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Cosa sappiamo davvero sui numeri dell’ondata di calore

Dal 20 giugno, un’ondata di calore particolarmente intensa sta interessando gran parte dell’Europa, facendo segnare nuovi record di temperatura in numerosi Paesi e mettendo sotto pressione sanità, reti elettriche e infrastrutture. A Parigi, il termometro ha raggiunto i 40,9 °C; in Germania sono stati registrati nuovi primati di giugno, mentre Regno Unito, Svizzera, Polonia e Repubblica Ceca hanno aggiornato diversi record storici. In Italia, il Ministero della Salute ha esteso il bollino rosso da 18 fino a 25 città (su 27 monitorate), con temperature percepite prossime ai 40 °C nei principali centri urbani e notti tropicali, in cui in diverse città le minime non sono scese sotto i 25 °C, con punte vicine ai 27 °C. La portata dell’evento è chiara, mentre lo è meno quella delle conseguenze in termini di vittime. Se i numeri delle stime epidemiologiche si sono infatti spesso guadagnati i titoli delle prime pagine, il numero dei decessi accertati potrebbe differire in maniera netta.

Nelle ultime ore, il dibattito si è concentrato soprattutto sul dato dei “1.300 morti [1]” in una settimana per il caldo, definito il “killer silenzioso [2]”, rilanciato da numerose testate come se si trattasse di un bilancio definitivo. In realtà, il numero [3] diffuso su X dal direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus si riferisce ai cosiddetti “decessi in eccesso” (“excess deaths”) registrati in Europa dal 21 giugno. La precisazione è fondamentale: non si tratta di 1.300 certificati di morte nei quali il caldo figura come causa diretta, bensì di una stima epidemiologica ottenuta confrontando il numero complessivo dei decessi osservati con quello statisticamente atteso nello stesso periodo. Si tratta di un metodo consolidato per valutare l’impatto di eventi sanitari su vasta scala, ma che non coincide con il conteggio clinico delle vittime direttamente attribuite alle alte temperature. Lo stesso criterio viene adottato in Francia da Santé Publique France, che ha stimato circa 1.000 decessi in eccesso tra il 24 e il 28 giugno, sottolineando, però, che si tratta di dati preliminari, ancora da consolidare, riguardanti prevalentemente persone oltre i 65 anni. Analogamente, la Spagna utilizza il sistema MoMo dell’Instituto de Salud Carlos III, che elabora quotidianamente la mortalità attesa e quella osservata, stimando un eccesso di decessi durante gli episodi di caldo, senza attribuire automaticamente ogni morte alle alte temperature.

Distinguere tra decessi accertati e stime è essenziale. Il caldo estremo rappresenta un rischio reale, ma trasformare automaticamente le elaborazioni epidemiologiche in un bilancio definitivo delle vittime è fuorviante e può generare allarmismo. Lo ha spiegato chiaramente Maria Rosaria Campitiello, capo del dipartimento Prevenzione del ministero della Salute, commentando la dichiarazione [4] di Hans Kluge, direttore regionale dell’OMS in Europa. Al suo interno, Kluge specificava che in Italia sono già stati registrati cinque decessi in 24 ore, dato che il ministero della Salute ha poi smentito: «i nostri dati sono ‘just in time‘, partono da dati reali che ci vengono comunicati dai Comuni e ad oggi non abbiamo ancora nessun picco da evidenziare», ha dichiarato [5] Campitiello, specificando che invece i dati dell’OMS sono elaborati su proiezioni statistiche.

In Francia [6] le autorità hanno confermato decine di morti direttamente collegate all’ondata di calore o ai suoi effetti immediati, tra cui almeno 48 persone annegate nel tentativo di trovare refrigerio e due bambini morti dopo essere stati lasciati in automobile sotto il sole; episodi che rientrano, però, in una casistica diversa rispetto alla mortalità da stress termico. In Spagna, sono stati segnalati almeno due decessi per colpo di calore fra persone anziane durante i giorni con temperature superiori ai 40 °C. Oltre ai decessi, l’ondata di calore sta producendo effetti tangibili in tutta Europa: migliaia di accessi ai pronto soccorso, ricoveri per disidratazione e colpi di calore, scuole chiuse in Francia, rallentamenti ferroviari per la deformazione dei binari in Germania e Svezia, cali nella produzione di alcune centrali nucleari e forti pressioni sulle reti elettriche per l’aumento dei consumi. In Italia, a Torino, negli ultimi dieci giorni si sono inoltre susseguiti ripetuti blackout che hanno interessato diversi quartieri della città.

Anche le grandi ondate di calore del passato sono state ricostruite soprattutto attraverso questo tipo di analisi [7]: l’estate del 2003, è stata successivamente stimata in circa 72.000 morti in eccesso a livello europeo; quella del 2022 in circa 61.000, mentre uno studio pubblicato nel 2024 su Nature Medicine [8] ha stimato oltre 47.000 decessi correlati al caldo nel solo 2023. Nessuno di questi numeri deriva dal conteggio diretto dei certificati di morte, ma da elaborazioni epidemiologiche consolidate. Proprio per questo, in presenza di un’ondata di calore ancora in corso, sarebbe opportuno evitare sia di minimizzare sia di alimentare una narrazione emergenziale. Le temperature sono dati oggettivi, i decessi certificati sono casi clinicamente accertati, mentre l’eccesso di mortalità è una stima statistica utile a misurare l’impatto complessivo dell’ondata di calore, ma non coincide con il numero delle persone certamente morte a causa del caldo. Il caldo estremo rappresenta un rischio reale, ma raccontarne gli effetti con rigore significa distinguere tra ciò che è stato accertato e ciò che, legittimamente, rimane ancora una stima.

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Enrica Perucchietti

Laureata con lode in Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Collabora con diverse testate e canali di informazione indipendente. È autrice di numerosi saggi di successo. Per L’Indipendente cura la rubrica Anti fakenews.