- L'INDIPENDENTE - https://www.lindipendente.online -

Il 70% dei lavoratori del turismo vive sotto la soglia di povertà

Oltre sette lavoratori su dieci impiegati nel settore turistico percepiscono una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, la soglia che definisce il lavoro povero. La percentuale sale addirittura all’81% nel Mezzogiorno e nelle Isole, dove quattro dipendenti su cinque non raggiungono un reddito dignitoso. È quanto emerge dal contenuto del Focus sul lavoro povero commissionato dalla Filcams–CGIL, un’anticipazione di un più ampio report sull’occupazione in prossima pubblicazione. Il dato complessivo per l’intero comparto del terziario – che include commercio, servizi e turismo – è pari al 47,51%, con punte drammatiche nei servizi (52,60%) e una condizione strutturale che penalizza in particolare le donne e il Sud del Paese.

Come spiegato dal rapporto [1], il settore del Turismo si conferma il fanalino di coda: la maggiore diffusione di rapporti di lavoro di breve durata si associa a retribuzioni più contenute e, conseguentemente, a una più elevata incidenza del lavoro povero. Per chi ha lavorato almeno una settimana, il fenomeno si attesta su valori particolarmente alti, pari al 71,22% (66,72% uomini; 75,32% donne), con un divario di genere di 8,60 punti percentuali; sul piano territoriale, i valori risultano elevati in tutto il Paese, attestandosi intorno al 66% nel Nord, al 69,39% nel Centro e raggiungendo addirittura l’81,14% nel Sud e nelle Isole. Tra i lavoratori con almeno dodici settimane lavorate nell’anno, l’incidenza si attesta al 64,69%, con il Sud che supera il 76%.

Ma il fenomeno è diffusissimo anche negli altri comparti. Nel settore del Commercio, l’incidenza complessiva del lavoro povero è pari al 31,16%, con un marcato divario di genere (25,33% uomini; 36,60% donne) e territoriale, con valori che dal 22,39% del Nord-Ovest toccano il 48,52% nel Sud e Isole. Nei Servizi – che comprendono pulizie, multiservizi e ristorazione collettiva – l’incidenza sale al 52,60%, superando il 50% anche tra chi lavora con continuità: la percentuale di lavoratrici in condizione di povertà raggiunge il 57,99% contro il 42,06% degli uomini. Il divario di genere sfiora i 20 punti percentuali nel campione con almeno dodici settimane lavorate.

«Il part-time involontario – ha sottolineato Fabrizio Russo, Segretario Generale della Filcams CGIL – è ormai una condizione strutturale, che impone salari bassi e una condizione di precarietà costante». E ha aggiunto: «Siamo davanti a una vera e propria emergenza, quasi una persona su due guadagna meno di 15mila euro l’anno, un dato che rivela scelte organizzative precise, modelli d’impresa tarati sulla compressione del costo del lavoro e un’assenza di presidio contrattuale che dura da troppo tempo. È troppo facile sbandierare numeri e proclami nei contesti pubblici, se poi ai tavoli negoziali si lasciano milioni di lavoratrici e lavoratori senza adeguamenti salariali rispetto al costo della vita».

La geografia del dato conferma un Paese profondamente diviso: nel Sud Italia l’incidenza del lavoro povero si avvicina al 60%, coinvolgendo quasi due lavoratori su tre, contro il dato del Nord Ovest che si attesta comunque oltre il 30%. A questo divario territoriale si somma quello di genere, che risulta pari a 18 punti percentuali a livello nazionale e prossimo ai 20 punti nei servizi. «Cgil Cisl e Uil – ha concluso Russo – stanno discutendo con le associazioni datoriali per giungere a un modello contrattuale e di rappresentanza che innovi e garantisca la tenuta dei salari. Il rinnovo dei contratti nazionali resta infatti il primo argine contro il lavoro povero: è da lì che ripartiamo nella prossima stagione contrattuale, che nel 2027 ci vedrà al tavolo per tutto il settore del terziario distributivo e dei servizi, con la responsabilità di restituire dignità e riconoscimento alle persone che rappresentiamo».

Avatar photo

Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.