C’è una cosa che succede ai desideri quando si realizzano: si lasciano dietro un abisso. Non sempre, ma capita. Il momento in cui ottieni quello che volevi è anche il momento in cui smetti di avere una direzione. Prima c’era un obiettivo che teneva tutto insieme. Dopo non c’è più niente a fare da collante. Puoi cadere da tutte le parti. John Frusciante questa lezione l’ha imparata presto. Aveva diciassette anni quando vide suonare i Red Hot Chili Peppers e decise che voleva entrare in quella band. Un sogno non particolarmente originale. Milioni di adolescenti hanno desiderato la stessa cosa dai Beatles in poi. Quasi nessuno ce l’ha fatta. John Frusciante c’è riuscito in un anno, appena diventato maggiorenne. A quel punto le cose nella sua vita hanno cominciato a cambiare prospettiva.
Nel 2021 il sito di recensioni musicali Pitchfork ha pubblicato [1] un resoconto delle sue 28mila recensioni online. Una serie di classifiche che riassumono i punti salienti di 25 anni di vita. Un po’ come fa ogni anno Spotify con il famigerato Wrapped degli ascolti, ma spalmato in un quarto di secolo e con meno canzoni di Gabry Ponte. C’è la lista degli artisti che hanno ricevuto i punteggi più alti (Beatles, Miles Davis, Kanye West) quella degli artisti più recensiti (Brian Eno, Neil Young, David Bowie) e poi quella degli artisti con la media voto più bassa (Weezer: insospettabili, Coldplay: sospettabili)
Infine c’è l’elenco più affascinante: quello degli album che hanno ricevuto uno spietato zero nel punteggio finale. Il metro di valutazione su Pitchfork va da zero a dieci e non rispetta delle regole precise. L’aritmetica delle canzoni è ancora una materia abbastanza oscura, praticata da persone che hanno studiato semiotica all’università e non si sono più riprese. Eppure lo zero è una sentenza che va al di là delle opinioni. Per guadagnarselo bisogna fare il disco sbagliato, nel momento sbagliato, con la faccia sbagliata. Infatti la classifica è piuttosto corta, appena 9 album in 25 anni. Tra gli sfortunati c’è proprio un disco di John Frusciante, pubblicato da solista, dopo che aveva deciso di lasciare i Red Hot Chili Peppers, abbandonando il sogno della sua vita quando era all’apice del successo. Si intitola Smile from the Streets You Hold ed è stato pubblicato nel 1997 in circostanze decisamente difficili. Frusciante era uscito dal gruppo e si era chiuso in casa per dedicarsi a tempo pieno all’altra grande passione della sua vita: una solida e sana tossicodipendenza. Lui stesso ha poi ammesso di aver registrato quel disco solo per procurarsi i soldi per la droga. L’album che ne uscì, il secondo della sua carriera solista, era registrato con mezzi improvvisati, con suoni volutamente grezzi, linee vocali che non andavano da nessuna parte e testi che sembravano scritti in un pomeriggio particolarmente difficile. Pitchfork gli diede zero. Frusciante lo ritirò dal commercio qualche anno dopo, forse d’accordo con la valutazione. Oggi è introvabile, il che lo rende automaticamente un oggetto di culto.
Lasciare una band di successo e sparire nel nulla è un gesto che ha una sua grammatica particolare e che può essere messo in pratica attuando diverse strategie. C’è chi lo fa in silenzio, chi sparendo nel nulla, chi facendo a botte con gli altri membri del gruppo e chi con un disco registrato in bagno che prende zero su Pitchfork. In tutti i casi però, quello che rende il gesto davvero memorabile è il tempismo. E su questo nessuno, negli ultimi anni, batte Isaac Wood.

