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Ex Sabino Esplodenti: la fabbrica di munizioni a Chieti dove continuano a morire i lavoratori

Attorno alle ore 8 della mattinata di ieri, giovedì 9 luglio, nello stabilimento ex Sabino Esplodenti di Casalbordino a Chieti, si è verificato un terribile incidente, una persona è morta e un’altra è rimasta gravemente ferita. La vittima è Carlo Piscopo, 59 anni, caporeparto e residente a Casalbordino, originario di Montefalcone nel Sannio (Campobasso) che lascia moglie e 2 figli. Un altro lavoratore di 54 anni è rimasto ferito. Secondo le prime ricostruzioni, la deflagrazione ha interessato un vascone all’interno del sito produttivo. Non è il primo incidente: il 21 dicembre 2020, sempre per un’esplosione, nel medesimo stabilimento morirono 3 operai; il 13 settembre 2023 altri 3 operai persero la vita. Sette morti in sei anni per uno stabilimento che dà lavoro a circa 70 operai. Negli anni, lo stabilimento è stato più volte messo sotto sequestro, sono stati aperti processi, ma nessuno è stato mai condannato per queste morti. Con gli operai in cassa integrazione, ad aprile 2025 lo stabilimento è stato acquistato dalla multinazionale turca, Arca Savunma Defense, un’azienda militare in rapida espansione, specializzata nella produzione di munizioni, esplosivi (tra cui il C4) e sistemi missilistici.

Lo stabilimento ora si chiama Arca Defence Italy, società con sede legale e amministrativa a Milano in Via Cino Del Duca 5. Un capitale sociale di 100 Mila euro, i cui due unici azionisti sono per il 90% Arca Savunma Defence e per il 10% Gianluca Salvatore, ex presidente di Sabino Esplodenti. 

L’oggetto sociale della nuova società è lo sviluppo, la produzione, e il commercio di munizioni, bombe ad uso militare, compresi i loro componenti e caricamento. 

Carlo Piscopo, 59 anni, vittima dell’esplosione nello stabilimento Arca Defence Italy (ex Sabino Esplodenti)

L’amministratore delegato di Arca Defence Italy è Ciro Milano, generale di brigata dell’Esercito in ausiliaria (in pensione), fino al 2022 era responsabile del Business Unit Esplosivi e Munizionamento dello stabilimento pubblico di Noceto [1] dell’Agenzia Industrie Difesa (AID), ente vigilato dal Ministero della Difesa. Il passaggio di figure provenienti dalle Forze Armate o da enti pubblici verso incarichi dirigenziali in aziende private operanti negli stessi settori (detto sistema delle “porte girevoli”) benché legale, desta perplessità poiché l’esperienza maturata nel settore pubblico potrebbe agevolare interessi industriali privati generando conflitti d’interesse. 

Ma non è finita, perché il Presidente del consiglio di amministrazione è İsmail Terlemez, imprenditore turco e fondatore dell’azienda militare Arca Defence. 

Lo scorso anno, dopo pochi mesi dall’acquisizione della Sabino Esplodenti, Terlemez è stato arrestato a Bruxelles, il 13 maggio 2025, nell’ambito di un’indagine condotta dall’FBI e dal Defense Criminal Investigative Service (DCIS). Prima di fondare Arca Defense, Terlemez aveva infatti lavorato presso l’agenzia della NATO “Support and Procurement Agency” (NSPA), che gestisce gli acquisti congiunti e la logistica per gli Stati membri dell’Alleanza. Era ancora alla NSPA nel 2019, quando, secondo i documenti giudiziari citati dalla rivista Deutsche Welle [2] (testata tedesca che per prima lo scorso anno ha svelato il caso), avrebbe svolto attività illecita nell’ambito della gara per la fornitura di trinitrotoluene o tritolo (TNT) favorendo, secondo l’accusa, una società italiana di esplosivi. Non è stato mai rivelato il nome di questa azienda e non possiamo sapere se fosse proprio la Esplodenti. Ad ogni modo nel 2020 Terlemez ha lasciato la NSPA e con la più classica delle porte girevoli, dopo pochi mesi ha fondato ARCA Defence.

A luglio 2025 il mandato d’accusa è stato inaspettatamente ritirato, dai pubblici ministeri statunitensi, con la motivazione che “proseguire l’azione penale non sarebbe stato nell’interesse della giustizia”. O della politica?

La tempistica della decisione aveva effettivamente attirato l’attenzione perché avvenuta circa due settimane dopo l’incontro del 24 giugno tra il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e il presidente statunitense Donald Trump, avvenuto alla vigilia di un vertice Nato.

Dopo essere tornato in libertà, Terlemez è tornato a guidare la sua azienda, stringendo accordi in tutto il mondo e ad agosto 2025 ha assunto in modo formale la guida come presidente della Arca Defence Italy. 

