«Non è modernizzazione: è austerità e precarizzazione». Così i sindacati argentini descrivono [1] la riforma del lavoro proposta dal presidente Javier Milei e approvata ieri in prima battuta dal Senato. La riforma – denunciano i lavoratori – prevede aumenti dei turni di lavoro fino a dodici ore, restrizioni al diritto di sciopero, tagli ai bonus, ma anche una revisione del concetto di “licenziamento illegittimo”, dei periodi di prova, e dei poteri contrattuali dei sindacati. Contro di essa, si sono mobilitati migliaia di argentini, che si sono spinti fino al palazzo del Congresso di Buenos Aires, dove stava venendo discussa la legge, prendendolo di mira con pietre e molotov; qui, hanno ingaggiato scontri con le forze dell’ordine, restituendo al mondo immagini di guerriglia urbana, tra cariche, idranti, e nubi di gas lacrimogeni.
La proposta di legge sulla “modernizzazione del lavoro” – così la descrive il presidente Milei – è stata approvata [2] ieri dal Senato dopo quasi 17 ore ore di dibattito, che hanno portato a un bilancio di 42 voti favorevoli e 30 contrari e all’approvazione di tutti i 26 articoli del disegno di legge. L’obiettivo dichiarato è quello di «adattare la normativa sul lavoro, riequilibrare un sistema attualmente squilibrato e affrontare problemi che si aggravano nel tempo». Sindacati e lavoratori, al contrario, denunciano la «precarizzazione» del lavoro: con questa riforma, scrivono, si «lavora di più per guadagnare di meno». Le indennità di fine rapporto, denunciano, verrebbero ridotte, escludendo dal calcolo bonus e pagamenti aggiuntivi, e il loro pagamento potrebbe essere effettuato in un massimo di 12 rate; lo stesso licenziamento non avrebbe alcun costo per le aziende e sarebbe spinto tramite una restrizione del perimetro di definizione di “licenziamento illegittimo”, e una estensione dei periodi di prova entro i quali le aziende possono decidere di lasciare a casa i propri impiegati. È poi prevista – continuano – la possibilità di aumentare il monte ore lavorativo fino a 12 ore, registrando il carico in più come lavoro ordinario. I partiti di opposizione, invece, tra le varie cose, contestano anche presunte irregolarità nelle modifiche al disegno di legge, concordate dopo la firma della relazione della Commissione lo scorso dicembre. La legge dovrà ora passare al vaglio della Camera bassa.
Mentre dentro le sale del Senato si discuteva la proposta di legge, fuori i cittadini scatenavano una rivolta. Arrivati davanti alla piazza del Congresso, sono scoppiati violenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, che hanno portato all’arresto di 71 persone. Le ricostruzioni mediatiche riportano di una vera e propria «battaglia campale», con i manifestanti che hanno lanciato molotov, pietre, e vasi contro le forze dell’ordine, trincerandosi dietro a improvvisati scudi di legno. La guerriglia si è interrotta quando gli agenti hanno caricato i gruppi di manifestanti in piazza, supportati da scudi, manganelli e idranti. I media parlano di almeno 12 feriti tra le forze di polizia, mentre rimane ignoto il numero di manifestanti rimasti lesi; dalle foto e dalle denunce di sindacati [3] e movimenti [4] è tuttavia certo che ve ne siano stati. I medesimi, denunciano l’impiego di gas lacrimogeni che avrebbero colpito indiscriminatamente centinaia di dimostranti, l’arresto di decine persone ancor prima dell’inizio della marcia, l’uso di proiettili di gomma, e il tentativo di impedire alle ambulanze di raggiungere e trattare i dimostranti rimasti feriti.
La proposta di legge sul lavoro dell’amministrazione Milei rientra all’interno dell’ampia agenda [5] di riforme ultraliberiste del presidente argentino. Questa ruota attorno a forti politiche di austerità, delineate nel cosiddetto “Patto di Maggio [6]”, che prevede tagli della spesa pubblica fino a raggiungere il 25% del PIL, la riduzione della pressione fiscale e incentivi al commercio, il tutto da portare avanti mediante una massiccia deregolamentazione e privatizzazione delle società statali e a partecipazione statale. Questa soluzione ha raggiunto risultati a livello macroeconomico, diminuendo drasticamente l’inflazione e rafforzando il peso argentino, ma sembra gravare sulle fasce medie e basse della popolazione, primi fra tutti gli anziani che l’anno scorso hanno duramente protestato [7] contro i tagli alle pensioni supportati dagli ultras calcistici.