Il Kenya è diventato il primo Paese africano a ricevere finanziamenti specifici nell’ambito del meccanismo internazionale per le “perdite e danni” climatici (Loss and Damage). Stiamo parlando di uno dei temi più centrali emersi negli ultimi anni nei negoziati sul clima, nonché l’unico ad essere stato un minimo concretizzato. Il contributo è modesto nella cifra ma simbolicamente importante: pari a 90 milioni di scellini kenioti (circa 600 mila dollari), proviene dal Santiago Network on Loss and Damage, organismo delle Nazioni Unite con sede in Svizzera finanziato attraverso contributi volontari dei Paesi sviluppati e della comunità internazionale. Le risorse saranno gestite dal governo di Nairobi e utilizzate per identificare e quantificare le perdite subite dalle comunità keniote a causa degli effetti del cambiamento climatico nell’ultimo decennio. Tra i fenomeni presi in esame figurano siccità, alluvioni, raccolti compromessi ed eventi meteorologici estremi che hanno colpito il Paese con crescente frequenza.
L’annuncio è stato dato dal segretario principale per l’Ambiente, il Cambiamento Climatico e le Foreste, Festus Ng’eno, durante una recente sessione negoziale delle Nazioni Unite sul clima a Bonn, in Germania. Il Kenya diventa così il secondo Paese al mondo a beneficiare di questo strumento, dopo Vanuatu, piccolo stato insulare oceanico particolarmente vulnerabile all’innalzamento del livello del mare. Secondo [1] il Dipartimento di Stato per l’Ambiente e il Cambiamento Climatico del Kenya, il Paese non aveva mai misurato in modo sistematico l’effettiva portata delle perdite causate dagli shock climatici che hanno interessato l’Africa orientale. Il nuovo finanziamento consentirà di colmare questa lacuna attraverso la creazione di sistemi e metodologie dedicate alla raccolta e all’analisi dei dati. Come sottolineato da Jeremiah Kioli, presidente del Kenya Climate Change Working Group [2], una parte significativa delle risorse sarà destinata proprio allo sviluppo degli strumenti necessari per valutare i danni che potrebbero in futuro essere oggetto di compensazione. Stabilire cosa costituisca una perdita climatica e come quantificarla economicamente è infatti una delle sfide centrali per rendere operativo il fondo internazionale.
Il tema delle perdite e dei danni è entrato formalmente nell’agenda climatica globale durante la COP27. Da allora, il confronto si è concentrato soprattutto sulla trasformazione di un principio politico in un meccanismo concretamente funzionante. Le comunità maggiormente esposte agli impatti climatici hanno più volte evidenziato come le perdite non siano soltanto economiche. Popolazioni indigene provenienti da diverse regioni del mondo hanno richiamato l’attenzione sugli effetti che il cambiamento climatico produce sui sistemi di conoscenza tradizionali, sugli stili di vita e sulle relazioni con il territorio. La riduzione delle risorse naturali, l’alterazione della biodiversità e gli spostamenti forzati rappresentano danni spesso difficili da tradurre in termini monetari, ma non per questo meno rilevanti. L’assegnazione dei fondi al Kenya arriva inoltre in un momento in cui i Paesi africani continuano a chiedere maggiore giustizia climatica e forme di compensazione da parte degli Stati storicamente responsabili della maggior parte delle emissioni di gas serra. Al riguardo, una recente ricerca pubblicata sulla rivista Nature [3] ha cercato di quantificare economicamente il concetto di Loss and Damage, stimando, ad esempio, che le emissioni prodotte dagli Stati Uniti dal 1990 abbiano generato danni economici globali superiori a 10 mila miliardi di dollari. Lo studio evidenzia inoltre come una tonnellata di CO₂ emessa nel 1990 abbia prodotto danni per circa 180 dollari entro il 2020 e possa generarne altri 1.840 entro la fine del secolo. Nel frattempo, il quadro globale continua a destare preoccupazione. Dal 2015, anno dell’Accordo di Parigi, le emissioni mondiali di anidride carbonica sono aumentate del 9%, mentre il periodo compreso tra il 2015 e il 2025 è risultato il più caldo dall’inizio delle rilevazioni meteorologiche. In questo contesto, il finanziamento ottenuto dal Kenya assume un valore che va oltre l’entità economica delle risorse stanziate. Per molti rappresenta il passaggio da anni di discussioni, quadri normativi e dichiarazioni d’intenti a una fase di attuazione concreta delle politiche sul Loss and Damage. Un primo test, quindi, per verificare se il principio della responsabilità climatica internazionale possa tradursi in strumenti efficaci a sostegno delle comunità che già oggi subiscono gli effetti più gravi della crisi ecologica.