Nella mattina di lunedì 13 luglio è stato bombardato l’aeroporto internazionale di Sana’a, infrastruttura utilizzata da Ansar Allah, il gruppo alleato di Teheran meglio noto come Houthi. Questi ultimi hanno accusato l’Arabia Saudita, dichiarando [1] che l’azione «non rimarrà impunita». Poche ore dopo, gli Houthi hanno dichiarato di aver lanciato sei missili contro l’aeroporto di Abha, in Arabia Saudita. L’attacco saudita riaccenderebbe la guerra civile yemenita, inserendosi nel contesto di graduale ripresa dei combattimenti tra Iran e Stati Uniti. L’operazione segnerebbe infatti il primo attacco dell’Arabia Saudita contro lo Yemen e in generale nella regione mediorientale dall’inizio della guerra israelo-statunitense all’Iran.
Nel frattempo il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale — l’altra parte in conflitto con gli Houthi — ha rivendicato l’attacco, giunto due settimane dopo la ripresa dei voli diretti tra Teheran e Sana’a, sfidando il blocco imposto dall’Arabia Saudita sui collegamenti aerei con gli aeroporti controllati dagli Houthi. Secondo questi ultimi, l’attacco sarebbe avvenuto proprio per impedire l’atterraggio a un volo proveniente dall’Iran, con a bordo una delegazione di ritorno dal funerale di Ali Khamenei. L’aereo è poi atterrato all’aeroporto di Al-Hodeidah, nello Yemen occidentale.
Ore 8.30 – Axios: “Trump sostiene l’Arabia Saudita contro gli Houthi”
Secondo quanto riferito [2] da Axios, che cita due funzionari statunitensi, il presidente Trump avrebbe espresso il proprio sostegno nei confronti del principe ereditario Mohammed Bin Salman per un’azione militare contro gli Houthi. Il principe avrebbe infatti avvisato Trump in anticipo di un possibile attacco e gli avrebbe chiesto supporto: il che, scrive il quotidiano, potrebbe indicare che l’Arabia Saudita prevede un conflitto di ampia scala contro il gruppo, che richiederebbe sostegno militare.
La scorsa settimana si sono inoltre svolti diversi incontri istituzionali tra le due parti, con il segretario di Stato Marco Rubio che prima ha incontrato l’ambasciatore saudita a Washington e poi ha parlato con il ministro degli Esteri saudita, il principe Faisal bin Farhan.
Ore 8.20 – Il video degli attacchi USA
Il CENTCOM ha pubblicato il video di un attacco effettuato all’impianto di manutenzione per sottomarini e navi in Iran, con l’obiettivo di impedire a Teheran di condurre nuovi attacchi contro petroliere internazionali. Si tratta, spiega il Comando, della prima volta in cui le forze americani hanno impiegato droni marini in operazioni di combattimento.
14 luglio – Ore 8.00 – I fatti della notte
- Gli USA hanno continuato ad attaccare l’Iran, colpendo obiettivi sulle isole di Kish, Jam e Qeshm, oltre che a Bushehr, Bandar Abbas, Chah Bahar, Jask, Konarak e Abu Musa. Durante l’attacco sarebbero state impiegate [5] munizioni di precisione contro i sistemi di difesa iraniani situati in particolare lungo la costa. Gli attacchi, riferisce il Comando centrale delle forze armate USA (CENTCOM), si sono conclusi intorno alle 22.15 (orario USA). «Attualmente sono schierati in tutto il Medio Oriente oltre 50.000 militari statunitensi. Le forze americane rimangono vigili, letali e pronte all’azione», riporta il Comando. Gli attacchi avrebbero causato almeno quattro feriti, secondo i media iraniani.
- L’Iran ha risposto attaccando una «nave ostile» statunitense in Kuwait, oltre a «diversi depositi di armi, un centro di comunicazioni satellitari e un edificio che ospita le forze statunitensi» in Bahrein, presso la base di Al-Juffair, secondo quanto riferito dai pasdaran. La Giordania avrebbe intercettato quattro missili provenienti dall’Iran.
