La Corte d’Appello di Perugia ha condannato a due anni di carcere tre ex dirigenti della regione, Carlo Visca, Pierluigi Caputi e Vincenzo Antenucci, per la tragedia dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara) del 18 gennaio 2017, dove persero la vita 29 persone. Il reato contestato agli imputati, sul quale i giudici di secondo grado hanno messo il timbro, è quello di disastro colposo. Si contano anche cinque assoluzioni, tra cui quella per l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, e due prescrizioni. La Procura Generale ha definito «storica» la pronuncia, dal momento che, per la prima volta, riconosce l’inerzia e la responsabilità della pubblica amministrazione.
I fatti si consumarono poco dopo le 16:40 del 18 gennaio 2017, quando, in seguito ad alcune scosse sismiche, dal Monte Siella si staccò una valanga di circa 120mila tonnellate che travolse il resort a Farindola. Nella struttura erano presenti 40 persone. La prima segnalazione partì alle 17:08 dal cuoco Giampiero Parete, scampato al disastro perché fuori dall’edificio, ma inizialmente venne sottovalutata e inquadrata come falso allarme. Solo in serata la Protezione civile attivò i soccorsi, rallentati da neve e blackout. I soccorritori raggiunsero la struttura alberghiera all’alba del 19 gennaio: nei giorni successivi furono estratti vivi diversi superstiti, alcuni dopo oltre 60 ore sotto la neve. Le operazioni terminano il 25 gennaio, con un bilancio di 29 morti e 11 superstiti.
Il processo di primo grado iniziò nel 2019, concludendosi nel febbraio 2023 con 25 assoluzioni – tra cui quelle dei dirigenti della regione Abruzzo, dell’ex prefetto e dell’ex presidente della Provincia di Pescara – e 5 condanne. Nelle motivazioni [1] si spiegò come non si ritenesse «che in capo ad alcuno degli imputati dirigenti e direttori della Regione potesse ravvisarsi uno specifico obbligo di protezione», che costituisce «il presupposto per fondare la sussistenza di un delitto omissivo» e quindi «per il riconoscimento della penale responsabilità». Nel 2024, la Corte d’appello dell’Aquila condannò 3 persone in più rispetto al verdetto arrivato l’anno precedente, assolvendone 22. Infine, nel dicembre del 2024 la Corte di Cassazione confermò [2] in via definitiva la condanna a un anno e otto mesi di detenzione per l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo e quella a sei mesi per l’ex gestore dell’hotel Bruno Di Tommaso, sancendo che dovesse aprirsi un nuovo processo di appello per una serie di soggetti.
Oltre alle condanne, il verdetto dell’Appello bis ha disposto che Vincenzo Antenucci, Pierluigi Caputi e Carlo Visca saranno tenuti al risarcimento dei danni scaturiti dalle condotte (la mancata realizzazione della Carta valanghe) nei confronti dei 77 familiari delle 29 vittime, oltre alle parti civili del Codacons e del Comune di Farindola. Sulla base delle tabelle nazionali, sarebbe di oltre trenta milioni di euro la cifra complessiva del risarcimento al centro delle cause civili che i familiari delle vittime di Rigopiano si preparano a muovere contro l’ente regionale e provinciale. «La sentenza ci dice che l’inettitudine della pubblica amministrazione può uccidere. La Corte d’Appello di Perugia si è uniformata alla decisione della Cortei di Cassazione, con una decisione che sarà una pietra miliare per l’Italia, perché da oggi ogni pubblico funzionario sa che l’inerzia di fronte alla legge non lo esonera dalle responsabilità dei propri incarichi», ha dichiarato l’avvocato Romolo Reboa, legale di alcune famiglie delle vittime.