Dopo gli attacchi di Donald Trump a Giorgia Meloni, replicati in più occasioni senza che siano seguite smentite o ritrattazioni ufficiali, l’intera compagine di governo di centrodestra si è mobilitata in una sorta di processione collettiva verso la residenza ufficiale dell’Ambasciatore americano a Roma. A Villa Taverna ieri si sono infatti svolte le celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti. L’obiettivo dichiarato era uno solo: ricucire la frattura apertasi con Washington e rinsaldare a tutti i costi l’alleanza atlantica, mettendo in scena una prova di unità che potesse affievolire le polemiche delle ultime settimane. Se la presidente del Consiglio era assente, la sua linea politica è stata difesa con forza dai suoi principali alleati, che hanno sfruttato l’occasione per ribadire la solidità del patto transatlantico. Al ricevimento era presente anche Matteo Renzi, che da mesi preme per ritagliarsi un posto nel “campo largo”.
L’evento [1] si è tenuto nella residenza romana dell’ambasciatore Tilman J. Fertitta, e ha visto la partecipazione di una folta delegazione di ministri e parlamentari. L’evento, che ha richiamato oltre duemila ospiti tra politici, imprenditori e militari, è stato caratterizzato da un clima festoso, con musica, sorvolo di elicotteri e fuochi d’artificio. A fare da padrone di casa, l’ambasciatore Fertitta non ha potuto fare a meno di notare la straordinaria presenza istituzionale, dichiarando: «L’Italia è un partner fidato e amico, e i nostri collegamenti crescono ogni giorno. Noi crediamo che i nostri legami con gli alleati, come l’Italia, siano la pietra angolare della forza e della leadership americana. Ecco perché sono così onorato di avere grandi amici dal governo italiano con noi stasera». Parole che hanno cercato di spazzare via le nubi di un giugno segnato da attacchi e cortocircuiti, come la cancellazione della visita di Tajani a Washington dopo le accuse di Trump sulle reiterate richieste di una foto da parte della premier Meloni al G7 di Evian. E se è vero che la Presidente del Consiglio non c’era, non è passata inosservata la presenza a Villa Taverna della sorella Arianna, responsabile della segreteria politica di FDI.
La serata è stata l’occasione per ribadire la compattezza del governo. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha voluto sottolineare la profondità del legame, affermando: «L’amicizia tra Italia e Usa è più forte di ogni polemica. Va oltre i rapporti personali, le frasi più o meno dialettiche, ed è sempre stata contraddistinta dalla consapevolezza di una forte e necessaria solidarietà transatlantica. Una vicinanza e un’amicizia che si sono rivelate intangibili». Un concetto ripreso anche dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che ha tuonato [2]: «Nessuno potrà mai mettere in discussione l’amicizia e i buoni rapporti tra Italia e Stati Uniti». Salvini ha colto l’occasione per una frecciatina all’Europa («Tra Washington e Bruxelles lascio a voi immaginare per chi batterà il mio cuore…») e per rilanciare il progetto del Ponte sullo Stretto, auspicando una partnership italo-americana per l’infrastruttura. La festa è stata anche l’occasione per un riconoscimento speciale all’omologo del ministro della Difesa Guido Crosetto, elogiato dall’ambasciatore per il suo impegno nel rafforzare la sicurezza. Tra gli ospiti spiccava inoltre l’unico leader dell’opposizione, Matteo Renzi, che non ha perso l’occasione per criticare la gestione da parte di Meloni dei rapporti con Washington.
A pochi giorni dal G7 di Evian, tenutosi dal 15 al 17 giugno, dove Meloni e Trump si erano rivisti [3] dopo mesi di frizioni, il presidente statunitense aveva ironizzato sull’incontro: «Probabilmente è contenta che io le abbia parlato! Non ero obbligato a parlarle!», aveva affermato in un’intervista telefonica rilasciata a “L’Aria che tira” (La7), prima di aggiungere: «Mi ha implorato di fare una foto con lei! Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena!». Meloni ha replicato [4] definendosi «francamente allibita» e affermando: «Io e l’Italia non imploriamo mai». Le tensioni in realtà erano già in atto. Il primo vero strappo risale alla decisione dell’Italia di negare il supporto militare agli Stati Uniti per sbloccare lo Stretto di Hormuz, con Trump che aveva tuonato: «L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro», riaccendendo i riflettori sul diniego dell’uso della base di Sigonella. Lo scontro era poi montato quando Meloni aveva preso pubblicamente le difese di Papa Leone XIV, bersaglio degli attacchi del tycoon per le sue parole sulla crisi in Medio Oriente. In quell’occasione, Trump aveva definito il Pontefice un «debole» e aveva criticato duramente la premier: «Sono scioccato, pensavo avesse coraggio». Ora tutta l’attenzione si sposta al vertice NATO di Ankara, in programma per il 7-8 luglio, dove Meloni incontrerà Trump per la prima volta dopo gli attacchi.