- Gli Emirati Arabi hanno riferito che missili iraniani hanno colpito anche due delle loro petroliere, uccidendo un membro dell’equipaggio e ferendo diverse altre persone.
- Il prezzo del petrolio ha raggiunto il picco delle ultime settimane, con un rialzo dei futures sul greggio Brent di 1,68 dollari (ovvero il 2%), attestandosi a circa 85 dollari al barile.
Ore 19.30 – Media: gli Houthi lanciano missili sull’Arabia
Secondo diversi media [6], gli Houthi avrebbero lanciato almeno 6 missili contro l’aeroporto di Abha in Arabia Saudita, in risposta ai raid di questa mattina. Vengono segnalate esplosioni.
Ore 17 – Trump ripristina il blocco navale all’Iran
Dopo gli attacchi incrociati delle scorse ore e un traffico di fatto azzerato nello Stretto di Hormuz, il presidente USA Donald Trump ha annunciato il ripristino del blocco navale all’Iran.
“Lo Stretto di Hormuz è e rimarrà aperto con o senza l’Iran. Diventeremo i Guardiani dello Stretto, con un’imposta del 20% su tutte le merci che lo attraversano. La decisione ha effetto immediato”, ha dichiarato Trump su Truth.

Ore 16.40 – L’ONU invita al dialogo
“Invito le parti a impegnarsi nel dialogo e nei negoziati sotto gli auspici delle Nazioni Unite per trovare una via da seguire che preservi la relativa calma che lo Yemen ha vissuto dal 2022 e compia progressi verso una fine sostenibile del conflitto”. Così l’Inviato Speciale del Segretario Generale dell’ONU per lo Yemen Hans Grundberg.
Ore 16.00 – Il governo yemenita rivendica l’attacco
In attesa di un commento ufficiale da parte dell’Arabia Saudita, il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e supportato proprio da Riad ha rivendicato [8] l’attacco all’aeroporto di Sana’a, controllato dagli Houthi.
Ore 15.15 – La guerra civile yemenita

La guerra civile in Yemen [10] va avanti ormai da oltre dieci anni. Le rivolte delle “Primavere Arabe” all’inizio del decennio scorso portarono alla rimozione del presidente Saleh e alla scalata al potere del suo vice, Hadi. Nel 2014, gli Houthi lanciarono una vasta offensiva, conquistando la capitale e costringendo Hadi alle dimissioni; nel 2015, il Paese era diviso in due: Ansar Allah aveva il controllo del nord, Hadi del sud. Fu qui che l’Arabia Saudita entrò in scena: Riyad creò quella che prese il nome di “coalizione anti-Houthi” a sostegno del presidente Hadi, a cui aderirono diversi Paesi del Golfo e del Mar Rosso, tra cui proprio gli Emirati Arabi Uniti.
Nonostante i tentativi di rovesciamento, Ansar Allah tenne; nel malcontento generale, i Movimenti del Sud, che miravano alla creazione di uno Stato indipendente nello Yemen meridionale, si unirono, e nel 2017 nacque il Consiglio di Transizione del Sud (STC), sostenuto dagli Emirati.
Dal 2026 la guerra civile yemenita è entrata in una nuova fase. Con la dissoluzione del Consiglio di Transizione del Sud (STC), sono diventati due i principali attori in gioco: il governo riconosciuto a livello internazionale, sostenuto dall’Arabia Saudita, e gli Houthi, appoggiati invece dall’Iran. Dopo mesi di relativa calma tra le parti, l’escalation bellica è tornata a bussare alle porte del Paese.
Ore 14.20 – Houthi: “la de-escalation è finita”
Gli Houthi hanno dichiarato che il periodo di de-escalation con l’Arabia Saudita, relativo alla guerra [11] civile yemenita, si è ufficialmente concluso.
Il Ministero degli Esteri degli Houthi ha definito l’attacco “senza precedenti”, aprendo una “nuova fase” tra le parti.
Ore 13:50 – Il video dell’attacco
Iniziano a girare i primi video dell’attacco contro la capitale yemenita Sana’a. Il ministro della Difesa yemenita di Ansar Allah, intanto, ha suggerito ai cittadini di rimanere lontani dalle aree attorno all’aeroporto.