- L'INDIPENDENTE - https://www.lindipendente.online -

Italia in cammino: la legge per superare il turismo di massa e riscoprire borghi e natura

C’è un’Italia che non si vede dai finestrini dell’alta velocità né dalle vetrine delle città d’arte: è quella dei sentieri, delle strade bianche, dei borghi sospesi tra le colline e le montagne. Un Paese che si attraversa a respiro lento, dove il tempo si misura in passi percorsi e saluti ricevuti dai viandanti che si incontrano. È a questa Italia che guarda la proposta di legge sui Cammini, un tentativo di trasformare il turismo slow in una vera infrastruttura nazionale, capace di unire i territori fuori dalle rotte più frequentate, valorizzando i paesaggi e le comunità locali e ridisegnando il modo in cui viaggiamo.

La proposta punta a riconoscere ufficialmente i Cammini come una rete strategica per lo sviluppo sostenibile del Paese, superando la frammentazione che oggi caratterizza molti itinerari. L’idea è quella di istituire un sistema nazionale con criteri comuni di segnaletica, sicurezza, accoglienza e manutenzione, accompagnato da una banca dati pubblica e aggiornata. Un’infrastruttura leggera, fatta di sentieri e ospitalità diffusa, ma con un potenziale economico e culturale tutt’altro che marginale.

Negli ultimi anni il turismo lento ha registrato una crescita costante: sempre più viaggiatori scelgono di attraversare l’Italia a piedi o in bicicletta, alla ricerca di esperienze autentiche, lontane dalle rotte affollate delle grandi città. I cammini storici [1] e spirituali, da quelli francescani alla Via Francigena, hanno dimostrato che il passaggio dei viandanti può riattivare economie locali, sostenere piccole attività e riportare vita in borghi altrimenti destinati allo spopolamento.

La nuova legge, che prevede un investimento di 5 milioni di euro nel triennio 2026-2028, prova a fare un passo ulteriore: non limitarsi a valorizzare singoli itinerari, ma costruire una visione organica, capace di collegare territori diversi sotto un’unica rete riconoscibile. Un progetto che, se attuato con risorse adeguate e coinvolgendo davvero le comunità locali, potrebbe trasformare i cammini [2] in uno degli assi portanti del turismo italiano del futuro.

In Italia si stimano oltre 160 cammini strutturati, distribuiti lungo tutta la penisola tra Alpi, Appennini e aree interne, in una rete che collega borghi, parchi e antiche vie di pellegrinaggio. Secondo il dossier nazionale [3] sui cammini di Terre di Mezzo, nel 2024 si sono messi in viaggio quasi 200mila camminatori, generando oltre 1,4 milioni di pernottamenti e confermando una crescita costante del turismo lento. Il fenomeno è ancora più ampio se si considerano gli appassionati: in Italia si stimano circa 3,6 milioni di persone interessate al turismo a piedi, tra chi lo pratica già e chi vorrebbe farlo. I percorsi più frequentati restano quelli ormai diventati veri e propri “classici”: in testa c’è la Via degli Dei, l’itinerario tra Bologna e Firenze, percorsa dal 28% dei camminatori, seguita dalla Via Francigena, che raccoglie circa l’8% dei viaggiatori. Si tratta di cammini accessibili, ben segnalati e dotati di una rete di accoglienza consolidata, elementi che spiegano la loro popolarità rispetto a itinerari più recenti o meno strutturati.

Dal dossier è possibile ricavare anche una sorta di identikit del camminatore, un profilo sempre più vario e trasversale. L’età media si colloca tra i 40 e i 60 anni, ma cresce con decisione la presenza degli under 30, segno che i cammini stanno attirando anche le generazioni più giovani. Dal punto di vista del genere, le donne sono leggermente in maggioranza: rappresentano il 51% dei camminatori, contro il 49% degli uomini. La maggior parte dei camminatori è italiana, ma aumenta la presenza straniera, che ha raggiunto il 18% del totale, soprattutto da Germania, Francia e Stati Uniti, mentre l’esperienza tipica dura tra i tre e i sette giorni, con un numero crescente di persone che percorre interi itinerari a tappe. Per il pernottamento si scelgono soprattutto agriturismi, B&B e strutture religiose, mentre le motivazioni principali restano la ricerca di natura, benessere, cultura e spiritualità.

Il dato che dovrebbe far ragionare è che in Spagna, nel solo e celeberrimo cammino di Santiago, i pellegrini nel 2024 sono stati 300mila. Ma il nostro Paese, con la sua biodiversità da record, cibi deliziosi declinati Regione per Regione e spettacoli naturali mozzafiato, deve solo raccontarsi al mondo, per fare in modo che i suoi sentieri diventino un’alternativa credibile alle mete sovraffollate e alle rotte già consumate dal turismo di massa. Per ora c’è un piccolo sentiero, percorso col passo incerto, che però potrebbe diventare una vera e propria strada per il futuro del turismo italiano, che potrebbe passare sempre meno da grandi eventi e mega strutture, per scegliere sentieri silenziosi, zaino in spalla e passi lenti.

Avatar photo

Mario Catania

Giornalista professionista freelance, specializzato in cannabis, ambiente e sostenibilità, alterna la scrittura a lunghe camminate nella natura.