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La maggioranza ha negato l’accesso alle chat tra Delmastro e l’imprenditore del clan Senese

La procura di Roma non avrà l’accesso alle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e il ristoratore Mauro Caroccia, condannato per i suoi legami con il clan Senese. Il divieto è arrivato dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei Deputati, che ha respinto la richiesta dei magistrati capitolini, impegnati in un’inchiesta su riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante del metodo mafioso. La consultazione delle chat tra Delmastro e Caroccia avrebbe contribuito a fare luce sul rapporto tra i due, ma la maggioranza, dopo aver spinto [1] mesi fa il sottosegretario alle dimissioni, ha deciso di ostacolare le indagini. Nei prossimi giorni è attesa la conferma dell’Aula.

Appresa la notizia, i senatori del M5S hanno occupato i banchi del governo a Palazzo Madama, mostrando dei cartelli con la scritta: «Fuori le chat». «Negare alla magistratura l’utilizzo di elementi conoscitivi rilevanti, nell’ambito di un’inchiesta su fatti gravissimi che vedono contestata a Caroccia perfino l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, smentisce clamorosamente ogni sbandierato proclama sulla legalità. Non siamo di fronte alla tutela delle prerogative parlamentari, ma a una deliberata ingerenza per ostacolare il lavoro degli inquirenti», ha tuonato il deputato dem Matteo Orfini, membro della Giunta per le autorizzazioni della Camera. Qui il centrodestra ha votato per negare l’autorizzazione al sequestro della corrispondenza, approvando la relazione del forzista Pietro Pittalis. Secondo quest’ultimo, la richiesta della procura di Roma mostrava criticità «relative alla genericità dell’oggetto, all’assenza di delimitazione temporale e alla mancata dimostrazione dell’impraticabilità di mezzi meno invasivi».

Dopo averlo spinto alle dimissioni — inquadrandolo come uno dei capri espiatori della sconfitta [1] al referendum sulla magistratura — la maggioranza salva Delmastro. Lo fa nonostante i continui proclami sulla legalità, nel bel mezzo di un’inchiesta che intende chiarire i rapporti tra l’ex sottosegretario e Mauro Caroccia, condannato [2] in via definitiva per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa, a vantaggio del clan Senese.

I riflettori giudiziari su Delmastro si accendono il 16 dicembre 2024, quando davanti a un notaio di Biella viene costituita [3] la società «Le 5 Forchette srl». La compagine societaria assegna a Miriam Caroccia, figlia appena diciottenne di Mauro, il 50 per cento delle quote e la carica di amministratore unico. A Delmastro va il 25 per cento, mentre il restante è suddiviso in partecipazioni minori.

I magistrati capitolini avevano chiesto l’accesso alle chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia perché considerate rilevanti ai fini dell’indagine. Nello specifico, la procura di Roma intende accertare se «Le 5 Forchette», di cui Delmastro era socio, abbia gestito e riciclato soldi riconducibili al clan Senese. Da Montecitorio, la Giunta per le autorizzazioni a procedere ha tuttavia respinto la richiesta dei pm. Ora si attende soltanto la conferma dell’Aula, prevista per il 30 luglio.

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Salvatore Toscano

Laureato in Scienze della Politica con una tesi sui beni comuni, per L’Indipendente si occupa di politica, diritti e movimenti. Si dedica al giornalismo dopo aver compreso l’importanza della penna come strumento di denuncia sociale.