La crisi degli incendi boschivi continua a colpire duramente l’Europa meridionale, con Francia e Spagna alle prese con migliaia di evacuazioni e vaste aree devastate dalle fiamme. In Francia, i roghi nella Gironda e nelle Landes hanno costretto oltre 220mila persone a lasciare le proprie abitazioni, distruggendo centinaia di case e circa 420 chilometri quadrati di territorio. Il presidente Emmanuel Macron ha mobilitato anche l’esercito al fine di supportare le operazioni di emergenza. Secondo le autorità francesi, due vigili del fuoco sono morti e 84 sono rimasti feriti. In Spagna, gli incendi hanno bruciato oltre 150mila ettari e coinvolto circa 100mila persone tra evacuati e cittadini costretti a rimanere nelle proprie abitazioni, spingendo il governo a dichiarare l’emergenza nazionale.
La corsa contro il tempo è serrata: vigili del fuoco e soccorritori stanno lavorando senza sosta per domare le fiamme prima che una nuova ondata di calore, prevista tra mercoledì e il fine settimana, complichi ulteriormente gli sforzi. In Spagna, il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha definito queste giornate «assolutamente cruciali», mentre il premier Pedro Sánchez ha avvertito: «Ci aspettano ore difficili, ore complesse». L’ondata di calore, con temperature che potrebbero superare i 40 gradi, rischia di riaccendere focolai ormai stabilizzati e di rendere ancora più difficili le operazioni. Durante una visita a Bordeaux, il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato: «Le prossime settimane saranno difficili e dobbiamo resistere»
In Francia, la situazione rimane critica [1] nel dipartimento della Gironda, dove il fronte di fuoco si è stabilizzato ma non è stato spento. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha descritto l’incendio come «estremamente intenso e imprevedibile a causa dei venti e che avanza in modo irregolare verso l’area metropolitana di Bordeaux». Il sindaco della città, Thomas Cazenave, ha dichiarato che occorre prepararsi a «ogni evenienza», dato che l’incendio si è avvicinato a 15 km dalla città. «Ci stiamo organizzando per accogliere un gran numero di persone qualora venissero ordinate ulteriori evacuazioni», ha affermato. Nel frattempo, come spiegato anche da Macron, un incendio di dimensioni minori nella vicina regione delle Landes, che ha costretto all’evacuazione di oltre 30.000 persone, è stato «contenuto», ma rimane «virulento». In totale, in Francia sono 2.750 i pompieri mobilitati, con il sostegno di mezzi inviati nell’ambito del meccanismo di protezione civile europeo, 1.500 militari e 1.440 tra gendarmi e poliziotti. Colpito anche il tessuto produttivo, con oltre 13.000 imprese evacuate.
In Spagna, il quadro è altrettanto drammatico [2]. Un incendio divampato sulle colline di Ávila, a ovest di Madrid, è divenuto il più ampio mai registrato nel Paese, con 50.000 ettari andati a fuoco. Le autorità stanno affrontando in queste ore due incendi distinti a nord-ovest della capitale, che hanno portato la superficie totale di terreno bruciato nei pressi di Madrid a 70.000 ettari. L’incendio che si è sviluppato vicino a Toledo è stato dichiarato sotto controllo nel tardo pomeriggio di lunedì, con il rientro autorizzato per gli abitanti di nove comuni. Lo scenario rimane fortemente critico nella provincia di Castellón, vicino a Valencia, dove il terreno contiene vecchi ordigni inesplosi della guerra civile spagnola che possono detonare se raggiunti dal fuoco. Il rogo ha già bruciato oltre 7.200 ettari, con 16mila evacuati e 64mila persone cui è stato ordinato di restare in casa. Dopo aver visitato [3] il centro operativo di Casellón, il premier Pedro Sánchez è stato perentorio riguardo all’immediato futuro: «Ci aspettano ore difficili, ore complesse».