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È stata approvata la prima convenzione globale a tutela dei lavoratori delle piattaforme

Da Ginevra arriva un nuovo trattato internazionale, che punta a tutelare i lavoratori della gig economy, legati cioè a prestazioni a chiamata, occasionali e temporanee. Con l’adozione della Convenzione n.193, infatti, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) intende stabilire uno standard globale in merito ai diritti dei lavoratori delle piattaforme digitali. Tra le varie misure stabilite dall’accordo figura l’obbligo di trasparenza, per garantire un accesso chiaro e semplice alle informazioni relative al funzionamento degli algoritmi. L’obiettivo è anche quello di fornire meccanismi adeguati per presentare reclami in caso di lesione dei diritti. Le altre questioni affrontate dall’accordo sono la sicurezza sul lavoro, un compenso equo e la tutela della libertà sindacale. Per entrare in vigore a livello nazionale, i Paesi membri dovranno ratificare la convenzione.

Alla base della Convenzione vi è il principio fondamentale secondo il quale le piattaforme non sono meri intermediari tecnologici, ma soggetti che organizzano, controllano e governano il lavoro. Retribuzione, assegnazione dei compiti, monitoraggio delle prestazioni, valutazione del lavoro e sospensione degli account sono infatti tutti aspetti gestiti dalle piattaforme: nonostante ciò, molte aziende continuano a trattare questi lavoratori come collaboratori autonomi o indipendenti, scaricando su di essi costi e rischi del lavoro. La Convenzione estende loro molte tutele fondamentali, inclusi quello all’organizzazione e alla contrattazione collettiva, alla salute e alla sicurezza sul lavoro, alla tutela dei propri dati e della propria privacy, alla retribuzione equa (inclusa la possibilità di introdurre un salario minimo), al recuperi dei costi e alla revisione con intervento umano sulle decisioni automatizzate che riguardano modalità e accesso al lavoro, incluse sospensione e disattivazione degli account.

Quest’ultimo rappresenta un nodo centrale del documento: ogni processo automatizzato dovrà infatti essere accompagnato da adeguate spiegazioni al lavoratore e, se necessario, da un coinvolgimento umano. Le piattaforme (non solo il datore di lavoro) sono inoltre ritenute responsabili della sicurezza del lavoratore, dal momento che ne influenzano i ritmi di lavoro, oltre che le condizioni di sicurezza e di accesso a quest’ultimo. Come sottolinea [1] Human Rights Watch, ONG per i diritti umani che ha preso parte ai lavori, l’applicazione della Convenzione può essere estesa anche ai lavoratori dell’economia formale e informale.

Ora, l’applicazione effettiva dipenderà dalla ratifica dei singoli Stati che fanno parte dell’organizzazione. Ad oggi, l’ILO – fondata nel 1919 con lo specifico compito di promuovere diritti del lavoro, protezione sociale e dialogo tra governi, imprese e lavoratori – conta 187 membri, tra i quali rientrati quasi tutti i Paesi ONU, ad esclusione di Andorra, Buthan, Corea del Nord, Liechtenstein, Micronesia, Monaco e Nauru. Gli Stati non sono infatti giuridicamente vincolati alle sue convenzioni e possono decidere di non ratificarle, anche se questo può comportare conseguenze sul piano politico, diplomatico e reputazionale. Eventuali osservazioni critiche e richieste di chiarimento da parte dell’organizzazione possono infatti pesare nei rapporti con sindacati, investitori, politica ed opinione pubblica.

Dal canto suo, l’UE si è già dotata recentemente di una direttiva (la 2024/2831) volta a  migliorare le condizioni dei lavoratori delle piattaforme. Questa dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 2 dicembre di quest’anno. Essa include, tra le altre cose, una maggiore trasparenza sull’uso degli algoritmi, il diritto dei lavoratori di contestare le decisioni automatizzate e il contrasto al lavoro autonomo fittizio – ovvero il falso inquadramento come lavoro autonomo, quando in realtà il lavoratore si trova in una condizione di lavoro subordinato. L’Italia, dove i lavoratori delle piattaforme si trovano [2] ancora in una condizione di precarietà strutturale, tra paghe basse, alto numero di infortuni e ritmi di lavoro elevati, deve ancora recepire la direttiva.

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Valeria Casolaro

Classe 1991, prima di iniziare l’attività di giornalista ha lavorato nel campo delle migrazioni e della violenza di genere. Collabora con L'Indipendente dal 2021, occupandosi di diritti, migrazioni e movimenti sociali.