«Mi chiedevo se ti interesserebbe inviare un biglietto a Michele, la ragazza tedesca che non sei riuscito a incontrare. È una ragazza che conosco bene: molto simpatica, una persona fantastica. Sono sicuro che la adorerai». È il 10 marzo 2014, quando il talent scout franco-svedese dell’agenzia What’s Up Management, Daniel Siad, scrive questa e-mail a Jeffrey Epstein. All’epoca, nessuno poteva immaginare che quel messaggio, rimasto sepolto negli archivi del finanziere americano, sarebbe riemerso oltre un decennio dopo come una delle pochissime tracce documentali di una giovane donna scomparsa nel nulla. Michele, aspirante modella tedesca, aveva lasciato il proprio Paese inseguendo il sogno della moda internazionale; da allora, la sua storia si è trasformata in un mistero. Per i suoi genitori, Vlado e Annett, quel nome affiorato negli Epstein Files rappresenta il primo segnale concreto della figlia dopo quasi undici anni di silenzio, sebbene la madre sia convinta che le sia successo qualcosa: «Temo che non sia più viva».
La vicenda emerge da un’inchiesta pubblicata da Der Spiegel [1] e da un’analisi della CNN [2] sui documenti [3] desecretati dal Dipartimento di Giustizia statunitense. Secondo le ricostruzioni disponibili, Michele aveva iniziato a collaborare con Daniel Siad, dopo averlo incontrato a Dubai nel 2012. Nel settembre 2015, ogni contatto con la famiglia si interrompe bruscamente: nessuna telefonata, nemmeno alcun movimento bancario riconducibile a lei. I genitori ne denunciano la scomparsa, ma le indagini si scontrano con un ostacolo normativo: in Germania, in assenza di elementi che facciano presumere un reato, le ricerche attive possono essere limitate. Così, col passare degli anni, il caso finisce ai margini dell’attenzione pubblica.
La comparsa del nome di Michele nei documenti legati a Epstein riporta improvvisamente la sua storia sotto i riflettori. Negli ultimi mesi, infatti, le carte rese pubbliche dal Dipartimento di Giustizia hanno mostrato con maggiore chiarezza quanto fossero profondi i rapporti tra Epstein e alcuni segmenti dell’industria della moda internazionale. Dalle comunicazioni emerge una rete di agenti, scout, dirigenti e intermediari che, per anni, hanno gravitato attorno al finanziere, che offriva loro contatti, denaro, opportunità professionali e perfino assistenza per ottenere visti d’ingresso negli Stati Uniti. In cambio, riceveva accesso privilegiato a giovani donne provenienti da diversi Paesi. Molte di loro hanno successivamente denunciato di essere state abusate.
Tra le figure più citate compare anche Daniel Siad, su cui si sta focalizzando un’inchiesta penale avviata quest’anno a Parigi. Almeno due ex modelle sono state interrogate dagli inquirenti proprio riguardo a lui. Alcune e-mail mostrano che Siad collaborava inizialmente con Jean-Luc Brunel – morto suicida in carcere, dopo essere stato incriminato per stupro di minori e traffico di esseri umani – nel reclutamento di modelle, per poi ricevere direttamente da Epstein decine di migliaia di dollari nel corso degli anni. Quando alcune di queste transazioni finirono sotto verifica da parte della Deutsche Bank, furono giustificate come compensi per servizi fotografici e prestiti. Interpellato dalla CNN, Siad ha sostenuto che si trattasse semplicemente di pagamenti legati alla sua attività di talent scout. I documenti mostrano che questi organizzò numerosi incontri tra Epstein e giovani donne, conosciute durante il suo lavoro. In un messaggio del 2018, parlava della ricerca di una «giovane assistente di bell’aspetto» per il finanziere. In altre occasioni, gli inviava fotografie di ragazze in pose provocanti, incontrate durante i suoi viaggi incontrate durante i suoi viaggi in Europa, Nord Africa e Caraibi. Siad ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento in attività illecite e sostiene di essere stato ingannato da Epstein: «Era un camaleonte», ha dichiarato, affermando di non aver mai avuto motivo di sospettare ciò che accadeva dietro le quinte. I documenti del Dipartimento di Giustizia, però, suggeriscono che il reclutatore di modelle sapesse di non limitarsi a segnalare giovani donne a Epstein solo per opportunità di lavoro.
Neppure la condanna per reati sessuali del 2008 riuscì a isolare Epstein. Al contrario, una parte dell’industria della moda continuò a frequentarlo, coinvolgerlo in iniziative professionali e accreditarlo come figura influente del settore. Attorno alla sua figura sopravvisse a lungo l’aura dell’uomo capace di aprire porte e cambiare destini professionali. È in questo scenario che riaffiora il nome di Michele, l’unica traccia significativa degli ultimi undici anni. Un indizio che non spiega cosa sia successo alla giovane modella tedesca, ma che riapre uno dei tanti misteri irrisolti che gravitano attorno al caso Epstein.