Un vasto coordinamento internazionale ha colpito una delle più ampie reti criminali legate alla tratta di esseri umani degli ultimi anni. Svoltasi nel mese di giugno, l’operazione “GLOBAL CHAIN”, coordinata da Europol insieme a Frontex e Interpol nell’ambito EMPACT, ha coinvolto 59 Paesi con Austria guida e Romania co-leader. Il blitz ha portato a 1.024 arresti e all’identificazione di 2.070 potenziali vittime, con 334 persone accusate di tratta e 690 per reati connessi, oltre a nuove indagini e casi di frode documentale. Sono stati inoltre individuati 201 ulteriori sospetti, mentre le vittime includono 1.908 adulti e 162 minori, con prevalenza di sfruttamento sessuale e provenienza soprattutto da America Latina e Asia.
L’azione [1] congiunta ha visto schierati oltre 40mila unità tra forze di polizia, guardie di frontiera, ispettorati del lavoro e autorità fiscali e doganali, concentrandosi sulla tratta a scopo di sfruttamento sessuale, criminalità forzata e accattonaggio forzato. In occasione delle operazioni sul campo sono stati controllati 565.470 individui, 360.317 documenti d’identità, 140.737 veicoli, 20.342 sedi e 6.133 tra voli e imbarcazioni. Sono state aperte 465 nuove indagini e scoperti 80 casi di frode documentale, a dimostrazione della complessità e della capillarità delle reti criminali colpite. A precedere la fase operativa è stata un’attività di intelligence digitale di grande rilevanza. Tra il 19 e il 20 maggio 2026, 32 Paesi hanno partecipato a un hackathon telematico organizzato con il supporto di Europol e Interpol, finalizzato a contrastare l’uso sempre più pervasivo di internet e dei social media da parte dei trafficanti allo scopo di reclutare, controllare e sfruttare le vittime. L’iniziativa ha permesso di identificare preventivamente 252 potenziali vittime e 80 presunti sfruttatori, portando all’avvio di 19 nuove indagini internazionali.
Per garantire il coordinamento intercontinentale delle operazioni, sono stati attivati due centri strategici: il primo a Skopje, in Macedonia del Nord, ha supervisionato le attività in Europa, Asia e Africa; il secondo, curato da Ameripol a Rio de Janeiro, ha gestito le operazioni nel continente americano. Europol ha dispiegato i propri esperti in entrambe le sedi, assicurando il flusso costante di informazioni e l’incrocio dei dati con gli archivi centrali dell’agenzia. L’intera iniziativa si è sviluppata sotto l’egida di EMPACT, la Piattaforma multidisciplinare europea contro le minacce criminali. Novità importante è stata la partecipazione per la prima volta del Federal Bureau of Investigation (FBI) statunitense, che ha messo a disposizione competenze specifiche nel tracciamento dei flussi finanziari illeciti e nell’identificazione delle vittime. Il finanziamento è stato garantito da Frontex, dal progetto europeo EU4FAST e da EL PACCTO, che ha coperto il dispiegamento degli agenti latinoamericani. Interpol ha fornito accesso ai propri database internazionali. L’operazione ha inoltre previsto scambi di personale tra Paesi, come agenti ungheresi inviati in Austria per controlli mirati sulle prostitute di origine ungherese, team rumeni a Francoforte per supportare le indagini e scambi trilaterali tra Olanda e Spagna per identificare vittime latinoamericane in transito verso i Paesi Bassi.
I dati raccolti tracciano un quadro allarmante dello sfruttamento a livello globale. Tra le vittime adulte, il 64,2% è stato ridotto in schiavitù per sfruttamento sessuale, il 20,9% per criminalità forzata, l’11,3% per lavoro forzato e l’1,5% per accattonaggio forzato. La situazione si fa ancora più drammatica per i minori: l’86,4% delle vittime under 18 subisce sfruttamento sessuale, mentre il 6,2% è costretto al lavoro forzato, il 3% all’accattonaggio e lo 0,6% ad attività criminali come il borseggio. Gli inquirenti hanno evidenziato la complessità nel proteggere questi minori, poiché frequentemente lo sfruttamento avviene all’interno del nucleo familiare stesso. Le vittime provenivano da 45 Paesi diversi, con una forte concentrazione da Colombia, Argentina, Venezuela, Nepal e Moldavia.