Gli Stati Uniti sono il primo fornitore di armi dell’Italia. Soltanto dal 2023, Roma ha avviato nove nuovi programmi di acquisizione, dal valore di circa 2 miliardi di euro, prevedendo un onere complessivo di 4,4 miliardi. Lo rivela l’ultima analisi dell’Osservatorio Mil€x, che dettaglia anche i tipi di sistemi d’arma ordinati. Figurano ad esempio lanciamissili HIMARS, droni (tra cui i nuovi Predator armati), mezzi per forze speciali, bombe e missili destinati agli F-35B. Restano esclusi dal conteggio i futuri 25 caccia F-35, il cui costo stimato è di almeno 7 miliardi di euro. I nuovi acquisti si inseriscono in una più ampia corsa al riarmo che vede l’Italia, insieme agli altri Paesi NATO, intenzionata a spendere il 5% del proprio PIL nel settore della difesa. Brindano le multinazionali del settore, mentre la spesa sociale si avvia verso una nuova stagione di erosione.
Alla luce dell’ultimo rapporto [1] dell’Osservatorio Mil€x, il recente battibecco [2] tra il presidente USA Donald Trump e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni appare come una nota stonata all’interno di una sinfonia bellica rodata lungo l’asse Roma-Washington. Nel corso della XIX Legislatura, guidata proprio dalla maggioranza di centrodestra, sono stati infatti «avviati nove nuovi programmi di acquisizione di armi statunitensi, con una programmazione di spesa 2023-2027 di quasi 400 milioni» di euro». A ciò — fa notare l’Osservatorio Mil€x — si aggiungono le spese per la prosecuzione delle forniture già in corso, riviste annualmente dal ministero della Difesa, «che portano a 4,4 miliardi la spesa in armi USA tra il 2023 e il 2027». L’Osservatorio Mil€x ha elencato i diversi tipi di sistemi d’arma ordinati, a partire dai lanciamissili HIMARS, prodotti dall’americana Lockheed Martin e compatibili coi camion in dotazione all’esercito italiano. Figurano poi 321 mezzi Flyer 72 in dotazione interforze e 110 mezzi leggeri a supporto delle forze speciali e degli incursori.
Alla Marina sono destinati anche 15 piccoli droni ad ala fissa, nell’ambito di un programma che include «l’acquisizione di 18 mini-elicotteri a comando remoto AWHero di Leonardo, sempre da imbarcare sulle unità della Marina», si legge nell’analisi. I nuovi programmi di acquisizione non solo tengono stretti i legami politico-economici tra Roma e Washington — rinsaldati anche dalla recente partecipazione del governo Meloni al ricevimento statunitense per il 4 luglio — ma rilanciano pure la cooperazione bellica tra le due industrie. In questo frangente, proprio la Leonardo risulta in prima linea. La principale azienda militare italiana è impegnata con la Lockheed Martin anche per un altro progetto, relativo alla produzione dei caccia F-35, che esula dal conteggio dell’Osservatorio Mil€x. La fornitura di 25 aerei militari costerà [3] all’Italia almeno 7 miliardi di euro, secondo le ultime stime.
I nuovi acquisti italiani, che confermano la fedeltà di Roma al principale fornitore americano, si inseriscono nella nuova corsa globale al riarmo, segnata da profitti [4] da record per le aziende del settore. L’anno scorso Donald Trump ha ottenuto [5], a suon di pressioni e minacce, un maggior impegno bellico da parte dei Paesi NATO, che hanno deciso di aumentare al 5% la quota del PIL destinata alla difesa. Ciò non ha evitato le critiche del tycoon, che in vista del prossimo vertice ad Ankara, in Turchia, è tornato ad attaccare gli Alleati: «Gli Stati Uniti spendono per la NATO più soldi di qualsiasi altro Paese per proteggerli e di gran lunga, senza ottenere alcun beneficio in cambio». Non è escluso che tale atteggiamento gli possa fruttare ulteriori concessioni dai partner europei.