L’Action Plan europeo per l’intelligenza artificiale ha l’ambizioso obiettivo di triplicare la potenza dei data center nel giro di circa cinque anni, un traguardo che potrebbe scontrarsi con le reali capacità della rete elettrica oggi a disposizione. Questo limite è ormai al centro di scontri politici internazionali, con le diverse nazioni che discutono animatamente su che direzione intraprendere nell’edificare nuove centrali elettriche. Nel frattempo, la lobby del settore fa pressioni perché le istituzioni mettano da parte gli obiettivi ambientali prestabiliti, per concentrarsi solo ed esclusivamente sullo sviluppo dei data center.
L’Unione Europea, così come le altre principali potenze globali, vede nel cloud, nei big data e nell’intelligenza artificiale il futuro dell’economia, del lavoro, della sicurezza e della Difesa. Queste risorse digitali finiscono spesso con l’intrecciarsi tra loro, ma si reggono tutte su infrastrutture che, con la progressiva evoluzione della tecnica, richiedono una quantità crescente di risorse energetiche. Per avere un’idea di come stia evolvendo la richiesta di elettricità, l’azienda di consulenza finanziaria S&P Global stima [1] che la domanda energetica dei data center europei raddoppierà entro il 2030. In risposta a questo fenomeno, sta crescendo di pari passo l’influenza dell’Alleanza europea per il nucleare, organizzazione a cui l’anno scorso ha aderito anche l’Italia [2].
Secondo la lobby European Data Center Association (EUDCA), né il rinnovato interesse per il nucleare né quello per le rinnovabili permetteranno però all’Europa di soddisfare l’urgenza di produzione e distribuzione energetica. O, per essere precisi, il gruppo mette in dubbio che gli interventi previsti per sopperire alla domanda vengano portati a termine nei tempi stabiliti. “Ogni buona idea è al momento frenata dalla certezza, sulla carta, che tutto si muoverà nei tempi previsti”, ha lamentato Lex Coors, presidente della EUDCA, secondo quanto riportato da Politico [3].
“La rete elettrica non è pronta, [i reattori nucleari modulari piccoli] non arriveranno in tempo. Quindi cosa si deve fare?”, si chiede retoricamente il lobbista, evidenziando un problema che avrebbe tanto a che vedere con la produzione quanto con i consumi. Eppure, una revisione dei consumi è evidentemente fuori discussione, perché sia l’associazione sia i governi ritengono che si debba puntare su “competitività, sovranità, sostenibilità e rapidità”, così da poter reggere il confronto nella corsa all’IA portata avanti da Stati Uniti e Cina.
La soluzione suggerita tra le righe dalla EUDCA è quella di ridiscutere i traguardi ambientali e di predisporre la possibilità di usare elettricità generata dagli idrocarburi per colmare quelle mancanze che, secondo la ricostruzione di Coors, non potranno essere compensate dalle batterie di stoccaggio dell’energia rinnovabile. L’associazione continua ufficialmente a sostenere il solare, l’eolico e il nucleare, ma strizza l’occhio anche a fonti inequivocabilmente inquinanti pur di garantire un approvvigionamento stabile alle aziende che rappresenta, tra cui giganti come Microsoft, Google e Amazon Web Services.
Non può sfuggire che, in maniera del tutto affine al contesto bellico, anche l’escalation della competitività commerciale e finanziaria è destinata a finire in un circolo vizioso, per cui al crescere degli sforzi di una parte le altre si sentono in dovere di rilanciare per non restare indietro. Questo rischia di condizionare l’Unione Europea, spingendola in una gara al ribasso sulle norme ambientali, visto che gli Stati Uniti – punto di riferimento occidentale per lo sviluppo dell’IA – l’attuale Amministrazione sta dimostrando [4] di essere disposta a sospendere l’applicabilità delle leggi ambientali pur di permettere ai data center considerati “critici per l’economia e il Dipartimento della Guerra” di bruciare tutto il gas che vogliono per alimentare le loro aziende e i loro servizi.