Ci sono terremoti devastanti procurati da forze naturali ma ce ne sono altri che noi stessi abbiamo provocato. Dico “noi” senza sottrarmi all’idea che il male ci rende tutti responsabili, se non altro perché non facciamo nulla, o facciamo troppo poco, perché il male cessi e i veri assassini paghino. Ma lo sappiamo dalla storia, quando si parla di “guerre” tutto (o quasi) diventa possibile e giustificato. C’è dunque chi alimenta le guerre come alibi per produrre qualsiasi tipo di orrore: oggi qualcuno ha stabilito che i propri nemici siano i bambini, i figli dei propri nemici. E li uccide con pianificata determinazione, anche con ripetuti episodi della peggiore barbarie. Ci sono soldati chiamati a uccidere il futuro e la speranza, a oscurare le qualità umane della pietà coperti dal ghigno malefico del potere, immaginando un futuro di occupazione della terra nel quale questi principi di sopraffazione, ingiustizia e maleficio abbiano la meglio perché alleati al denaro, al senso di dominio.
Non sarà però la forza a sconfiggerli, non sarà un terreno di scontro armato a far risaltare il bene e a renderlo vittorioso.
«Sora nostra madre terra»: Francesco d’Assisi, nel suo cosmico appello alla bontà divina, rese la terra insieme sorella e madre. “Sorella” perché accomunata al sole, alla luna, alle stelle e poi al fuoco, all’acqua, al vento, doni comuni inestinguibili purché vengano riconosciuti come doni. Doni indispensabili a tutti, prima di tutto a coloro che «sosterranno in pace…infirmitate et tribulatione». Sono le vittime che non meditano la vendetta, che si arrischiano addirittura nel perdono a salvare la terra, sono uomini, donne, bambini e anziani finiti sotto le macerie delle guerre a salvare il mondo. E paradossalmente abbiamo bisogno del loro sacrificio per capire che cos’è e dov’è il bene di tutti. Se però il loro sacrificio si ripete, se il male diventa quasi un rituale, se i responsabili assassini, peggio se governanti, non vengono additati al disprezzo, gli innocenti saranno morti invano.
Terra sorella e madre: terra cioè vitale al pari di ciascuno di noi, figlia non di un dio minore ma immensa creatura e insieme madre, generatrice della nostra vita.
Riconoscere che noi siamo custodi, non creatori può, deve accomunarci tutti. E accomunarci per non nascondere, per urlare, per manifestare il nostro credere nel bene comune: sia con l’opporsi all’ occupazione di zone e territori da salvaguardare quali risorse naturali di tutti, sia con la determinazione nel rendere pubblici i sentimenti di disprezzo per chi uccide gli innocenti.
Qualche giorno fa, al Tg Sky delle 15, veniva intervistata la direttrice di Save the Children, che denunciava la situazione di emergenza umanitaria di Gaza e l’uccisione di migliaia di bambini. Ma né dallo studio né dalle parole riportate nell’intervista risultavano i nomi dei responsabili.
Pensate invece alle indagini minuziose che si fanno sui singoli tragici fatti di cronaca e sono commentate in tivù e pensate invece a questa omissione, a questo silenzio.
Tutto per non dire “Israele”, e in prima istanza il suo governo e il suo esercito. Tutto per non dire: siamo disgustati, Israele: rifletti su quello che stai facendo, poni fine a tutto questo, riprenditi il tuo posto nel mondo, in modo che ti venga restituita quella stessa dignità che meriteresti ma che devi riconoscere anche agli altri.
Nulla si può edificare con l’odio, non dovresti dimenticare i sacri testi.