Mosca ha lanciato uno dei più potenti attacchi militari di sempre contro Kiev come nuova risposta all’offensiva ucraina contro le infrastrutture energetiche russe. L’offensiva russa ha provocato almeno trenta vittime e ferito circa una novantina di persone, mentre sono stati danneggiati 130 edifici della capitale ucraina. Il capo dell’amministrazione militare della capitale, Tymur Tkachenko, ha dichiarato che «le squadre di soccorso lavoreranno senza interruzioni finché non saranno rimosse tutte le macerie» aggiungendo che «potrebbero essere ritrovate altre vittime». Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha proclamato, invece, una giornata di lutto nazionale per la giornata di oggi, venerdì 3 luglio, affermando che i danni sono stati registrati in tutta la città, che conta circa tre milioni di abitanti. Migliaia di persone si sono riparate nei rifugi antiaerei o nelle stazioni della metropolitana. La portata della distruzione nella capitale ucraina non ha precedenti negli ormai cinque anni di conflitto, anche se paragonata a un altro dei più letali attacchi russi contro Kiev avvenuto a maggio, che aveva registrato ventiquattro vittime.
È stata immediata la reazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale ha subito accusato gli “alleati” di non fare abbastanza per difendere il Paese in guerra contro Mosca, chiedendo quindi più difese aeree: «Se i nostri partner avessero mantenuto le loro promesse nei tempi previsti, credo che oggi avremmo potuto salvare più case e più vite» ha affermato [1], chiarendo anche che «le forniture per la difesa aerea dell’Ucraina sono una priorità assoluta e critica. Contiamo molto anche su una decisione degli Stati Uniti riguardo alle licenze per i Patriot e ad altre forme di cooperazione». L’escalation del conflitto e la richiesta di nuove armi non poteva che alimentare il business della guerra, con le principali aziende belliche che stanno registrando [2] ottimi risultati in borsa. Da parte sua, il Cremlino ha dichiarato che continuerà a esercitare pressioni sull’ex Stato sovietico per raggiungere i suoi obiettivi.
Nel dettaglio, Mosca ha lanciato 74 missili e 496 droni nella notte di giovedì. Il portavoce dell’aeronautica ucraina, Yuri Ihnat, ha affermato che il numero di missili balistici lanciati era insolitamente elevato e il tasso di intercettazione basso a causa della carenza dei famigerati Patriot, i missili terra-aria di produzione americana indispensabili per difendere il territorio dagli attacchi missilistici russi. A riguardo, il presidente ucraino, durante l’abituale videomessaggio serale alla nazione, ha spiegato che quello della difesa aerea sarà «uno dei temi chiave» del vertice NATO della prossima settimana in Turchia, rilanciando il suo appello per lo sviluppo di una difesa aerea europea. «L’Europa deve avere una capacità sufficiente per difendersi da ogni tipo di minaccia, compresa questa: quella dei missili balistici russi», ha asserito. Da parte sua, il ministero della Difesa russo, in un messaggio su Telegram, ha fatto sapere che il suo «attacco massiccio» condotto con armi a lungo raggio ad alta precisione, lanciate da aria, terra e mare, e con droni, ha colpito installazioni militari ed energetiche, nonché aeroporti a Kiev e in altre località. L’offensiva rappresenta una rappresaglia per gli assalti di droni ucraini contro le infrastrutture di approvvigionamento di carburante della Russia delle ultime settimane. In particolare, il 28 giugno droni ucraini hanno colpito una raffineria di petrolio nella regione meridionale di Krasnodar. Tali offensive hanno causato una parziale crisi del carburante [3] in uno dei principali paesi produttori di gas e petrolio.
In questo contesto, l’Ue non ha esitato a ribadire il suo sostegno a Kiev, confermando così la strategia di voler armare Kiev alla ricerca di una soluzione che metta pressione militare su Mosca, piuttosto che intraprendere la via diplomatica: la responsabile della politica estera dell’UE, Kaja Kallas, infatti, ha affermato che solo un sostegno militare costante all’Ucraina e una maggiore pressione su Mosca potrebbero contribuire a fermare gli attacchi russi. «Oggi proporrò di sanzionare altre entità che sostengono il complesso militare-industriale russo in risposta agli attacchi», ha dichiarato in un post su X [4]. «Più Mosca attacca i civili, più sanzioni devono essere imposte». In risposta, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato che «La Russia continuerà a intensificare la pressione sul regime di Kiev per raggiungere gli obiettivi che si è prefissata» e che nel Paese è in corso una discussione su come proteggere la propria sicurezza.
Al solito, a festeggiare per il raggiungimento di un nuovo grado di escalation nel conflitto tra Russia e Nato sono gli azionisti delle aziende del comparto militare, che sono velocemente schizzati in borsa: in particolare, Fincantieri e Leonardo hanno guadagnato rispettivamente il 6,3 e il 4,7 per cento. Stesso effetto si è verificato per le aziende più importanti del resto d’Europa, quali Saab (+5,5 per cento), Rheinmetall (+3,9 per cento), BAE Systems e Thales entrambe a +3,1 per cento. Si tratta di una tendenza che appare destinata a perdurare nella misura in cui il conflitto non vede una prospettiva di risoluzione nel breve termine, ed anzi sta scivolando su un piano inclinato sempre più distruttivo, in un circolo vizioso che ad ogni azione ucraina – diventate negli ultimi mesi militarmente più efficaci rispetto al passato – vede contrapporsi un attacco di maggiore intensità rispetto al precedente da parte russa.