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Albania, la protesta assedia il Parlamento: la polizia arresta e usa cannoni ad acqua

Le proteste in Albania non accennano a fermarsi. Ieri centinaia di persone si sono riunite sotto al Parlamento a Tirana per bloccare l’accesso ai deputati e avere un confronto diretto con loro. Di fronte hanno trovato un imponente schieramento della polizia, con cui sono presto scoppiati degli scontri. Per rompere il blocco della protesta e disperdere la folla, gli agenti hanno fatto ricorso a spray urticanti, lacrimogeni e idranti. Diverse le persone arrestate. Di fronte alla repressione, i manifestanti hanno rilanciato gli obiettivi della protesta, nata a maggio contro il resort di Kushner-Trump e ora diventata rivolta [1] nei confronti del sistema politico albanese. Si chiedono trasparenza, tutela ambientale e rispetto della sovranità popolare, invocando le dimissioni del primo ministro Rama e del suo governo.

La Rivoluzione dei fenicotteri continua a suon di proteste quotidiane e partecipate. L’ultima si è consumata ieri tra le strade della capitale Tirana, mettendo nel mirino Parlamento e deputati. Centinaia di persone hanno tentato di bloccare i lavori della plenaria, riunitasi per discutere alcuni disegni di legge e varie interpellanze ai ministri del governo Rama. Mentre la seduta disertata dalle opposizioni andava avanti, all’esterno si riunivano i manifestanti, che chiedevano proprio un confronto diretto coi parlamentari di maggioranza. Il Partito Socialista al potere ha invece risposto con la repressione. I manifestanti sono stati caricati dalla polizia a suon di spray al peperoncino, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Chi è rimasto in zona ha risposto lanciando uova sui deputati scortati dagli agenti, poi una parte del blocco si è mossa verso il commissariato dove erano state trasferite le persone arrestate durante le cariche.

Trasparenza, lotta alla corruzione e tutela ambientale sono le direttrici lungo le quali si snoda, da ormai due mesi, la Rivoluzione dei fenicotteri. Gli albanesi scesi in piazza chiedono il ritiro delle norme sugli “investimenti strategici”, considerate il grimaldello delle mire speculative sui beni comuni del Paese. L’esempio invocato, nonché la prima pietra della mobilitazione popolare, è il progetto [2] del resort turistico sull’isola di Sazan, promosso da Jared Kushner, consigliere nonché genero del presidente USA Donald Trump. Kushner metterebbe le mani su un avamposto strategico, stravolgendone l’ecosistema abitato da decine di specie protette, inclusi i fenicotteri, da cui il nuovo moto popolare prende il nome.

Nel corso delle settimane la protesta ha assunto i contorni della rivolta anti-governativa, pretendendo le dimissioni del primo ministro Edi Rama e dell’esecutivo da lui guidato, accusati di corruzione e di aver rotto il legame di rappresentanza col popolo. Per domani è stata annunciata una nuova giornata di mobilitazione nazionale: la Rivoluzione dei fenicotteri continua.