Nella notte tra ieri e oggi, 25 giugno, il Venezuela è stato colpito da due terremoti rispettivamente di magnitudo 7.2 e 7.5. Il doppio sisma ha avuto origine nelle aree settentrionali del Paese ed è stato avvertito in almeno altri dieci Paesi della regione. In Venezuela sono stati interessati almeno sette Stati e il distretto capitale di Caracas. I danni sono stati ingenti: le immagini che arrivano dal Paese mostrano edifici in macerie, tetti che crollano, e crateri in mezzo alle strade. Il primo bilancio è di 32 morti e oltre 700 feriti, ma non include le vittime registrate a La Guaira, principale città colpita. Davanti allo scenario di distruzione, le autorità del Paese hanno disposto lo stato di emergenza nazionale, fermando tutte le attività non necessarie per prestare soccorso ai cittadini colpiti dal terremoto, mentre i Paesi vicini stanno già mobilitando squadre di supporto, che dovrebbero arrivare nei prossimi giorni.
Il doppio terremoto si è verificato con due scosse distanziate di 39 secondi l’una dall’altra; la prima è avvenuta alle 18:05 locali, poco dopo lo scoccare della mezzanotte italiana. Secondo l’emittente locale Telesur [1], la doppia scossa e la vicinanza degli epicentri hanno amplificato gli effetti del fenomeno sismico: il primo terremoto, di magnitudo 7.2, si è verificato a 21 chilometri a ovest del comune di Morón, nello Stato di Carabobo, mentre il terremoto principale, di magnitudo 7.5, ha avuto il suo epicentro a 28 chilometri a nord-ovest del comune di Montalbán, nel medesimo Stato, a circa 100 chilometri da Caracas. Oltre a Carabobo e Caracas, il terremoto ha provocato danni negli Stati di Miranda, Falcón, Yaracuy, Aragua, Trujillo, Zulia e Vargas. La stessa emittente Telesur riporta inoltre che il terremoto sarebbe stato udito in altri 10 Stati della regione tra cui Brasile, Guyana e diverse isole caraibiche; per ora, non vi sono notizie di danni negli altri Paesi, ma è stata sollevata un’allerta tsunami regionale.
Lo Stato di Vargas è la regione venezuelana più colpita dal sisma: l’aeroporto internazionale di Maiquetía ha subito gravi danni e un video che circola in rete mostra il tetto venire danneggiato e crollare parzialmente mentre le persone cercano riparo. I voli presso lo scalo sono stati interrotti a causa dei danni all’infrastruttura. La città più colpita tuttavia è La Guaira, capoluogo del medesimo Stato; qui, come a Caracas sono stati registrati danni alle infrastrutture elettriche che hanno provocato interruzioni di corrente. In generale, le immagini che arrivano dipingono uno scenario di vasta distruzione, con edifici completamente distrutti e ampie spaccature in mezzo alle strade.
Per fare fronte all’emergenza, il governo ha disposto la sospensione delle lezioni scolastiche e delle attività lavorative per tutta la settimana e ha chiesto al personale medico e sanitario di presentarsi al lavoro nei propri ospedali per prestare soccorso ai cittadini feriti. L’esecutivo ha emanato lo stato di emergenza e ha istituito il Centro di Comando per le Emergenze, composto da Diosdado Cabello (ministro dell’Interno, della Giustizia e della Pace), Juan José Ramírez (ministro dei Lavori Pubblici e dei Servizi), Héctor Rodríguez (Affari Sociali) e Calixto Ortega (Economia). Le autorità e la protezione civile si sono attivate per distribuire acqua, prestare i primi soccorsi e valutare i danni a infrastrutture e abitazioni. Nei prossimi giorni, il Centro di Comando e le squadre venezuelane dovrebbero venire affiancati da team di specialisti provenienti da Stati Uniti, Repubblica Dominicana, El Salvador, Messico e Qatar, che si sono offerti di sostenere il Venezuela nelle operazioni di recupero. Le Nazioni Unite e le organizzazioni finanziarie multilaterali hanno invece espresso la loro solidarietà e offerto il loro immediato sostegno al Paese.