Isaac Wood era il cantante e chitarrista dei Black Country New Road, band inglese formatasi nel 2018 dallo stile difficilmente catalogabile. Hanno i suoni e i tempi dispari tipici del math-rock, al servizio però di armonie e arrangiamenti clamorosamente orchestrali. Del resto sono in 7 a suonare, compreso violino, pianoforte e sassofono. Una band composta da tante anime diverse che ha, come punto d’appoggio, la voce di Isaac Wood, incredibilmente romantica e furiosa, che sul palco canta i testi con il tono di chi ha qualcosa di importante da dire ma non sa se riuscirà a dirla. Nel 2021 registrano il primo disco, For the first time, che va molto bene. Riviste come NME e Guardian lo mettono tra i migliori dell’anno. A quel punto tutti aspettano il secondo album, “il più difficile nella carriera”, come diceva qualcuno.
Pochi mesi dopo l’esordio la band entra in studio e registra Ants from Up There. Il disco esce il 4 febbraio 2022 ed è, a detta di molti, un capolavoro. Cinquantotto minuti in cui Wood costruisce canzoni maestose e fragili allo stesso tempo. Sempre sul punto di crollare e che invece reggono, crescono, esplodono nei momenti giusti. I testi, malinconici e rabbiosi, sembrano parlare della fine di una relazione. La critica lo accoglie come se stesse assistendo a qualcosa di raro. Perché in effetti lo è. Pitchfork, per restare in tema, lo valuta 8.4. A fine anno comparirà nelle posizioni più alte di tutte le classifiche dei migliori dischi.
Già prima dell’uscita i Black Country, New Road avevano annunciato un tour in Europa e Nord America che avrebbe dovuto consacrarli a band di fama globale. Pochi giorni prima della pubblicazione del disco, tuttavia, succede quello che nessuno si aspetta. Il 31 gennaio Isaac Wood pubblica un post sui social nel quale annuncia la sua decisione di lasciare il gruppo. Nel farlo, spiega che non si tratta di problemi con gli altri membri della band «sei delle persone più straordinarie che conosco» bensì di un malessere che lo tormenta «Il tipo di tristezza e di paura che rende difficile suonare la chitarra e cantare allo stesso tempo».

Il tour viene annullato. Il disco esce comunque e viene celebrato da tutti come uno dei più belli degli ultimi anni. Nel frattempo, tuttavia, qualcosa cambia nel modo in cui lo si ascolta. I testi di Ants from Up There, che sembravano parlare della fine di una storia d’amore, cominciano a sembrare qualcos’altro. Il racconto di qualcuno che si stava allontanando dal mondo e che sapeva già come sarebbe andata a finire mentre lo stava scrivendo.
«Isaac will suffer, Concorde will fly», canta a un certo punto Isaac Wood. Il Concorde è ovunque nel disco: nel titolo di un brano, nei testi, addirittura sulla copertina. L’aereo supersonico degli anni Settanta, considerato un capolavoro della tecnologia e ritirato in fretta e furia dopo un incidente nel 2000, con la stessa rapidità con cui era diventato un simbolo. Grandioso e fragile. Wood ci sale sopra e lo usa come punto di vista privilegiato. Quello di chi guarda le cose dall’alto e le vede rimpicciolire, trasformarsi in “formiche viste da quassù”, fino a perdere i contorni. Canzoni sulle relazioni finite ne sono state scritte parecchie. Non capita spesso di sentire la versione di qualcuno che sta lasciando il mondo intero.
Isaac Wood lascia il gruppo e sparisce dalla circolazione. Letteralmente. Niente apparizioni pubbliche, niente canzoni, nessun profilo social attivo. Quattro anni di silenzio totale. Forse è rimasto anche lui “bloccato nel traffico”, come rispose Tom Waits quando gli chiesero dei suoi anni lontano dalle scene. Poi, il 5 giugno scorso, la cantautrice statunitense Phoebe Bridgers annuncia un tour europeo per il prossimo autunno. Nella locandina, totalmente a sorpresa, appare scritto che ad aprire i concerti ci sarà un ospite speciale: Isaac Wood. È l’unica informazione disponibile. Wood non ha commentato, non ha pubblicato niente, non ha spiegato nulla. È semplicemente ricomparso, come se fosse riatterrato nel mondo dopo quattro anni di assenza.

E i Black Country, New Road? Non si sono persi d’animo. Dopo il divorzio hanno annullato il tour, sono tornati in sala prove, hanno scritto nuovi brani e li hanno registrati in un disco dal vivo, Live at Bush Hall, uscito l’anno seguente. Nel 2025 hanno pubblicato un nuovo album in studio, Forever Howlong, che ha confermato il loro talento anche dopo il periodo difficile. Ai loro concerti ci sono migliaia di fan che hanno abbracciato la nuova direzione. I vecchi brani però, quelli con la voce di Wood, non li suonano più.
Frusciante lasciò i Red Hot Chili Peppers nel momento del loro massimo successo e sparì. Poi tornò, e con lui tornò la band più importante della sua vita. Wood ha fatto lo stesso, si è fermato quando non riusciva più ad andare avanti e adesso riemerge in silenzio, senza grandi annunci, aprendo i concerti di qualcun altro. Come se stesse reimparando a guardare il mondo da vicino.
Il desiderio che si realizza porta con sé un abisso. Ma a volte, dall’abisso, si risale.
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