Nella notte, gli USA hanno lanciato una serie di «potenti attacchi» contro l’Iran, dopo che ieri alcune imabrcazioni in transito nello Stretto di Hormuz sono state attaccate. Le forze armate USA hanno fatto sapere che si è trattato di attacchi mirati, per impedire all’Iran di «continuare ad attaccare il commercio internazionale» nello Stretto. In risposta, l’Iran ha preso di mira basi statunitensi nel Golfo, minacciando di intraprendere ulteriori «azioni decisive» per salvaguardare la sicurezza nazionale.
Nella giornata di ieri tre navi hanno subito attacchi mentre stavano transitando da Hormuz. Si tratta della M/T Al Rekayyat, battente bandiera delle Isole Marshall, della M/T Weydan, battente bandiera dell’Arabia Saudita, e della M/T Cyprus Prosperity, battente bandiera della Liberia. Il CENTCOM, il Comando centrale delle forze armate USA, ha detto [1] che nel corso degli attacchi sono stati colpiti 80 obiettivi con munizioni di precisione, come «risposta immediata agli ultimi attacchi iraniani contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz». Il Comando riferisce che sono stati colpiti sistemi di difesa aerei, reti di comando e controllo, postazioni radar costiere, capacità missilistiche anti-nave e «oltre 60 piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche all’interno e in prossimità dello Stretto», al fine di «ridurre la capacità dell’Iran di continuare ad attaccare il commercio internazionale che transita attraverso questo corridorio commerciale».
Media locali riportano di esplosioni nelle città portuali di Bandar Abbas e Sirik, che affaccia sullo Stretto, oltre che sull’isola di Qeshm. Il portavoce del parlamento iraniano, Ghalibaf, ha definito [2] quelle statunitensi «gravi violazioni» del memorandum siglato lo scorso 17 giugno: «l’era del bullismo e dell’estorsione è finita» ha dichiarato, aggiungendo «noi non ci pieghiamo». Nelle scorse ore, il viceministro per gli Affari Esteri iraniano, Gharibabadi, aveva accusato [3] gli USA di aver annullato una clausola del Memorandum d’intesa che annullava le sanzioni per la vendita di petrolio iraniano, violando così i patti tra le due parti. Inoltre, «nelle ultime tre settimane, gli Stati Uniti, a causa delle azioni del regime sionista in Libano e delle dichiarazioni minacciose contro l’Iran, hanno ripetutamente violato gli articoli 1 e 2 del Memorandum d’Intesa». Il viceminitro ha quindi avvertito che «l’Iran, pur esprimendo un serio avvertimento riguardo alle conseguenze della violazione del patto da parte degli Stati Uniti, adotterà misure decise per salvaguardare i propri interessi e la sicurezza nazionale».
Proprio il viceministro aveva messo in guardia i Paesi occidentali dalle azioni intraprese nello Stretto di Hormuz. In risposta a una dichiarazione congiunta di Francia e Regno Unito, nella quale lo Stretto era definito una «arteria vitale» per l’economia globale e nella quale era stata annunciata una collaborazione con l’Oman per assicurare la sicurezza del transito, il viceministro aveva ricordato [4] che l’Iran è «responsabile e garante della sicurezza nello Stretto» e aveva messo in guardia gli altri Paesi da «qualsiasi mossa militare»: «lo Stretto di Hormuz non è un campo di parata per le dimostrazioni militari delle potenze extra-regionali», aveva dichiarato.
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