- L'INDIPENDENTE - https://www.lindipendente.online -

PFAS: in Veneto la contaminazione arriva alla filiera alimentare

Nel cortile di un allevamento familiare a Carpaneda, periferia occidentale di Vicenza, le uova deposte da galline abbeverate sempre con acqua di acquedotto, mai di pozzo, hanno restituito una concentrazione di sostanze perfluoroalchiliche di 13.600 nanogrammi per chilogrammo. Il tenore massimo fissato dal regolamento europeo 2022/2388 è 1700 nanogrammi per chilogrammo: lo superano di circa otto volte. Il dato è stato reso noto da Marzia Albiero, della rete vicentina dei gruppi di acquisto solidale ed esponente della Rete zero PFAS, durante un convegno organizzato dal Comune di Vicenza. Il presidente del consiglio comunale, il medico Massimiliano Zaramella, ha girato la segnalazione al NOE (Nucleo Operativo Ecologico) e alla Regione. Bere acqua di rete, e non di falda, sposta il problema dal pozzo contaminato alla filiera alimentare nel suo complesso.

La zona ricade in uno degli hotspot europei più estesi di contaminazione da PFAS generato [1] dallo stabilimento Miteni di Trissino e esteso su oltre 80 comuni tra le province di Vicenza, Verona e Padova. Da qui la nota diffusa dall’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Cristina Guarda, che annuncia un’interrogazione alla Commissione europea. Guarda ricorda di chiedere dal 2016 alla Regione di investire in ricerca per tutelare gli allevatori dai danni economici e sanitari legati ai PFAS, e accusa le giunte Zaia prima e Stefani ora di avere scelto il silenzio anziché l’intervento. Nella nota contesta soprattutto il fatto che la Regione continui a rassicurare i cittadini basandosi su una valutazione dell’EFSA del 2017, superata dalle soglie di sicurezza alimentare più severe fissate nel 2018 e nel 2020: giudicare sicuro il 95% dei prodotti testati anni fa, scrive, è un rischio che la salute pubblica [2] non può permettersi.

A questo si aggiunge la mancata pubblicazione integrale dei dati imposta da una sentenza del Tar ottenuta da Greenpeace e Mamme No PFAS [3], e il diniego di accesso agli atti opposto al giornalista Marco Milioni. Sulla stessa linea, i consiglieri regionali del Pd Chiara Luisetto e Antonio Dalla Pozza avevano già presentato a giugno un’interrogazione alla giunta, segnalando che gli esiti del piano di sorveglianza sugli alimenti – frutto del lavoro di Istituto superiore di sanità, Istituto zooprofilattico delle Venezie e Università di Padova – restano inediti, così come quello sui prodotti vegetali, fermo alla fine del 2023. La Rete zero PFAS ha incontrato nei giorni scorsi le consigliere regionali Manuela Lanzarin ed Elisa De Berti, chiedendo un tavolo tecnico permanente sulla contaminazione [4] alimentare nelle zone rossa e arancione.

Mentre il Veneto discute di uova, il Friuli occidentale affronta un’emergenza analoga sull’acqua. Dal 13 luglio sono in vigore i nuovi limiti nazionali per i PFAS nell’acqua potabile, che fissano a 20 nanogrammi per litro la soglia per la somma dei quattro composti principali. Nella pianura tra Aviano, Fontanafredda, Porcia e Roveredo in Piano, il monitoraggio Arpa Fvg ha misurato picchi tra 100 e 200 nanogrammi per litro, fino a dieci volte oltre il limite. I sindaci dei quattro comuni hanno vietato in via precauzionale, con avviso datato 10 luglio, l’uso dei pozzi artesiani privati per bere, cucinare e abbeverare gli animali, indicando come possibili origini i percolati di una discarica e le schiume antincendio usate fino al 2008 nella base aerea di Aviano. All’assemblea pubblica del 13 luglio, in una sala Diemoz di Porcia stipata da circa trecento residenti, la tensione ha reso necessario l’intervento di carabinieri e Digos. Il consigliere regionale del Pd Nicola Conficoni ha chiesto un’audizione in quarta commissione con l’assessore regionale all’ambiente Fabio Scoccimarro.

Restano sullo sfondo gli interessi economici degli agricoltori. Con il regolamento Ue 2022/2388 pienamente operativo, i produttori delle zone contaminate rischiano l’esclusione dai mercati senza alcun sostegno pubblico dedicato: un danno che si somma a quello sanitario. Nell’interrogazione a Bruxelles, Guarda chiede alla Commissione di intervenire per garantire trasparenza e diritto alla salute [5], promuovendo finanziamenti per la ricerca, mappature dei terreni contaminati e aiuti concreti alla riconversione delle aziende agricole colpite.

Avatar photo

Mario Catania

Giornalista professionista dal 2011, si occupa di inchieste, reportage e attualità. Ha lavorato per la carta stampata, per l'online e come videoreporter, spaziando dalla cronaca alla politica e tematiche ambientali. Autore di libri e saggi, per L'Indipendente coordina i lavori del mensile.