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Venezuela: 235 morti per il terremoto, oltre 35 mila i dispersi

Nella notte tra il 24 e il 25 giugno, il Venezuela è stato colpito da due terremoti rispettivamente di magnitudo 7.2 e 7.5. Il doppio sisma ha avuto origine nelle aree settentrionali del Paese ed è stato avvertito in almeno altri dieci Paesi della regione. In Venezuela sono stati interessati almeno sette Stati e il distretto capitale di Caracas. I danni sono stati ingenti: le immagini che arrivano dal Paese mostrano edifici in macerie, tetti che crollano, e crateri in mezzo alle strade. Il bilancio attuale, alla chiusura di questa newsletter, è di 235 morti e 4.300 feriti, mentre le prime stime indicano oltre 35mila dispersi. Davanti allo scenario di distruzione, le autorità del Paese hanno disposto lo stato di emergenza nazionale, fermando tutte le attività non necessarie per prestare soccorso ai cittadini colpiti dal terremoto, mentre i Paesi vicini stanno già mobilitando squadre di supporto, che dovrebbero arrivare nei prossimi giorni.

Il doppio terremoto si è verificato con due scosse distanziate di 39 secondi l’una dall’altra; la prima è avvenuta alle 18:05 locali, poco dopo lo scoccare della mezzanotte italiana. Secondo l’emittente locale Telesur [1], la doppia scossa e la vicinanza degli epicentri hanno amplificato gli effetti del fenomeno sismico: il primo terremoto, di magnitudo 7.2, si è verificato a 21 chilometri a ovest del comune di Morón, nello Stato di Carabobo, mentre il terremoto principale, di magnitudo 7.5, ha avuto il suo epicentro a 28 chilometri a nord-ovest del comune di Montalbán, nel medesimo Stato, a circa 100 chilometri da Caracas. Oltre a Carabobo e Caracas, il terremoto ha provocato danni negli Stati di Miranda, Falcón, Yaracuy, Aragua, Trujillo, Zulia e Vargas. La stessa emittente Telesur riporta inoltre che il terremoto sarebbe stato udito in altri 10 Stati della regione tra cui Brasile, Guyana e diverse isole caraibiche; per ora, non vi sono notizie di danni negli altri Paesi, ma è stata sollevata un’allerta tsunami regionale.

Lo Stato di Vargas è la regione venezuelana più colpita dal sisma: l’aeroporto internazionale di Maiquetía ha subito gravi danni e un video che circola in rete mostra il tetto venire danneggiato e crollare parzialmente mentre le persone cercano riparo. I voli presso lo scalo sono stati interrotti a causa dei danni all’infrastruttura. La città più colpita tuttavia è La Guaira, capoluogo del medesimo Stato; qui, come a Caracas sono stati registrati danni alle infrastrutture elettriche che hanno provocato interruzioni di corrente. In generale, le immagini che arrivano dipingono uno scenario di vasta distruzione, con edifici completamente distrutti e ampie spaccature in mezzo alle strade.

Per fare fronte all’emergenza, il governo ha disposto la sospensione delle lezioni scolastiche e delle attività lavorative per tutta la settimana e ha chiesto al personale medico e sanitario di presentarsi al lavoro nei propri ospedali per prestare soccorso ai cittadini feriti. L’esecutivo ha emanato lo stato di emergenza e ha istituito il Centro di Comando per le Emergenze, composto da Diosdado Cabello (ministro dell’Interno, della Giustizia e della Pace), Juan José Ramírez (ministro dei Lavori Pubblici e dei Servizi), Héctor Rodríguez (Affari Sociali) e Calixto Ortega (Economia). Le autorità e la protezione civile si sono attivate per distribuire acqua, prestare i primi soccorsi e valutare i danni a infrastrutture e abitazioni. Nei prossimi giorni, il Centro di Comando e le squadre venezuelane dovrebbero venire affiancati da team di specialisti provenienti da Stati Uniti, Repubblica Dominicana, El Salvador, Messico e Qatar, che si sono offerti di sostenere il Venezuela nelle operazioni di recupero. Le Nazioni Unite e le organizzazioni finanziarie multilaterali hanno invece espresso la loro solidarietà e offerto il loro immediato sostegno al Paese. 



In una dichiarazione [4] rilasciata in queste ore, la Croce Rossa venezuelana ha sottolineato che l’impatto in termini di perdite umane non è ancora conosciuto e che le valutazioni dei danni sono ancora preliminari. Nel frattempo, è arrivato un messaggio di solidarietà anche dalla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, che ha rivolto la propria solidarietà al popolo venezuelano. I media locali riportano che la conta delle persone scomparse ha superato le 28 mila unità.


I media locali, come El Diario [5], hanno aggiornato il numero dei dispersi, salito a 20.320 persone. Resta al momento stabile il bilancio di morti (164) e feriti (971).


Sono in partenza dall’Italia diverse squadre di soccorsi, composte da esperti nella ricerca tra le macerie urbane. A livello europeo si sono mossi nella stessa direzione Svizzera, Repubblica Ceca, Francia, Spagna e Paesi Bassi.

Saranno circa 40 i Vigili del Fuoco italiani coinvolti nell’operazione. Affiancheranno le autorità locali nelle attività di soccorso. Al momento si contano più di 10mila dispersi. L’ambasciatore italiano a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, ha fatto sapere che al momento non risultano cittadini italiani tra le 164 vittime confermate.


Secondo le stime [6] dello US Geologica Survey, l’istituto geologico USA che si occupa anche del monitoraggio dei terremoti, i morti nell’evento sismico potrebbero essere almeno diecimila.

Fonte USGS, che riporta: “Allerta rossa per vittime e danni economici causati dal terremoto. È probabile un elevato numero di vittime e danni ingenti, e il disastro è probabilmente di vasta portata. Le precedenti allerte rosse hanno richiesto una risposta a livello nazionale o internazionale.”

La vicepresidente in carica in Venezuela, Delcy Rodriguez, ha dichiarato che è salito a 164 il bilancio ufficiale dei morti dopo il terremoto, mentre sono 971 le persone rimaste ferite. Il bilancio è destinato a salire rapidamente, dal momento che sono migliaia le persone che risultano ancora scomparse.