Da oggi entra in vigore la nuova tassa europea sulle spedizioni inferiori ai 150 euro, provenienti dai Paesi extra-UE. Con l’introduzione del tributo da 3 euro viene di fatto abolita la franchigia doganale che da oltre 30 anni, dal 1992, garantiva l’assenza di dazi alle spedizioni di basso valore — settore oggi guidato dalla Cina. Si pensi ad esempio ai colossi AliExpress, Shein o Temu, che progressivamente hanno inondato i mercati europei con prodotti spesso non conformi agli standard. Per quanto riguarda l’Italia, dal 1° ottobre si aggiungerà al tributo UE un’ulteriore tassa nazionale da 2 euro, che però avrà vita breve e sarà sostituita da una nuova tassa di gestione applicata a livello comunitario.
Dopo aver ottenuto il via libera dalle istituzioni europee, il nuovo dazio alle spedizioni di basso valore diventa realtà. Stando ai dati [1] forniti dalla Commissione, «nel 2024 i pacchi del valore inferiore a 150 euro entrati nell’UE grazie al commercio elettronico ammontavano a 4,6 miliardi, e il 91% di tali pacchi proveniva dalla Cina». Continua dunque il braccio di ferro economico con Pechino; con il nuovo tributo, Bruxelles intende sottrarre una quota di mercato a favore dei propri produttori, che da tempo lamentano una condizione di concorrenza sleale. Nello specifico, le aziende puntano il dito contro gli standard lavorativi e ambientali della produzione cinese, meno rigidi rispetto a quelli europei e quindi vincolati a costi inferiori, il che rende possibile prezzi di vendita bassi.
Soltanto poche settimane fa, la Commissione europea aveva inflitto [2] una multa al colosso dell’e‑commerce Temu per violazione del Digital Services Act (DSA), riscontrando gravi carenze nei sistemi di controllo e tracciamento dei prodotti. Ciò ha permesso la diffusione sul mercato dell’eurozona di articoli illegali o pericolosi. I rischi per i consumatori vengono annoverati [1] dal Consiglio dell’UE tra le cause del nuovo intervento doganale, insieme agli impatti ambientali legati alla «suddivisione delle spedizioni in molti piccoli pacchi». Così, in attesa della riforma del sistema doganale prevista per il 2028, i 27 Paesi membri hanno concordato la misura a breve termine del tributo da 3 euro. Il dazio si applicherà a tutti i pacchi provenienti dai Paesi extra-UE, con un valore complessivo inferiore ai 150 euro. La particolarità è che il tributo sarà riscosso per ciascuna categoria di articolo, non per spedizione. «Ad esempio — scrive il Consiglio dell’UE — se un pacco contiene due giocattoli, un cappotto di lana e tre bottiglie di shampoo, il dazio è calcolato per categoria di merci. Ogni tipo di prodotto costituisce una categoria e a ciascuna di esse si applica un dazio di 3 euro. Con tre categorie il dazio totale ammonta a 9 euro».
La Commissione UE ha più volte dichiarato che non si tratta di una tassa sui consumatori; tuttavia, almeno per il momento, il costo sarà assorbito proprio da questi ultimi. Resterà da capire se, a fronte di un eventuale calo degli ordini, le aziende produttrici decideranno di integrare il tributo nel proprio bilancio. Dal 1° novembre, sempre in ambito europeo, scatterà anche la nuova tassa di gestione, pari a 2 euro e applicata a tutte le spedizioni con l’obiettivo di coprire i costi amministrativi delle dogane. Nel mezzo, in Italia, si attiverà un tributo analogo, ma soltanto per un mese. Il dazio ai piccoli pacchi varato da Palazzo Chigi lo scorso anno e poi rimandato al prossimo ottobre si sovrappone infatti alla tassa di gestione europea, che nei fatti lo sostituirà dopo appena un mese.