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Il Parlamento Europeo si muove contro la sorveglianza biometrica

Riconoscimento facciale e sorveglianza di massa sono temi alquanto controversi, soprattutto perché nei fatti si sono dimostrati imperfetti e propensi al difetto. Fino a oggi l’Unione Europea aveva cercato di evitare una presa di posizione netta sulla questione, tuttavia mercoledì 6 ottobre il Parlamento Europeo ha compiuto un poderoso scatto in avanti, con i Ministri che hanno chiesto formalmente [1] di proibire ogni forma di archivio biometrico, cosa che di fatto renderebbe inattuabili molte delle applicazioni poliziesche del facial recognition.

La risoluzione firmata, va detto, non è attualmente vincolante, tuttavia la direzione maggioritaria del Parlamento non potrà che incidere sulle negoziazioni prossime venture del cosiddetto AI Act, le quali dovrebbero infiammare la prima metà del 2022. La proposta in questione mira infatti a porre dei rigidi binari che vadano a limitare l’uso dell’identificazione biometrica in remoto – ovvero via telecamera di sorveglianza – negli spazi pubblici, consentendone l’applicazione solamente nei casi estremi quali gli attentati terroristici.

È immediatamente intuibile che la proposta della Commissione UE abbia intenzione di concedere ai Governi dei Paesi Membri degli spazi di manovra per svicolarsi da alcune costrizioni, tuttavia le recenti esternazioni dei legislatori europei danno a intendere che ci sia il desiderio di bloccare tutte le derive più tossiche e inquietanti: il business della sorveglianza, il credito sociale e la polizia predittiva [2].

Mentre l’Europa discute sul da farsi, infatti, controverse aziende quali ClearView AI hanno già colto l’occasione per entrare in contatto con le autorità comunitarie nella speranza di sedurle con i loro sistemi di sorveglianza di ultima generazione. Sistemi di sorveglianza che negli Stati Uniti si sono dimostrati incredibilmente propensi all’errore e che violano le leggi del GDPR, ma le cui possibilità hanno fatto gola alle Forze dell’Ordine, pronte in un battibaleno a collaudare gli strumenti in questione. La lista delle realtà pubbliche che hanno ceduto al “frutto proibito” sono molte e comprendono la Polizia di Stato italiana, almeno stando ai dati diffusi da un’inchiesta di BuzzFeed [3].

Difficile credere che le moratorie ventilate dai Parlamentari possano essere in grado di placare ogni forma di abuso nella gestione della sorveglianza biometrica – dopotutto subiamo ancora oggi gli abusi delle tecnologie tradizionali [4] -, tuttavia il fatto che l’UE si dimostri coesa nel contrastare le derive peggiori del settore non può che regalare una boccata d’aria, soprattutto considerando l’atteggiamento autoritarista che alcune Amministrazioni stanno progressivamente adottando.

[di Walter Ferri]