Centoventi megawatt di impianto, 648 parcheggi per auto e Tir, 60 generatori di emergenza per un progetto dal valore di 11 milioni di euro. Sono alcuni dei dettagli del data center in cantiere a Travagliato, in provincia di Brescia. Il progetto occuperà un’area di 130 mila metri quadrati, di cui 48 mila destinati al solo edificio principale, a cui si aggiungono i 2.500 metri quadrati della stazione sotterranea. Tredici ettari di terreno per un impianto che non è ancora noto da quali società verrà sfruttato. Mentre il progetto è ancora in fase preliminare, monta la protesta dei cittadini, che contestano i possibili danni ambientali, dall’impiego di acqua e l’emissione di calore fino all’inquinamento acustico e alla cementificazione del terreno. Un progetto «fuori scala per il territorio», denuncia la popolazione, mentre il sindaco invita alla prudenza, affermando che non sono ancora noti i dettagli necessari per potere entrare nel merito della vicenda.
Il progetto del maxi data center di Travagliato è stato presentato in Provincia da East Gate Srl. L’idea è quella di realizzare l’impianto in via Averolda, al confine con Ospitaletto, a circa 500 metri dalle principali infrastrutture stradali e autostradali della zona. Si tratta di un’area già fortemente industrializzata, caratterizzata dalla presenza di capannoni e stabilimenti produttivi. Il progetto prevede la costruzione di un capannone su due piani, di una sottostazione elettrica di trasformazione e di diversi edifici accessori, tra cui la stazione antincendio, la cabina Enel e i parcheggi. L’intervento comporterebbe inoltre un ritorno economico di oltre 11 milioni di euro per il Comune, tra oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, smaltimento dei rifiuti, monetizzazioni e maggiorazioni compensative.
Allo stato attuale, non sono molti i dettagli sull’opera: il 24 agosto la Provincia ha convocato la Conferenza dei servizi per la connessione alla rete nazionale; l’iter di autorizzazione è già stato avviato, con il primo passaggio che riguarda proprio il collegamento del data center alla rete elettrica italiana e i relativi espropri che verrebbero fatti nel caso esso venisse realizzato. Per il resto si san ben poco: «Non abbiamo ancora approfondito il progetto perché non disponiamo dei dati tecnici necessari», spiega il sindaco Renato Pasinetti. «Ad oggi non abbiamo approvato nulla». Le preoccupazioni sono relative alle dimensioni dell’intervento e alle possibili ripercussioni sul lato ambientale: i data center richiedono infatti una notevole quantità di acqua per evitare il surriscaldamento, e, in generale, portano con sé un generale aumento della temperatura nelle aree circostanti. Oltre ai rilievi sull’utilizzo di risorse idriche e sui possibili impatti climatici del progetto, i cittadini hanno sollevato dubbi anche relativamente al consumo di suolo e all’inquinamento acustico.
Nella sera del 22 luglio, oltre 300 persone hanno manifestato dentro e fuori le aule del consiglio comunale interrompendo la seduta tre volte per chiedere spiegazioni sul progetto. Il prossimo appuntamento è previsto proprio in occasione della riunione del 24 agosto. Non è la prima volta che in Italia si protesta per la costruzione di un data center, infrastruttura dedicata a supportare i sistemi di archiviazione digitali. Già a Lacchiarella, centro della città metropolitana di Milano, circa duecento persone hanno manifestato per bloccare la realizzazione del più grande data center in Italia, in quella che è risultata la prima [1] protesta del suo genere. L’opera, finanziata dal fondo Pimco con tre miliardi di euro, andrebbe a occupare una superficie pari a trenta campi da calcio. Analogamente a quanto sollevato dai cittadini di Travagliato, i residenti di Lacchiarella contestano il massiccio impatto ambientale dell’impianto.