. Tra i vari partner ufficiali di questi giochi ci sono aziende come Leonardo, ENI, Gruppo FS, che collaborano e speculano su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista», si legge in un comunicato apparso su La nemesi, blog di area anarchica. Nelle stesse ore, nei pressi di Bologna, un incendio ha tranciato i cavi di un deviatoio, portando alla chiusura temporanea della linea ferroviaria. Una settimana dopo si sono verificati [15] altri tre atti di sabotaggio, uno tra le stazioni di Abbadia e Mandello del Lario, un secondo sulla linea AV Roma-Napoli, e un altro sulla linea AV Roma-Firenze, fra Tiburtina e Settebagni.

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.