Durante la recente fiera internazionale delle armi, a Istanbul (SAHA Expo 2026), Terlemez è salito sul palco insieme al ministro della Difesa estone per annunciare la costruzione di una fabbrica di munizioni nel Paese baltico; inoltre ha firmato un contratto da 1,9 miliardi di euro con la società bulgara VTIC e un ulteriore accordo da 1 miliardo di euro con la statunitense Global Military Products (GMP), che secondo un’inchiesta di Follow the Money sta ottenendo enormi profitti grazie alla guerra in Ucraina.

Anche in Italia le istituzioni hanno srotolato tappeti rossi all’azienda turca, che ha presentato un progetto per “rinnovare” l’impianto di Casalbordino: lo stabilimento per il demunizionamento diventerà stabilimento per la produzione di  proiettili di artiglieria di medio calibro e il caricamento di granate militari.

A maggio 2026 l’assessore della regione Abruzzo Magnacca aveva garantito pubblicamente la sua massima «disponibilità ad accelerare la concessione di tutte le autorizzazioni da parte degli enti statali». Il 2 luglio il comitato di Coordinamento regionale per la valutazione di impatto ambientale, aveva rinviato di 15 giorni la decisione sulla assoggettabilità a VIA relativamente alle modifiche all’impianto. Il 9 luglio il tragico incidente, l’ennesimo, in uno stabilimento che non è nemmeno produttivo a pieno regime. Immaginiamoci quando lo sarà. 

Ora spetta alla Regione decidere se accogliere la proposta dell’azienda di evitare del tutto la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale o anche la più semplice Verifica di Assoggettabilità a VIA con la relativa fase di osservazioni del pubblico per il “cambio d’uso”. 

L’ex Sabino Esplodenti poco dopo l’incidente

«Nel passato, e nonostante l’incidente del 2020 con tre morti, la Regione aveva deciso che una modifica dello stabilimento non dovesse essere assoggettato alla VIA completa assieme a tutto lo stabilimento fermandosi alla fase di Verifica di Assoggettabilità, nonostante le nostre osservazioni e quelle della stessa provincia di Chieti avevano sollevato rilevanti questioni ambientali per un sito classificato ufficialmente anche come a Rischio di Incidente Rilevante in quanto sottoposto alla direttiva Seveso» spiega Augusto De Sanctis, attivista del Forum H2O di Abruzzo una delle poche associazioni che negli anni hanno chiesto la chiusura dello stabilimento.

Secondo le rassicurazioni aziendali con le nuove modifiche tutto sarà più sicuro e meno inquinante: «il locale 4 passerà da confezionamento esplosivo II categoria (esplosivo ad alto potenziale) per uso civile a confezionamento cariche di lancio M4A2, attraverso insacchettamento di esplosivo di I Categoria (propellente);  il locale 5 passerà da produzione di esplosivo di II Categoria a confezionamento cariche di lancio M4A2, attraverso insacchettamento di esplosivo di I Categoria;  il locale 10 da miscelazione ed insacchettamento di esplosivo della II Categoria a riconfezionamento di esplosivi, fino al raggiungimento del massimo peso consentito nei singoli locali produttivi riceventi;  il locale 14 da reparto di polverizzazione dell’esplosivo di II Categoria a reparto di fusione del TNT (tritolo), preriscaldamento dei bossoli, caricamento al loro interno del TNT liquido e parte in pezzi solidi e chiusura con tappo» si legge nella proposta aziendale.

«Dal 2020 facciamo esposti e denunciamo in solitaria la pericolosità dello stabilimento, fronteggiando un muro di gomma di silenzi, fino ad aperta ostilità e insulti da parte di alcuni rappresentanti degli stessi lavoratori» aggiunge De Sanctis. «Parliamo di un sito produttivo che ha il 10% di mortalità dei lavoratori (7 morti su 70 impiegati), senza considerare i feriti. Una statistica terrificante, peggio di molti dei siti lavorativi più pericolosi del mondo. Negli anni abbiamo depositato esposti su esposti e osservazioni nei procedimenti denunciando fatti che apparivano gravissimi. Anche questo dovrebbe fare riflettere. Ora siamo di nuovo qua, ad aspettare se la nuova produzione per scopi bellici deve fare o meno la procedura di VIA e tutte le altre procedure, da quelle prefettizie a quelle dei vigili del fuoco sulla Seveso fino alle inchieste penali, mentre un’altra persona è morta. Davanti a un tale sfacelo tutte queste procedure rivelano un complessivo fallimento, un fallimento di sistema. D’altra parte pare che qui l’unico obiettivo reale sia far andare avanti, nonostante tutto, una fabbrica necessaria al comparto militare invece di chiuderla o riconvertirla per usi civili. Tutto questo ci appare un atroce successo della Ragion di Stato» conclude De Sanctis.

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Linda Maggiori

Giornalista indipendente, si occupa di temi relativi ad ambiente, traffico di armi, impatto ambientale dell'economia di guerra. Ha scritto numerosi libri. È attivista nei movimenti per l'ambiente, per i diritti umani e antimilitaristi.