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Guerra in Medio Oriente: dopo 13 notti cessano gli attacchi tra USA e Iran

Dopo quasi due settimane di bombardamenti, venerdì 25 luglio Donald Trump ha ordinato all’esercito statunitense di cessare gli attacchi all’Iran. In risposta, Teheran ha sospeso le rappresaglie nei confronti degli interessi statunitensi nei Paesi del Golfo, pur mantenendo il diritto di rispondere a eventuali aggressioni. Dietro alla decisione della Casa Bianca ci sarebbero – secondo un’indiscrezione del New York Times – dei timori circa la tenuta di una campagna su vasta scala. Quest’ultima potrebbe infatti esaurire le già limitate scorte degli intercettori Patriot e di altri sistemi di difesa aerea, da cui Washington e i suoi alleati hanno attinto durante la fase più acuta della Terza guerra del Golfo; Trump ha smentito tale ricostruzione. Se l’obiettivo degli Stati Uniti sarebbe quello di creare lo spazio per una ripresa dei negoziati, l’Iran continua a puntare sul mantenimento del controllo dello Stretto di Hormuz e avrebbe ripreso i colloqui con l’Oman per definire le modalità di una sua riapertura al traffico delle petroliere.

Secondo le ricostruzioni della stampa statunitense, la decisione di Trump sarebbe maturata in seguito a un incontro con i principali consiglieri e vertici militari, che venerdì avrebbero presentato al presidente il piano d’attacco per la giornata. Nei giorni precedenti alla riunione, riporta il sito d’informazione Axios [1], Trump sarebbe stato più orientato ad ampliare la portata degli attacchi, ma nella serata di giovedì avrebbe iniziato a nutrire i primi dubbi. Secondo Axios, i vertici militari avrebbero consigliato al presidente di interrompere la campagna, ritenendo che avesse ormai raggiunto il limite della sua efficacia. Danneggiate le principali infrastrutture militari iraniane, riferisce il sito, l’unico passo successivo sarebbe stato intensificare i bombardamenti per colpire gli obiettivi rimasti indenni dal lancio dell’operazione Epic Fury; in assenza di questa escalation, sarebbe stato più conveniente sospendere le operazioni.

Non si tratta soltanto dei presunti limiti offensivi: a destare preoccupazione è anche la progressiva riduzione delle scorte di missili difensivi statunitensi nella regione, che si assottiglierebbero ulteriormente in caso di prosecuzione della campagna. A riportarlo è stato il New York Times [2], citando una fonte vicina al generale Dan Caine, capo degli Stati maggiori riuniti, mentre Trump ha smentito tale ricostruzione. Più in generale, riporta il quotidiano, durante l’incontro ben pochi sarebbero stati convinti che proseguire i bombardamenti fosse una buona idea. In un’intervista a Fox News [3], l’ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite Mike Waltz ha spiegato che l’interruzione delle operazioni avrebbe l’obiettivo di rilanciare i negoziati; nonostante ciò, al momento lo spazio per il dialogo appare limitato e la fiducia nei confronti di Trump ancora più ridotta. Un funzionario iraniano, che ha parlato con l’agenzia Reuters [4] in condizioni di anonimato, ha dichiarato che «c’è più scetticismo che ottimismo riguardo alla sospensione degli attacchi. L’opinione prevalente è che la pausa sia tattica piuttosto che genuina. L’Iran ha accumulato abbastanza amare esperienze con quello che considera un inganno da parte degli Stati Uniti».

In generale, la linea perseguita da Teheran resta quella di «un attacco per un attacco», ha dichiarato il funzionario. Parallelamente, l’Iran prosegue i colloqui con l’Oman per definire le modalità di una riapertura dello Stretto di Hormuz [5], così da consentire il transito delle navi senza il rischio di attacchi. Non è chiaro, tuttavia, se un eventuale accordo tra i due Paesi sarebbe considerato accettabile da Trump. L’obiettivo di Teheran è mantenere il controllo dello Stretto. Nella mattinata di oggi, i media iraniani [6] hanno riferito che le autorità avrebbero intercettato sei navi che tentavano di attraversarlo «illegalmente», dopo aver disattivato i propri sistemi di navigazione e posizionamento. Una delle imbarcazioni avrebbe subito un incidente, mentre le altre sarebbero state costrette a fare ritorno sotto quella che i media hanno definito la «ferma gestione dell’Iran».

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Dario Lucisano

Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.