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In Italia, dal 2021 a oggi, i salari reali sono calati del 6,1%

L’occupazione cresce, il potere d’acquisto cala. È questa, in breve, la fotografia dell’Italia secondo l’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo, nel suo ultimo rapporto sulle prospettive occupazionali. Da un lato, l’occupazione ha quasi sfiorato il tetto del 63%, un massimo storico per il nostro Paese – seppure uno dei valori più bassi dell’area OCSE, la cui media è del 72,1%. Dall’altro, negli ultimi cinque anni i salari reali sono calati del 6,1%, «il divario più ampio tra le grandi economie» dell’area. A erodere il potere d’acquisto degli italiani è l’inflazione. E per il 2026 non si prospettano inversioni di tendenza, dopo che i primi mesi dell’anno sono stati segnati dalla crisi energetica globale. A spingere il calo dei salari reali sono anche i «limitati rinnovi dei contratti collettivi in programma».

Nei primi tre mesi del 2026 i salari reali sono cresciuti dell’1,3%, ma ciò è avvenuto soprattutto per il calo dell’inflazione. Un dato esiguo, rispetto al divario che si è creato a partire dal 2021, il più ampio tra le 38 economie dell’area OCSE. E le prospettive per il prossimo futuro restano fosche: se le perturbazioni causate dal conflitto in Medio Oriente saranno limitate nel tempo, i salari reali caleranno di un ulteriore 0,9% nel 2026, per risalire solo dello 0,2% nel 2027, anche per via del limitato numero di rinnovi dei contratti collettivi previsti per il prossimo anno, oltre che per «la debolezza del mercato del lavoro».

Andamento dei salari reali nell’area OCSE, 2021-2026. Fonte: OCSE

Per quanto riguarda la disoccupazione, questa è scesa al 5% nel mese di maggio 2026, il minimo storico per l’Italia. Tuttavia, nel Paese persistono carenze strutturali, dovute «all’invecchiamento della popolazione, alla trasformazione digitale, alla transizione verso la neutralità carbonica e alla scarsa qualità dei posti di lavoro in alcuni settori». Tanto per dirne una, il divario occupazionale più marcato rispetto alla media OCSE persiste tra le donne e i giovani, mentre rimangono persistenti le disparità regionali. «Le prospettive occupazionali delle persone dipendono dal luogo in cui vivono» scrive l’Organizzazione, che riporta come nel quintile delle Regioni con il peggior risultato la disoccupazione è quattro volte superiore al dato delle Regioni nel quintile con i risultati migliori. E mentre Firenze rappresenta la provincia messa meglio da questo punto di vista, con un tasso occupazionale del 70%, Taranto occupa il polo opposto, con l’occupazione al di sotto del 40%. A chiudere l’analisi, vi è il fatto che il tasso di crescita occupazionale è notevolmente rallentato nell’ultimo anno, in contrasto con quanto avvenuto in altri Paesi dell’Europa meridionale.

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.