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Città blindata, Russia e Cina defilate: il G20 di Roma nasce sotto pessimi auspici

Prenderanno il via oggi i primi incontri preliminari del summit G20 presieduto da Mario Draghi, che si terrà a Roma, presso il Roma Convention Center – La Nuvola dell’Eur, sabato 30 e domenica 31 ottobre. I 20 Paesi che fanno parte del summit rappresentano l’80% del PIL mondiale, il 75% del commercio globale e il 60% della popolazione del pianeta. Un vertice che trasforma Roma in una città blindata, ma che nasce sotto pessimi auspici con importanti leader che presenzieranno in remoto e nessun piano concreto sui temi principali in agenda.

Dei venti leader dei Paesi membri, mancheranno il cinese Xi Jinping e il russo Vladimir Putin, che sembra parteciperanno via video. Ufficialmente a causa pandemia, molto più realisticamente per rimarcare la distanza sempre più grande che li separa da Usa e Unione Europea. Saranno inoltre assenti il primo ministro giapponese Fumio Kishida, il re saudita Salman e il presidente messicano Andres Manuel Lopez Obrador. Parteciperà invece il presidente brasiliano Bolsonaro, assente alla Cop-26. Il summit rappresenta il momento finale di una lunga serie di incontri tenutisi nel corso dell’anno, la cui agenda si è concentrata sulle questioni riguardanti le “3P”: Persone, Pianeta, Prosperità. Tuttavia non sono pochi coloro che sollevano dubbi riguardo la capacità del G20 di raggiungere risultati concreti e di non ridursi a quella che l’analista Paolo Magri ha definito “poco più di una photo opportunity“.

Su alcuni punti infatti la presa di coscienza dell’esistenza di problematiche reali non sembra aver portato i leader del G20 a farsi carico di soluzioni concrete. Per quanto riguarda la crisi climatica, per esempio, sono stati imposti obiettivi precisi, come investire 100 miliardi di dollari all’anno fino al 2025 per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad adottare misure di contenimento, e ad ammettere che sarebbe meglio contenere l’aumento della temperatura globale a 1,5 °C invece che 2 °C. L’IFM ha poi approvato una misura straordinaria, per volere del G20: 650 miliardi di diritti speciali di prelievo per sostenere la transizione ecologica nei Paesi in via di sviluppo. Tuttavia un piano sostanziale e concreto sulla riduzione dell’utilizzo di combustibili fossili non è stato realizzato, quando si tratterebbe del passo più importante da fare per contrastare la crisi climatica. Tanto più che le multinazionali del gas programmano di espandere il proprio mercato [1] nei prossimi decenni. Nel frattempo, il cambiamento climatico è una realtà drammatica per milioni di persone al mondo [2]: basti guardare quanto sta accadendo in questi giorni in Sicilia.

La pandemia da Covid-19 ha esacerbato le preesistenti fratture nella società, aumentando il numero di nuovi poveri e disoccupati e impedendo il corretto accesso all’istruzione di milioni di studenti non in possesso di strumenti tecnologici. Per quanto i vaccini siano disponibili, la loro distribuzione è fortemente ineguale [3], con una netta maggioranza a disposizione dei Paesi più ricchi. Agli obiettivi dichiarati di distribuzione dei vaccini ai paesi poveri entro il 2021, rafforzamenti delle reti di sicurezza sociale e riduzione del divario tecnologico non sono seguiti strumenti precisi e tempestivi per il raggiungimento degli stessi.

Per quanto riguarda la prosperità, se è vero che l’economia sta tornando velocemente a dei livelli pre crisi, diverse insidie si nascondono dietro l’angolo: “l’aumento del debito pubblico – sia nelle economie avanzate che in quelle emergenti, con un picco del 100% del PIL mondiale – potrebbe innescare una nuova crisi finanziaria; uno stallo nei negoziati commerciali multilaterali potrebbe ostacolare i flussi commerciali liberi ed equi; mentre una transizione digitale non uniforme potrebbe aggravare, invece di ridurre, le disuguaglianze esistenti” riporta l’analisi dell’ISPI [4].

Intanto, la città di Roma si è appresta a vivere i consueti disagi che sempre accompagnano questi vertici-passerella. Ampie zone della capitale sono blindate. A supporto delle unità già presenti sul territorio vi sarà l’impiego aggiuntivo di oltre cinquemila agenti tra Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Forze Armate. Nell’area circostante il Centro congressi è stata istituita una zona di massima sicurezza, il cui ingresso è consentito solamente ai residenti o a coloro che vi lavorano. Vere e proprie zone rosse nel centro della città eterna per proteggere il sonno dei leader, che alloggeranno nei più prestigiosi hotel di lusso e si recheranno in visita ai principali monumenti della città. Anche le principali vie dello shopping saranno presidiate e chiuse alla circolazione, per permettere alle alte cariche e ai loro consorti una pausa shopping tranquilla e senza seccature, prima di rientrare in patria.

[di Valeria Casolaro]