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Il vertice NATO di Ankara si è concluso come una grande fiera delle armi

La difesa comune passa per gli accordi miliardari siglati con le aziende della difesa di tutto il mondo. E proprio tali accordi sono stati l’elemento centrale del summit della NATO di Ankara, conclusosi ieri. Anche sulla spinta della minaccia degli Stati Uniti di abbandonare l’Alleanza Atlantica, dopo che Trump si è lamentato a più riprese dell’impegno insufficiente degli alleati, minacciando di abbandonare il gruppo. Così, dopo che il 2025 si è confermato come l’anno in cui la spesa globale in armi ha registrato [1] il suo record assoluto, i Paesi membri della NATO hanno rilanciato sulla politica che vede il riarmo come strumento chiave della difesa, impegnandosi in contratti per il riarmo del valore di «decine di miliardi di dollari».

Il 2025 è anche stato l’anno in cui i membri dell’Alleanza hanno segnato un traguardo mai visto prima: tutti hanno raggiunto la soglia del 2% del PIL per la Difesa. Per quanto riguarda l’Italia, alcune stime dimostrano che in realtà tale dato rappresenta più che altro il risultato [2] di artifici contabili, ma resta il fatto che l’impegno per il riarmo ha raggiunto obiettivi mai visti prima. Il nostro Paese si colloca [3] al terzo posto tra quelli del G7 per aumento di spese militari (+20% dal 2024) e al primo posto per aumento nell’export di armi (+157% tra il 2021 e il 2025). Il programmi di riarmo avviati dall’attuale governo sono 78, con 31 miliardi circa divisi equamente tra componente corazzata e aviazione e un aumento di 7 miliardi alla Marina, che si somma ai tre miliardi aggiuntivi destinati alla difesa aerea e antimissile. E la previsione di spesa per il 2026 prevedono ulteriori 32 miliardi destinati al solo ministero della Difesa.

Una accelerazione che, evidentemente, non è ancora sufficiente per gli Stati Uniti, che hanno lamentato a più riprese uno scarso impegno da parte dei Paesi UE, minacciando di uscire dall’Alleanza. Così, nel clima di corsa al riarmo scatenato dagli sbalzi di umore trumpiani, il fulcro del summit di Ankara è stato il NATO Summit Defence Industry Forum, svoltosi a margine dell’incontro ufficiale e che ha visto la presenza di molte tra le aziende leader nel settore della difesa. Gli accordi siglati sono tanti e valgono complessivamente una cascata di miliardi. Lockheed Martin, per esempio, si è impegnata [4] con USA, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Svezia a valutare la realizzazione di una struttura dedicata alla manutenzione dei missili PAC-3, struttura che «rafforzerà la prontezza operativa della difesa aerea e missilistica integrata della NATO, fornendo capacità di manutenzione e supporto nella regione». È stato poi siglato [5], sempre nell’ambito del summit, un accordo con la tedesca Rheinmetall per la produzione di missili ATACMS in Europa, con il supporto del governo tedesco e statunitense. Un «segnale forte per l’industria della difesa europea e per la resilienza a lungo termine della NATO», ha detto Dennis Goege, ad per l’Europa di Lockheed Martin.

Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha poi annunciato [6] che verranno avviati negoziati formali con SAAB per l’acquisizione di un massimo di dieci sistemi GlobalEye, sistemi di allerta precoce e controllo aereo che, grazie all’utilizzo di sensori di ultima generazione, permette il rilevamento e l’identificazione a lungo raggio di oggetti in volo, in mare e sulla terraferma. È stata lanciata [7] una iniziativa che include i governi di Belgio, Croazia, Francia, Polonia, Spagna, Turchia e Regno Unito per l’Airbus A400M, velivolo già  che ha l’obiettivo di «colmare le lacune nella capacità di trasporto aereo strategico tra gli alleati europei» e di riuscire a realizzare «una flotta multinazionale incentrata sul velivolo militare Airbus A400M».

Per quanto riguarda l’Italia, Accenture e Leonardo si sono impegnate [8] con la NCIA (NATO Communications and Information Agency) a sviluppare il PBN, il Protected Business Network, il quale gestisce le operazioni classificate della NATO. L’operazione ha il fine di modernizzare le infrastrutture digitali dell’Alleanza Atlantica e costruire «un’organizzazione sempre più connessa e guidata dai dati, capace di sviluppare e mettere a disposizione capacità digitali con rapidità e su larga scala».

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.