In 20mila hanno sfilato per i sentieri della Val di Susa, rispondendo alla chiamata del movimento NO TAV. I cantieri dell’alta velocità sono stati contestati e presi d’assalto, con i manifestanti scagliatisi ancora una volta contro la devastazione [1] ambientale dell’opera. È un lavoro che il movimento porta avanti da decenni, facendo ricorso a un ventaglio di strumenti: dagli incontri formativi ai festival, passando poi per le marce, come quella di ieri, che non ha lesinato gli scontri con le forze dell’ordine. È di fronte alle camionette bruciate e alla pioggia di lacrimogeni che la stampa mainstream si attiva, ricordandosi della Val di Susa. Lo fa, spesso, spolverando la retorica degli “incappucciati” o “black bloc” — un tentativo di cesura che il movimento NO TAV ha sempre rifiutato, facendo della compattezza il proprio tratto distintivo.
A 15 anni di distanza dalla Libera Repubblica della Maddalena, l’esperienza autogestita di Chiomonte contro i lavori del TAV, un serpentone umano composto da 20mila persone ha attraversato le strade della Val di Susa. Il messaggio è lo stesso: frapporre il corpo tra il territorio e la devastazione [2] socio-ambientale dell’opera. «Una marea umana — scrivono [3] gli attivisti NO TAV — è riuscita a dividersi dalla bassa all’alta valle, a percorrere per ore sentieri, strade, prendere treni, attraversare prati, fare carovane e serpentoni infiniti». Tutti i cantieri sono stati contestati, a partire da quello di Salbertrand, dove una parte dei manifestanti è entrata srotolando uno striscione eloquente: «Siamo la natura che si ribella. No TAV. No alla guerra!».
Battiture e cori hanno fatto vibrare il cantiere di San Didero, mentre il grosso del corteo continuava lungo i sentieri della Val Clarea, in direzione Chiomonte. «Chi guardava dall’alto, chi batteva le mani, chi intonava cori, chi entrava in massa all’interno del cantiere e chi da altri angoli contribuiva a colpire un simbolo concreto del modello previsto per noi», fatto di cemento, filo spinato e alberi sradicati. Al lancio di pietre e bombe carta, la polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni. A fine corteo si registravano 4 camionette delle forze dell’ordine in fiamme e oltre 60 agenti refertati.
La marcia di ieri è stata parte integrante del Festival dell’Alta Felicità, giunto alla sua decima edizione. Si tratta di uno degli eventi più partecipati della valle, rappresentando un’opportunità di scambio e confronto tra abitanti e attivisti provenienti da tutta Europa.