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L’Europarlamento ha approvato il contestato accordo sui dazi UE-USA

Il Parlamento europeo ha approvato ieri in via definitiva i regolamenti commerciali raggiunti tra Ue e Stati Uniti lo scorso luglio in Scozia dal presidente statunitense Donald Trump e dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Il principale regolamento è stato approvato con 440 voti favorevoli, 151 contrari e 50 astensioni e prevede l’eliminazione dei dazi europei sulle merci industriali provenienti dagli Stati Uniti, introducendo allo stesso tempo un accesso preferenziale al mercato comunitario per diversi prodotti agricoli e ittici americani e accettando dazi USA del 15 per cento sui prodotti esportati oltreoceano. Profonda la spaccatura tra i partiti dell’Europarlamento: mentre, infatti, alcuni sostengono che quello raggiunto sia il migliore accordo possibile con Washington, altri schieramenti ritengono che l’intesa rifletta una totale sottomissione agli interessi della potenza a stelle e strisce.

Da parte sua, la Commissione europea già lo scorso anno aveva spiegato [1] che l’accordo «ripristina la stabilità e la prevedibilità per i cittadini e le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico» e «garantisce un accesso continuo alle esportazioni dell’UE verso il mercato statunitense, preservando catene del valore profondamente integrate, molte delle quali dipendono dalle PMI, e salvaguardando efficacemente i posti di lavoro». Il secondo regolamento, approvato con 444 voti a favore, 152 contrari e 54 astensioni, riguarda invece la proroga dell’esenzione dai dazi sulle importazioni di astice dagli Stati Uniti.

L’intesa arriva in un momento di forti tensioni tra le due sponde dell’Atlantico, poco dopo che il capo della Casa Bianca aveva minacciato di introdurre dazi più elevati in caso di mancata ratifica dell’accordo entro il 4 luglio. Hanno votato a favore dell’intesa il PPE (Partito popolare europeo), di cui fa parte Forza Italia; S&D (Socialisti e Democratici), tra le cui fila si annovera il PD; Renew Europe (Liberali) e ECR (Conservatori e Riformisti europei) con gli eurodeputati di Fratelli d’Italia che hanno votato a favore per ricucire i rapporti diplomatici con Washington, secondo la linea del governo Meloni. Contrari, invece, i Patrioti per l’Europa, di cui fa parte la Lega; la Sinistra Europea con all’interno il Movimento 5 Stelle; e i Verdi, con i rappresentanti di Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) che hanno espresso voto contrario per via delle scarse tutele agricole e ambientali introdotte nel testo. Le critiche più dure sono arrivate soprattutto dai Verdi e dalla Sinistra: «Una cosa è chiara: i dazi di Trump sono illegali. In realtà, questo accordo non dovrebbe esistere. L’anno scorso, come Unione europea, avremmo dovuto essere più forti e più sicuri di noi», ha affermato [2] Anna Cavazzini dei Verdi. Secondo Martin Schirdewan (La Sinistra), invece, «Donald Trump sta ricattando l’Unione europea e ha scatenato una guerra commerciale contro di essa».

Nel dettaglio, in base all’accordo approvato [3], l’Europa ha accettato di azzerare i dazi su tutti i prodotti industriali statunitensi e di concedere un accesso preferenziale a un’ampia gamma di prodotti agricoli e ittici: saranno importate a dazio zero 500 mila tonnellate di frutta a guscio, 25 mila tonnellate di carne di maiale e 340 mila tonnellate di merluzzo d’Alaska. Rispetto al fabbisogno degli Stati Ue di carne di maiale, un’importazione di 25 mila tonnellate rappresenta circa lo 0,13 per cento del consumo di carne: l’Ue consuma [4], infatti, circa 20 milioni di tonnellate di carne suina all’anno e ne produce circa 22 milioni, il che equivale a circa un ottavo di punto percentuale del consumo. Per quanto riguarda la frutta a guscio, invece, già prima dell’entrata in vigore dei dazi, gli USA erano il primo fornitore UE: nel 2024 gli Stati membri hanno importato 7,1 miliardi di dollari di frutta a guscio, di cui quasi 2,6 miliardi dagli USA, pari al 37 per cento del valore totale. La sproporzione più evidente risulta quella relativa alle importazioni di merluzzo: la quota di 340 mila tonnellate, infatti, è superiore all’import totale Ue del 2024, secondo EUMOFA [5] (Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura).

Per quanto riguarda la sicurezza alimentare, il via libera ai dazi non implica anche una deroga automatica agli standard europei su OGM, ormoni e controlli sanitari, in quanto su questo punto Bruxelles ha fissato [6] una chiara «linea rossa». Di conseguenza, il cibo importato dovrà avere certificati ufficiali, passare controlli relativi alla documentazione e al prodotto fisico ai posti di controllo frontalieri e rispettare i requisiti UE. Se una partita alimentare non fosse conforme, potrebbe essere respinta, distrutta, riesportata o sottoposta ad altre misure. Inoltre, in caso di problemi ripetuti, l’UE può sospendere le importazioni. Un discorso a parte va fatto per la carne di animali alimentati con cibo OGM, pratica molto comune negli Stati Uniti. In questo caso, non è previsto l’obbligo di etichetta OGM sul prodotto finale, configurando così una situazione di scarsa trasparenza sull’alimentazione animale che costituisce un punto oscuro per il consumatore.

I legislatori europei hanno introdotto dei meccanismi di salvaguardia rispetto agli interessi del mercato europeo, tra cui la cosiddetta sunset clause (clausola di temporaneità), in base a cui il regolamento principale sulle importazioni industriali e agroalimentari cesserà di applicarsi il 31 dicembre 2029. Inoltre, su insistenza dei deputati, il regolamento principale prevede la possibilità per la Commissione di sospendere le concessioni accordate agli Stati Uniti sui prodotti in acciaio e alluminio se al 31 dicembre 2026 questi continueranno ad applicare un’aliquota tariffaria superiore al 15% sui prodotti derivati dall’acciaio e dall’alluminio importati dall’UE.

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Giorgia Audiello

Laureata in Economia e gestione dei beni culturali presso l'Università Cattolica di Milano. Si occupa principalmente di geopolitica ed economia con particolare attenzione alle dinamiche internazionali e alle relazioni di potere globali.